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Una storia di Albert5454

#Carnevale di paese.

Sembrano libri aperti le persone stasera.

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4 minuti

Pubblicato il 20 febbraio 2019 in Altro

Tags: #carnevale #paese #festa #tradizione #birra

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Tracce di un carnevale di paese…


Ed è tardi molto tardi. Il campanile per favorire il meritato riposo degli umani è da un po’ che non propone i suoi rintocchi, ma è normale che l’ora sia tarda in questa notte di carnevale. Me ne andrò fra breve. Uscirò da questo capannone la cui temperatura mi sta ricordando i tropici. Un ‘ultimo soffermarmi me lo voglio regalare, sento che me lo devo e il bancone che offre una ottima mescita è ancora attivo. Una birra in santa pace soffermandomi in questo impagabile angolo, da cui con indifferenza, riesco a scrutare l’orizzonte nella sala. Il fragore ed il vociferare rendono compagnia alla musica. Le note ora non sono più urlate e il suono dei musicisti oramai sta scemando. Le luci concordano con questa scelta e sembrano a loro volta addormentarsi. Le lampadine lentamente, poche alla volta e quasi in concordanza iniziano a spengersi mentre altre solo si attenuano. In sala ancora un ultimo colpo di musica viene annunciato. Il suono raggiunge anche a me sebbene il suo volume scema ancor più. Alcuni poco in la hanno il viso stravolto oramai ma insistono a danzare. Vicino al bar, altri li imitano e subito dimenticano ritmica e tempo, quasi cercassero di inventare nuovi balli.


In lontananza un contrasto che tenta di sintetizzare in immagini il vivere. Un’ uomo parla piano con se stesso. A volte ride ma è drammaticamente solo in questa allegra serata. Dialoga e si racconta solamente al suo bicchiere. Sembra estrarre la sua forza da quel rosso vino che tracanna senza remore. Lo osservo gesticolare tranquillo, e credo racconti se stesso, solo a qualche “fantasma” della sua vita. Più vicino noto una signora un poco altera e pensierosa. Non riesco a decifrarla. Sotto il grande cappello nero noto il viso arrossato e uno sguardo spento, un poco perso. Regge con i guanti neri un Prosecco ormai inutile.

Quel vino che le scorre in gola resta uno dei tanti non contati, quello sempre giudicato per la sua coscienza l` ultimo. Un senso di indulgenza lo sento prevalere in me. Forse lei nel carnevale, trova quella calma che non ha altrove.


Il gatto Arturo invece resta stanziato di fronte al bar. Lo osservo parlare con una signora dalla parrucca blu. È bella questa signora, nella sua semplicità e quel blu cobalto sa intonarsi con grazia al suo abito carico di stelle. Attorno altri costumi di cui alcuni in broccato pesante, ripetitivi per tutto questo gruppo giunto assieme. Altri lievi, belli e forti nei dettagli. La, in fondo una sequela di elmi romani. No, non stanno suonando musiche per accompagnare Nerone al Colosseo. Sono avanzati di millenni per allietare noi.

I loro ottoni uniti ai fiati ed ai tamburi sparano note contemporanee, incitando ancora al ballo. Curati e spontanei nell’allegria, danno il senso più pieno a queste giornate. Sono quelle persone che amo, quelle che conoscono il modo per amplificare lo spirito carnascialesco.


Guardo e riguardo la mia birra. Effettivamente è solo un bicchiere e non un gallone e neppure una pinta, delle tante intraviste trangugiare. Riesco quindi ad ottenere la certezza che quanto vedo non risulta proporzionale a quanto ingurgitato. Quindi, quindi… i moschettieri che conto sono reali e non il doppio oppure il triplo. Belli nella loro grande larga casacca, con gli stivaloni e quelle lunghe piume sui cappelli. Passando a volte le piume stuzzicano i nasi altrui, ad altri le guance quasi a ricordare pennelli da barba sui visi casualmente toccati. Non hanno spade per ferire i corpi ma strumenti e note che possono colpire e stuzzicare la memoria. Unitamente all’ultimo sorso un pensiero: “Chissà quanti si tolgono la maschera che indossano ogni giorno, per indossare quella del carnevale… mah...”


Indugio lanciando l’ultima occhiata a coloro che sanno fornire bellezza e precisione a questo carnevale di paese. Un miscelarsi di generazioni invidiabile. Amo leggere negli occhi degli amici del gruppo storico che organizza, orgoglio e gioia per aver seminato la continuità di questa tradizione nel paese.Si sono prodigati instillandola nei più giovani e vederli in splendida, armonica collaborazione risulta un effetto piacevole. Un carnevale perfetto, ancora giusto nelle misure per questo paese. Un “grazie” rivolto a loro, mi gira nel cranio.


Tempo di andare. Domani sarà una sera nuova di musica ed allegria. L’andirivieni si diluisce mentre la serata si chiude. I tre bacetti sono ancora una volta il mio saluto a te amica mia. La tua voce acuta diventa bassa. Un sussurro mentre mi guardi con affetto: “Sai, stasera sono riuscita a strapparti dai miei sogni. Per un attimo la strada era unita”. Non oso risponderti, sono sorpreso. Aggiungo solo un “Ciao”. Alzo il bavero della giacca. Rientro.È giusto così.

Non ti dirò mai e poi mai, che mi ha allietato. Albert.


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