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Una storia di Ceciliasartori

Maggio

L'inizio della discesa

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6 minuti

Pubblicato il 11 marzo 2019 in Storie d’amore

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Maggio 2013


Hai ancora gli occhi chiusi. Senti un rumore strano in sottofondo: voci lontane e uno strano ticchettio, come se fosse il suono di un macchinario; mantieni gli occhi chiusi però.

Pensi di esserti appena svegliata e fai mente locale della giornata che ti aspetta: un compito in classe di filosofia e una bellissima colazione che P., il tuo più che perfetto fidanzato, ti ha portato ieri.

Eppure il sapore di quella brioche ti sembra di averlo già gustato.

Dopo poco apri gli occhi e ti ritrovi in un letto di ospedale, precisamente in pediatria, dato che purtroppo per un mese hai ancora diciassette anni. Ti guardi attorno e accanto a te c'è un bambino che cammina attaccato ad una flebo, il quale appena ti vede sorride. Il sorriso di chi non si rende propriamente conto di essere nel luogo in cui è.

Cerchi di girare la testa ma sembra incollata al cuscino da quanto è pesante, ma finalmente entra tua mamma, la tua migliore amica da quando sei nata, e ti tranquillizza dicendoti che sei svenuta come spesso ti accade.

Chiedi perché ti trovi in un letto di ospedale per un evento così consueto ma qui invece non ricevi risposta, ti accasci sul letto e cerchi di districare gli apparenti fili presenti nel tuo cervello, cercando di non pensare all'ago che hai conficcato nel braccio: tu hai il terrore degli aghi.

Nel frattempo i tuoi genitori stanno parlando con una dottoressa, alta, lunghi capelli color cenere e occhi grigi quasi inesistenti, ma comunque la sua bellezza non accecherà mai quella di tua mamma di fianco a lei.

Poi c'è papà, alto, moro, troppo serio, che ascolta ciò che il medico ha da dire annuendo in silenzio... dopo pochi minuti noti un sospiro di sollievo in entrambi i tuoi genitori e li vedi dirigersi verso il tuo letto.

Iniziano a spiegarti ciò che la tua mente proprio non vuole ricordare: stamattina ti sei alzata e sei andata in cucina per fare colazione, hai iniziato a mangiare la brioche ma dopo pochi morsi hai iniziato a fissare un punto indefinito di fronte a te senza rispondere a nessun impulso o voce per poi svenire, ma non come al solito.

I tuoi genitori non erano mai stati presenti durante i tuoi frequenti svenimenti, a scuola, in chiesa, ma stamattina erano proprio a fianco a te e da quanto raccontano preoccuparsi è più che lecito.

Conosci bene la sensazione che ti assale prima di perdere i sensi: gambe deboli, occhi che vedono tutto nero, ma avevi imparato a controllarlo nel tempo: ti sedevi, ti sdraiavi con le gambe in alto.. come mai oggi non avevi saputo controllare quella sensazione? Beh perché semplicemente oggi non l'avevi provata.

E' stato tutto tremendamente improvviso, dopo quel fissare un punto nel vuoto ti sei lasciata andare sulla sedia della cucina e nel frattempo tutta la parte sinistra del tuo corpo ha iniziato a tremare: ecco di che cosa temevano i tuoi, l'epilessia.

Tu non ricordi assolutamente nulla di questo avvenimento ma fin troppo bene cosa accadde nei mesi dopo.

Seguirono mesi di analisi, tac, risonanze, il tutto per scoprire che cosa? Che non eri epilettica, che all'interno del tuo cervello tutto funzionava a dovere e che probabilmente era stata solo una questione di stress.

STRESS, parola che i medici quella volta avevano usato a sproposito dato che la tua vita appariva perfetta: due genitori che si amano, un fidanzato perfetto, una pagella lodevole..ma dopo quel periodo ne iniziò un altro, molto lungo, a cui può ben calzare questa parola.


Fu tutto un susseguirsi di analisi, mentre tu cercavi di rimanere la brava figlia, quella diligente che prende buoni voti a scuola e quella che difficilmente crea problemi ai genitori, effettivamente eri davvero così.

Poi iniziò a cambiare qualcosa. A scuola continuavi ad andare bene ma lasciasti il tuo ragazzo, in modo poco carino riflettendoci oggettivamente.

Le cose si erano un po' spente fra di voi ultimamente ma, non era solo quello. Il tuo prima fidanzato, quello di tre anni più grande di te ma che tua madre adorava perché ti proteggeva dal mondo esterno, era troppo buono.

Ma qui non si tratta del solito luogo comune del “voglio un tipo stronzo”, no. Tu avevi bisogno d'aria, avevi bisogno di respirare a pieni polmoni e forse, una relazione così costrittiva, a diciassette anni, non faceva ancora per te.

Certo, non intendo dire che non cercavi storie serie, anzi, ogni volta che uscivi con un ragazzo credevi ti potesse piacere davvero anche se poi alla fine ti deludeva nei comportamenti.

Ad ogni modo, torniamo a noi. P. era davvero un bravo ragazzo, più grande e con un'attenzione e una dedizione nei tuoi confronti illimitata, al tempo però non era quello di cui avevi bisogno. Lo riconoscevi ma ti si erano appena aperte le porte di una mente leggermente più ribelle, una mente che aveva voglia di vivere.

Fermiamoci un attimo. Non voglio dire che prima non vivessi ma molto probabilmente legarsi così tanto ad una persona quando tu non ti sentivi ancora definita come persona singola non era l'ideale, e tu questo l'avevi già compreso.

Avevate passato un bell'anno insieme: tu, ancora piccolina, eri rimasta affascinata dal fatto che lui, avendo la patente, poteva portarti un po' in giro, a vedere le stelle, a fare l'amore altrove.

Perché sì, P. è stato la tua prima volta. E non poteva essere più dolce e più sensibile: nessun trauma, nessuna fretta e nessuna preoccupazione.

Ancora ora, a distanza di anni, credi che lui fosse davvero la persona giusta per iniziare il tortuoso percorso femminile dell'iniziazione al sesso.

Tabù? No, sei sempre stata a tuo agio con la sessualità e forse fu proprio grazie al tuo primo amore.

Ad un certo punto però questo fuoco, anche se la vera fiamma arriverà più avanti, si spense.

Si spense, ma non lentamente come immaginiamo un falò sulla spiaggia; si spense come ucciso da una pioggia torrenziale. Tu però non eri toccata da questa pioggia, per te non fu sofferenza, per te fu liberazione e non ti sei mai pentita di esserti resa libera e viva.

Come si vedrà, qui pensavi prima al tuo di bene, senza troppe paranoie ed è proprio quello che feci quando P. dopo averti sentita estremamente fredda per telefono, salì in montagna, dove tu stavi cercando di rilassarti con i tuoi più fedeli e pazzi amici.

Ricorderai per sempre la faccia di uno di questi quando tutto felice arrivò da te dicendoti “C'è il tuo ragazzo C.!”. Tu sbiancasti... volevi aspettare di riscendere in città per chiarire la situazione, ma ti rimboccasti le maniche e affrontasti la tua verità.

Non avevi più di tante spiegazioni anche perché la tua era una delle più sinceri dell'universo: non provo più le stesse cose. Cosa c'è di più trasparente?

Ti sentivi libera dopo questo vomitare la verità e lui tornò a casa e sicuramente ci soffrì molto. Non lo sentirai più ne' vedrai per molto tempo: diventerete due perfetti estranei, come succede a molte coppie, forse ancora un po' immature, dove i componenti sono ancora acerbi.


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