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Una storia di Brividogiallo

Una beffa per l'assassino

Se qualcosa può andare storto, lo farà (Legge di Murphy)

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13 minuti

Pubblicato il 24 febbraio 2021 in Thriller/Noir

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Chiara frequenta Alberto da un paio di settimane.

Si sono conosciuti al lavoro, si sono incontrati per caso in uno dei corridoi del grattacielo di una multinazionale.

Alberto si occupa di statistiche, Chiara è la segretaria di un funzionario.

È stata subito simpatia tra loro e, dopo il primo caffè al bar del piano terra, ne sono seguiti altri.

Simpatia, ecco quello che prova Chiara nei confronti di Alberto, sta bene con lui, la fa ridere, la fa divertire con i suoi discorsi volutamente strampalati.

Non si è nemmeno accorta della luce diversa che, da alcuni giorni, brilla negli occhi di Alberto.

Lui le propone una cena insieme, per la prima volta.

Loro due da soli, fuori dall'ambiente lavorativo, da soli per conoscersi meglio, vuole sapere tutto Alberto su Chiara. Tutto gli interessa di lei.


Seduti al tavolo un po' appartato di un ristorante, inizia un fitto dialogo tra i due.

Vedendolo seduto davanti a lei, con il suo maglione blu e i jeans, Alberto le appare completamente diverso da quando indossa il solito, anonimo abito con cravatta, un'uniforme comune a tutti gli uomini che lavorano lì, uomini penalizzati da un obbligo che appiattisce le loro personalità.

In macchina, dopo aver accompagnato Chiara sotto casa, scatta il bacio, il prodromo di un flirt, un'avventura, un amore o niente. Chi lo sa.


Chiara è assorta nella lettura di una circolare appena arrivata, quando sente bussare alla porta.

Entra un uomo con la solita uniforme da multinazionale, è impacciato ma, nonostante la sua goffaggine, a Chiara piace.

"Mi scusi, mi hanno detto di rivolgermi a lei. Sono Stefano Romani, il nuovo collaboratore del dottor Lanfranchi."

"Si accomodi, la stavamo aspettando." dice Chiara con il sorriso più gentile che riesce a sfoderare

Lui si siede e Chiara nota i suoi occhi grigioverde che hanno un taglio quasi esotico nonostante siano chiarissimi, in contrasto con i capelli neri e una carnagione tipicamente mediterranea.

"Dunque, da oggi inizierà la sua collaborazione presso la nostra società.

Benvenuto. Io sono Chiara Ansaldi e sono la segretaria del dottor Lanfranchi."

Chiara non riesce a staccare i suoi occhi da quelli di lui e questo non passa inosservato a Stefano che vorrebbe ricambiare lo sguardo o almeno una frase, magari intelligente, appropriata, invece si sente a disagio, stringe con forza i braccioli della poltrona, ha la mascella contratta.

Chiara nota tutto di lui, anche il fatto che, se potesse, scapperebbe all'istante.

"Si rilassi Stefano, non vorrei che ricordasse il suo primo giorno di lavoro come un incubo."
gli dice con un tono pacato e dolce

"Ha ragione signorina Ansaldi ma io sono una persona emotiva e, come avrà sicuramente notato, anche un po' timida."

Da tempo Stefano ha imparato che ammettere apertamente la propria timidezza lo aiuta e fa capire a chi ha di fronte, che non si trova davanti ad un idiota ma ad una persona che ha il coraggio di ammettere un proprio limite.

"Venga, la presento al dottor Lanfranchi. Concludiamo in fretta i convenevoli, così abbrevieremo la sua sofferenza." dice Chiara ridendo e prendendolo delicatamente per un braccio.

Finalmente Stefano sorride e si affida a Chiara.


Seduta sul divano, Chiara sta guardando la TV con in braccio la sua Sabrina, una gattina siamese dal folto pelo morbido.

Sente il bip di un messaggio in arrivo.

È Alberto che le chiede cosa fa.

"Ma cosa vuoi che faccia alle nove e trenta di sera, a casa da sola con la gatta? Non c'è molta scelta e di sicuro faccio qualcosa di poco entusiasmante" pensa tra sé Chiara irritata dalla banalità della domanda.

Non si rende conto che Alberto ha solo voglia di scambiare due parole con lei, non gli interessa l'incipit, basta iniziare.

Non c'è una vera relazione tra loro, quel bacio in macchina non ha avuto conseguenze rilevanti nel loro rapporto quindi Alberto cerca di non sbilanciarsi troppo e resta sul banale per non risultare inopportuno o invadente ma sarebbero ben altre le cose che vorrebbe scriverle.

A quanto sembra, però, quel bacio ha avuto una particolare importanza solo per lui, Chiara non ha cambiato atteggiamento nei suoi confronti, è rimasta un'amica. Con cui è andato a cena e che ha baciato.

Chiara non risponde al messaggio di Alberto. Domattina gli dirà che alle nove si era già addormentata sul divano e non ha visto il messaggio.


"Perché non rispondi ai messaggi?" chiede la mattina dopo Alberto

Chiara si aspettava questa domanda e risponde con naturalezza :"Scusami ma ieri sera alle nove sono crollata sul divano e ho passato lì la notte. Non ho visto il messaggio."

"Ti do fastidio?"

"Ma che dici sciocco! Lo sai che ti voglio bene."

Chiara è davvero affezionata ad Alberto ma ha capito che lui vorrebbe qualcosa che lei non può dargli. Gli vuole bene ma non ne è innamorata.

Si accorge di pensare molto più spesso a Stefano, cerca qualsiasi pretesto per entrare nella sua stanza, vorrebbe invitarlo a prendere un caffè al bar ma le sembra troppo sfacciato.

"Ecco un elenco di clienti dei quali il dottor Lanfranchi non si occupa personalmente. Finora ero io a trattare con loro, ora il compito è tuo." dice Chiara porgendo a Stefano una cartella.

"Grazie Chiara. Alleggerisco il tuo lavoro, lo farò con piacere."

Stefano si sta ambientando, Lanfranchi sembra soddisfatto di lui, Chiara soddisfattissima.

Ha molte più occasioni di vedere e parlare con Stefano che non con Alberto che lavora tre piani sopra il suo e si occupa di altro.

Questo non è sfuggito ad Alberto, come non gli è sfuggito l'atteggiamento di Chiara nei confronti del nuovo arrivato a cui elargisce sorrisi e per il quale ha delle attenzioni che a lui non sono state mai riservate.

"Vedo che gli porti il caffè in stanza. Vero che ha molto lavoro ma gli fai anche massaggi rilassanti sul collo?"

"Alberto non dire idiozie. L'ho sempre fatto con Lanfranchi e ora lo faccio anche con lui. Sono entrambi miei superiori e, anche se non rientra nei miei doveri lo faccio volentieri perché di solito non hanno il tempo come noi di scendere al bar e fare una breve pausa."


Chiara sta aspettando l'ascensore. Sta per iniziare una nuova giornata di lavoro e canticchia mentre attende che arrivi la cabina.

Da dietro, qualcuno le sfiora una spalla, si volta e vede Stefano.

"Ciao Chiara. Pranziamo insieme oggi?"

"Oggi pranzi? Non ti fai portare il solito tramezzino dal bar?"

"No oggi voglio pranzare con te. Ti conosco così poco, non so quasi niente di te. Ma non andremo alla mensa, c'è sempre una tale confusione che non si riesce a parlare, andiamo fuori, al ristorante vicino all'ufficio. Ti va?"

"Oh si...certo che mi va."

Altroché se mi va! Poche cose mi sono andate tanto finora.

Seduti al tavolo, Stefano si scioglie, è completamente a suo agio e sembra abbia voglia di compensare, durante quel pranzo, tutti i suoi silenzi, di allontanare la sua riservatezza e le racconta tante cose, tra cui, quella più importante per Chiara. È single.

Lui prende la mano di Chiara con naturalezza e le dita si intrecciano.

"Chiara, mi piaci."

"Stefano anche tu piaci a me."

"A me sei piaciuta dal primo minuto che ti ho vista."

"A me tu sei piaciuto già al primo secondo. Forse non dovrei essere così esplicita ma con te riesco a sentirmi me stessa, perché dovrei fingere, trattenermi? Sto troppo bene con te."

Sono presi dalle loro nuove sensazioni, Chiara non le viveva così intensamente da tre anni, vorrebbe dirgli che lei sta cominciando a sentire qualcosa di più di un'infatuazione, lui vorrebbe dirle che la vuole solo sua, che vorrebbe fosse la sua donna.

Ma è ancora troppo presto per discorsi impegnativi, ognuno ha paura di spaventare l'altro.

La magia che li circonda non fa vedere loro altro che se stessi, invece ad una delle finestre del ristorante c'è chi li ha seguiti e li osserva, con rancore con astio, delusione e tanta, tanta rabbia.

È Alberto che non si vuole arrendere, che non perdona a Chiara quel bacio, quell'illusione che lei gli ha dato con superficialità, un gioco per lei, una promessa per lui.

Si sente tradito e ingannato, non può permettere a Chiara di comportarsi così, ignorando i suoi sentimenti sinceri, facendosene beffe flirtando con un altro, il primo arrivato. No, non ci sta, non glielo permetterà.


La mattina dopo, Alberto si presenta nella stanza di Chiara.

"Noi due dobbiamo parlare."

"Di cosa? E perché usi quel tono con me, io non ti devo nulla Alberto."

"Tu sei uscita con me e mi hai baciato ma forse lo hai già dimenticato."

"Un bacio dato dopo che avevo bevuto mezza bottiglia di vino, dovrebbe essere il segnale che ho intenzione di far le cose sul serio? È stato solo un bacio, Alberto, l'istinto di un momento, un attimo adolescenziale ma niente di più."

"È così che stanno le cose dunque? Non sono niente per te, solo un collega come tanti. No Chiara, non sei stata onesta con me."

"Basta Alberto, adesso stai esagerando. Non avrei voluto ma ora sono costretta ad essere esplicita con te : devi lasciarmi in pace. E dimentica quel bacio. Io ti sono amica, ti voglio bene ma non posso darti di più. Considera quel bacio come un gesto di affetto profondo non d'amore."

Chiara passa il resto della sua giornata lavorativa in preda di un forte nervosismo. Non ha sensi di colpa, Alberto dovrebbe essere abbastanza maturo da capire che tra adulti, un bacio, nemmeno particolarmente passionale, può non significare nulla, una piccola, piccolissima follia e basta.

Esce dalla sua stanza, prende l'ascensore e poi si incammina verso la sua macchina.

Un'auto le si accosta vicino. È Alberto. Chiara sospira, si sente veramente stanca di questa persecuzione lo guarda e vede che ha una pistola in mano.

Lentamente il vetro si abbassa.

"Sali."

Vorrebbe ribellarsi ma non ha mai avuto una pistola puntata addosso, le fa davvero paura, è quasi immobilizzata e stenta a credere che Alberto possa essere arrivato a tanto.

Sale sulla macchina.

Aberto guida con una mano sola, in silenzio, con l'altra le tiene sempre la pistola puntata contro.

Ha una Smart con cambio sequenziale quindi non ha bisogno di cambiare le marce, quella bocca di fuoco è sempre lì e lei vorrebbe parlargli, farlo ragionare ma non le escono le parole, è terrorizzata, certe cose le aveva viste solo nei film, la realtà è ben diversa, sa che basterebbe un clic sulla fronte e per lei sarebbe finita.

Alberto ha imboccato una provinciale deserta.

Si sta facendo buio e lei non riesce più a distinguere le espressioni che passano sul viso di Alberto che continua a non parlare, rendendo la situazione ancora più angosciante.

Alberto accosta e si ferma.

Ora la pistola la impugna con entrambe le mani.

"Lo sai cosa mi hai fatto? Eh? Lo sai almeno? Nessuno si deve prendere gioco di me, nessuno!"

Un'auto passa illuminando per un istante il viso di Alberto con i fari e lei vede odio nei suoi occhi e lampi di follia.

"Non volevo farti del male Alberto, credimi. Ho passato una bella serata con te..."

"Hai giocato con me, ti sei divertita a farmi credere ciò che non esiste nella tua mente, è stato questo che ha reso bella quella serata, perché tu fai così con tutti, adesso con quell'ultimo arrivato. Ti ho vista sai, in quel ristorante, stai facendo la stessa cosa con lui, in attesa del prossimo. Tu ti diverti a far soffrire gli uomini."

Chiara capisce che quei discorsi dissennati sono il frutto di una mente disturbata e lei non se era mai accorta. Alberto è malato e questo rende la situazione ancora più grave, non c'è spazio per un dialogo concreto, lui vive in un mondo solo suo dove lei non ha la chiave per entrare. Deve solo sperare che non trovi il coraggio per premere quel grilletto.

"No! No Alberto io non sono così!"

"Tu sei così e sai perché? Perché non hai un cuore e io ti colpirò proprio lì, in quella cavità vuota, metterò un proiettile al posto del cuore."

Alberto spara e centra proprio il cuore di Chiara.


Il dolore è forte, tanto che persino il rumore degli apparecchi per il monitoraggio le danno fastidio.

Cerca di aprire gli occhi, si guarda intorno, è tutto molto sfocato ma capisce di essere in terapia intensiva.

Poi richiude gli occhi, colta da improvvisa debolezza.

I genitori di Chiara sono seduti in un salottino dell'ospedale e stanno parlando con il chirurgo.

"La malformazione congenita di vostra figlia le ha salvato la vita. Se il suo cuore fosse stato al suo posto naturale, sarebbe morta sul colpo. Il fatto che Chiara sia nata con gli organi invertiti in modo speculare rispetto alla loro usuale posizione, ha provocato solo una ferita seria ma non letale. L'assassino non era a conoscenza di questa caratteristica di Chiara e ha mirato dritto lì dove credeva si trovasse il suo cuore."

"Ma chi poteva volere la morte di Chiara? Chi la odiava tanto da lasciarla agonizzante sul ciglio di quella strada poco frequentata?"

"Per ora Chiara non può parlare ma tra due o tre giorni sarà lei stessa a dirci chi le ha sparato.

Per questo, in accordo con la polizia, si è deciso di non divulgare la notizia per evitare che l'assassino fugga. Lui è convinto che quando ha scaricato Chiara sulla strada, fosse già morta e quindi non in grado di parlare."


Alberto è a casa, seduto sul divano.

È distrutto, affranto, pentito dell'estremo atto criminale compiuto, pentito di aver dato ascolto a quella voce distinta, reale che gli diceva che Chiara non meritava di vivere.

Si era alleato con quella voce sconosciuta ma che lui sentiva amica e buona consigliera, aveva fatto quello che la voce lo aveva convinto fosse giusto.

Non era la prima volta che quella voce lo circuiva, lo plagiava, lo rendeva incapace di decidere autonomamente ma fino ad allora si era trattato di cose di poca importanza ed l'aveva assecondata convinto che si trattasse della voce della sua coscienza.

Suonano alla porta.

Sarà reale quel suono? O è solo nella sua mente?

Apre la porta e due poliziotti lo ammanettano e lo portano via.

Alberto non fa alcuna resistenza, è tornato lucido e presente, consapevole di aver commesso un crimine e di avere estremo bisogno di aiuto.

Perché quella voce non abbia più la meglio su di lui, non vuole più vivere una vita parallela, non vuole più essere succube di quella voce che ora giudica perfida, sadica, cattiva.

Gli danno la notizia che Chiara non è morta e questo lo fa sentire sollevato, felice non gli importa di quel che sarà di lui.


Chiara è pronta per uscire dall'ospedale. Si sente ancora debole e un po' dolorante ma è viva.

Il padre e la madre la portano nella loro casa, dove sarà assistita e potrà riposare fino alla sua completa guarigione.

Ha saputo del problema di cui soffre Alberto, un disturbo di personalità borderline, che in alcuni casi lo porta ad avere disturbi di natura dissociativa.

Questo attenua il dolore da lei provato per l'atto compiuto dal suo amico, sa che non è un assassino, è vittima di una seria patologia.

Lo ha già perdonato e spera che un'adeguata terapia psichiatrica possa farlo stare meglio ed evitargli situazioni di estremo pericolo per se stesso e per gli altri.

Stefano viene ogni sera a trovarla, quando esce dall'ufficio e i suoi genitori hanno modo di vedere quanto le sue visite le facciano bene.

Hanno sancito un patto Chiara e Stefano: appena lei si sarà completamente ristabilita, faranno qualcosa di ormai inusuale, fuori moda, una grande festa di fidanzamento.

Il fatto che Chiara sia ancora viva per un errore della natura, va festeggiato, il fatto che si amino profondamente e siano felici va festeggiato e lo faranno con tutti i loro familiari e gli amici più cari.














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