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Una storia di Arcanosenzanome

Il Viaggio 2: pensavi fosse finita, vero?

Parte 1

160 visualizzazioni

8 minuti

Pubblicato il 25 aprile 2021 in Horror

Tags: #fantasy #horror #metaforico #onirico #puraviolenza

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Il ritorno alla realtà non è poi così drammatico, ho una cicatrice sulla schiena che mi ricorderà per tutta la vita il male che ho subito in quello strano posto, però lo porto con gioia: è il prezzo che ho pagato per non aver mai ceduto alle lusinghe di quelle creature malvagie.

Una voce carina interrompe la mia coscienza «hei! Mi avevi promesso una bella serata! Mi sono presa cura di te! Mi vuoi far divertire si o no?» è l’Elfetta o almeno penso che sia lei, nella realtà è molto più carina: ha i capelli sciolti e liberi come la sua anima, il suo visino è ornato da piercing che le esaltano i lineamenti, ha un cuoricino tatuato sotto l’occhio destro, nelle orecchie porta dei dilatatori che risplendono dalle luci della festa. È vestita in modo trasgressivo come il suo cuore: ha un top nero e una maglietta a rete verde fluo che lo copre, una minigonna di pelle e delle calze a rete strappate che le vanno a finire in un paio di anfibi neri, lucidi e sporchi di fango. La sua figura risplende in mezzo alla ressa di persone, come un fuoco d’artificio nella notte «ou! La smetti di sbavarmi addosso? Andiamo! Che questo pezzo è il mio preferito!» mi prende per mano e mi porta a ballare; si muove con l’eleganza e la forza di una tigre: mi fa impazzire vederla scatenata. L’aria e i cuori vibrano al ritmo della tekno, voglio che non finisca mai questo momento; con delicatezza le do una spallata, lei mi guarda, mi manda un bacio e si allontana, la seguo. Come un fuoco che si spegne lentamente, la vedo allontanarsi nel bosco; provo a stare al suo passo ma la perdo di vista. Il paesaggio è surreale: gli alberi illuminati dalla luna sono mossi da un leggero venticello, sembra quasi che abbiano vita propria. Mi sento osservato, ma non ci penso più di tanto, voglio trovare l’Elfetta.


Dove si sarà nascosta? Prima mi dice che vuole ballare! E poi sparisce nel nulla! È tanto fantastica quanto dispettosa! La adoro!


Cammino in quel bosco magico, l’unico rumore che sento è quello dei bassi che provengono dal rave party, si fanno sempre più lontani,


ma dove si sarà cacciata?


Inciampo su una radice e sbatto con la faccia a terra; sento qualcosa che mi sfiora i capelli; mi giro «Elfetta?» vedo una sagoma strana davanti a me, è un albero dai lineamenti umani «cosa sei tu?» l’albero sembra infastidito «ti rivolgi a me come se fossi io quello strano! Ma ti sei visto bene? Non c’è più rispetto al giorno d’oggi!». Noto che si muove sopra ad un groviglio di radici, ha la corteccia piena di muschio e dei fiori viola assomiglianti a dei cristalli luminescenti che gli spuntano qua e la, al posto delle braccia ha dei lunghi rami secchi, che ogni qual volta si muovono producono un suono simile a delle scale scricchiolanti, la faccia sembra scolpita da uno scultore alle prime armi, ed ha degli occhi verde smeraldo molto vivaci «non devi temere non voglio farti del male! Il mio nome è Demetrio» non riesco a credere ai miei occhi «sto sognando?» assume un’espressione seria «tra il sogno e la realtà non c’è molta differenza! Penso che il taglio che hai sulla schiena ne sia la prova!» sono confuso,


come fa a sapere del taglio?”.


Mi guardo intorno non c’è nessuno «cosa vuoi da me?» Demetrio scricchiola un sorriso «sono uno spirito della natura e ho notato che sei affascinato da una creatura che appartiene al mio mondo! Mentre eri stordito dalla caduta, ho esaminato i tuoi pensieri e hai delle intenzioni candide nei suoi confronti, ma per entrare nel cuore di uno spirito libero come quello dell’Elfetta non bastano sorrisi e regali! Devi fare molto di più!» prendo un bel respiro «sono contento che tu mi voglia aiutare! Ci tengo molto a lei! Cosa devo fare?» l’albero parlante avvicina la sua faccia alla mia, riesco a vedere nei suoi occhi verdi una specie di nebbia luminescente, vortica creando misteriose forme frattali «l’uomo e la natura coesistono da tempo immemore, vivono in simbiosi, l’uomo la cura e lei gli da quello di cui ha bisogno per continuare a vivere! Quando questo equilibrio si interrompe, succedono delle catastrofi! Che possono portare entrambi all’estinzione! Tu, anche se in buona fede, stai interrompendo questo equilibrio! Tranquillo! Non porterai il mondo all’estinzione, forse. Ma ci saranno delle conseguenze! Sei sicuro di voler correre il rischio?»

La mia mente cerca di elaborare una soluzione, un compromesso una via d’uscita ma non c’è; l’Elfetta mi ha stregato fin dalla prima volta che l’ho vista «il rischio lo voglio correre! Però voglio essere sicuro che a lei non succederà niente di male!» mi risponde senza esitare un secondo «i tuoi sentimenti verso di lei sono veri, e questi la rendono immune! Diciamo che, si è vaccinata contro il male proprio quando vi siete conosciuti!» riesco a capire le sue parole «dimmi come posso fare per poterle entrare nel cuore!» Demetrio sembra felice della mia affermazione «tu le sei già entrato nel cuore! Quello che devi fare adesso è il rito per poter unire la tua anima con la sua! Non è semplice, ma sono sicuro che ci riuscirai! Per aiutarti in questo, ti darò uno dei miei fiori, sono i fiori del veggente! Le Elfette gli adorano!» sono carico di felicità e non vedo l’ora di eseguire il rito «grazie Demetrio!» da dietro le spalle sento una voce allegra «Demetrio? Cos’hai? Sei diventato matto? Perché parli da solo?» creatura delle tenebre creata per illuminare, la graziosa Elfetta mi fissa con gli occhioni verde smeraldo «non hai visto l’albero parlante?» con voce squillante «chi? Che albero? Ok...ho capito! Alberi parlanti, forme geometriche, luci e colori! Ci aspetta una lunga notte! Vedi di non svenire di nuovo!» mi guardo intorno, non c’è nessun altro al di fuori di noi; mi metto le mani in tasca e sento dei petali morbidi sotto le dita.

Prendo per mano l’Elfetta e la porto in un posto più illuminato; davanti a noi la foresta si apre per lasciar spazio ad una costiera mediterranea, sotto c’è il mare che risplende in tutta la sua infinita bellezza: accarezzato dai riflessi di un’enorme luna piena.

Ci sediamo con i piedi che penzolano nel vuoto, prendo il fiore e le porgo una metà; vedo che lei sorride, qualcosa mi brucia dentro: è una sensazione ignota, antica, dimenticata, sembra provenire da una parte lontana di me. Se lo appoggia sopra l’orecchio, faccio lo stesso, mi sento attraversato da una scarica di energia sovrannaturale che mi scuote il ventre; delicatamente le metto il braccio intorno alla spalla e la invito a distendersi: come una cucciola di pantera si accoccola sul mio petto, entrambi guardiamo l’infinito, cullati dall’estasi indotta dal fiore. Mi sento strano, come se potessi controllare lo spazio che mi circonda; alzo la mano verso le stelle e con il dito incomincio a tracciare delle linee; si formano delle nebulose colorate, pulsano luci viola nel cielo nero; sposto la mano verso la luna, posso modellarla come voglio «guarda che bello Elfetta! Insieme, riusciamo a fare cose che nessun altro potrebbe fare!» mi guarda con gli occhi socchiusi e lucidi, ha le pupille enormi «lo stai facendo per me?» le accarezzo il viso «si! lo sto facendo per te!» mi bacia, vivo il momento.

Sento freddo, sono avvolto in una nebbia glaciale che mi inumidisce il corpo; apro gli occhi, l’Elfetta è sparita, il paesaggio intorno a me è cambiato: il mare è rosso sangue, la luna è un enorme occhio che mi fissa, l’erba sotto i miei piedi ha un colore che varia dal blu chiaro al blu scuro, gli alberi sono diventai degli enormi funghi dal corpo trasparente che emanano forti riflessi violacei, sembrano fatti di ghiaccio, hanno due anelli porpora fosforescenti che girano senza mai toccarsi e il cappello rosso scuro con dei puntini gialli veleno.


Dov’è finita la mia Elfetta? Cosa sta succedendo? Sono di nuovo nell’incubo?”.


Torno verso la festa, mi faccio strada in questo luogo tenebrosamente incantato; sento la musica,


l’Elfetta sarà la?


vedo una massa di ombre che ballano senza ritmo, sedate, davanti alle enormi casse: mi fermo incredulo. Sento una risata famigliare, è Cesare «stolto! Pensavi davvero che fosse finita? Hai provato cosa vuol dire vivere libero dall’incubo! Sei sicuro di non volermi dare la tua luce? È la tua ultima possibilità!» sento un vulcano di emozioni che scoppia dentro di me, l’odio si espande nel corpo come una goccia di sangue che cade in un bicchiere d’acqua “maledetto Cesare! Né tu, né la tua massa di schiavi avrete mai la mia luce! Finirò i miei numeri come ho incominciato! Da anima con la luce! Anche Demetrio e l’Elfetta erano un’allucinazione?» claudicando si avvicina «sei ostinato! Vedrai che questa volta ti farò cambiare idea! E comunque non so proprio di chi tu stia parlando! Elfetta? Demetrio? E chi dovrebbero essere? La nostra conversazione sta durando troppo, è ora di tornare dentro di Lei!».

Il mostro fa un movimento circolare con la mano sinistra, compare una croce di legno con dei fili, sembra quella che si usa per muovere le marionette; con un rapido movimento strattona spazio, luogo e tempo facendo svanire quello scenario surreale: come se stesse strappando un quadro dalla cornice. Sono di nuovo nell’incubo.


Riuscirò a resistere? Riuscirò a ritrovare l’Elfetta?”.



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