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Una storia di BeppeGVida

Mia Madre

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3 minuti

Pubblicato il 19 giugno 2020 in Altro

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Oggi è una giornata particolare. Molti anni fa, come oggi, è mancata la persona significativa e fondamentale della mia vita, né ebbi un profondo dolore e smarrimento. Ero già un uomo con famiglia e figlie e responsabilità sociali.


Quando mori mio padre avevo da poco compiuto nove anni, lui cinquanta tre. Mi resi conto, crescendo di età che un sentimento profondo lo riservavo a lui al punto di prefiguramelo come un eroe antico, così giovane, così bello, cosi sfortunato; mi dicevo voglio anch’io fermare la mia vita alla sua età.


Mia madre la penso naturalmente spesso; quando sono prossimo ad un esito dalla conclusione incerta, e la speranza non ha supporti su cui basarsi, intuisco che non ne ha, beh in quei momenti mi appoggio su mia madre, non la invoco viene immancabilmente…

Delle cose importanti, ritenute tali, mi viene in mente la sua forza d’animo, la lealtà verso il suo prossimo; la sua disponibilità verso chi suonava quel campanello di casa in cerca di qualcosa, come un aiuto materiale un consiglio… e allora l’attesa si fa meno carica di tensione.


Era nata in un piccolo paese di campagna attiguo alla città. Si era diplomata alle magistrali. Era fidanzata con un giovane che dopo poco che si frequentavano partì per la guerra. Ho sempre visto su un mobile di casa una foto del suo Aldo – in divisa da ufficiale con le mani sull’elsa della spada in posa; gli studi fotografici di allora, predisponevano ciò che riprendevano in base alla personalità e all’uso che ne veniva fatto della fotografia.

Il suo Aldo appariva alto fiero… rimase vittima sul Carso. Mi è capitato da adulto di pensare alla tolleranza di mio padre, uomo di fede liberale, che ha rispettato il desiderio di mia madre, donna di chiesa, che tenesse in bella vista la foto del suo primo amore come memoria esplicita.


La famiglia d’origine di mio padre era composta da quattro figli, due donne due uomini. Una delle due figlie fu incaricata da mio nonno paterno di cercare una bella figliola istruita per far coniugare il più piccolo d’età dei suoi figli. La figlia incaricata, la più grande d’età, con il suggerimento del vescovo che convocò, nella canonica della diocesi, un giovane parroco, insegnante di religione, di un paese attiguo alla città, affinché indicasse una parrocchiana con le qualità richieste dalla famiglia del candidato sposo.

Nell’arco di pochi mesi si concluse l’istruttoria prematrimoniale, di lì a poco convolarono a nozze.


La scelta è caduta sulla figlia di un perito agrimensore, persona rispettabile proprietario di una tenuta agricola, padre di sei figli, tra maschi e femmine. Questa giovane donna illibata, dalle fattezze adatte per essere madre, cresciuta con principi etici, cattolica osservante e timorata si sposò e nacquero tre figli maschi.


Oggi, tredici giugno ricorre il giorno della sua dipartita, a piangerla sono rimasto solo io, superstite…


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Considerazioni per qualche lettore che potrebbe eccepire sulle prassi in uso cent’anni fa, in città di provincia. Il principio che guidava le famiglie era di poche scelte, e soprattutto: serietà, moralità, istruzione, fisico per essere madre; rispettabilità, religione cattolica timorate di Dio, il resto veniva con il percorrere la vita…


Autore Beppe G. Vida

13 giugno 2020.


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