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Una storia di GeorgeDebilatis

LA FALCE, LA LUCE INNANZI, E IL BUCO NERO

Ombre in dissolvenza

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3 minuti

Pubblicato il 08 gennaio 2020 in Spiritualità

Tags: #scarnificato #grembo #il #dentro

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Sembrano sbranati dalla leucemia persino la collezione

di cappellini NBA, tenuti in bell'ordine sulla scrivania

di quell'ottima casa in centro storico, e le magliette

sportive con i poster appesi al muro dei B-Boyz e dei

rapper nostrani.
La vera passione di Danilo.
17 anni e un passato recente da breaker e giocatore di
basket. Tutta salute, dicevano, ma adesso Danilo ha
un'attualità da cadavere.
Gli amici, i tantissimi amici gli bazzicano intorno e non
mollano la grandissima, ma asfittica stanza da quando,
ieri, le sue condizioni sono peggiorate.


è venuto nel suo palazzo a morire Danilo Spender,
dopo che tutte le cure più avanzate gli si sono rivelate
insufficienti, inutili.
Io, come suo insegnante di italiano gli sto vicino da tre

giorni; tutti dicono che mi fosse particolarmente affezionato.

I suoi genitori sono striminziti all'osso: pare quasi che il

morbo si sia trasmessa anche a loro, e camminano così

lievi che nemmeno li senti finché non arrivano alle spalle.

Mamma adottiva psichiatra e babbo psicoanalista, Danilo

era stato pigliato in Mali a due anni e salvato da morte

pressoché certa: chi l'avrebbe mai detto che quindici anni

dopo la Grim Reaper non si sarebbe dimenticata di lui
e l'avrebbe tagliato alla radice... Accanendosi in modo

appassionato contro i petali.


Sospiro mentre Danilo da sei ore non ha più ripreso
conoscenza (nella mia testa danza come un mantra:

mamma psichiatra, babbo psicologo, mamma psichiatra,

babbo psicologo, mam...)
E lui giace, più pallido del lenzuolo, malgrado il suo naturale
colorito scuro. Lobster si accoccola sulle ginocchia accanto
alla mia sedia; lui e Danilo erano profondamente muso a muso,
quando le cose andavano bene...

Tenevano due klan separati ed erano scazzi continui, scontri

fuori dalla scuola, scherzi idioti, seghe e botte, feroci piccoli

demoni, e caccia alle troiette più vistose.
Adesso Lobster è l'ombra di sé stesso.
Trema tutto sotto la maglietta multicolore della Lacoste,
e fa andare le labbra, come se stesse biascicando preghiere

e bestemmie. Gli barcolla addirittura la bocca.


Mi sembra incredibile, e lo osservo con particolare attenzione.

Alla fine non resisto più, e gli domando in un sussurro cosa
stia mormorando.
Fatico persino a riconoscere la mia voce in quel bisbiglio sudato:
"Mia madre era una curandera indigena quechua." Risponde,

stravolto: "Mi ha insegnato a memoria alcune formule della sua
gente per quando l'anima sta per staccarsi dal corpo.
Credevo di averle dimenticate, invece eccole qui.
Mi vengono fuori come sangue dal naso, mi fanno quasi paura."

Io mi passo il dorso di una mano sulla fronte e la ritiro zuppa.

Un ragazzo del Mali che sta esalando l'ultimo respiro in un ricco

letto europeo, mentre un curandero quechua ne accompagna i

passi verso l'aldilà con formule magiche benauguranti.

Allucinazioni tibetane. Come il rintocco selvaggio di una

campanella incrinata, che sale la strada.


Mi sento spezzato e sbalestrato.
La stanza ora è piena di ragazze vestite di nero che si sfanno
il trucco con le lacrime più sincere e accorate: la processione

delle prefiche zoccole ma pure, come millenni prima, come

sempre.

La stanza sembra bruciare di singhiozzi e ululati, ormai il

silenzioso raccoglimento è andato al diavolo.
Si incendiano le imponenti cortine e si liquefà il letto sontuoso,

una specie di baldacchino... Di quelli che che leggi nei romanzi

russi.


Una malevola oscurità discende nell'anfiteatro del dolore, senza

ghignare: con lo stesso passo leggero dei dingo australiani,
mentre una ragazza (chi è? Non la riconosco) si rotola per terra
in preda, forse, a una crisi epilettica, o a un attacco isterico

particolarmente appropriato, oppure invasa dalle ombre erronee,
evocate dal curandero insipiente.
Il rumore delle sirene si fa doloroso nelle orecchie, insieme

all'affannare dei passi degli infermieri lungo le solenni scalinate
interne... Mentre un medico, che non ha mai mollato la mano,

spogliata e ridotta a carta velina del leucemico, sbatte a vortice

le ciglia. Madre psichiatra e babbo psicologo urlano da trapanarmi
i timpani.


Poi, come a un cenno invisibile tutto si placa: Danilo è morto.

Mi fischiano le orecchie, come udissi gli angeli allontanarsi

sbattendo le ali. Schifati da tutto quell'ammasso di carne,

assiepata alle transenne di una feroce cerimonia pagana.


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