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Una storia di OrnellaStocco

Questa storia è presente nel magazine Storie di Donne

Treviso (sempre) nel mio cuore

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5 minuti

Pubblicato il 20 novembre 2018 in Altro

Tags: #trevisonelmiocuore

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Il portone è sempre lo stesso. Imponente. Rassicurante.
Il cuore è stato strappato e buttato tra le macerie. Polvere e mattoni hanno seppellito vite e ricordi e giornate di sole e pioggia. Gioie e dolori. Lavoro e sudore.
Dove un tempo, al posto di negozi eleganti e caffè brulicanti di bella gente, sorgeva il vecchio ospedale di Treviso, lì dove il suo cuore batteva e la vita iniziava, sono nata.
Da quel portone uscii avvolta in una copertina rosa fatta a ferri dalla mia mamma. Era il mese delle rose. Sulla mia prima quattro ruote spinta da una mia zia, attraversai le strade senza traffico.
Inconsapevole passai davanti a Piazza San Leonardo, con l'altare dedicato a Santa Rita. Molti anni dopo avrei varcato quella soglia per portare rose rosse a Lei nel giorno del mio compleanno.
Questo è solo uno dei tanti ricordi che mi lega alla mia città.
Treviso.
Treviso nel mio cuore.
Treviso con le sue antiche mura e palazzi medievali incastonati tra scatole di cemento. Devastante conseguenza di un giorno disperato.
Quel giorno i miei genitori scamparono per miracolo al bombardamento del 7 Aprile 1944. Treviso martoriata. Treviso devastata, insanguinata.
Milleduecentotrentaquattro bambini morti sotto le macerie. E al Tempio della Madonnetta quante volte sono stata per onorare la loro memoria, ogni anno, sempre nello stesso giorno. Piccole anime volate in cielo troppo presto. Volti che mai avrei incontrato per le vie della mia città. Di quella città che loro non hanno potuto amare.
Treviso che ha silenziosamente seguito ogni mio passo.
Io bambina. Ragazza. Donna.
Come posso non ricordare quella piccolina che arrivava al Nido di Via Montello tra le braccia del fratello. Dodici anni di differenza e tu fratello mio che mi hai fatto da padre.
Poi ti rivedo scolara delle elementari, a piedi percorri sempre quella strada, passando davanti all'austero palazzo che ti aveva accolta a soli sei mesi ma non te ne accorgevi, forse nemmeno lo sapevi e con passo svelto raggiungevi Via Manzoni con la cartella più pesante di te; ti affrettavi poiché fin da piccola la puntualità era un segno di rispetto. Attraversavi diligentemente la strada sulle strisce pedonali, uno sguardo alle antiche mura che in autunno ti facevano credere che quelle che cadevano dagli ippocastani fossero castagne buone da arrostire.
Fermarti dalla signora Anna che ti vendeva la liquirizia dentro il suo minuscolo negozio che sapeva di caramelle e vita e speranza ti sembrava un peccato da confessare a Don Gianni la domenica mattina, prima della messa.
E poi gli ultimi metri sotto antichi portici che ti proteggevano quando pioveva e via di corsa che la suora in portineria ti avrebbe sgridata.

Suor Giuseppina attendeva con lo sguardo severo le piccole alunne nell'aula che profumava di incenso. L'Istituto scolastico Maddalena di Canossa, ti appariva come un castello con l'atrio enorme quasi sempre buio e la suora con lo scialle nero che lavorava all'uncinetto. La grande scalinata che portava alle aule delle superiori era per te fonte di immaginazione; ti vedevi vestita con un romantico abito dell'ottocento senza pronosticare che quei gradini li avresti fatti davvero una ventina di anni dopo per raggiungere il posto di lavoro. Le aule erano state trasformate in uffici e il grande salone, dove a fine anno venivano esposti i lavori di ricamo, era stato sezionato, smembrato per dare spazio a scrivanie, scaffalature ed enormi schedari in metallo.

Piccola, in quel palazzo così austero con il refettorio e la cappella per dire le preghiere prima di iniziare le lezioni avresti incontrato il padre dei tuoi figli. Quante cose possono cambiare nel corso degli anni.
La vita ti ha portato e riportato nei luoghi dell' infanzia. Visti con occhi di bimba ti sembravano così immense quelle stanze.
Gli anni che scorrevano e tu che avevi il primo fidanzatino che nelle fredde domeniche ti portava alla pasticceria da "Casellato" al Portico Oscuro per riscaldarti con la mitica cioccolata calda della signora Adele che per oltre mezzo secolo ha servito generazioni di trevigiani. Forse eri simpatica a nonna Adele, o forse era lei che, vestita sempre di nero, con i capelli candidi e raccolti sulla nuca, ti faceva tenerezza, sta di fatto che la tua cioccolata in tazza era sempre abbondantemente ricoperta da una montagna di panna montata.

Grazie signora Adele.
Ed ecco che il tempo ti riporta ancora una volta nei luoghi della giovinezza scegliendo la riva del Cagnan ai "Buranelli" per la foto ricordo del tuo matrimonio. Il secondo.
Le "vasche" lungo il Calmaggiore per farti ammirare nel tuo sfolgorante giovane splendore.
Il gelato seduta ai tavolini sotto il sole cocente in Piazza dei Signori.
La mitica pizza dalla "Fausta" di fronte "Casellato". Dolce e salato che si alternavano nelle sere in cui la nebbia come un velo da sposa avvolgeva ogni cosa, offuscando le luci dei negozi, ovattando passi e forme umane che scivolavano silenziose in quell'atmosfera fiabesca.
La neve inattesa che un giorno imbiancò le mura e gli ippocastani. Quelli che non fanno le castagne buone.
E sempre tu che quando arrivava Natale guardavi incanta quel piccolo negozio con le statuine del presepe e mille addobbi natalizi che sicuramente era la casa di Babbo Natale.
La Prima Comunione nella chiesa di Santa Maria Maddalena che sembravi una sposa in miniatura. Il primo bacio a Villa Margherita.
Piazza San Vito con i tavolini dei bar all'aperto immancabile appuntamento delle signore eleganti intente a prendere il tè.
Piazza Duomo testimone della tua più grande avventura in quel 29 giugno 1996.
E il negozio di dischi "Ricordi" dove si entrava per ascoltare gli LP dei Pink Floyd e Battisti e La PFM e non puoi dimenticare il cinema Edera con i sedili scomodi, duri e legnosi dove hai dato il tuo primo schiaffo a quel povero ragazzo che ti voleva solo mettere un braccio sulle spalle. Il film non lo ricordi ma Sergio chissà se starà ancora pensando a te che ti sentivi molto "Lisa dagli occhi blu"...
E io lo so che un giorno tornerò proprio lì dove tutto ha avuto inizio, prima che il braccio feroce della ruspa spazzasse via l'ultima pietra dell'antico edificio che ospitava il "San Leonardo".
Che stava dentro al cuore di Treviso
Che sta dentro il mio di cuore.


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