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Una storia di IvanBerardi

Questa storia è presente nel magazine Un anno a Gerardmer / A year in Gerardmer

Canottaggio

... ed altre sorprese 02/10/19

578 visualizzazioni

6 minuti

Pubblicato il 02 ottobre 2019 in Viaggi

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Domenica 29.09.19

La gatta: Chatte, è tornata, o meglio, ha deciso di passare di tanto in tanto. Visite veloci, di solito di mattina, giusto il tempo di strofinarsi, perdere un milione di peli e controllare se per miracolo qualcosa di consono alle papille gustative feline si sia materializzato in cucina. Questa mattina ero nella stanzetta che usiamo come studio ed è balzata sul davanzale per farsi aprire la finestra. Solita routine, quindi, annoiata, o forse delusa, è ritornata nello studio dove mi trovavo a leggere. Si è avvitata due volte alle mie gambe e poi ha osservato la finestra da cui l’avevo fatta entrare, un chiaro segno che voleva andarsene.

Chatte
Chatte

Non ho fatto in tempo.

Forse è il periodo dell’anno in cui la luce riesce ad entrare in casa quasi senza filtri, forse la colpa è di chi ha fatto le pulizie prima che noi affittassimo l’appartamento. Fatto sta che Chatte, convinta che la finestra fosse aperta, con un agile balzo, si è scagliata contro uno dei pannelli di vetro, solo per ritrovarsi momentaneamente incollata al suddetto e venir rimbalzata ignobilmente al suolo. È successo in un secondo, alla Willy il Coyote.

È rimasta per un attimo così, indecisa se far finta che non fosse successo niente, stendendo un pietoso velo sull'infamia subita, o forse solo stordita. L’ho presa in braccio, aperto la finestra e posata sul davanzale tornando poi a leggere. Si è fermata lì per un po’, a pulirsi leccandosi nel frattempo anche le ferite morali, forse grata che io fossi l’unico testimone di questa sua umiliazione.

Poi, dal telefono, una scarica di ping, ping, ping: messaggi dal gruppo famiglia: “Auguri”, “Congratulazioni ragazzi”, “7 Anni!”. Ci ho messo un attimo a capire: oggi, 29 settembre è infatti il nostro settimo anniversario di matrimonio. Lo dico a Mark, anche lui se n’era dimenticato. Succede che, non avendo un… da fare (scusate lavoratori), è diventato difficile avere un’idea del tempo che passa. Senza avventurarsi nel campo minato delle date importanti, è già un’impresa sapere in quale giorno della settimana ci troviamo.

Decidiamo di celebrare facendo quello che in inglese passa per window shopping ovvero guardare le vetrine senza acquistare nulla.

Campionato nazionale canottaggio, sostenitori del team Gerardmer!
Campionato nazionale canottaggio, sostenitori del team Gerardmer!

Mi spiego.

Geradmer oggi ospita una tappa del campionato nazionale di canottaggio.

1500 atleti (uomini e donne, ma più uomini) si sfideranno sulle pacate acque del suo lago glaciale.

Vedete, questi atleti tra una sfida e l’altra si tengono caldi ed allenati correndo in gruppetti sincronizzati lungo la riva. Indossano tute attillatissime, a volte solo calzoncini corti.

Tutto questo correre ed “attillamento”, lascia, piacevolmente, davvero poco spazio all'immaginazione.

“Questo è uno sport la cui visione dovrebbe essere vietata ai minori!” Penso tra me e me risvegliando un pudore Vittoriano che non sapevo d’avere e cercando allo stesso tempo di lanciare un ultimo sguardo furtivo ai pacchetti perfettamente confezionati offerti dal prossimo gruppo che corre verso di noi.

Visto, window shopping:: guardare ma non toccare!

E prima di essere accusato di omo/sessismo... questo è uno spazio aperto a tutti. Che la vostra fantasia sia solleticata da uomini, donne o entrambi… Qualunque sia la vostra persuasione, se il corpo umano dev'essere mercificato, qui, almeno lo è fatto in modo inclusivo. Ognuno è benvenuto.


Avendo appagato la vista con tutta questa bontà decidiamo di continuare la giornata mirando a mete più elevate, in tutti i sensi.

I nostri zaini contengono la bottiglia d’acciaio colma d’acqua, il thermos con la zuppa, l’immancabile baguette ed una barra di cioccolato. Siamo pronti,così prendiamo il sentiero con l’anello blue che parte da dietro i due castagni i cui sviluppi stiamo controllando quotidianamente (è ancora troppo presto, ci vorranno ancora due settimane prima che i ricci comincino a cadere).

Prima meta l’area picnic di Les Xettes.

Sebbene questa sia una zona che conosciamo già, il percorso segue dei sentieri che non abbiamo ancora calpestato.

Poco dopo aver raggiunto la strada che da Gerardmer porta a Lièzey ed aver passato il segnale stradale che educatamente avverte che, da lì in poi, se nevica sono cazzi tuoi. Prendiamo il sentiero sulla destra col bollino giallo che dovrebbe portarci diretti alla meta.

Ci troviamo immediatamente in una foresta di sempreverdi interrotta qua e là da qualche castagno giovane e senza frutti. Poi il sentiero si apre facendosi strada attraverso alberi di nocciole le cui foglie stanno ormai cominciando ad ingiallire. Da qui possiamo godere di panorami che si aprono sulla cittadina, sul Grand Haut con i boschi tagliati dai prati delle piste da sci ed in basso, sul lago con i suoi bei canottieri, ormai un ricordo lontano.

Vista dal sentiero sul quartiere Les Xettes
Vista dal sentiero sul quartiere Les Xettes
Gerardmer, il lago e la cime del Grand Haut
Gerardmer, il lago e la cime del Grand Haut

Questo sentiero crea uno degli effetti che più mi soddisfano quando faccio una camminata: i rami degli alberi si abbracciano nel mezzo formando un tunnel. La luce, filtrando a fatica tra il groviglio e le foglie ne tappezza l'interno creando un mosaico le cui tessere sono in perenne movimento . Qui siamo in territorio Hobbit. Una fata alata che zigzaga qua e là non ci starebbe male. O, perché no, un fungo che ospita un elfo? Ok, forse mi sto facendo prendere…

In circa venti minuti raggiungiamo Les Xettes. Qui ci sono alcune auto parcheggiate Per il momento le nostre escursioni sono sempre a piedi, dall’andata al ritorno, prenderemo i mezzi pubblici quando dovremo spostarci più lontano, ma finché non decideremo che qui è davvero dove vogliamo stare, l’auto non la compriamo.

Ci sediamo un attimo, un sorso d’acqua e poi decidiamo di seguire quello che dovrebbe essere il sentiero chiaramente contrassegnato sulla nostra mappa da una X gialla che ci porterà a Le Haut Rein.

Forse siamo noi, ma quella X gialla non la troviamo proprio, al suo posto invece ce n’è una rossa ed un triangolo anch’esso rosso che indicano Lièzey. In mancanza di valide alternative seguiamo questo percorso che si svincola su una carrabile. Nonostante questo, durante i prossimi 5 Km solo un jeep verrà a disturbare la quiete in cui siamo calati.

È questo silenzio, il verde grigio dei boschi ed il fruscio del vento che tanto avevamo desiderato ed immaginato durante la nostra quotidianità in città. Siamo entrambi consapevoli e grati di essere in una situazione lavorativa e finanziaria che ci permette di soddisfare questi bisogni primo-mondiali.

Camminando verso Lièzey
Camminando verso Lièzey

Per la pausa pranzo ci sediamo su dei tronchi abbattuti, domandandoci se un giorno diverranno mobili, pavimenti o magari pallet.

Poi proseguiamo verso La Moulure seguendo il sentiero con il pallino rosso che per una volta ci azzecca con la mappa, quando incontreremo il pallino giallo prenderemo quello e torneremo a Les Xettes..

Muschio
Muschio
Tra i tronchi
Tra i tronchi

Ruscelli che si fanno strada tra un tappeto di muschio cantando una melodia evocativa con ogni roccia e sbalzo che incontrano. Giochi di luce ed ombra, con lame dorate che si addentrano nel bosco fino a ferire quel muschio che non vuole saperla di desistere: è sul suolo, sui tronchi, sui rami stessi, e si accende di un verde acido, quasi sintetico. Poi più avanti un piccolo stagno che è più torbiera, ci guardiamo attorno sapendo bene che qualche creatura nascosta ci sta probabilmente osservando a sua volta. È una minuscola radura, il posto ideale dove gli abitanti della foresta si ritrovano per un sorso d’acqua. Ma non adesso, poi, quando le ombre saranno più lunghe e questi curiosi bipedi dall’odore strano e a volte minaccioso se ne saranno andati, lasciando il bosco a chi appartiene davvero.


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