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Una storia di CuorDiPolvere

Il Faleniere

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2 minuti

Pubblicato il 11 maggio 2019 in Fantasy

Tags: #Campanile #Faleniere #Veglia #SantoFal #CittPunk

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Andava sopra e sotto alla collina tutto il giorno, Il Signore degli Ulivi, a badar che non ci fosse male intorno. Ed ogni cosa la squadrava, metteva mani ove la natura spine per creare giardini di rose e tulipani, girasoli e montavento, a inseguire il sole e l’aria per respirare i più dolci profumi delle selve.


Nelle ore scure si faceva animale, prestava i sensi alle creature che scambiano la notte col giorno.


Spettro alla sera poi, alle prime luci, si metteva in preghiera e tornava a consultare il suo Santo Falò. Nato il sole, veniva benedetto dai raggi dello stesso sotto una pioggia di luce, che ne toglieva il sonno e le fatiche. Gli mancò il corpo, certe sere, e dovette combattere coi demoni dei sogni per ritrovare la sua identità e tornare a vegliare.


Virtù lo volle a combattere fuori dalle sue amate regioni, a difesa del mondo contro gli Emissari dell’Abisso Rovescio, di tale che all’accrescersi della sua gloria, gli venne offerto il privilegio di salire sopr'al Campanile e divenire un Santo. Indugiò a lungo, meditò nelle sue lunghe serate di veglia, scrutò le stelle per capirne il motivo, quindi rispose per ali e pergamena al Custode:


“Signori miei, non ve ne dispiaccia
Ma dalle terre mie il buio spesso vi si affaccia.
Perdere il sonno è il mio mestiere
Fabbrico canzoni per nottate intere
Spengo la luce, accendo le torce e mando via le sirene
Le bestie mie più dolci son le falene.
Abbandonar non posso la missione
No: ne va troppo del mio onore.
Se giunger posso colla mia terra
Lo farei tosto, via, senza far guerra.
Vi saluto quindi ed attenzione
Infinite sono le vie del Signore…”


Nel Santissimo Falò del Campanile, mulinò una certa fiamma verde, che faceva per intrecciarsi come rami attorno alle vampe, senza timor, passando. Giunsero ai Santi le più lieti notizie, che tale era il volere dell’Artista di contemplare il bene nel meglio, e fu un Ordine.


I grandi draghi e gli uccelli leggendari dei cerchi interni portarono fra le zampe il Cerchio Benedetto degli Ulivi, che venne intessuto come nido di quei volatili che scendono dal paradiso, a mezzo del Campanile come tramite.


Accese torce, spense la luce. Dalle gabbie d’oro ove dormivano il sonno sacro del Fuoco, le falene uscirono volando. Dalle loro gigantesche ali scese la stessa polvere che porta il vento quando scoppia il Cannone della Cittadella a mezzogiorno, e illuminarono la notte come stelle cadenti.


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