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Una storia di RossellaDettori

Questa storia è presente nel magazine Romanzo a puntate

La simmetria dura solo un minuto

6 - Hialmar

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7 minuti

Pubblicato il 09 settembre 2020 in Altro

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Primi anni 2000.

Non avrebbero potuto essere più diversi.

Alto, di corpo agile e scattante, lui. Biondo, dalla pelle ambrata mediterranea, volto volitivo e sguardo vivace. Mille amici e mille interessi. Intrigante, curioso, sicuro di sé. Corteggiatissimo. Nome danese.

Minuta, dinoccolata, lei. Capelli di un castano scuro, pelle dal candore nordico, viso rotondo e buffo, dotato di lentiggini. Estremamente selettiva nelle amicizie. Dotata di una certa grazia, a detta di molti. Del tutto insignificante, secondo altri. Timidissima. Nome greco.

- I vostri occhi sono molto simili – disse Regina (e quando Regina sentenziava qualcosa, era difficile opporsi).

Fu così che Hialmar ed Eleusi si ritrovarono occhi negli occhi, un bel mattino di ottobre, che si apprestava ad essere il primo giorno di università di lui – e l’ennesima, noiosa mattinata liceale per le due ragazze.

Eleusi avrebbe voluto controbattere a Regina, la sua migliore amica, che gli occhi di Hialmar, pur grandi e marroni come i suoi, erano rivolti verso l’alto ed erano più maliziosi. Ma le sembrò subito, fondatamente, un’osservazione non troppo opportuna. Infatti tacque.

Così Hialmar, che però sorrise.

Regina ed il giovane proseguirono il loro dialogo brillante, fatto di aneddoti scolastici, mentre Eleusi si dedicava ad un attento ascolto, l’attività che da sempre le riusciva meglio, senza mai riuscire ad inserirsi attivamente.

Ormai quasi invisibile, mentre Hialmar raccontava gli aspetti più divertenti del suo esame di maturità, Eleusi era destinata a tornare prepotentemente, seppure gentilmente, sulla scena.

I tre si trovavano, infatti, nella sala fumatori del Caffè Spartivento di Leonvalle - il cui proprietario, ex studente irrisolto di medicina, era soprannominato Il Trigemino.

Fu così che il ragazzo estrasse una sigaretta.

- Arriva poi il turno di Loi, detto “Criadura” per il suo viso da bambino – seguitava a raccontare, dopo averla accesa - <<Mi parli, Loi>> gli dice il professor Demontis <<del moto di rivoluzione terrestre>>. Quello è imbambolato perso, in preda al panico. <<Coraggio>> insiste il prof. E quello niente. <<Lei saprà che la Terra ruota attorno al Sole…>> Gli altri insegnanti quasi si danno di gomito, mentre ridiamo anche noi che assistiamo. L’ilarità generale non aiuta di certo il povero Loi… -

Intanto Hialmar agitava quella sigaretta, che si consumava, rischiando di spargerne le ceneri in ogni dove.

- Demontis quasi si spazientisce: <<Insomma, mi dica cos’è che fa ruotare la Terra intorno al Sole!>> Loi cerca con lo sguardo, ovunque, un aiuto che non arriva. Alla fine, d’un fiato esclama: <<Gesù!>> -

Regina prese a sbellicarsi.

Eleusi, non vista mentre afferrava un posacenere da un tavolo vicino, lo accostò a Hialmar, che d’un tratto si ricordò di lei.

Il giovane, colpito, disse: - Che ragazza premurosa! –

E di nuovo si guardarono negli occhi.

Eleusi, ormai, era stregata.

I sentimenti di lui restarono indecifrabili.

“He came into my life…” è l’incipit di Reunion di Fred Uhlman, che segna il fatale ingresso di Konradin nella vita di Hans, scialba fino ad allora.

Le stesse parole risuonarono nella testa di Eleusi, che adorava quel libro (lo aveva letto in inglese), per giorni e giorni, nei momenti liberi in cui si dedicava al pensiero di Hialmar.

Ma si accorse che anche altre parole, difficilmente traducibili in italiano, erano perfette per descrivere ciò che provava.

“You blow my mind”.

Lo stesso effetto che ebbe Bowie per decadi sulla scena artistica mondiale e sul pubblico.

Lo stesso effetto che Ashtar Sheran, forse il famoso “Starman waiting in the sky”, teme avrebbe su noi terrestri, se solo entrasse in contatto con noi.

Da quel momento in poi, Eleusi si accorse che andava in chiesa con minore entusiasmo, senza più vedervi un indispensabile momento di raccoglimento, una boccata di ossigeno, un propulsore per il proprio futuro.

Futuro? Quale futuro?

- Non vuoi più farti suora! – esclamò Regina, costernata, riponendo sul tavolino del salotto il dvd del film che avrebbero dovuto vedere insieme.

- È colpa mia? – proseguì – Ti ho influenzata con le mie prese in giro? Non volevo! Giuro! –

Come spiegarle? – si chiedeva l’ex aspirante postulante - Cosa dirle?

- La predica di don Fancellu mi è sembrata veramente stupida, ieri – confessò Eleusi all’amica.

- E non è la prima volta che mi sento così –

- Tutto qui? – insistette l’amica – Ci dev’essere dell’altro… -

Ma Eleusi non avrebbe ammesso i suoi sentimenti neppure sotto tortura!

Hialmar apparve una mattina in cima alla scalinata del liceo classico, di fronte all’ingresso.

Discuteva con amici e sorrideva. Era l’ora di ricreazione per i liceali.

D’un tratto, vide Eleusi uscire e si interruppe. Le fece cenno di avvicinarsi e le porse la mano, che lei strinse nella sua.

Lei non ebbe il coraggio di trattenersi a lungo e corse a comprarsi la merenda, ma camminò sulle nuvole.

Oh, davvero, non ci fu Lavinia che tenesse, con i suoi sproloqui e le sue occhiatacce grottesche, per molto, molto tempo!

Vedere Eleusi sorridere così apertamente, nei giorni a seguire, fu sconcertante per i suoi compagni.

Lavinia tentò invano di indagarne le ragioni, dando voce a chissà quali congetture.

Eleusi scoprì ben presto che le piaceva sentir suonare il sax.

Indovinate perché.

Se una persona che si ha ragione di reputare amica suona dal vivo, non c’è davvero discoteca che tenga.

In ogni caso, Eleusi preferiva da sempre i concerti alle discoteche.

Hialmar, invece, scoprì che Eleusi stava formandosi un’insospettabile cultura musicale, che senz’altro Regina la invitava ad approfondire.

Discografia di Bowie a parte, da lei conosciuta quasi per intero, sapeva citare diverse rock band valide, ancora non notissime o al loro esordio.

- Tu conosci gli Interpol? – si stupì il ragazzo, sgranando tanto d’occhi.

- “Turn on the bright lights” è davvero un ottimo primo disco – rispose lei.

- Scommetto che sei ossessionata da Obstacle 1– sorrise Hialmar.

- Certo! È poetica, specie quando parla di “lesioni logiche” e di una “donna cattiva che sa leggere”!

Le numerose amiche di Hialmar, però, tacevano in massa con un che di dimostrativo quando Eleusi parlava.

Alternative e sboccate, si diceva fossero delle groupie.

- Potreste farmi spazio, per favore? – chiese Eleusi ai commensali, durante un pranzo di pasquetta, allestito alla meglio in un garage di amici di amici.

Regina si coprì il viso con le mani.

Hialmar rise a crepapelle, facendo sì che il bel timbro vocale profondo gli si assottigliasse, contagiando tutti i presenti: - In questi casi – la istruì - si dice solo “Scalate!” –

- Perché non vieni a correre con me, giovedì? – le chiese fuori, all’improvviso, sigaretta tra le dita, in un attimo di relax post – prandiale.

Nessuno, dentro, badava a loro: chi cantava, male, Ava Adore,trasmessa a palla da un piccolo stereo;chi cercava invano di seguirne gli accordi con la chitarra; chi preparava il tavolo e già pensava alle squadre per giocare a Taboo.

Il sole cocente di quell’aprile minacciava di divorare anche la piccola traccia di ombra nella quale i due ragazzi cercavano rifugio.

Ma non fu il sole a rendere il volto di Eleusi bordeaux per qualche istante.

- Ho l’aria di averne bisogno? – sdrammatizzò lei.

- Ho l’aria del personal trainer? – tenne testa lui.

Regina, non vista, si era affacciata a osservarli.

- Perché non una piccola gita in bicicletta, piuttosto? – propose Eleusi.

- Affare fatto! – tagliò corto Hialmar, strizzando un occhio.

Ed ebbe inizio il gioco.

Regina era un asso con i suoi brevi, mirati, giri di parole.

Hialmar la capiva al volo, Eleusi quasi.

Venne il turno di Eleusi come caposquadra.

Sentiva addosso gli occhi ironici di tutte le cosiddette groupie.

Eleusi, letta la “parola taboo”, si lanciò in un volo pindarico, non troppo convinta.

- Ehm… ricordate la Legge delle Guarentigie, con cui si accordarono privilegi a Pio IX? –

Tutti sgranarono gli occhi, spiazzati, Regina compresa.

Hialmar sorrise alla caposquadra.

- Dai, ragazzi! – insistette Eleusi – “Guarentigia” è l’antica versione di questa parola! –

Le groupie si dettero di gomito, ridendo convulsamente.

- Eleusi, passa! Prendi la prossima carta… - consigliò Regina, roteando gli occhi.

La caposquadra stava quasi per obbedirle, arresa.

- Garanzia! – esclamò Hialmar, risoluto, senza smettere di sorridere.

Silenzio generale di tomba.

La squadra aveva vinto.

- Perché non me l’avevi detto? –

Il tono di Regina era sereno, ma tradiva del rammarico.

L’amica era ospite a casa sua per la notte, parlavano sedute sui letti.

- Che cosa? – chiese Eleusi, seppure intuisse.

- Ora so il motivo per cui hai “perso la vocazione”! – e qui sottolineò l’inciso a gesti, mimando le virgolette - Vi ho visti, oggi… Che ti ha proposto? –

E l’amica, arrossendo di nuovo, sputò il rospo.

Regina non esultò, anzi pareva preoccupata.

- Eleusi, ascolta… - e le prese le mani.

- Hialmar è buono… - proseguì - non certo un santo, direi, ma… Ecco, a volte ha degli slanci d’affetto improvvisi, che possono essere fraintesi! Capisci? –

Eleusi annuì, ma non capiva proprio.


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