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Una storia di AlessandroCiviero

Questa storia è presente nel magazine Recensioni

A proposito di "A Proposito di Niente"

considerazioni sull'autobiografia di Woody Allen

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4 minuti

Pubblicato il 04 gennaio 2021 in Recensioni

Tags: #Allen #autobiografia #recensione #Woody

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L’autobiografia di Woody Allen è un’ironica carrellata sulla vita di un uomo che, evidentemente, non si è mai preso troppo sul serio. Si capisce immediatamente dal titolo quale sia la cifra stilistica del personaggio in questione, ed oltre alla sua vena artistica, il titolo dell’autobiografia traccia con chiarezza quale sia il punto di riferimento morale e propositivo del regista americano.

È chiaro sin dal principio che questo artista, assolutamente inscindibile dalla persona, sia un uomo modesto. Con questo non intendo dire dimesso o impacciato, come la maggior parte di chi lo ha visto, anche solo cinematograficamente, possa pensare. La personalità che emerge dalle pagine è quella di un uomo sinceramente umile e riservato. Un uomo che, alla soglia degli ottantacinque anni (compiuti mentre scrivo queste righe) non vuole e non può mentire al pubblico, né tantomeno a se stesso. Quindi Allen, nel suo autoritratto, si mette completamente a nudo, senza vergognarsi di affrontare e porre dinnanzi a chi vuole ascoltarlo la propria verità, anche se questa può essere dolorosa, cinica ed avversa.


Woody Allen
Woody Allen

La maggior parte della vita di Woody Allen è stata sorprendente addirittura per se stesso, ed è cucita come un abito perfetto nei personaggi da lui interpretati nei suoi film. Forse non c’era neanche bisogno di una vera autobiografia per svelarci chi sia il regista di Io ed Annie o Manhattan, tanto basta guardare le pellicole che ha prodotto in quasi sessant’anni di carriera. Nel suo racconto, dopo le esperienze giovanili in cui cercava la propria strada e faceva lo "stand-up comedian" (da noi erroneamente tradotto come cabarettista), i tempi sono dettati dalla cronologia dei film che ha pensato, scritto, girato e interpretato. Anni di peripezie ed emozioni descritti con dovizia per farci capire che il suo lavoro e la sua arte erano e restano la cosa più importante della sua vita.

La modestia dell’uomo lo porta a negare anche il successo che egli ha avuto nella vita e nella professione, ma che è evidente sotto gli occhi di tutti. Si definisce uno schmiel cioè uno sfigato, uno sciocco, un perdente, nel gergo della cultura ebraica della mitteleuropa di cui è figlio. Nella cultura ebraica egli trova la sua croce e la sua delizia, quel sentirsi diverso ma integrato, sfortunato ma carico di opportunità, impostato nella seriosità di una tradizione che poi si scopre immancabilmente ironica e autolesionista.


Woody Allen e Diane Keaton sul set di "Io ed Annie" (1977)Keaton è stata la terza moglie di Allen
Woody Allen e Diane Keaton sul set di "Io ed Annie" (1977)Keaton è stata la terza moglie di Allen

La biografia di Allen parla soprattutto di cinematografia, come detto, e come la sua espressione artistica sia perlopiù frutto di un continuo lavorio di carattere artigianale. Asserisce che nulla di quello che ha scritto è stato un colpo di genio, tutto invece è stato visto e rivisto, scritto e riscritto, accettato e rigettato, in un ciclo perpetuo.

Egli si definisce un miscredente (che però si fa continue domande e si pone di fronte al problema dell’assoluto), un misogino (che però ha avuto relazioni e storie appassionate con donne forti ed affascinanti), e un sociopatico (che però ha avuto l’opportunità di lavorare con i migliori attori e professionisti cinematografici di Hollywood e d’Europa). Nessuno può negare che egli sia riuscito a mettere su celluloide le più diffuse idiosincrasie della gente comune, a farne commedia, a ridere della precarietà e della pusillanimità dell’uomo medio, riuscendo infine a ricavarci un sacco di soldi scherzandoci sopra. Tutto questo credendo ancora di essere il signor nessuno.


Il cartellone di "Manhattan", forse il suo capolavoro
Il cartellone di "Manhattan", forse il suo capolavoro

La vita di Allen non è stata sempre cosparsa di polvere di stelle, questo lo dice chiaramente, quando parla a viso aperto la sofferenza mediatica e personale affrontata nel periodo in cui è stato accusato di orribili misfatti a carattere sessuale. L’anziano Allen non si tira indietro, non nasconde nulla, ed anzi dedica una buona parte del libro a mettere in luce questa fosca situazione. Non cerca compromessi, non millanta giustificazioni, ma ci invita a pensare con la nostra testa, facendo notare che nessuna delle accuse di cui è stato oggetto abbia mai avuto risvolti giudiziari, né civili, né tantomeno penali. Si rammarica con sincera partecipazione dei motivi che hanno indotto varie persone, a partire da quelle che lui amava di più ed in particolare l'ex moglie Mia Farrow, a voltargli le spalle, a gettagli addosso fango, a negargli l’amore e l’affetto di cui ogni uomo necessita, anche il più simpatico dei commedianti.

Allen con Soon-Yi, sua moglie da oltre vent'anni
Allen con Soon-Yi, sua moglie da oltre vent'anni

L’empatia che si ricava della piacevole lettura di questa storia vera è notevole, anche quando l’autore stilizza le battute finali come in un temino per bambini delle elementari: chi è il mio eroe preferito? Chi sono le donne che ammiro di più? Chi è la persona che invidio di più? Qual è la cosa che mi piace di più? E quella che mi piace di meno? Per concludere con una considerazione sorprendente, per un artista.

Al termine della lettura dell’autobiografia di Woody Allen, anche noi lettori ci chiediamo chi sia in realtà quest’uomo dall’apparenza semplice e dimessa, ma tutt’altro che scontata, e forse dobbiamo accontentarci dell’estrema sintesi della vita che egli stesso dichiara in una battuta: “tanti stupidi errori compensati dalla fortuna”. Se questo non è genio…


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