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Una storia di BrunoMagnolfi

Significati precisi.

Oggi sono venuti a farmi una visita

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4 minuti

Pubblicato il 30 marzo 2021 in Altro

Tags: #ilvicino #raccontobreve

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Oggi sono venuti a farmi una visita di cortesia certi parenti, così li ho fatti entrare in casa, ci siamo seduti, ho offerto loro qualcosa, poi abbiamo parlato del più e del meno, finendo immancabilmente per ricordare, con citazioni varie dei modi di dire o di fare, e anche rammentando a turno qualche piccolo aneddoto a loro attribuito, gli altri componenti, naturalmente ora assenti, della nostra grande famiglia, così come dicono loro: lo zio tale, la nonna instancabile, il nonno proverbiale, la biscugina emigrata, insomma tutti coloro che col trascorrere degli anni pare sempre siano stati i migliori e i più incredibili di tutti. Mi fa piacere in fondo mantenere i contatti con questi miei cugini, certamente sono da ritenere delle brave persone, anche se un po' troppo entranti e curiosi, almeno per me. Ad un tratto si sono affacciati al giardinetto sul retro, ed hanno salutato il mio vicino di casa, gesto questo che mi ha subito provocato irritazione, anche se ho trattenuto qualsiasi rimostranza nei loro confronti. Il mio vicino naturalmente non ha perso l'occasione per prodigarsi in sorrisi e discorsi magniloquenti sui suoi fiori e poi anche su di me, cosa che ha portato tutti a discorrere di qualsiasi argomento possibile per un tempo che a me è parso addirittura interminabile, tanto che ho dovuto interrompere tutti, a un certo punto, spiegando che purtroppo dovevo uscire di casa per un appuntamento, così in fretta mi sono liberato, anche se subito dopo ho dovuto dimostrare, se mai fossero rimasti in zona, che avevo da andare veramente in qualche posto.

Ho preso la mia auto e mi sono fatto un giretto perciò, niente di particolare, giusto qualche strada del quartiere, per poi passare ad acquistare dei generi alimentari che nel momento in cui sono sistemati in dispensa, una volta o l’altra tornano sempre utilissimi. Quando infine sono tornato a parcheggiare la mia macchina nella strada dove abito, il mio vicino di casa, come già immaginavo, con la scusa di spazzare dalle poche foglie secche portate dal vento i due gradini davanti al portone condominiale della nostra palazzina, era lì che mi attendeva, sfoderando con un sorrisone il suo nuovo argomento acquisito: la simpatia manifesta, a suo spassionato parere, di tutti i miei parenti. Quello che temevo di più di fatto si è avverato: dare corda ad una persona insopportabile come lui, che non perde mai l’occasione per intrattenermi con le sue sciocchezze. Ho annuito naturalmente, ho spiegato che non li vedevo da diverso tempo, e che siccome non partecipo quasi mai ai pranzi rituali con la famiglia in occasione dei vari compleanni o per le festività maggiori, tendo in questo modo ad isolarmi da loro, anche se poi me ne dispiaccio. Ma subito ho pensato che il mio vicino non aveva il diritto di farmi parlare a ruota libera in questa maniera, per cui mi sono scusato e a testa bassa sono entrato nell’ingresso ed infine in casa mia.

Un impiccione, ho pensato in seguito con una certa irritazione, un vero ficcanaso che vuole sapere sempre qualcosa in più del dovuto sui fatti degli altri, sciaguratamente memorizzando con estrema rapidità tutto ciò che gli viene confidato, spesso e volentieri chiedendone conto in seguito, con quei suoi modi così untuosi e striscianti. Per cui ho sbattuto le mie compere dentro un armadietto e mi sono seduto sulla mia poltrona, ripensando a tutti i miei guai legati proprio all'avere un dirimpettaio con tale indole. In seguito mi sono dovuto rialzare per il nervosismo accumulato, ed allora sono uscito per un attimo nel giardinetto dietro casa cercando con lo sguardo proprio il mio vicino. Naturalmente lui era là come sempre a perdere del tempo, come fa addirittura troppo spesso. "Sono stanco", ho detto subito a voce alta, senza neppure riflettere alle conseguenze che il mio grido di dolore avrebbe potuto scatenare. Poi sono rimasto immobile e in silenzio. Lui mi ha guardato con stupore, poi lentamente ha lasciato allargare un leggero sorriso sul suo volto, ed a quel punto, in considerazione del mio comportamento sinceramente ambiguo, anch'io gli ho dovuto sorridere, come per togliere valore a quanto di negativo gli avevo appena urlato. Siamo rimasti così, a guardarci, quasi per un minuto o due, poi io ho voltato la faccia ed alla fine sono rientrato in casa. In fondo tutto quello che avevo intenzione di dirgli, lo avevo detto. Stava a lui adesso comprendere il significato più giusto da dare a tutta la faccenda.


Bruno Magnolfi


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