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Una storia di PaoloBorna1976

Caro Corona Virus Le scrivo...

Grazie di tutto, però adesso la saluto

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5 minuti

Pubblicato il 06 marzo 2020 in Altro

Tags: #virus

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Caro Corona Virus ti scrivo, o meglio, Le scrivo. Ormai è diventata una star internazionale, è sulla bocca di tutti e poi non conoscendola di persona (per quanto mi risulti affascinante, francamente non ne sento la necessità) mi sembra doveroso adottare nei suoi confronti un registro linguistico il più formale possibile. Meglio tener le dovute distanze. Del resto, si sa, fidarsi è bene e non fidarsi è meglio. Ad ogni modo non intendo farmi scrupoli, malgrado sia ben conscio della fama di cui gode e dello status sociale da Lei raggiunto. La lettera che segue scaturisce da un duplice sentimento: da un lato, Le confesso, percepisco la sua presenza come qualcosa di davvero ingombrante, anzi, se devo dirla tutta, io e molti altri miei simili avremmo fatto volentieri a meno di Lei; dall’altro ammetto tuttavia che da quando ha deciso di farsi beffa di noi uomini, qualcosa, in meglio, su questa terra è cambiato.

E’ cambiato il modo di percepire la realtà, quella di oggi e quella che ci attenderà domani, sempre se non sarà Lei a prendere il sopravvento! É cambiata la percezione del tempo e dello spazio in cui viviamo: a tal proposito Le riconosco il merito di averci fatto comprendere che i confini e i muri che solo noi siamo capaci di realizzare sono una mera illusione. Lei, che non a caso ama tanto definirsi cittadino del mondo, ci sta insegnando che siamo davvero tutti sulla stessa barca, che tutti (o nessuno?) siamo stranieri e che l’unica razza esistente su questo strampalato pianeta è quella umana. Quanto alla barca, non si faccia indurre in tentazione dalla sua smania di protagonismo; tengo a precisare che per ora al timone ci siamo ancora noi.

È cambiato il nostro modo di vedere le piccole cose, che ora ci appaiono incredibilmente grandi: ci sta facendo riscoprire il valore di un abbraccio, di un bacio, adesso purtroppo messi al bando dalla pubblica autorità. Grazie a Lei stiamo conoscendo più a fondo le nostre paure e le nostre fragilità, che sono tante. Sta temprando i nostri caratteri, modificando le nostre abitudini; ci sta facendo sperimentare nuove modalità di comunicazione. Ora siamo obbligati a salutarci col “pugnetto”: all’inizio, Le dirò, l’ho trovato alquanto ridicolo, ma adesso questo gesto apparentemente stupido mi dà la sensazione di tornar bambino, quando anch’io ero solito emulare le gesta dei Supereroi. E questo è solo merito suo!

Ci sta facendo capire cosa significhi una società senza cultura, con i musei, i teatri e i cinema vuoti; cosa significhi una società senza scuola. Sì, adesso va di moda quella “a distanza”, ma non è la stessa cosa: le nozioni possono circolare attraverso Internet o qualche gruppo Whatsapp, le relazioni, quelle autentiche, no, tanto che gli stessi studenti, dai più piccoli ai più grandi, cominciano a rimpiangere quel piccolo grande mondo fatto di appelli, interrogazioni, scambio di opinioni, riflessioni condivise, sorrisi, lacrime, cadute e risalite.

Egregio signor Corona Virus, La ammiro profondamente anche per i suoi ideali di giustizia e uguaglianza: grazie al suo operato, mai viziato da pregiudizi o preclusioni di natura ideologica, ci ha ricordato ancora una volta che di fronte alla malattia e alla morte nessuno è immune, la persona abbiente come quella che vive di stenti. Ha attirato la nostra attenzione sul mondo del lavoro, sull’ultimo dei mondi del lavoro: quello precario, che vede anche nei laboratori di ricerca tanti giovani di talento lavorare senza un contratto stabile. Lo ha fatto malgrado fosse consapevole della loro ferma intenzione di frenare ogni sua velleità sociale attraverso la produzione di un apposito vaccino. Un comportamento, il suo, che si addice solo ai “buoni di spirito”.

Nutro verso di Lei un forte senso di gratitudine perché combatte concretamente per un pianeta più pulito. In poche settimane ha compiuto un vero e proprio miracolo ecologico, invitando tutti noi a limitare gli spostamenti in auto, riuscendo a riportare la percentuale di polveri sottili nell’aria su valori che non si riscontravano da decenni; talmente bassi che anche la stessa Greta Thunberg sembrerebbe intenzionata a ritirarsi dalla scena.

La ringrazio di cuore per aver posto l’accento su un’altra piaga dei nostri tempi: quella dell’evasione fiscale. Mai come in questi giorni, in cui il sistema sanitario di tutto il mondo si sta mobilitando per Lei, una domanda è tornata a riaffacciarsi prepotentemente alla mia mente: “Ma se la medicina e la ricerca scientifica campano grazie ai soldi di tutti noi contribuenti, come può un cittadino che non paga le tasse ritenersi tale?”

Insomma, ce ne vorrebbero di virus come Lei! Come se non bastasse, ha obbligato anche noi adulti a indossare una mascherina, per vivere tutto l’anno e non in un sol giorno quell’atmosfera inebriante che solo a Carnevale si respira! Ecco perché ritengo davvero ingiusta l’azione denigratoria che hanno messo in atto contro di Lei nei giorni scorsi, addossandole precise responsabilità circa l’annullamento di eventi e manifestazioni di carattere allegorico. Come può la gente essere così prevenuta!

Ora che ci ha fatto aprire gli occhi, che ci ha reso tutti più consapevoli, più solidali, più forti, nel ringraziarLa nuovamente per quanto fatto, La invito tuttavia a farsi da parte. Ha fatto abbastanza e ora tocca a noi, con le sole nostre risorse, costruire un mondo migliore, meno avido e finalmente più “globalizzato” nei diritti e nella percezione di un destino comune. È in gioco l’autostima e l’orgoglio di noi esseri pensanti e pertanto non possiamo più accettare la sua presenza.

Mi permetta un’ultima considerazione: gli esperti della scienza dicono che Lei avrebbe fatto carriera grazie a un pipistrello, ma ovunque si pensa ormai che il successo Le abbia dato alla testa, facendo di Lei un assetato vampiro che si starebbe accingendo ad azzannare la vecchia Europa e il mondo intero per prolungare ancora la sua insana esistenza. Ebbene, noi umani, di qualsiasi credo, cultura e color della pelle, non siamo disposti a concederLe più una goccia del nostro sangue.

Dunque: addio!


Paolo Bornatici


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