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Una storia di Raffaele

La fine del mondo in tre atti

Prologo

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4 minuti

Pubblicato il 10 gennaio 2020 in Fantascienza

Tags: #Fantascienza #Fantasy #Racconti

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Quando l’ultima goccia di petrolio cadde in un anonimo oleodotto di una remota località dell’Arabia Saudita il mondo non ne aveva più bisogno. Le estrazioni erano proseguite anche dopo il “Day One”, centocinquantotto anni prima, ovvero la data che le autorità energetiche di tutte le nazioni produttrici avevano stabilito come quella in cui la dipendenza dal petrolio sarebbe cessata.

Le risorse energetiche alternative erano state progressivamente introdotte secoli prima e il petrolio, benché ancora venduto e usato, aveva perso attrattiva nel giro di poche centinaia di anni. Il guadagno collegato alla sua produzione, però, continuò fino alla fatidica ultima goccia e arricchì generazioni di produttori che per secoli avevano investito i ricavi proprio in risorse energetiche alternative.


Le popolazioni crebbero, crebbero i loro bisogni e forti furono le tensioni sociali.

Ci furono picchi di immigrazioni che corrisposero a decennali conflitti economici o militari che interessarono gran parte del mondo civilizzato.

L’incapacità di prevedere e arginare tali fenomeni furono aggravati dai sempre più incisivi cambiamenti climatici. Decenni a discutere su cosa fare, come farlo e chi, soprattutto, dovesse farlo, portarono il pianeta Terra al punto di non ritorno. Molte città costiere furono sommerse definitivamente dall'acqua e anno dopo anno sparirono tutte le isole piccole e grandi. Gli agglomerati urbani, per via della desertificazione, si trasformarono in rifugi sotterranei e strutturati su diverse altezze.

Le grandi massi di neve e ghiaccio che si sciolsero completamente diedero per poche centinaia di anni la possibilità di rifugio alle popolazioni che dal sud del mondo si spostarono verso nord.

Incapaci di arginare la morte del pianeta, gli essere umani più intelligenti, danarosi e dotati di spirito ed ingegno fuggirono nello spazio.

Fu così che sorsero le prime colonie lunari e successivamente quelle marziane.

La vita nello spazio non era differente da quella sulla Terra dove, almeno in esigua parte, resistevano vegetazione, poche risorse naturali e alcune specie di animali le quali, nelle suddette colonie, vennero introdotte grazie alle nuove tecnologie acquisite, ma ci misero secoli per diventare realmente efficaci e produttive.


La popolazione terrestre era composta da quella che un tempo veniva considerata media e piccola borghesia, per non parlare dei poveri o nulla tenenti che in un mondo morente erano la maggioranza.

Nonostante ciò, le nazioni rimaste, con molta fatica, riuscirono ad organizzarsi in un unico stato centrale con un proprio governo e proprie leggi.

Almeno in apparenza.

Di fatto, nella Nuova Terra, c’erano caste di persone che si spartivano il poco territorio fertile rimasto, guardavano con sospetto coloro che professavano fedi religiose diverse o che avessero tratti somatici e colore della pelle non uguale alla loro. Anche se la lingua inglese fu adottata come idioma unico, era possibile ascoltare nell'unica città stato del pianeta idiomi e dialetti che rimandavano alla Vecchia Terra.


Unica era una città stato parzialmente interrata e distribuita su più livelli.

Sorgeva all'altezza dell’equatore sul meridiano zero ed era un’ immensa isola circondata da acqua. Un censimento eseguito circa dieci anni dopo la sua fondazione ufficiale che si concluse nel ventennio successivo, stabilì che la popolazione fosse di circa otto miliardi di persone.

I livelli più esterni ed alti di Unica appartenevano ai ceti poveri, mentre più in basso si scendeva, maggiore era la ricchezza di cui si poteva disporre.

La ricchezza di Unica consisteva in sacche d’acqua potabile, riserve di gas, minerali, terre coltivabili, animali e la tecnologia necessaria per sopravvivere.

Tutto ciò era mezzo di scambio e di profitto.


Sulla Luna e su Marte le colonie avevano la stessa gerarchia.

Poiché queste popolazioni discendevano dalle le più ricche e le più ingegnose della Vecchia Terra, avevano potuto ricreare poco per volta vegetazioni, coltivazioni e specie animali che permettessero loro di sopravvivere sotto le enormi cupole che assicuravano aria respirabile e difesa da radiazioni.

Luna Nuova, la città stato sulla Luna contava quasi cinque miliardi di persone ad un secolo dalla sua fondazione, mentre Ares, la città stato marziana, appena tre. La ricchezza investita nelle colonie, a distanza di secoli, non evitò che anche queste si suddividessero in diversi strati sociali, caste divise per fedi religiose, colore della pelle o influenza economia.

Come sulla Terra, anche sulla Luna e su Marte i più ricchi finirono con l’occupare i livelli più interni e sotterranei dei pianeti, mentre i più poveri, alle loro dipendenze, restarono in superficie.


Nel 1977 il programma scientifico Voyager condusse al lancio di due sonde spaziali, Voyager 1 e Voyager 2, per l'esplorazione del sistema solare esterno.

L'obiettivo principale della missione del Voyager 1 era il sorvolo dei pianeti giganti Giove e Saturno, e in particolare del satellite Titano, per studiarne i campi magnetici, gli anelli e fotografarne i rispettivi satelliti.

Dopo il sorvolo di Saturno nel 1980, la missione della sonda è stata estesa proseguendo così a raccogliere dati sulle regioni esterne del sistema solare.

Nell'agosto del 2012 la Voyager 1 è diventando il primo oggetto costruito dall'uomo ad uscire nello spazio interstellare.

Il Voyager Golden Record è un disco per grammofono inserito nelle due sonde spaziali. Contiene suoni e immagini selezionate al fine di portare le diverse varietà di vita e cultura della Terra. È concepito per qualunque forma di vita extraterrestre o per la specie umana del futuro che lo possa trovare.


La sonda Voyager 1 ha impiegato quarantamila anni per arrivare nelle vicinanze di un'altra stella…




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