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Una storia di ChiaraLuna

Questa storia è presente nel magazine Racconti brevi e poesie

Anime Rosa

... quando la "difesa di un ideale" ci sfugge un po' di mano

356 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 14 febbraio 2019 in Humor

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Anime Rosa


«… e allora, per questo motivo, diciamo NO a questo maschilismo retrogrado che intasa la nostra società!»

Rossa in viso, Andrea si aggiustò il ciuffo ribelle che iniziava ad oscurarle la vista ogni qual volta affrontava, in maniera concitata, un dibattito nel suo club Anime Rosa ‒ fondato una cinquantina d’anni addietro da sua nonna, con l’intento di difendere i diritti delle donne.

«L’uomo ― nostro malgrado, questo termine indica anche genericamente maschi e femmine… altra piaga aperta di una società maschilista, aggiungerei ― deve finirla di comportarsi come se fossimo di loro appartenenza! Oggigiorno sopravvivono ancora stereotipi del tipo “donna al volante, pericolo costante”! Dovrebbero levar loro il diritto di parola!»

Sulla T-shirt, rigorosamente rosa, a caratteri cubitali brillava la scritta “Gli uomini? Esistono perché noi donne li mettiamo al mondo ‒ senza volerlo”.

«Secondo voi è normale che mia madre, laureata in architettura, venga chiamata ancora ARCHITETTO Carolisi e non ARCHITETTA? Dopo tutta la fatica che abbiamo fatto per introdurre anche i nomi professionali al femminile?»

Sguardi pieni di indignazione cominciarono ad animare la stanza. Era davvero una cosa inaccettabile. Non nel 2017, non fra gente evoluta mentalmente.

«Care amiche mie ‒ possibile che se ci fosse stato anche un solo uomo fra di voi… avrei dovuto chiamarvi AMICI? Questa, poi! ‒ RIBELLATEVI! Dalle piccole si può arrivare alle grandi cose.»

Le ragazze iniziarono a guardarsi in maniera interrogativa, in attesa del responso della loro Pastora.

«Ecco un esempio banale; vostro marito vi chiede un piatto di spaghetti? E voi dateglielo ‘sto piatto, ma VUOTO! Le mani ce le hanno per cucinare! E quante, QUANTE fra voi ancora si abbassano a tanto!»

Molte calarono lo sguardo, quasi per nascondere la propria vergogna.

«Ecco, da questa sciocchezza si può passare a cose più grandi. Tipo… i figli!»

«Oh…» Risposero le presenti, piene di stupore.

«Dove sta scritto che dobbiamo soffrire noi le doglie del parto, mesi e mesi di palestra buttati nel gabinetto e non poterci più scattare un selfie?»

Giusto! Facile volere i figli e godere della “parte migliore”, senza soffrire minimamente ‒ pensarono le ragazze fra di loro. Nello stesso tempo, però, non trovavano una soluzione a tale dilemma.

«Oggi siamo figlie del progresso! Basterebbe far impiantare loro i giusti organi riproduttivi e il gioco è fatto! Siamo nel 2017, tutto è possibile! Vediamo, poi, se vogliono ancora i figli!»

Da quell’attimo di stupore non fu difficile ritrovare l’entusiasmo. La Pastora aveva sempre una soluzione a tutto!

Timidamente, Dalila ‒ una neofita ‒ alzò la mano per avere il permesso di dire la sua.

«Cara Dalila, parla pure. Sono qui per ascoltarti e darti il consiglio più giusto!»

«… il mio ragazzo mi ama molto, dice che sono una donna da difendere e da proteggere. A me… fa piacere ricevere queste attenzioni. È sbagliato?»

Andrea le sorrise, piena di compassione per la sua ingenuità.

«Cara, sei cresciuta coi valori sbagliati, con le favole di Cenerentola…! Anche io sono stata plagiata come te in passato. Ma non è tutto oro quello che luccica, sai? Il principe salva la principessa, la sposa… e lei, inevitabilmente, finirà con un paio di mutande in mano da lavare.»

Dalila rimase profondamente turbata e si chiedeva se non fosse davvero tutto un modo per essere schiavizzata dal suo uomo un domani.

Mentre Andrea continuava il proprio discorso, soffermandosi adesso sulla cattiva abitudine di fare la ceretta, d’improvviso entrò nel club un ragazzo di bell’aspetto.

«… e quindi AMICHE mie…»

«Scusate, sapete dove si trova il circolo Col cuore nel pallone?» Andrea lo ignorò, e anche le altre la imitarono.

«Ahò, macché siete sorde o cosa?» ma nessuno lo degnò di uno sguardo.

«Oh, Ricciolotta, lo so che la frangetta t’ha annebbiato più il cervello che la vista, ma se proprio devi parlare a vanvera rivolgiti pure a me, comune mortale!»

«… è quello che sto facendo. Per me siete tutte amiche, senza distinzione.»

«Ahò, ma io sono maschio, perché continui a dire amiche se io sò maschio?»

«In questo circolo, per indicare una collettività, noi utilizziamo il termine ‘Amiche’.»

«Senti, sarà che c’ho la terza media, però un’occhiatina alla grammatica italiana me la darei, al posto tuo. Stai proprio schizzata!»

Andrea lo fulminò con lo sguardo.

«Vai subito via, IMMEDIATAMENTE! Sei solo uno stupido maschilista, come tutti gli uomini del pianeta! Ogni occasione è buona per darci delle ignoranti! Vattene, via da qui, subito!»

«Ma manco il pensiero ci faccio più entrare in sta merda di luogo. E fatevi nà camomilla, ste quattro esaurite!»

Molte ragazze, all’improvviso, si alzarono e iniziarono a fissare con rabbia quell’essere. Alcune scrocchiarono le dita, altre si davano un pugno nel palmo della mano. Una di loro tirò fuori dalla tasca una catena. Il giovane spalancò gli occhi e iniziò a sudare freddo.
«M-m-m-ma vo-vo-voi siete proprio matte da legare! S-s-s-tatevi ca-ca-calmine, mò m-m-me ne va-vavado!»

Dopo poco una ragazza ‒ abbastanza robusta ‒ si alzò di scatto irata, scaraventando la sedia a terra. Il giovane, terrorizzato, uscì con lena dal circolo, inciampando più volte nei lacci delle scarpe. Nessuno lo vide più da allora.

«Ragazze, RAGAZZE, forza, adesso però ricomponetevi e non pensate più a quell’idiota: dobbiamo preparare il progetto che abbiamo ideato la scorsa settimana, ricordate?»

Bastò udire la voce di Andrea perché le ragazze ritrovassero la calma.

«Ha già pensato al titolo del progetto, nostra Pastora?»

«Ma certo, amiche mie, ecco lo slogan: “Ogni opinione è importante e va rispettata, soprattutto quella della donna. NO alle gerarchie di pensiero!”»



Chiara Cianci


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