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Una storia di utente_cancellato

Questa storia è presente nel magazine Racconti Brevi

La Signora Carla

Se picchi una donna non sei un uomo ma uno stupido

113 visualizzazioni

9 minuti

Pubblicato il 10 settembre 2019 in Altro

Tags: #donne #violence #Violenza

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“Quella domenica mattina mi sono svegliato più tardi del previsto, fuori pioveva e c’era freddo. Tutti i presupposti per rimanersene a casa al caldo. Poi, come ogni giorno in quella settimana, le urla della signora Carla, la mia vicina di casa, si fecero sentire. Non era la prima volta che la sentivo urlare contro il marito. Era un ubriacone, un drogato e parecchie volte la moglie l’ha scoperto a letto con altre donne. Quella mattina… quella mattina era diverso, erano urla di dolore, lei stava piangendo”.

“Sia più dettagliato signor Moretti, racconti tutta la storia senza tralasciare nulla”.

“Si signor Giudice, mi scusi”.


Apro gli occhi, è lunedì e devo andare a lavorare. Mi alzo, mi dirigo in bagno per lavarmi e dopo aver fatto colazione ed essermi vestito esco da casa. Chiudo la porta e metto le chiavi in tasca, mi giro e vedo salire dalle scale la signora Carla.

“Buongiorno Signora”.

“Buongiorno Signor Moretti, va a lavorare?”.

“Come ogni mattina, non smetto mai di correre”.

Mi fa un sorriso e ci salutiamo, scendo le scale di corsa. La signora Carla è proprio una bella persona, non si trucca mai e non nega mai un sorriso, più persone come lei renderebbero il mondo migliore. Senza soffermarmi troppo in questi pensieri, continuo la mia camminata verso l’ufficio, la fortuna ha voluto che il mio ufficio non si trovasse troppo distante dalla mia abitazione. Durante la pausa pranzo mi appresto a uscire per fumare una sigaretta, la tiro fuori dal pacchetto e cerco in tasca l’accendino.

“Che stupido! L’ho lasciato a casa”.

Entro nuovamente in ufficio e mi avvicino a Mauro, mio collega e mio amico fidato.

“Mauro, hai un accendino per caso?”.

“Sì, certo. Tieni”.

Afferro l’accendino e mi appresto a uscire. Vedo una ragazza passare di corsa davanti a me, era la signora Carla. Sta piangendo e sta correndo via. Cosa le sarà mai successo? Vorrei tanto correrle dietro per chiederle se sia tutto a posto, ma non posso allontanarmi dall’ufficio. Il capo mi licenzierebbe in tronco. Finisco la sigaretta e torno dentro, a giornata lavorativa finita, rientro a casa. Salgo le scale velocemente, non vedo l’ora di buttarmi sul letto. Passo davanti alla porta della signora Carla e sento urlare.

“Sei solo una donna! Non puoi capire certe cose”.

“Sei di nuovo ubriaco”.

“Smettila di parlare, non hai diritto di parola”.

Poi il rumore di uno schiaffo interrompe i discorsi. Sicuramente la signora Carla ha tirato fuori gli artigli, non si parla così a una donna. Mi allontano dalla loro porta e soddisfatto mi avvicino all’uscio di casa mia e dopo aver inserito la chiave nella serratura e averla girata, entro in casa e mi butto sul letto.


“Mi sta dicendo che non era la prima volta che la signora Carla subiva violenze”.

“A quanto pare no, e mi dispiace che si sia dovuto arrivare a questo per capirlo”.

“Continui signor Moretti”.


Anche questa mattina devo andare a lavorare, non vedo l’ora che arrivi domenica per potermi riposare per bene. Ogni mattina è la solita routine: mi alzo, mi lavo, mi vesto, colazione e fuori di casa. Quella mattina incontrai nuovamente la signora Carla, ero appena arrivato davanti al portone e glielo aprii per farla entrare.

“Buongiorno signora”.

“Buongiorno”.

Con passo veloce sale le scale non degnandomi nemmeno di uno sguardo ed entra a casa, non sempre può essere una giornata sì, la capisco. Esco da casa e vado in ufficio. Adoro il mio lavoro, fare il Graphic Design è sempre stato il mio sogno, però questi orari lavorativi mi distruggono. La giornata lavorativa passa come le altre, solita sigaretta nella pausa pranzo e solita stanchezza a fine lavoro. Torno a casa, salgo le scale lentamente. Correre non fa più per me, non ho più l’età per farlo. Arrivato davanti alla mia porta, nel momento in cui sto inserendo la chiave nella toppa, sento un rumore provenire dalla casa della signora Carla, è come un piatto che si rompe, sicuramente le sarà scivolato e si sarà rotto. Poverina, sarà stanca anche lei considerando che la notte non dorme mai per andare a lavorare nel bar dell’angolo. Poi la sento piangere.


“Ho pensato che si stesse sfogando, a volte quando si accumula troppo stress, ci si sfoga così”.

“E invece cosa era successo?”.

“Non lo so esattamente, so solo che la mattina successiva la signora Carla non era andata a lavoro per problemi di salute”.

“Continui pure”.


Finalmente è giovedì, non vedo l’ora di potermi riposare. Esco da casa dopo aver bevuto il mio solito caffè. Per le scale incontro la signora Carla, guardandola bene noto che è truccata. Non l’avevo mai vista truccata, è proprio una bella donna.

“Signora Carla, Buongiorno”.

“Buongiorno…”.

“Oggi sta meglio? Ho saputo che ieri ha avuto problemi di salute”.

“Uhm… s…sì, sto molto meglio. Grazie”.

Mi guarda e mi fa un sorriso sforzato, come se da un momento all’altro potesse scoppiare a piangere.

“Signora, se dovesse avere qualche problema di qualsiasi tipo, può anche bussare alla mia porta”.

“Sei gentilissimo, grazie”.

Mi saluta ed entra a casa, la vedo strana, chissà cosa le sta succedendo. Non l’ho mai vista così triste.
E’ sera, torno a casa. In quel momento una ragazza esce dal portone correndo, non l’ho mai vista nel palazzo, che finalmente si siano comprati la casa del signor Petruzza? Salgo le scale e sento nuovamente delle urla. Il signor Serra sta urlando nuovamente contro la signora Carla.

“Sei una stupida, l’hai fatta scappare”.

“Tu… tu mi stavi tradendo con quella prostituta?”.

“Non te ne deve fregare nulla di quello che faccio io!”.

“Cosa… dimmi, cosa ti faccio mancare io?”.

“Stai zitta”.

“No. Dimmelo”.

“Ho detto che devi stare zitta!”.

Uno schiaffo, un botto, come se qualcuno avesse sbattuto contro un mobile. Dei vetri che si rompono. Che cosa sta succedendo lì dentro? Busso alla loro porta.

“Signora Carla tutto bene?”.

Sento qualcuno avvicinarsi alla porta, è la signora Carla.

“Stia tranquillo, mi scuso per il baccano ma sono scivolata e mi sono portata dietro un quadro… sono proprio sbadata”.

I suoi occhi sono lucidi, noto che si cerca di coprire la faccia con i capelli.

“Signora Carla, è sicuro tutto ok?”.

In quel momento il signor Serra si avvicina alla porta spingendo dentro la signora Carla.

“Giovanotto, vai a dormire! Non sono cose che ti riguardano. A mia moglie ci penso io”.

Non mi da neanche il tempo di controbattere e mi chiude la porta in faccia. Con la testa piena di pensieri mi dirigo verso la mia porta e una volta dentro mi butto sul letto. Non mi addormento subito, nella mia testa sento ancora quelle urla, quel litigio seguito da quei rumori. Spero che non stia succedendo quello che penso.


“E invece signor Giudice, stava succedendo proprio quello. La signora Carla era vittima di violenze da parte del marito”.

“Che cosa successe quella sera?”.

“Inizialmente pensai che la signora Carla avesse perdonato il tradimento del marito, sentivo rumori provenire dalla loro stanza da letto che è proprio accanto al mio bagno. Sembrava stessero facendo l’amore, ma poi sentii che la signora Carla stava piangendo. Non era molto felice di quello che stava succedendo”.

“Sta alludendo a uno stupro?”.

“Sì, signor Giudice. In più il venerdì mattina l’unico momento in cui vidi la signora Carla fu nei pressi della farmacia, la vidi comprare un test di gravidanza”.

“La signora era incinta?”.

“Questo non so dirglielo. So solo quello che ho visto, però quella sera sentii parecchi rumori, come se stessero spostando mobili”.

“Continui!”.


Finalmente è sabato, l’ultimo giorno lavorativo della settimana, esco da casa felice e vedo la signora Carla salire le scale. Sta zoppicando ed ha più trucco del solito in faccia.

“Signora tutto bene?”.

“Sì, solo che ieri sera sono scivolata e sono caduta dalle scale”.

“E’ sicura che sia tutto apposto?”.

“Sì, non preoccuparti”.

Di nuovo quel falso sorriso, quegli occhi lucidi. Tutto ad un tratto i capelli le si spostano ed intravedo un grosso livido sul collo.

“Signora… cosa ha sul collo?”.

“… te l’ho detto… sono, sono caduta dalle scale”.

“Signora! Che cosa sta succedendo?”.

Le poggio le mani sulle spalle per tenerla ferma dinanzi a me. Si divincola e corre alla porta.

“Signora, mi scusi, non volevo…”.

Entra in casa e chiude la porta. Rimango qualche minuto davanti alla porta, inizio a sospettare che il marito la picchi. La giornata lavorativa finisce, la signora Carla è stata il mio pensiero fisso per tutto il tempo. Salgo le scale lentamente e questa volta non perché non mi senta di correre, ma perché voglio sentire ogni rumore proveniente da quella maledetta casa. Sento dei pianti, delle urla.

“Sei ancora incinta nonostante tutto?”.

“Perché non sei felice di diventare padre? La nascita di un figlio potrebbe renderti migliore no?”.

“Che cosa stai insinuando stupida donna?”.


“Signor Giudice, non saprei nemmeno spiegarle cosa successe dopo, troppi rumori, la signora che piangeva e chiedeva al marito di smetterla, lui che continuava a sbraitare. Ho nuovamente bussato per chiedere cosa stesse succedendo, ma nuovamente la signora Carla aprì la porta dicendo che era solo un litigio tra coniugi e che avrebbero abbassato il volume”.

“Cos’altro?”.

“Come le stavo dicendo pocanzi, quella domenica mattina mi sono svegliato più tardi del previsto, fuori pioveva e c’era freddo. Tutti i presupposti per rimanersene a casa al caldo”.


Delle urla provengono dalla casa della signora Carla, cosa starà succedendo adesso? Mi metto la vestaglia ed esco dalla porta avvicinandomi a quella dei vicini.

“Sono stanca di te e del tuo carattere. Adesso chiamo la polizia!”.

“Che cosa hai intenzione di fare?!”.

Un rumore, un botto. Qualcosa era caduto sul pavimento… qualcosa o qualcuno? Non ho più dubbi. Il signor Serra non è un uomo, è un animale! Dopo aver chiamato la polizia, cerco di entrare in casa dei vicini, faccio più rumori possibili per evitare che il signor Serra faccia qualcosa di molto più grave.


“All’arrivo della polizia, scopro che era stato tutto inutile. Il botto che avevo sentito prima era quello del corpo del signor Serra. La signora Carla gli ha sbattuto una pentola in testa ed è rimasta rannicchiata in un angolo fino all’arrivo della polizia”.

“Grazie signor Moretti. Mi ritiro per deliberare”.

L’attesa della sentenza è estenuante, di fronte a me c’è la signora Carla con il suo avvocato. Il suo volto è spento, ha molta paura e si nota. Il giudice rientra in aula e dopo aver letto la sentenza, dichiara che la signora Carla non è colpevole di omicidio poiché si stava difendendo da un’aggressione.

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