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Una storia di DomenicoDeFerraro

LA TRISTE STORIA DELLA STREGA EDVIGE

Povero pensiero mi fu arrubbato, poi per non essere più triste me l’a tornato”.

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14 minuti

Pubblicato il 15 novembre 2019 in Fiabe

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LA TRISTE STORIA DELLA STREGA EDVIGE



Povero pensiero mi fu arrubbato, poi per non essere più triste me l’a tornato”.





La foglia della grande quercia sospesa nel cielo tremula si mosse nell’aria gelida di novembre . Ancheggiò, veloce selvaggia ,poi volò verso un sogno, volò verso un domani oscuro , perduto nella sua esistenza, come se fosse posseduta dall’ ossesso del sesso in un accordo bizzarro che diviene pian piano un concerto di voci . E nell’eco di giorni lontani di quando s’andava per luoghi irreali la foglia volse il capo verso un'altra dimensione surreale . Scemando nella scienza applicata nel fustigare costumi nel dissapore di ciò che può divenire la foglia fu trasportata dal vento nella tempesta. Solcò le valli ,le montagne attraversò città e paesi , senza mai fermarsi giunse in seno ad un essere antico, una creatura disumana , provvista di una capacita di immaginare il male ed il bene in se come il nostro creare per rime . Dopo tanto viaggiare nei giorni oscuri che menano ad altre conclusioni . La citta si assopì nella sua idea di civiltà, nella sua bellezza si finse scema in quel crescere in noi stessi. Si posò per incanto sul davanzale di una piccola casa situata nella desolata e grigia periferia di una grande città.


La foglia sollevò il viso si mosse di lato poi ritornò di nuovo a correre nel vento insieme alle sue mille sorelle rinsecchite, gialle , arancio, sbiadite nell’esistenza nell’attimo che ingloba l’idea di una vita , di una ricerca continua di ciò che potremo ancora essere. Corse tra le ciminiere sbuffanti tra i fumi neri che inquinano l'aria soffocano i timidi uccelli spaventati , volano impauriti tra i rumori assordanti le grida simili a lamenti che salgono lenti nell'aria grigia. Fabbriche dagli occhi arrossati dalle mascelle di acciaio

masticano , stritolano , ingoiano, assottigliano le speranze degli uomini che vivono

tra quelle sinistre strade. Tutto poteva essere un gioco, un creare, un distruggere un generare una nuova civiltà , un nuovo modo di pensare che fugge dalla vergogna e dal bigotto lavoro proletario. Masse di operai che cantano bandiera rossa , sfilano per le strade, entrano, escano dalle madri fabbriche, come automi si congiungono all’idea della modernità di ciò potremmo ancora essere. In un gioco onirico che va all’infinito fino all’incomprensione del rapporto deleterio tra operaio e padrone. La sorte prese forma.




In una di quelle case grigie, ove vivono le famiglie proletarie, simili a panini soffici , farciti di idee , case brulle ove si gioca , si sogna, si rincorre una timida speranza che dovrebbe salvare tutta la famiglia dal disonore Si lotta si cerca di afferrare quella timida gloria che va nuda per casa , in mutande con il reggiseno sbottonato. Piccole case sporche di smog , sporche di sogni , prive di latrine, perfino a volte di finestre , proprio in una di quelle piccole case a schiera che si perdono nell’infinito della periferia , viveva una bambina orfana di padre . Molto bella insieme alla madre. Ella si chiamava Edvige ed era bionda con due grandi occhi azzurri, assai carina, dimostrava d’essere molto più grande per la sua età. Amava studiare tanto , era una delle migliori alunne all' interno della sua scuola, amata dalle maestre e dai compagni di classe. Dotata di una fervida fantasia. Quando poteva si lasciava andare nel mondo dei suoi sogni e immaginava amori e avventure in una dimensione ove i desideri s'avverano. Un bel giorno, uguale a tutti gli altri , nella vita di Edvige accade una cosa assai spiacevole . Un dolore bestiale incomprensibile, per ogni uomo e donna di questo mondo. La sua cara mamma a cui ella voleva assai bene l'unica persona cara a cui teneva più della sua vita . Lasciò per sempre questa terrena esistenza per raggiungere per sempre il suo defunto compagno. Per Edvige fu come il cielo gli cadesse in testa, una profonda ferita si riaprì, sanguinò ed aprì un varco oscuro chiuso dentro la sua piccola dolce anima.

Perché signore , mi torturi in questo modo.

Affondi il tuo pugnale nel mio corpo , perché signore mi procuri tanto male, cosa ti ho fatto di male ,inseguivo la gioia di essere figlia .Tu senza pietà, mi castighi di nuovo.

Mi chiami crudele, ma sono tuo padre

Sei mio padre , una bestia da soma che va per deserti di cemento

Non credo , voglia essere vicino a te vederti felice

Allora perché mi uccidi , mi offendi

Non sono io che muovo il mondo , sono le stelle e l’universo intero

muovono il verso in me

Sei tanto grande, quanto piccolo

Sono il tuo dio

Sei mio padre e mia madre

Sono il tutto ed il nulla

Sei il mio amore, la mia sofferenza, non posso credere tu sia cosi crudele

La bellezza ha bisogno d’essere ammazzata per essere apprezzata

Ma tu mi ferisci ancora ,tu che scendi dalle stelle

Sei piccola come il mio cuore nel tuo dolore

Sono tua figlia

Sei il mio essere che vaga in questa esistenza

Sono la via di mezzo

Io il mezzo che mi condurrà al tuo cuore

Sei bello, potente, ridammi mia madre

Non posso ella ha varcato la porta della notte eterna

Sei bello e potente senza cuore

Il mio cuore è questo mondo

Io tua figlia

Tu piccola mia. Come un battito d’ali di un gabbiano

Io l’onda del mare della memoria . Io che mi struggo dal dolore , cado sempre più in questo profondo pozzo

Non aver paura di cader poi ti rialzerai


E così abbandonandosi a un interrotto pianto la piccola Edvige stanca s'addormentò. Venne il giorno dei funerali poche persone parteciparono all' esequie poiché la povera Edvige non aveva molti parenti che le volesse veramente bene . Quel giorno tra le persone che accompagnarono la salma di sua madre alla sua ultima dimora c'era un ufficiale comunale addetto a portare Edvige in un istituto per orfani.

Dove mi volete portare signore?

Vi prego non fatemi del male.

Non aver timore piccola, nessuno ti far del male. Vedrai dove ti porto starai bene potrai continuare a studiare ,crescere forte fino alla tua maggiore età .

No, la prego non mi trafigga di più il cuore

Non aver timore l’amore è un panino farcito di idee

Io non voglio finire dentro un orfanotrofio ,la mia vita è come quella foglia che vola nel vento.

Piccola mia il mondo t’attende a braccia aperte , t’attende nella gioia di una nuova famiglia.

Non credo passerò la notte indenne oh crudele supplizio, crudele destino ,

Non piangere più

Non voglio più essere me stessa

Non voltare pagine

Non mangerò più

Non puoi soffrire ancora per molto, ridi per vivere

Io sono sola, lei non comprende

Sei una è trina

Sono la foglia che vola nel vento

Sei questo ed altro ed ora vieni piccola mia andiamo incontro a nuovi giorni

La prima sera che passò nell'istituto degli orfanelli dormì da sola in una piccola stanzetta Nel suo lettino piccino fatto di legno di quercia mentre piangeva senti delle voci chiamarla. Dapprima non diede molto retta a quelle voci . Poi incominciò a sentire meglio si voltò e vide un grosso gufo aggrappato sull'orlo della finestra che l'osservava, In un primo momento ebbe paura poi senti trascinarsi verso la finestra ed ebbe la forza di aprirla. Il gufo entrò , sbattendo forte l'ali si trasformò in una strega dal naso uncino.

Non piangere più Edvige il tuo dolore è giunto fino a me.

Chi sei disse Edvige strofinandosi gli occhi rossi.

Io sono la strega Margherita una lontana tua parente di parte paterna .

Io e tua nonna eravamo legate ad un vincolo di sangue, entrambe siamo nate a Benevento .

Una mia parente, tu vuoi burlarti di me . Una strega poi di streghe in famiglia non ho mai sentite parlare. Forse mia nonna buonanima. Forse mio padre aveva la luce del mistero negli occhi . Forse anch’io sono una strega e non so di saperlo.

Vedi comprendi il tuo destino

La notte mi ha condotto lontano , strega nel cuore del male

Io sono la luce Edvige sono la tua strada sono tua madre e tuo padre

Non credo ai miei occhi, cosa odo l’odio di questo mondo e tutto qui.

Ecco adesso, sei libera di scegliere.

La vita ti ha messo alla prova

Io ho voltato lo sguardo dove è nata questa storia ed il mio ricordo è caldo in seno a mia madre

Dove ella ora ?

E qui al tuo fianco , allunga la mano, afferra la mia e sarai anche tu una creatura magica come me.

Sarai la strega Edvige , la sorte di un popolo, l’ennesimo incantesimo, il filtro magico

Miracoloso, sarai prometto l’amore cercato. Se vuoi Edvige io ti porterò con me nella mia casa di legno nascosta tra i monti. Dove fiocca la neve ed il monte aspro nasconde la sua vetta tra le candite nuvole.

La ti farò da maestra e da madre se vorrai.

Se vuoi . Basta che mi dici di si in questo orecchio ed io cambierò la tua vita ti prometto un giorno potrai rivedere i tuoi genitori e decidere quale strada vorrai percorrere.

Potrai ti prometto vendicarti di chi ti ha fatto del male in questa vita.

Dimmi ,rispondi su presto prima , giunga la luce dell'alba e mi porti via con sé con le ombre dell'Ade . Edvige in un angolo raggomitolata su stessa pensò a lungo cosa fare poi preso coraggio , decisa sussurrò all' orecchio della strega Margherita un debole Si.

Da quel giorno Edvige divenne un apprendista strega .


Fu condotta a scuola di magia , frequentò i corsi d'incantesimi e porzione magiche

laureandosi e specializzandosi a pieni voti in occultismo e stregoneria.

Giunta alla maggiore età la Strega Edvige poteva vantare d'essere una delle migliori

e più promettenti streghe del mondo. La sua sete di conoscenza nella Arte degli incantesimi non aveva uguali . La sua fama giunse ovunque e nel giro di pochi anni dall' essersi laureata strega , sedeva affianco della presidentessa dell'associazione libere streghe di Benevento in qualità di sua segretaria personale. I suoi filtri d'amore divennero leggenda ,un filtro d'amore preparato dalla strega Edvige era una porzione infallibile . Edvige non si stancava mai di ringraziare la sua madrina la Strega Margherita per averla presa con se e avergli permesso di studiare l'arte negromantica. Con il tempo però Edvige, cambiò molto da brava bambina dagli occhioni chiari a strega che infliggeva orribili supplizi alle sue vittime . Gente che un tempo addietro le avevano negato un po’ d’amore , quell’affetto che soffia nell’anima degli uomini .

Molti soffrirono per le sue malefatte, come nell’essere trasformati da umani in animali.

Era brava a far perdere la memoria ai più , divertirsi a prenderli in giro con apparizioni che portavano la povera vittima all' esaurimento nervoso e spesso addirittura alla follia.

La Strega Edvige divenne con il tempo sinonimo di terrore , assumendo diversi nomi come la Strega cattiva manolonga, morgana o del noce di Benevento.

Dove ella amava risiedere e dove fondò la confraternita delle streghe del noce di Benevento .

La notte amava volare sulla sua scopa , raggiungendo in pochi minuti , luoghi lontanissimi ed in case e castelli, seminò paura e facendo malvagi sortilegio ad adulti e bambini indifesi. Dimenticando cosi del tutto la sua triste infanzia , di quando era anche' ella sola e indifesa. Il suo cuore divenne di pietra , assetata di potere , cercava sangue innocenti per i suoi riti in favore del signore delle tenebre.

Vieni Edvige Strega a me prediletta tra le mie braccia tu mi darai un figlio per continuare la mia opera su questa terra.

Si mio signore io mi concedo a te. Il tuo seme germoglierà nel mio ventre perché un giorno possa nascere secondo il tuo volere colui che farà il tuo volere.

Orribile presagio

Non aver paura un seme è il sentimento dell’amore che provo per te

Io sono il tuo caldo ventre

Io non esisto

Io ho paura d’essere madre

Non tornare indietro

Non sono nuda per mio volere

Io e te nell’infinito divenire

Il male cova dentro di noi

Il male e sola una meta

Una parte di noi

Tu vieni e non aver paura

Io m’abbandono alla mia sorte di donna e di madre


E cosi fu la strega Edvige diede alla luce un bambino piccolo e roseo con sulla fronte due cornicine ed una piccola coda . Le streghe di tutto il mondo vennero cosi sotto

il grande noce di Benevento a salutare l'eletto. Dei fuochi enormi furono fatti con danze e canti, fiumi di vino. Oltre alle streghe , spettri e vampiri, tutte le creature oscure, orchi e stregoni parteciparono . Furono distribuiti dolci di ogni tipo scherzi e frizzi allietarono la festa. Ma il gran baccano quella sera , attirò anche una schiera di angeli , giunti nel luogo convenuto iniziarono una dura lotta contro il male .

Bene e male si confusero nell’essere unici, lottarono contro un destino crudele e nella lotta gli angeli si trasformarono in demoni e i demoni in animali ignari della ragione divina Purtroppo alcuni angeli caddero , sotto la scure degli orchi. Schiere di cherubini e di eroi scesero in campo . Ed una apocalittica battaglia all' ultimo sangue si scatenò sotto gli occhi della strega Edvige, provata dal parto. Riversa su un letto di rose rosse con in braccio il suo pargolo. La terribile guerra durò per giorni e giorni in un delirio metafisico ove nessun incantesimo poteva cambiare il corso degli eventi , tutte le forze del male e del bene , s’affrontarono in una fratricida lotta senza scampo, all’ultimo sangue. Una guerra spietata come lo scontro corpo a corpo dei vampiri aiutati dagli uomini lupo contro i paladini della giustizia.


Edvige assistette estasiata a quello scempio ,stringendo il frutto del suo amore sul suo seno . E in quel frangente, in quel momento in cui la sorte degli uomini sembrava soccombere al destino dei demoni. La sorte del creato che nasconde in se un profondo mistero apparve in tutto il suo splendore. Un mondo privo di buoni , privo di angeli di martiri. Ecco uno spiraglio , ecco muoversi la notte, con le sue stelle , ecco il giorno la luce dolce del mattino , in quel momento cosi tenero rivide sua madre e suo padre . Non poteva credere ai suoi occhi li chiamò , scese da letto e con in braccio il suo piccolo , figlio che scodinzolava la coda e slinguava nel panno soffice , di lino Edvige corse lesta incontro al suo destino. Incontro quell’immagine di una ragione deleteria allucinante , che inganna ogni uomo ed ogni donna. E gli ultimi saranno sempre i primi a cadere. Come il canto del gallo muore a sera prima che le galline siano tornate nel pollaio. Come gli aveva promesso la strega margherita: un giorno rivedrai i tuoi genitori La loro immagine divenne sempre più chiara . Mentre s'avvicinavano a lei, tendendo le mani avanti ,come se la volessero accarezzare , come facevano quando era piccola.

Mamma , papà , siete voi ? per quanto tempo vi ho cercato . Ho tanto sperato di rivedervi per una volta sola ancora, guardate come son divenuta non avete paura di me?

No Edvige gli dice la mamma. Noi non potremmo mai aver paura di te poiché tu sei il frutto del nostro amore.

Edvige gli dice il padre perdonami per tutto il male che ti ho procurato ,adesso devi venire con noi , insieme a tuo figlio se vuoi tornare ad essere come eri un tempo buona e innocente.

Vieni Edvige le dice la mamma staremo per sempre insieme.

No, non posso voi non capite ,siete morti io mi sono ceduta al signore delle tenebre questo che vedete è il frutto di quella sciagurata notte d'amore.

Guarda Edvige osserva il tuo futuro , guarda tuo figlio, guarda quanto male farà al mondo intero .

Vuoi veramente questo Edvige ?vuoi che gli uomini donne bambini soffrirono colpe non loro, piangono come tu hai pianto quando sei rimasta sola .

Vieni con noi anche tuo figlio sarà salvo qui con noi .

Non c'é la faccio , ho paura voi non conoscete cosa e capace il signore dell'oscurità .

Vieni , tendici le mani e ritornerai a vivere attraverso noi provaci.

Mentre Edvige dialogava con i suoi genitori, la furia della battaglia, si placò di colpo tutte le creature del bene e del male si fermarono ed attesero la decisione di Edvige.

Ed il bimbo che stringeva al seno si girò verso di lei e mostrando il volto gli disse:

Non farlo resta con me avrai tutto ciò che desideri il mondo intero sarà tuo ,

Sarai chiamata regina ,moglie dell'oscuro signore , madre dell'eletto.

Ogni creatura del regno del male , sarà al tuo comando , al tuo volere.

Stringimi ,stringimi a te madre.

Vieni figlia le continuava a ripetere sua madre, viene tra le nostre braccia dimentica ciò che hai visto e fatto.

Ed Edvige esitò si tirò indietro stringendo il pargolo e mentre lo stringeva a se vide il mondo ridotto ad un luogo d'eterno dolore , madri e figli schiavi d'esseri crudeli, un fiume di sangue e di lacrime s’univano lungo il loro percorso. Cosi senti dentro se stessa qualcosa trafiggerle il cuore ed una lacrima le corse lungo il viso. Tese per un attimo cosi le braccia e andò incontro ai suoi genitori, trascinandosi dietro il frutto del suo peccato. Così la morte, spirito misterioso al di sopra di ogni cosa sconfisse il male in se per trionfare sulla crudeltà e l’ignoranza degli uomini glorificando il bene perseguito. Visse e mori non ha più importanza poiché la strega Edvige divenne una legenda divenne una triste storia da raccontare nelle fredde sere di dicembre quando gli angeli volano affianco dei demoni , dubbi di una storia simile al nostro vivere quotidiano.





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