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Una storia di vladimiroforlese

Questa storia è presente nel magazine Vivere per (r)esistere

A mia madre

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1 minuti

Pubblicato il 31 gennaio 2019 in Poesia

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Tu venivi dal mare, dalla forza antica dell’argilla
come le mie prime poesie,
quei versi di ragazzetto ingenuo
segnati dal sole, nati tra miseri cortili
e le parole del nostro urlato dialetto
che è ancora musica atroce e sottile

che da laggiù mi affascina

e mi attira indietro.

C’era il mio cuore più puro. Adesso lo so.
Allora non capivo
che eri tu che ci soffiavi sopra
la profonda elegia del tuo amore
e lo curavi da brava giardiniera del sentimento.
Hai seminato la vita,
i fiori piccoli del sentiero, con la testa azzurrina
del cielo mai sottomessa ai temporali.

I versi di un mondo piccolo
che attraverso l’amore di una donna bambina,
bella, dalle mani minute e gli occhi scuri,
dall’anima troppo innocente
di angelo inadatto ai ruvidi sussulti,


sono divenuti segno indelebile del mio essere
al mondo. Faceva parte del destino
io m’allontanassi per resuscitare
lontano dal nostro mare, dove
l’altezza delle montagne
fa cieco l’orizzonte del grano.

Tu sei restata là, a fare la guardia
a una cassapanca piena di fogli,
alle minuscole radici del mio albero.
Ma sapevi che ci saremmo ricongiunti:
per questo hai conservato la mia voce più pura,
la voce che ridà voce
al mio sogno integro di poesia.
Sapevi che sarebbe toccato a te
andare via
lasciando a me il dono
di seminare nel cuore dei figli
la bellezza nuda e formicolante
del tuo giardino incantato.


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