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Una storia di Marilena

IL PUPAZZO DI NEVE

L'anima arriva dove porti il tuo amore...

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3 minuti

Pubblicato il 23 dicembre 2020 in Fiabe

Tags: #bambini #neve #pupazzo

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illustrazione di Marilena Parrinello
illustrazione di Marilena Parrinello

IL PUPAZZO DI NEVE



La neve scende candida e copre ogni cosa del piccolo paese.

Nel parchetto Mattia, tutto infagottato e con le guance arrossate, gioca da solo con la neve. Il bambino crea un bel pupazzo e lo sistema su una panchina vicina a lui.

Poi scava nella neve in cerca di due sassi abbastanza grandi da usare come occhi e li trova. Raccoglie un legno corto e tozzo che usa, prima, per disegnargli la bocca, poi, glielo schiaccia in mezzo alla faccia come naso. Ne prende anche altri due lunghi che usa come braccia.

Non soddisfatto, si rivolge al suo nuovo amico dicendogli: “Vado a casa a prendere una carota, così ti faccio un naso più bello!” e corre via.


Il pupazzo rimare da solo, sulla panchina di legno, che si affossata un po’ sotto il suo peso.


Poco dopo arriva Elisa, un’amica di Mattia, che alla vista del pupazzo esclama con stupore: “Cosa? Un pupazzo di neve seduto sulla panchina? Che bello!” e dopo averlo salutato corre via verso l’altalena.


Di lì a poco arriva anche un gruppo di bambini che per divertirsi inizia deriderlo, poi a colpirlo con delle palle di neve, infine lo spinge giù dalla panchina.

Il pupazzo subisce immobile le loro beffe, incapace di difendersi.

Improvvisamente si fermano. Arriva Mattia, con una carota in mano, urlando loro di andarsene. A dire la verità, a primo impatto, non sa se piangere o arrabbiarsi.

Intanto, da lontano, Elisa si accorge che Mattia sta difendendo qualcuno e corre in suo aiuto.

Il gruppo di teppistelli decide di andarsene, però, senza rinunciare a prenderlo in giro, ma a lui non interessa, mentre si avvicina al pupazzo di neve.

Elisa raggiunge l’amico che cerca di rimettere al loro posto i blocchi di neve e quando capisce chi difendeva il bambino, replica:

- Mattia, ma è solo un pupazzo di neve!

- Non importa, nessuno ha il diritto di maltrattarlo anche se è solo un pupazzo!

Lei annuisce e poi lo aiuta a rimetterlo assieme. Insieme lo posizionano sulla panchina con il suo nuovo naso, una bella e grossa carota.

Infine si siedono accanto a lui e parlano fino a quando è ora di ritornare a casa.


Da quel giorno si ritrovano tutti i pomeriggi alla panchina. A loro si uniscono altri bambini, che scoprono divertiti il pupazzo, la sua storia e decidono di fargli compagnia e di proteggerlo. Ognuno di essi lo arricchisce con qualcosa: una bocca di legno, un berretto, una sciarpa, dei guanti e perfino una pipa! Anche gli adulti rispettano, con un sorriso di tenerezza, la sua bizzarra presenza.

Il pupazzo di neve sembra essere diventato il guardiano del parchetto.


Intanto i giorni passano, il freddo diminuisce ed il pupazzo si scioglie. La neve con cui è fatto sgocciola attraverso le assi della panchina, sull’erba secca, dove finiscono poco alla volta anche il naso, le braccia, gli occhi e tutto il resto. L’acqua penetra la terra, fino a quando di lui non rimane altro che il dolce ricordo.

Poi arriva la primavera e spuntano i fiori ed intorno alla panchina, dove sedeva il pupazzo, adesso crescono dei bellissimi fiori di campo, i più belli mai visti lì, nei prati del parchetto, dove ora i bambini continuano a giocare felici insieme.



Fine





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