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Una storia di Stegia18

Questa storia è presente nel magazine Lettere e Poesie

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Pubblicato il 19 giugno 2021 in Didattica

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Buongiorno preside,


ti scrivo questa lettera perché mi piacerebbe che ti levassi dalla testa, anche se non ci spero molto, l’idea che la nostra scuola sia il tuo piccolo impero, sul quale governare imponendo la tua volontà e con la certezza di non sbagliare mai, poiché solo la tua parola è il Verbo e la Verità.


Voglio cominciare col dirti che un buon dirigente scolastico non è quello che conosce la legislazione scolastica a menadito: si tratta solo di memoria, senza contare che la legge è in continua evoluzione e che oggi è possibile reperire sul Web qualsiasi informazione, legale o non, che possa essere utile. E, comunque, vorrei farti notare che il D.lgs. 131del novembre 2013, da te pomposamente citato nell’ultima circolare, nulla ha a che vedere con la scuola, trattandosi della disciplina sanzionatoria per le violazioni in merito alle disposizioni CE sulla macellazione degli animali.


O forse temi di essere perseguito per infrazioni sull’abbattimento dei “docenti pensanti”?


Per quanto riguarda i collaboratori che hai scelto e che tanto ti sono utili per sostituirti nelle mansioni che non svolgi a causa delle tue frequenti assenze, devo proprio dirti che, dal tuo punto di vista, sono certamente i migliori: delatori che ti riportano le chiacchiere di corridoio che tu accetti in maniera amorfa senza verificarne l’attendibilità, individui che tanto spesso travalicano (col tuo consenso s’intende!) le loro funzioni, opponendo un vero ostacolo ad una costruttiva e serena vita scolastica.


Aggiungo che non è etico sentirti affermare che «…domani dovrò partecipare ad una importante riunione e sarò assente, rivolgetevi al vicepreside» per poi vedere, il giorno dopo, pubblicata sul giornale, la foto che ti ritrae in prima linea ad una manifestazione che non riguarda assolutamente la scuola. Ti informo che, come è giusto che sia, anche i presidi possono chiedere le ferie, se necessitano di libertà dal lavoro per seguire impegni ed interessi personali!


Non è ammissibile che, passando dietro la tua porta, ti si senta urlare con collaboratori scolastici o personale di segreteria perché, secondo te, non hanno svolto in maniera adeguata il lavoro che avevi loro richiesto. Ci sono modi più civili per ottenerne la collaborazione e magari dovresti anche capire che ognuno di essi svolge un ruolo importante per il buon funzionamento dell’istituzione scolastica; un bravo dirigente sa gratificare i dipendenti e utilizzarne al meglio le potenzialità, contemporaneamente arginandone le debolezze, che ci sono in ognuno, te compreso.


Mi sembra da incompetenti affermare, come tu hai fatto parlando con una collega che ti informava su un’alunna che aveva frequentato un solo giorno di scuola e ti chiedeva di avviare la pratica di evasione scolastica che «Con un giorno di frequenza non si può più parlare di evasione» e poi, al termine dell’anno pretendere che fosse promossa con una media del “sette”. Certo, nella tua scuola d’élite, tutti gli alunni sono bravissimi e studiosi, anche quelli assenti, sennò che figura ci fai se si alza la percentuale dei bocciati? E poi «è per il bene della bambina, che così non deve ripetere l’anno», anche se la condanni, invece, all’analfabetismo.


Per finire vorrei farti capire che aver vinto un concorso (ma come le fanno queste selezioni?) non vuol dire che ti è stato conferito il titolo di Dio e neanche quello, più umile, di imperatore, ma che l’incarico ti è stato dato pensando ad una persona che ha a cuore l’interesse della scuola e capace di gestire le problematiche umane e caratteriali che si presentano in una vasta comunità come quella scolastica.


Ho voluto scriverti questa lettera, anche se credo sia una donchisciottesca battaglia, perché ho chiesto e ottenuto il trasferimento e il prossimo anno non ci vedremo più. Mi dispiace recidere l’affettuoso legame con i miei alunni, ma in queste condizioni non mi è possibile lavorare serenamente. In fondo di buoni presidi è piena la città e credo di poter ricominciare bene in un’altra scuola dove potrò svolgere il mio lavoro in un clima meno ostativo e più produttivo.


Nonostante la mia scarsa stima, ti saluto cordialmente.





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