scrivi

Una storia di Chelinde

Fiori di pesco

389 visualizzazioni

4 minuti


La casa era buia, circondata da un silenzio assordante. Lei se ne stava seduta sul divano a fissare lo schermo spento del televisore come ad aspettare un’illuminazione divina. Non sapeva più cosa fare, dove andare. Per tutta la vita era stata figlia, poi moglie ed infine madre, ora non era più nessuna di queste cose. I suoi genitori non c’erano più da tempo, suo figlio si era trasferito in Africa a lavorare in progetti edilizi e suo marito, Francesco, aveva deciso di andarsene dopo quarantanni di matrimonio.

Osservò la fede che ancora portava al dito, la accarezzò con dolcezza mentre delle lacrime le rigavano il volto. Non poteva credere che dopo tutti quei gli anni, quei momenti vissuti insieme tutto le fosse crollato addosso come un castello di carte. Certo, c’erano state delle avvisaglie negli ultimi tempi ma lei era troppo presa da altro per accorgersene. In effetti si rese conto che suo marito in fondo un po’ di ragione forse ce l’aveva.

Le sue priorità erano sempre state altre. Prima c’era stato il lavoro, voleva assicurarsi di avere una bella casa, delle belle vacanze, dei bei vestiti, questo però l’aveva portata lontana dalla famiglia. Aveva fatto straordinari su straordinari, si era persa il loro anniversario, la festa di compleanno dei suoceri, le vacanze stesse per le quali aveva lavorato o la recita del figlio. Poi erano venuti i suoi genitori, sua madre si era ammalata e lei l’aveva seguita passo dopo passo, non si pentiva di nulla però si era sempre rifiutata di accettare l’aiuto del compagno o del figlio. Voleva fare da sola, si sentiva in colpa per averla trascurata troppo presa dal suo lavoro ed ora voleva riparare all'errore, non si era resa conto però che così facendo stava trascurando le altre due persone più importanti della sua vita.

Era successo così. Piccoli passi seguiti da altri piccoli passi tutti nella direzione sbagliata. Certo, lo aveva fatto con le migliori intenzioni ma sentiva che questo non poteva giustificarla.

Si alzò dal divano con lentezza e fatica.

Con passo sicuro e fiero si avviò verso la porta della sua casa, ormai troppo grande e troppo vuota per una sola persona. Si asciugò le lacrime con un gesto veloce della mano ed uscì nel piccolo giardino che la circondava. Posò la mano sul bracciolo del dondolo che si trovava proprio accanto all'entrata.

Ricordava bene quanto avesse adorato quel dondolo quando era più giovane. Ci aveva passato tanto tempo seduta lì fuori con Francesco a sorseggiare del pessimo vino ed a chiacchierare delle cose più sciocche ed inutili. Poi avevano smesso. In realtà, si disse che era stata proprio lei a smettere.

Le si strinse il cuore nel vedere l’albero di pesco che avevano piantato il giorno del loro matrimonio appassire davanti a lei. Erano anni che quel poverino pareva soffrire, nell'arco della sua vita aveva fatto sempre meno fiori.

Ricordava che i primi anni era bellissimo, i rami si riempivano di quei piccoli fiori rosa che illuminavano il loro piccolo cortile. Amava guardarlo durante il periodo della fioritura, le sembrava un piccolo raggio di colore all'interno di una cittadina dove, seppur piccola, predominava il grigio del cemento. Suo marito era sempre stato molto attento alla cura di quel giardino, ricordava che a volte la mattina si svegliava presto e si dedicava unicamente a tagliare l’erba o a trasferire le piante in vasi nuovi e non rotti. Quell'uomo aveva sempre avuto un pollice verde incredibile.

Il suo sguardo venne catturato dai pochi fiori che aveva fatto quell'Aprile. Uno di essi si staccò e non poté che seguirlo con lo sguardo mentre compiva la sua lenta discesa verso terra.

Francesco le aveva davvero provate di tutte, aveva seguito ogni consiglio che gli era stato dato per far riprendere quell'albero eppure niente aveva mai prodotto nessun risultato.

Si avvicinò con lentezza fino a fermarsi sotto i sottili ramoscelli vuoti. Si piegò così da afferrare il fiore caduto e lo accarezzò con delicatezza, era di un bel rosa, quello che un tempo le aveva tanto riempito il cuore di pace. Con un peso nel cuore notò lo spesso tronco ormai privo di corteccia in vari punti.

Improvvisamente il silenzio della sua mente fu interrotto dallo squittio di una civetta e capì, era il momento di cambiare di rimettere in discussione la sua vita. Sarebbe stato difficile, lo sapeva ma era pronta, fino a quel momento aveva intrapreso una strada sbagliata ma non era troppo tardi per cambiare. Non era mai troppo tardi. Era la fine della sua storia d’amore, della vita come l’aveva intesa finora.

Si sfilò la fede dall'anulare con lentezza e se la rigirò davanti agli occhi osservandola per un’ultima volta. Alzò ancora lo sguardo verso l’albero e si decise. Chiuse il pugno e lanciò l’anello con tutta la forza che aveva.

L’ultimo suonò che udì fu il tintinnio dell’anello che cadeva sull'asfalto.


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×