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Una storia di CinziaMarchese

Albedo

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1 minuti

Pubblicato il 15 febbraio 2019 in Poesia

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Portavo la morte nell'anima,

vagando senza posa,

per desolate lande di sabbia.

Il mio liquido psichico donavo e

veleggiavano le imbarcazioni sul mare,

uscendo dal chiuso di una mente razionale.

Subivo offese ma,

generosamente gettavo semi

coltivando altrui giardini.

Toro sacrificale

cui sangue riscattava il distratto...

Poi la folgore,

la luce attraversò

il granitico muro della mia ossessione.

L'alba di un giorno lungo una vita

e di una vita come il giorno.

Tremano le mie labbra

come i versi della poesia che canto,

schiavitù alcuna più non tiene/teme.

Lascia che giunga l'ora

in cui il cielo distenda le braccia

ai dimenticati dal mondo,

come me.


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