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Una storia di DomenicoDeFerraro

COSI’ VA’ LA VITA

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9 minuti

Pubblicato il 01 giugno 2019 in Storie d’amore

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COSI’ VA’ LA VITA


Cosi va' la vita cambia con il suo tempo, scorre, non si ferma davanti a nulla.

Sulla scia di vecchi concetti deleteri, ingarbugliati figli della sorte , erranti emergono

dal vuoto della storia da quelle mistiche conclusioni ed utopie figlie della morte.

Abbiamo visto insieme nascere il sole.

Lui era assai allegro .

Lo visto quando pisciava sopra un sasso.

Sempre la stessa litania , vorrebbe cambiare, stare sempre qui con noi.

E una malattia , un cuore ballerino , ubriaco di vizi che cerca di essere felice.

Certo signore il traffico oggi era enorme, un mare di auto , sotto quel sole cocente

che ti spaccava il culo , strada facendo, come se vorrebbe condurti li nel buco della comune morale e ci prova, riprova cerca una scusante ma è tutto cosi vano.

Il traffico impazzisce l’ idea di esseri uguali , gente che sbarca il lunario dalle grandi nave attraccate al vecchio molo dei marinai.

Un turista , mostra la faccia li in mezzo alla piazza poi si mangia una pizza credendo

che questo posso essere un antidoto per combattere la solitudine.

Ma via non vorrai girare di nuovo il coltello nella piaga.

Io una botta a quella biondina gli la darei.

Siete dei villani pensate solo a fottere, non comprendete l’amore i sentimenti che sono forme liriche , esametri concentrici, chiuse in corolle di fiori nati tra miti e mirti .

Io non ci capisco nulla, per me va bene anche un panino alla griglia con melanzane

e se scappa il coniglio dal cilindro io lo rincorro.

La seguo ,oltre questa utopia, m’immergo nella società dei vinti , nell’ipocondria ,

nella bellezza di un vivere che non lascia che tu diventa qualcuno.

Porca miseria , sono fuori da due ore, busso, ribusso nessuno mi apre.

Mastico una gomma tra i denti , la città e là che m’aspetta a gambe aperte come una vecchia mignotta , sdraiata sul divano.

Beve la mia donna , s’ubriaca di sesso ed emozioni .

Sigarette , consumate in fretta , sveltine una dopo l’altra .

Ed un odore nauseabondo impregna la stanza.

Faccio finta di non aver visto nulla .

Non mi calo le braghe per non far ridere le mosche .

Che secondo me è meglio un uovo oggi , che una gallina domani.

E poi rimane l’illusione, la confusione dei sinonimi in un intreccio d’idee ermafrodite ,fisici escrementi di vecchi ideali.

Bello correre di sera lungo la litoranea .

Correre con il vento che entra dal finestrino , con la luna che ti mostra il sedere.

Il suo seno gonfio di latte.

Bello , passeggiare lungo questo angolo di mondo senza mutande senza ideali, soldi ed altri dolori.

Tutto passa , anche l’estate , come l’inverno accenna ad uscire fuori dal sacco.

State fermi scatto una foto.

Ma siamo in tanti, come conigli , cerchiamo l’erba magica tra boschetti.

Voliamo come aquile reali , scopriamo l’incanto d’essere vivi nel giorno sotto il grande cielo che rimane muto.

Ero un amico sincero di tuo padre.

La consuetudine , genera una voce tetra, genera l’amore di traverso nel verso che esplode come una stella nel cielo , con te che ti spogli sotto la doccia . Lavi le tue parte intime,

lavi il tuo corpo acerbo, impregnato di odori di brutte avventure , di viaggi verso l’isola

che non c’è , verso questo amore di quattro soldi.

Consumato troppo in fretta , bevendo una birra , mangiando un panino.

E nell’ora più bella tu allunghi la mano, tra le mie gambe , allungo

il pene tu la tua stupida lingua.

Sono perplesso, ma senza sesso sono un uomo perso, sono una fiamma dentro un braciere , un cielo pieno di stelle che s’apre all’infinito, ed oltre sogna di vivere in questo corso e ricorso, in questa storia che ti prende per mano come un uomo ferito con te che m’amasti di nascosto

Sono io che busso alla porta del tuo cuore.

Non aver paura poi partirò di nuovo, andrò dove mi pare , viaggerò nel vento verso il sesso , simile alle farfalle, verso un confine che segna il sapere dentro di noi , crea l’amore. L’incoscienza d’essere vivi.

Non è detto che ti punga, ti prenda per un solo attimo in un stile ellenico, curvo , schifoso, penetrante dentro una fessura per poi cadere dentro un fosso con il fine di un vivere

che mostra la sua bellezza.

Vorrei andare ma sono qui a pregare per te.

Io non prego

Io non vivo

Io vorrei te

Io sono te

Io non sono nessuno

Eccomi come sono

Un bruco una crisalide

Oh mio dio

Scorre questa vita , corre la nostra auto , s’incurva verso oriente , sale i monti

della beatitudine , s’arrampica verso un idea , verso qualcosa che trascende il credere.

Un fiore

Una casa

Tanta gente per strada

Molti sono già morti

Altri aspettano di vivere

Molti non comprendono

Chi ruba

Chi fotte

Chi sputa sul bagnato

Ed il mare di lontano si muove , s’infrangono le onde sugli scogli con violenza mentre

si consuma in fretta questo amplesso , mentre apri le gambe e mostri la tua vulva pelosa,

una boscaglia nera grondante d’umori e di piaceri nostrani.

Tutto è questo

Nulla è come ieri

Stiamo per morire

Stiamo arrivando

Fermi non sparate sul pianista

Questa è una cosa seria

Io non centro

Mi sono fatto una canna

Bello andiamo al cinema

Mangeremo panini ascolteremo canzoni

Tutti qui l’amore

Cosa cerchi amico

Cerco la verità

Io la fine di un principio

Forse siamo fatti della stessa pasta

Non so la follia mi costringe a credere ancora

Volo

Io suono

Ascolta è sera .

La città piange i suoi morti.

Piange la sua sorte.

La sua mesta canzone è nell’eco delle voci dei ragazzi , corrono su i motorini sfrecciano , s’impennano, combattono , s’uccidono nell’ardore della giovinezza , finiscono tra le braccia di una libertà senza nome.


Se la vita sapesse il mio amore! me ne andrei questa sera lontano.

Me ne andrei dove il vento mi baci , dove il fiume mi parli sommesso.

Ma chi sa se la vita somiglia al fanciullo che corre lontano ...

Chi sa se tutto è vero se la vita dopo avermi preso per mano, mi porterà lontano, la dove tutto e possibile nella sera che cresce tra le nuvole sparse dentro la mia faticosa vita, fatta d’oscuri presagi , di storie mai concluse.

Rimango solo in questa sera, come tanti anni fa la vita d’un tempo trascende il mio tempo nell’amore che cercai d’afferrare tra le grate della realtà .

Un folle fiore, un serio principio in un discendere verso ,l’inferno delle parole che morbide, leggiadre ,volano via e mi trasportano oltre questo mondo ove oltre vivo .

Sali sopra il monte guarda.

Io non so cosa sia vivere.

Io sono qui che ti guido verso te stesso ,nell’ossesso, attraverso la penetrazione nell’abbraccio seco , bacio il tuo seno e sono dentro di te.

Sei colui che non si stanca mai di dirmi ti amo.

Io sono quella , sulla strada , che si vende per un breve piacere.

Si son malato , vago per il sobborgo.

Ma l'umido grigiore invernale mi rende triste e solo.

A soffi , sale, sulla via un afrore caldo da una palestra sotterranea

ove giovani e nude belve assalgono nemici immaginari, in basso

a scatti soffiando.

Un vecchio mendicante guarda, con me, la scena senza nostalgie.

Tutto è come l’avevo immaginato , come girare un film surreale.

Come masticare bistecche, accanto al fuoco sotto le stelle.

Ed il vecchio e solo una parte di questa poesia che fiorisce, scema nello scrivere ,

verso dopo verso, nel coito precoce ,nel fiotto di sperma funesto sulla vulva.

E non ci sono mendicanti ne semafori.

La fuori è tutto uguale.

Tutto sa di vecchio

Troppo baccano

Tiro la barba

Povero Babbo natale

Siamo morti per dare vita ad un nuova idea d’amore.

Non dire sciocchezze, si ricomincia sempre da capo ,

dopo aver scritto un sacco di versi .

Dopo questa pizza fumante tu ed io seduti difronte all’eternità della nostra vita.

Nel sonno incerto ,sogno ancora un poco.

E' forse giorno. Dalla strada il fischio di un pescatore e la sua voce calda.

A lui risponde con una voce assonnata.

Un trasalire dei sensi - con le vele, fuori, nel vento? –

lo sogno ancora un poco.

Sogno di scappare di correre forte d’attraversare

il mare le strade , di attraversare la città che si desta dentro un ricordo.

Livida alba, io sono senza dio.

Visi assonnati , vanno per le vie, sepolti sotto fasci d'erbe diacce.

Gridano al freddo vuoto i venditori.

Albe più̀ dense di colori , vidi su mari su campagne inutilmente.

Mi abbandono all'amore di quei visi .

M’abbandono al perdono all’ardore di una vita raminga

che non regala medaglie.

Si lava la faccia fa finta di non capire.

E credere è come mangiare un gelato al pistacchio.

Facciamo in fretta, possono svegliarsi.

Sono serio io .

Ma questa è una guerra.

Accidenti un cavolo di problema.

L’alba ci afferra entrambi, sembra un donna calda , piena di voglie mai assopite.

Partorisce figli , partorisce scene surreali , ride poi te la da per mezzo scellino.

Non è finita qui se viene il primo ministro finiamo tutti in galera.

E la donna non era una stinco di santa sapeva dove vedere la sua pelle profumata

A volte c’era qualcuno che voleva i soldi indietro.

Tutto scorre anche la sera come il fiume verso il mare.

La vita... è ricordarsi di un risveglio triste in un treno all'alba: dopo aver veduto fuori la luce incerta: dopo aver sentito nel corpo rotto la malinconia vergine e aspra dell'aria pungente.

Dopo aver assaporato questa storia dopo aver partorito con dolore con la bocca colma di rabbia nell’alba radiosa nel silenzio infinito una nuova vita nasce e muore il vecchio dire il canto delle lavandaie .

Nuovi giorni , nuove vergini, nuove storie che diventano tutt’une con questo ricordo.

Il mio Amore era nudo in riva di un mare sonoro.

Gli stavamo d'accanto- favorevoli e calmi -

io e il tempo.

Poi le rubò un idea.

Lo macchiò d’ inchiostro.

lo resto in riva di un mare sonoro.

L'aria di primavera invade la città.

Ai fanciulli la sera cresce un poco l'età.

Cresce questa poesia , nella musica nell’indomani che giunge in fretta si denuda si spoglia e cerca dentro di se il mito una nuova rinascenza , un emozione in mezzo all’ardire per rime eclettiche, misogini eufemismi e lirismi mitici concentrati in atti impuri.

Tutto scorre la sera va verso la fine, verso il piacere, verso il nome e l’amore della sua età .

Non sono qui a criticare.

Fatti da parte.

Non vuoi mangiare ?

Non ho voglia.

Ti metto un cuscino sotto la testa?

Non farmi male.

Perché dovrei?

Siamo a maggio.

Dovrebbe essere tutto cosi magico.

Ci siamo, scivolano le parole, troppo sole per essere comprese.

Togliti il vestito.

Non voglio soffrire.

Non ridere, siamo ad un passo dalla salvezza.

Forse sarà meglio chiamare a casa.

Tua madre dorme.

La città non si cura di noi.

Siamo li ad un passo dal tutto.

In fondo ad un bicchiere di vino.

Bevo alla tua salute.

Vanamente rivivo in questo cuore : oh assorte lontananze.

E' più̀ vivo, più mi distacco dall’ Amor dalla confusa Morte.

Cosi va la vita rinchiusa tutta in un verso, il resto è nulla.



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