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Una storia di GioMa46

Questa storia è presente nel magazine PICCOLI OMICIDI QUOTIDIANI

PECCATI  DI  GOLA

Teatro Degli Opposti

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60 minuti

Pubblicato il 01 dicembre 2019 in Fantasy

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Painting:Botero - Donna sul letto.
Painting:Botero - Donna sul letto.


“PECCATI DI GOLA” - commedia semiseria in due tempi ... con omicidio.


(TDO: tratto da: "La rivoluzione individuale" - inedito di Giorgio Mancinelli).


Argomento:

E’ qui di scena una coppia veterana: un uomo (Oscar) e una donna (Sophia) che si preparano a festeggiare con alcuni amici (4-6) il giorno detto della “ricorrenza”. Durante la cena, che si annuncia all’insegna della ricercatezza culinaria, accade che la padrona di casa, propone ai suoi ospiti un “peccato di gola” davvero irrinunciabile. L’occasione dà vita a una commedia di passioni simulate ed esagerate che si consumano in un gioco sdolcinato e distruttivo. Il rapporto con il cibo è qui vissuto attraverso l’esperienza, molto singolare, del piacere e del godimento totale, ultimo, definitivo: un “peccato” che conduce tutti alla morte. Infine nessuno di loro si salverà, ma fra essi non compare l’assassino.


Personaggi:

Sophia,

anche detta “Miacara” in forma confidenziale, è una donna cannone (gonfiata con pezzi estraibili ed esageratamente truccata da risultare grottesca) ha un’età indefinibile, piuttosto gioviale è golosa fuor di misura, passa il tempo sdraiata su un enorme letto/sofà coperta da un drappo damascato rosso con frange in oro, che funge per lei da salotto, da bagno, da buduoir. Ossessionata dal tradimento del marito: “futile messaggero d’amore”, “esageratamente vanitoso”, “maledettamente ipercritico”, anzi “ipotetico” come lei lo definisce, per non dire: “ipocrita”, ma che in fondo ama. Tuttavia in cuor suo, medita una vendetta a dir poco “esemplare”.


Oscar,

è un gentleman di mezza età, affascinante ed elegante, arguto e “spietato”. Non manca di un certo gusto della vita e possiede indiscutibili capacità culinarie che sono il piacere (e l’incubo) di miacara che, a modo suo, ama sinceramente, ma che pure tradisce con la sua migliore amica, “materialmente” s’intende “non sentimentalmente”, come del resto egli dice: “si conviene ad ogni uomo che abbia un briciolo di dignità”. Si preoccupa amorevolmente delle “turbolenze umorali” di Sophia, della sua “caparbietà caratteriale”, del suo essere così “terribilmente ossessionante” e “falsamente erronea”, che tuttavia accetta con malcelata compassione.


Ospiti:

Magda, Arturo, Danae, Filelfo, Anna, Prof. Malkovich, Marghareta, Claude (numero previsto 8 riducibili a 4 con doppi ruoli), di età indefinita, sono figure difformi, rappresentano per così dire la créme del frequentabile, una risma di tipi grotteschi (con i volti eccessivamente truccati), cultori dell’alimentazione e della “scrocconeria”, sono una sorta di parassiti, avidi divoratori, che hanno ragione d’essere solo perché attendono alla conclusione del dramma che qui si consuma.


Regista,

lo si vede solo in brevi ma significativi interventi, subentra in conclusione del dramma a spiegare quello che “in realtà” non accade sulla scena.



ATTO PRIMO


Musica: versione per carillon in primo piano di “La donna cannone” di F. De Gregori,, poi in sottofondo per alcuni minuti, prima dell’inizio.


A scena aperta:

Sophia dorme avvolta nelle coperte sul grande letto/sofà che occupa quasi per intera la scena, tutt’intorno e a portata di mano: due bassi tavolini da salotto, alcuni paralumi, grandi cuscini dappertutto, un cane e un gatto di porcellana, una cornice vuota, un telefono antiquato, ninnoli vari, alcuni arnesi da toletta, libri accumulati, vassoi con bottiglie e bicchieri, scatole di biscotti, un porta bonbon con dei cioccolatini, un orsacchiotto e una bambola abbandonati su una sedia. S’odono delle voci fuori scena.


Regista: (irrompe dalla platea sulla scena nervosamente)

"Sophia, Sophia! Possibile che quando ti si cerca non ti si trova mai?"


Sophia: (esce da sotto le coperte rassettandosi i capelli)

"Sono qui, sono qui! Dove vuole che vada?"


Regista:

"Si prepari, si va in scena."

(poi rivolto alla platea)

"È inutile, è sempre da qualche altra parte! Con la testa intendo. E’ inutile, è inutile!"


Sophia:

"Sono pronta". (spalanca gli occhi, afferra alcuni biscotti e li inghiotte avidamente)


Regista:

(scende in platea e recupera il suo posto a sedere)

"Azione!"

(s'ode il chiudersi di una porta)


Sophia: (ad alta voce)

"Oscar, sei dunque tornato?"


Oscar: (sporge la testa scompigliata sul vano della porta)

"Eccomi Miacara, sono qui!" (scompare)


Sophia: (alza il tono della voce )

"Oscar con chi stai parlando? C’è forse qualcuno con te?"


Oscar: (fuori campo)

"Sto parlando con Therese riguardo l’orario della cena."

"A proposito, immagino che tutti abbiano confermato la propria partecipazione, vero?"


Sophia:

"Oh si, certamente, ci saranno tutti quelli delle grandi occasioni, tutti quanti!"


Oscar: (fuori campo)

"Non avevo dubbi. Quando si tratta di cibarie, nessuno mai che dica di no!"


Sophia:

"Oscar! ti ricordo che stai parlando dei nostri amici!"


Oscar: (si affaccia sulla porta sorridente)

"Sono lieto di vedere che và meglio. Miglioriamo di ora in ora, e questo è un gran bene, direi. È dunque cessato il malessere di questa mattina?"


Sophia:

"Ti ricordo che non sei passato neppure a salutarmi. Non vieni a darmi un bacio?"


Oscar: (entra e si avvicina al letto)

"Ma certo Miacara! Poiché dormivi, ho approfittato per fare un salto in Banca. Mi dispiace ma . . ."


Sophia:

"Dispiace più a me, ma come tu dici: il fatto è molto personale, pertanto non ha senso continuare a parlarne. Strano che tu non l’abbia ancora detto."


Oscar:

"Continui a riprendermi ogni volta come se cercassi di forzarmi a ritrattare, o a scusarmi per una frase detta così in un momento di diniego. (sale ginocchioni sul letto/sofà e le dà un bacio distratto) È così?"


Sophia:

"No ma devi ammettere che di tanto in tanto anche tu sbagli. È solo che non mi aspettavo la tua sincerità. Mi hai colta di sorpresa che quasi mi viene voglia di piangere."


Oscar:

"Ti prego di no, faresti la figura di quella pupazza buttata lì su quella sedia. È quello che vuoi?"


Sophia:

"No, se mi dimostri che non sono solo una pupazza per te."


Oscar:

"La verità è che . . ."


Sophia:

"Oh certo, tu sei un esperto di verità, ma usi sempre e solo la parte che ti fa più comodo. Non è forse così?"


Oscar:

"Per amor del cielo, non ricominciamo. Se pensi che stia vivendo una menzogna, avresti difficoltà a credere a tutto quello che d’ora in avanti ti potrei dire."


Sophia:

"Infatti ... mi tratti come se fossi una sciocca. Te ne stai lì seduto senza dire niente per ore. Come se fossi passato per caso a far visita a una moribonda e avessi trovato tutto esattamente come ti aspettavi di trovare: cioè, un cadavere!"


Oscar:

"Ma è la verità, esattamente come mi aspettavo che fosse. Perfino le tue lamentele e la tiritera dei rimproveri e tutto il resto, oramai sei, come dire? Scontata."


Sophia: (piagnucolando)

"Tuttavia ti rammento che non sono in saldi. Se ti aspetti che ti faccia degli sconti stai fresco."


Oscar:

"Scusa! Scusa, so che non avrei dovuto avvalermi di questa meschinità, dopo tutto ammettilo, credo di conoscere a memoria le volgarità di cui sono capaci le tue amiche. E alle mie spalle, per giunta!"


Sophia: (asciugandosi il naso)

"Da quando in qua ti preoccupi di loro, forse ti offende la sincerità? Per me non è così. Le mie amiche sono . . ."


Oscar:

"Certo che no, sono sempre stato molto sincero. Ma tu sei libera di credere quello che vuoi. (promiscuo) Ovviamente se mi credi non ha senso continuare a discuterne."


Sophia:

"Grazie per la fiducia. Ma non voglio forzarti a parlare, se non ne hai voglia."


Oscar:

"Ed io non ho intenzione di assecondarti più di tanto . Dopo tutto m’accorgo di non avere gran che da dire su questo argomento."

(quindi si alza e si versa del brandy)

"Ne verso un poco anche per te, Miacara? Può farti solo che bene."


Sophia: (improvvisamente preoccupata)

"Ma Oscar, a quest’ora? sono appena le sei e la cena è alle nove, non dirmi che hai ripreso a bere così smodato?"


Oscar:

"Non so come tu la pensi, ma non ho mai smesso, Miacara."


Sophia:

"Mah, Oscar . . ."


Oscar:

"Consideralo un aperitivo."


Sophia:

"Ti proibisco di berlo! Almeno non ora. Raccontami piuttosto come hai passato la mattinata."


Oscar: (preoccupato)

"Scusa, ma adesso non ho voglia."


Sophia:

"Già, mi chiedevo quando mai tu abbia avuto qualcosa da dire? Non ricordo di averti più sentito fare un vero discorso da lungo tempo ormai, che non sia di politica."


Oscar:

"Forse confondi, non mi occupo di politica, io! (prende a fare avanti e indietro nella stanza)


Sophia:

"Dubito che potresti. Devo pensare che stai vivendo dentro una menzogna dal momento in cui ho lasciata aperta la porta."


Oscar: (falsamente distratto)

"Di quale porta parli, cara?"


Sophia:

"Oh, deve esserci pure un modo per intraprendere un dialogo con te. Oppure devo rinunciarvi definitivamente? No, me lo devi dire. Perché, capisci, io, non . . ."


Oscar:

"Non capisco. È poi così necessario essere ossessionati da qualcosa? Non ne puoi proprio fare a meno? Beh, io me lo evito volentieri. Ti prego risparmiami, almeno quest’oggi."


Sophia: (piagnucola)

"È quel che provo alla tua presenza, una sorta di continua disillusione. Vorrei tanto abbracciarti."


Oscar:

"Oh no, ti prego, ti pare questo il momento?"


Sophia:

"E quando Oscar? Dimmelo. Lasciami un biglietto sul comodino mentre dormo. Così, tanto per prepararmi all’evento. Quando sarà! Non credi sia il caso?"


Oscar:

"Se è ciò che vuoi per me va bene come dici tu."


Sophia: (asciugandosi gli occhi)

"Talvolta sai essere molto cattivo, non c’è dubbio."


Oscar:

"Ti prego, lo sai che non voglio vederti piangere."

(si avvicina le fa una accarezza e le porge il bicchiere invitandola per un brindisi)


Sophia:

"No. (scosta il bicchiere) Sai, poco fa stavo pensando che se mi avessi lasciato sarei stata una donna incompleta."


Oscar:

"Non vedo perché avrei dovuto."


Sophia:

"Hai una tale capacità di essere altro, come dire? Di essere altrove, che quasi potresti eclissarti nel nulla, senza neppure accorgertene."


Oscar:

"Devo ammettere di non aver mai sperato di meglio data la tua considerazione."


Sophia:

"E’ che talvolta sai essere così inconcludente . . ."


Oscar:

"Non ti seguo." (rivolto alla platea) "Non sono certo che stia bene."


Sophia:

"Mai stata meglio! Mentre tu da dove sei di ritorno, Oscar? Devi aver passato un inferno per essere qui a quest'ora, non è così? Credo di comprendere. . ."


Oscar:

"Se fossi in te non mi ci proverei neppure."


Sophia: (fa le bizze)

"Ohhhh, smettila! Non ti ho chiesto consigli. Sto solo cercando di interpretare le tue parole. E non fare quella faccia."


Oscar:

"Credimi, non ti sto commiserando, ma è l’unica faccia che ho."


Sophia:

"Non ti ho ancora detto la ragione preminente per cui ho intrapreso questo discorso."


Oscar:

"C’è dunque dell’altro? Intendo, dopo l’aperitivo, c’è dell’altro?"


Sophia:

"Pensi di essere molto spiritoso, non è vero? Ma io so delle tue malefatte."


Oscar: (si china su di lei e l’abbraccia col bicchiere in mano)

"Miacara ancora con queste storie, su andiamo . . ."


Sophia: (tiene a bada le sue avances di baciarla)

"Da qualche tempo non sei che un futile messaggero d’amore."


Oscar: (divaga)

"Convenzionalmente si è stabilito che un menù per poter essere, come dire, 'conviviale', debba essere annunziato da un preludio, diciamo un aperitivo, (beve un sorso), e concluso da un epilogo. Che so?, da un cioccolatino (ne afferra uno dalla scatola), o magari da un candito."

(assaporando il cioccolatino) "Humm! Squisito! Immagino te li abbia mandati il tuo vecchio spasimante, Professor . . . com’è che si chiama? (ne afferra un altro e lo introduce nella bocca di Sophia)"


Sophia: (lo ingoia d'un fiato)

"Cos’è un’altro dei tuoi aperitivi?"


Oscar:

"Pensavo l’avessimo finita con l’aperitivo. Non eravamo ormai al dessert?"

(l'abbraccia facendole intendere che ... ma lei lo allontana)


Sophia:

"Dai smettila, con tutto il da fare che abbiamo per i preparativi per la cena."

(poi ad alta voce) "Therese, Therese, Ma dov’è Therese?"


Oscar: (infastidito)

"Perché urlare in tal modo, mi chiedo? Quando ci sono qua io. Dimmi semplicemente di cosa hai bisogno."


Sophia:

"Sil vouos plait, puoi dire a Therese di mettere sulla tavola i bellissimi fiori che mi hai mandato. Molte grazie mio caro Oscar, sono a dir poco: meravigliosi!"


Oscar: (tergiversa)

"Ad un certo punto mi sono sorpreso ad aspettare con ansia il momento di fare ritorno a casa. Ad angosciarmi era la mancanza delle tue cure quotidiane, soprattutto della tua sapienza culinaria. Dico davvero! Vediamo cosa hai pensato per il menù di questa sera, non lo conosco ancora."


Sophia:

(afferra un biscotto e lo porta furtiva alla bocca)


Oscar:

"Vediamo, vediamo! È stato osservato il buon ordine dei cibi? In un menù che si rispetti si va dai più sostanziosi ai più leggeri. È una regola! Contrariamente a quanto afferma un proverbio famoso, è possibile dire che l’appetito se ne va mangiando; lo stomaco chiede cibi sempre più leggeri man mano che il bisogno fisiologico di nutrirsi si placa e prevale la ghiottoneria." (deglutisce)


Sophia: (rivolta alla platea)

"Questa massima lapidaria esprime veramente quello che c’è di sostanziale da dire su questo argomento. (fa una smorfia di delusione) Non c’è che dire, quando ti ci metti sei anche capace di fare un complimento."


Oscar:

"Tu dici?"


Sophia:

"Sul serio, sei una rivelazione. Soprattutto a livello emotivo. Dico davvero Oscar! È quello che ho sempre pensato di te. Talvolta riesci ad essere quasi 'umano', anzi, sei indubbiamente il migliore amico della specie umana."


Oscar:

"Apprezzo la tua squisitezza Miacara. Non c’è che dire. Solitamente bevi cicuta a colazione."


Sophia:

"Mi chiedo se dopo esserti rivelato così loquace perché non portare avanti in tutta sincerità questo gioco al massacro? Piuttosto, dimmi dove vuoi arrivare?"


Oscar:

"Io . .? Da nessuna parte. Dove vuoi che vada? Manca poco più di qualche ora al nostro anniversario, e credimi, non vorrei perdermelo per tutto l’oro del mondo. E tu . . ?"


Sophia:

"Non saprei, hai un’aria talmente provvisoria che uno quasi arriva a pensare che stai per spiccare il volo!"


Oscar:

"Oh, dici davvero, ho quest’aspetto così uccellato?" (si tocca)


Sophia:

"Immagino tu debba andarti a preparare per la cena. Vai, vai dunque. Sei così 'esageratamente vanitoso' che si rischia di non vederti a tavola prima di mezzanotte."


Oscar:

"Per un istante ho pensato a un tuo spirito di rivalsa, che del resto conosco molto bene, che volessi parlarmi d’altro."


Sophia:

"Ad esempio, di cosa?"


Oscar:

"Di tradimento, per esempio."


Sophia:

"Ehm! Non essere ridicolo."


Oscar:

"Non sono io ad essere ridicolo, bensì tu, alla tua età metterti a fare la gelosa. Ti ci vedi?"


Sophia:

"Sei indelicato, e vendicativo per giunta. Ma posso ripagarti con la stessa moneta: per questo neppure a te nessuno ha mai pensato di affidarti la parte di Otello. E non solo perché non sei nero!"


Oscar:

"Mi sembra un dire eccessivo. Il tradimento nella vita di coppia, come dire, oggigiorno è semplicemente considerato un classico."


Sophia:

"Appunto, l’evasione e il tradimento sono per lo più programmati, non certo casuali. Non lo credi anche tu, Oscar? O forse, c’è qualcosa in particolare che vorresti aggiungere?"


Oscar:

"Non so perché hai tirato in ballo questo argomento, quando ben sai che i fiori non te li ho mandati io."


Sophia:

"Ah, no. Che strano, per un momento mi ero illusa che…?"


Oscar:

"Non fare la bambola adesso."


Sophia:

"Di la verità, lo trovi scabroso, improbabile?"


Oscar:

"Diciamo improponibile, ecco tutto."


Sophia:

"Posso sapere perché?"


Oscar:

"Perché credo che la cosa non riguardi noi due."


Sophia:

"Cosa te lo fa pensare?"


Oscar:

"Almeno una, Tu."


Sophia:

"Mi credi davvero incapace di una cosa simile?"


Oscar: (dubbioso)

"Si, no, insomma, non lo so."


Sophia:

"Io forse no, ma tu forse si . . ."


Oscar:

"Saresti divorata dal rimorso per aver rinunciato al ruolo di 'angelo del focolare'. Sono certo che non lo faresti mai. Rinunciare all’illusione di sfamarmi, anche se solo a livello nutrizionale, è semplicemente improbabile da parte tua Miacara."


Sophia:

"Se fossi in te non ne sarei così certo. Una donna, talvolta . . ."


Oscar:

"È confortante osservare come, nonostante il repentino mutamento dei ruoli nella società, le relazioni di coppia continuino ad essere intrise di sano conservatorismo. Sei, come dire, convenzionale!"


Sophia:

"Va detto che invece tu credi di poter camminare sull’acqua, è così?"


Oscar:

"Mentre tu continui a fare la funambola appesa al soffitto. Mi meraviglio che tu non abbia ancora messo il trapezio nella stanza da letto. Mi sembra di vederti. . . ah, ah ah!"


Sophia:

"Trovi il fatto così esilarante? Potrei sempre, come dire, meravigliarti."


Oscar:

"No, grazie, sei incorreggibile! Se davvero così fosse, preferirei dormire nell’altra stanza."


Sophia:

"Non dire sciocchezze inadeguate, ti prego. Oggi si festeggia il nostro anniversario ed abbiamo ospiti i nostri migliori amici."


Oscar:

"Oh, si, tutti, anche se non tutti si possono proprio dire 'di riguardo'.


Sophia:

"Oscar? Ti ricordo che stai parlando dei nostri amici più affezionati."


Oscar:

"Che dire di quel fanfarone del Professore, oh non ricordo mai come si chiama?"


Sophia:

"Malkovich non è affatto un fanfarone. Ha tre lauree, e quest’oggi mi ha anche mandato dei fiori. O forse tu consideri 'di riguardo' quella megera di Anna con quel manico di scopa di Filelfo? O la cara ossessiva Marghareta e . . ."


Oscar:

"Basta così ti prego. E questi ovviamente sono i miei amici. Vogliamo parlare dei tuoi?"


Sophia:

"Non c’è che dire. Se non fosse per quella Danae con il suo solitario, misterioso, accigliato, manesco, perverso, logoro . . ."


Oscar: (la interrompe)

Eeeeh, che spreco di aggettivi! Mi stai quasi dando ragione."


Sophia:

"Che dire dell'edonistico Claude, con quell’epicureo di Arturo.


Oscar:

"Di quali eufemismi sei capace quando ti ci metti! Mi sembra di ricordare che Arturo rientra fra i tuoi beniamini, o sbaglio? Visto che li hai nominati uno per uno, vorresti dirmi quanti siamo, per favore? C’è di la Therese che sta disponendo la tavola."


Sophia: (conta in silenzio con le dita poi smette di contare)

"Ah! proprio non mi riesce. Lo sai, non ho molta dimestichezza con i numeri. (afferra un cioccolatino, lo scarta con cura, e lo ingoia d’un fiato) Dieci, forse, compresi noi due, naturalmente."


Oscar:

"Vado a dirlo a Therese. Sei certa di non aver dimenticato nessuno?" (esce di scena)


Sophia: (si gongola per un po, poi torna a dalzare la voce)

"Oscar, mio caro, dove sei?"


Oscar:

(rientra con indosso il parananzino bianco da cucina e con in testa il berretto da cuoco)

"È come contare i sette nani di Biancaneve, sono sempre gli stessi. (si mette ginocchioni sul sofà) Dai, facciamolo insieme: (conta sulle dita di lei) Brontolo, Pisolo, Cucciolo, Dotto, Eolo, Mammolo e.... é? (fingendo d’essere preso da amnesia) Già, come si chiama il settimo dei sette nani?


Sophia:

"Oh, Oscar! malgrado mi sforzi un casino, proprio non riesco mai a ricordarlo."


Oscar:

"Ecco, da brava. Però, ora che ci penso, non lo ricordo neppure io."


Sophia:

"Vedi, mi sgridi per un nonnulla, per una cosa che non ha alcuna importanza. E per di più, mi fai piangere." (si asciuga gli occhi mentre afferra un altro cioccolatino e lo mangia)


Oscar: (con fare amoroso)

"Va la, la mia sciocchina, lo sai che mi dispiace vederti piangere."


Sophia: (un poco stizzita)

"Allora non devi continuare a prendermi in giro. Promettilo Oscar."


Oscar: (remissivo mentre fa per alzarsi)

"Va bene, va bene, prometto. Ma ora lasciami andare devo dare un’occhiata in cucina, altrimenti. . ."


Sophia:

"Non senza avermi dato prima un bacio. (lo schiaccia contro il proprio seno e lo bacia appassionatamente lasciandogli il rossetto stampato sulla guancia) E promettimi di tornare presto."


Oscar. (s’affretta ad uscire di scena)

"Prestissimo."


Sophia: (sposta alcuni ninnoli che ha attorno, poi agita un ventaglio di piume e ad alta voce) "Oscar! Non trovi che Magda sia un po’ troppo magra, pensi che sia anoressica?"


Oscar: (fuori campo)

"Chi, Magda? Con quello che mangia ogni volta che viene da noi?"


Sophia:

"Sembra un paralume!"


Oscar: (fuori campo)

"Con Magda siamo dunque nove, o dieci?"


Sophia:

"No, Magda non ha confermato, ne deduco che non verrà."


Oscar: (si affaccia sulla porta)

Sarebbe la prima volta. (scompare)


Sophia:

"La prima volta di chi? Accidenti a lei, ne ha avute di prime volte. Ti ricordo che ha avuto sei mariti. Sei mariti diversi, intendo. È una ninfomane."


Oscar: (fuori scena)

"E cosa ne ha fatto?"


Sophia:

"Li ha divorati. Tutti. Ecco cosa ne ha fatto!"


Oscar: (fuori scena)

"Tutti insieme o uno alla volta?"


Sophia:

"No, anzi, col nuovo, sono sette."


Oscar: (entra con una paletta da cucina in mano)

"Col nuovo, scusami, ma proprio non riesco a pensare a Magda come ai nani di Biancaneve."


Sophia: (piagnucola)

"Ecco, lo fai apposta. Ancora con quella storia dei sette nani. Mi avevi promesso …"


Oscar:

"D’accordo, d’accordo. . . l’ho promesso, ma non piangere, ti prego." (esce)


Sophia:

"Cocò, cos’è questo profumino che sento giungere dalla cucina?"


Oscar:

"Una sorpresa. (entra con il berretto da cuoco e con un vassoio colmo di dolci) Mi piace quando mi chiami Cocò, è tanto che non lo facevi. Vuol dire che mi vuoi ancora un po’ di bene?"


Sophia:

"Che sciocco sei! Lo sai che sei l’amore della mia vita, l’unico che sa deliziarmi."


Oscar:

"L’odorato è senza alcun dubbio il più affidabile dei nostri sensi. Secondo gli esperti, il senso dell’odorato è essenziale a quello della vita."


Sophia:

"Come per certi cani da tartufi."


Oscar:

"Tieni Miacara, questi sono per te, preparati con le mie mani."

(le porge il piccolo vassoio che ha nelle mani)


Sophia:

"Oh, Oscar ogni volta mi sorprendi, cosa sono?"


Oscar:

"Sono amaretti bagnati al caffè, spalmati di cioccolato fuso al mascarpone, avvoltolati in polvere di cocco che ho di proposito chiamati 'Baci di Dama': poiché portano il profumo dei tuoi baci."


Sophia:

"Oh fammeli assaggiare. (eccitata ne afferra uno e lo porta alla bocca) Oh, sono semplicemente deliziosi, lasciameli ti prego,"


Oscar:

"Solo se mi prometti che non li mangerai tutti, non vorrai privarne i nostri ospiti?"


Sophia:

"Per carità!, anche se. . . (ne afferra un altro) non posso prometterlo."


Oscar: (le si siede accanto)

"Posso dire di averli fatti con amore."


Sophia:

"Può il cibo essere considerato un atto d’amore?"


Oscar:

"Se chi lo prepara lo fa con questo proposito, direi di si. E' come il pittore che dipinge una tela, o al pari della dedica di un libro da parte del suo autore. Non c’è differenza alcuna. In entrambi i casi il senso del gusto è raffinato e complesso. Non ci si può affidare al caso. Pertanto mi sento di poter affermare che il cibo, se ben preparato, è un atto d’amore!"


Sophia: (piagnucola)

"Cocò, devo dirti una cosa: sai essere stupendo, quando vuoi."


Oscar:

"Ma perché fai così (l’accarezza) . . .di nuovo. . . perché? Cosa c’è ancora?"


Sophia:

"Le tue carezze. . . ecco, mi sono mancate le tue carezze."


Oscar:

"Qualcosa non va come dovrebbe, non è vero?"

(l’abbraccia, le carezza le spalle, le cosce, i seni prosperosi di lei fuoriescono improvvisamente dal reggiseno e quasi lo soffocano)


Sophia: (emette gridolini di piacere fingendo di voler sostenere i suoi attacchi amorosi)

"Oh, dolce, dolce. . . dolcissimo. (gli posa una mano sulla patta dei pantaloni ed esclama tra il sorpreso e lo stupefatto): Oh! Oscar sai essere dolcissimo?"


Oscar: (si distanzia da lei)

"Un semplice modo per dimostrarti il mio affetto."


Sophia:

"È forse una promessa?"


Oscar:

"Magari più tardi. Ora dobbiamo preoccuparci della cena. Non è vero Miacara?"

(esce in fretta di scena rassettandosi)


Sophia:

(delusa afferra un cioccolatino e lo mangia con gusto, si agita sul sofà, assume una diversa posizione e apre il carillon che comincia a suonare)


Oscar:

(dopo alcuni minuti ritorna sconvolto senza i calzoni indosso, con le scarpe e i calzini corti ai piedi, e con in mano una grande coppa colma di brandy)


Sophia: (lo guarda basita pur sorvolando)

"È un vero peccato. . ."


Oscar: (tergiversa)

"Un vero peccato che abbiamo perso il senso di ritualità e di intimità che un tempo era legato al cibo. Ma, aspetta … cosa stavamo dicendo? Ah, si. “Nutrirsi bene è intelligenza, nutrirsi in allegria è saggezza”, Miacara. (esce)


Sophia: (rivolta alla platea)

"Quanta filosofia sprecata. . . e solo per dirmi che sono golosa!"


Oscar: (rientrando)

"È proverbiale Miacara, sebbene oggigiorno ci sfugga del tutto il senso del cerimoniale adatto al mangiare, va comunque citato quel sano proverbio che recita : 'la casualità porta in tavola le bacche' e noi, in verità, dedichiamo ben poco tempo a gustare il cibo che mangiamo."


Sophie:

"Mentre riguardo al bere, sembra a me che non ci facciamo mancare niente, non è vero? Oscar, non sarai mica ubriaco, spero?"


Oscar:

"No, ma stavo preparando la mia specialità: 'castagne glassate al brandy', quando . ."


Sophia:

"Oh, non dirmi che quella svergognata di Therese?"


Oscar:

"Ma cosa vai a pensare, ho sbadatamente rovesciato del brandy sui pantaloni, così Therese, me li sta pulendo, ecco tutto."


Sophia:

"Oh, le tue castagne sono meravigliose a vedersi . . . non ti sembra di viziare troppo i nostri ospiti? (fa per prenderne una quando Oscar ritira il vassoio) Oh Oscar, ti prego, hai deciso di farmi soffrire!"


Oscar:

"Non lo voglio di certo Miacara, ma non te ne darò! Poiché nutrirsi oltre che a soddisfare la semplice golosità è indice di delicato piacere, pretendo che vengano servite 'dulcis in fundo' insieme al dessèrt." (esce di scena con la coppa ancora colma)


Sophia: (sarcastica verso il pubblico)

"E' proprio quello che ci vorrebbe per finire in bellezza!"


Oscar: (rientra sorridente)

"Ma se in cucina ci vuole estro e fantasia, all’occorrenza per ciò che concerne l’apparato scenografico, si richiede raffinatezza ed eleganza. Vado a controllare la disposizione della tavola." (infila la porta che da nel salone)


Sophia:

(scarta un cioccolatino poi afferra un biscotto con l’altra mano, quando sode il suono del telefono) "Oscar caro, ti dispiace rispondere, ho le mani occupate."


Oscar: (fuori scena)

"Già fatto, Miacara. È la tua amica amatissima, prego solleva la cornetta c'è Magda."


Sophia:

"Chi, quella divoratrice d’uomini? Non voglio parlarle."


Oscar:

"Sì, proprio lei, puoi sollevare la cornetta per favore?"


Sophia:

"Magda, che bello sentirti. Si dice così, vero? Si, certo. È questo il nostro giorno, te ne sei ricordata. Pensavamo con dispiacere che avresti snobbato la nostra cena. Dicevamo: proprio lei, alla cui presenza teniamo entrambi moltissimo. In fondo sarebbe come mancare a un pranzo di famiglia. Non ti pare?"

(pausa)

"Ah! Oh! (con falsa meraviglia) Non sei stata invitata? Ma ti pare, come puoi pensarlo. Come?... Lo hai saputo da Ernesto! Ma se non ho invitato neppure lui."

(pausa)

"Scusami sai, ma se la mia può sembrati una mancanza di tatto, cosa dire di te, che non tralasci occasione di presentarti all’ultimo momento, e per giunta con un uomo diverso ogni volta. Mi chiedo quando la smetterai di attaccarti ai pantaloni di ogni uomo che incontri?


- (mentre è al telefono entra Oscar con una composizione ikebana tra le mani e la interrompe, Miacara annuisce e gli fa cenno di metterli in salone).


Oscar: (ritorna)

"Non c’è che dire: una bella conversazione, davvero! Magda ci conferma la sua presenza per cena? Che compiacenza! Con o senza accompagnatore?"


Sophia: (infastidita)

"Scusami cara, Oscar mi sta chiedendo se verrai da sola oppure accompagnata?"

(pausa)

"Certo, hai ragione. . . come sempre! Che domanda impertinente la sua. Famelica come sei, sarebbe un guaio privarti di un partner."


- (rivolta ad Oscar ad alta voce) "Una domanda davvero grossier Oscar, certo che Magda verrà accompagnata."


Oscar:

"No sai, lo chiedevo così, per poter disporre i posti a tavola."

(esce di scena)


Sophia: (al telefono)

"Addio cara, a più tardi! (abbassa la cornetta e afferra un altro biscottino)

Ogni volta che ho una conversazione con Magda mi si accentua l’appetito. Uhmmmm! semplicemente deliziosi. Ma vediamo cosa dicono oggi le carte."

(prende un mazzo di tarocchi che tiene sul comodino e le rimesta)


Oscar: (rientrando si siede sulla poltrana accanto a lei intenta a distribuire le carte sul sofà)

"Non c’è che dire, organizzare una cena è indubbiamente un atto creativo. O almeno lo è per tutti coloro che affidano alla fantasia il quotidiano rito della tavola. La composizione di un menù non è né una scienza occulta, né l’arte dell’improvvisazione. (afferra una rivista di cucina) Per esempio, leggo qui che esistono alcune regole fondamentali che vanno rispettate, ascolta:


- “Il primo requisito richiesto a un menu ben equilibrato è di realizzare un accordo, più perfetto possibile, tra la sua composizione e le particolari circostanze del pranzo per il quale è preparato. Per essere apprezzato, non basta che il menu sia corretto dal punto di vista gastronomico. Deve anche armonizzare con lo stato d’animo dei padroni di casa e degli invitati, ispirarsene, e addirittura rifletterlo”. (*)


Sophia:

"Chi lo dice?"


Oscar:

"Lo dice Escoffier nel suo “Libro dei menu. (fa una pausa e solleva gli occhi dalla rivista)

Sono curioso di sapere cosa pensi di proporre alla tua amica Danae, una crema di patè alla francese? O una semplice purea di patate nostrane? Beluga e Champagne? Oppure Lompo dei Balcani e Lambrusco piemontese? Se non erro, lei bada più al fatto estetico, che alla buona cucina."


Sophia:

"Sei inutilmente 'ipercritico'. Comunque ho pensato di armonizzare un menù vicino allo stato d’animo dei padroni di casa. Cioè di noi due. Più che a quello degli ospiti."


Oscar:

"Nel senso che gli serviremo dell’arsenico?" (si rituffa nella lettura)


Sophia: (distoglie lo sguardo dalle carte)

"Credo di non aver afferrato, però, è un’idea."


Oscar:

"Hai detto è un’idea? È così? Non ti comprendo."


Sophia: (riprende perplessa a voltare le carte)

"Neppure io, non sempre ti seguo. Anzi, direi che non ti capisco affatto."


Oscar:

"Non è necessario."


Sophia:

"Beh, di tanto in tanto lo vorrei, ti sembra una ragione sufficiente?"


Oscar:

"Non proprio": (continua a leggere ad alta voce)


- “Nella composizione di un menu non sono ammesse ripetizioni d’alcun genere. Entrando nel dettaglio: i colori delle portate non debbono ripetersi in immediata successione. Per dire che a un piatto tonalmente bianco non deve seguirne un altro tonalmente bianco. La stessa regola vale anche per il tipo di presentazione dei cibi.”. (1)


Sophia:

"Interessante, (mastica) molto interessante!"


Oscar: (abbassa la rivista)

"Come dire che manderò il tuo amico Arturo dal mio sarto, prima d’invitarlo a cena la prossima volta? Non si può mai sapere come verrà vestito. Credo si vesta in una sartoria teatrale. Spero tu lo abbia informato a riguardo. Oppure come al solito pensa di recarsi a una replica di: “Un ballo in maschera”?"


Sophia:

"Mi chiedo: come puoi dire quello che hai appena detto? La tua è solo gelosia o cos’altro, perché lui è più estroso di te? (sospende di osservare le carte)

E non dirmi che non l’hai pensato almeno dieci volte prima di accanirti contro di lui. Ti conosco, che dici? E dire che oggi sembravi così tranquillo che guarda, ci avevo quasi creduto. . ."


Oscar:

"La verità è che . . ."


Sophia:

"Non sforzarti molto a cercare la verità . . . lo dicono anche le carte. Tu non conosci affatto il senso della verità. Sei uno spergiuro."


Oscar: (riprende a leggere ad alta voce)

- “Gli elementi principali delle varie portate non debbono esser ripetuti, anche se non si trovano in immediata successione. Il che vale a dire che non si debbono ripetere piatti con lo stesso genere di pesce o lo stesso genere di carne, o lo stesso genere di verdure, e così via”. (2)

(depone la rivista di cucina e si aggira per la stanza)

"Il che vale a dire che i pranzi di cui si conserva un più gradito ricordo sono quelli alla fine dei quali si lascia la tavola con l’appetito completamente soddisfatto."

"Cosa questa che con i tuoi amici non capita mai, sarà?"


Sophia:

"Non c'è che dire, quest'oggi sei più loquace del solito, ma non vorrei ti sforzassi troppo se devi dire solo cattiverie. (poi rivolta al pubblico) E per giunta gratuite. Non sembra anche a voi?"


Oscar:

"Ed io, che per una volta avevo intenzione di assecondarti."


Sophia:

"Dopo di che ti metti a dire un mucchio di scemenze, su un’improbabile tradimento, il tuo ovviamente. E con chi? Con quella megera di Magda, povero te. Quella mangiatrice di ca..."


Oscar:

"Miacara ti prego, questo accade in senso materiale, non sentimentalmente. (si azzittisce cercando di recuperare alla gaffe; poi attacca il carillon ed accenna una danza in mezzo alla sala) Del resto, come si conviene ad ogni uomo che abbia un briciolo di dignità . . . (prende il bicchiere del brandy e le si avvicina) Dichiariamo la pace?"


Sophia:

"Solo una briciola." (lo afferra e lo tira sopra di sé)


Oscar:

"Oh, no, ti prego, ti pare questo il momento?"


Sophia: (gli mette una mano sulla patta)

"Sei per caso depresso? In tal caso ci vuole un medico."

(urta volutamente il bicchiere che rovescia il suo contenuto)


Oscar:

"Accipicchia, hai bagnato dappertutto, adesso ci vuole un panno, qualcosa."


Sophia:

"Thereeese!"


Oscar:

"Che bisogno c’è di gridare, ti pare? Vado io! (esce e rientra con un panno per asciugare) Vedi Miacara, se non ci fossi qui io, dovresti inventarmi."


Sophia: (afferra un cioccolatino e se lo caccia in bocca)

"Da qualche tempo Therese mi sembra distratta, che abbia perso la testa dietro qualcuno?"


Oscar: (falsamente distratto)

"Non vi ho fatto caso."


Sophia:

"Bugiardo e spergiuro come al solito. Certo, uno come te, così 'esasperatamente distratto' non si accorgerebbe neppure se glielo facessero sotto il naso . . ."


Oscar:

"Ci risiamo, rientra anche questa nella serie dei complimenti con i quali ormai da tempo ti esprimi parlando di me con le tue amiche . . .Oppure?"


Sophia:

"Credevo ci arrivassi da solo, ma dato che non l’hai fatto, cercherò di chiarirtelo. Mi segui?"


Oscar:

"Ci provo."


Sophia:

"Tutti sanno che nel momento in cui metti due persone insieme, in un’atmosfera di passioni si deve stare molto attenti a quello che si fa, o si tramuterà in qualcosa di distruttivo. Perciò . . ."


Oscar: (rivolto alla platea)

"Mi sa di 'turbolenza umorale'."


Sophia:

"E poi, c’è quel tuo essere così 'esageratamente vanitoso' che mi da la sensazione tu abbia due diversi modi di vivere, due scopi, due direttive. . . una rivolta a me, di marito ozioso; l’altra. . ."


Oscar:

"Puoi anche dire annoiato, ti spiace?"


Sophia:

"A conferma di una sopravvenuta 'innaturale stanchezza' del nostro rapporto, che la dice assai lunga. L’altra di 'voluttuosa sinergia' con un'altra donna, è così?"


Oscar:

"Sei così perspicace e 'ossessionante' nel rivelare la tua gelosia, che se non conoscessi la tua 'caparbietà caratteriale' sarei anche capace di offendermi."


Sophia:

"Ma non capisci? Vorrei che tutto ciò accadesse realmente. Per il tuo bene. Per dare uno scossone alla tua pigrizia esasperante. Come dire?.. a quella tua, 'innaturale stanchezza' sessuale.


Oscar:

"Ecco, l’hai detto in maniera splendida, degna di una first-lady-godiva.

Vado a prepararmi." (fa per uscire dalla stanza)


Sophia: (titubante)

"Ovviamente, ciò vale anche per me. Se non vado errata stavi suggerendo qualcosa che sa di tradimento."


Oscar: (si ferma sul vano della porta quindi rivolto alla platea)

"Devo dire che il gioco si fa intrigante."


Sophia:

"Sei alquanto 'ipotetico', usi un termine ormai superato anche nel linguaggio popolare."


Oscar:

"Scusa tanto Miacara. Non lo sapevo. Devo essere indietro di qualche generazione. Preferisci dirmelo tu come appellare questa eventualità? E se ti dicessi che tu sei 'falsamente erronea', cosa risponderesti? (la guarda fissa in viso) Dimmi piuttosto cos’hai in mente, dove vuoi arrivare."


Sophia: (fa un risolino malizioso, quando si accorge che esce del fumo dalla cucina)

"Oscar! (grida preoccupata) Ho l’impressione che stia bruciando qualcosa.

Therese. . . dov’è, ma dov’è Therese? Thereese!!!!"


Oscar:

"Vado!" (si lancia attraverso la porta tagliando il fumo con le mani, per fare ritorno subito dopo con evidenti segni di nero sul volto)

"L’arrosto Miacara, l’arrosto. . . credo sia andato in fumo."


Sophia:

Mah . . . e Therese dov’era? Immagino fosse occupata, è così?"


Oscar: (con aria di complicità)

"Stava rifacendo la riga ai miei pantaloni stropicciati."


Sophia:

"Sempre occupata a fare qualcos’altro, speriamo non bruci pure quelli . . . le avevo detto di preparare la tavola."


Oscar:

"Ma forse dovremmo chiederle di passare a ordinare qualcosa di pronto. Altrimenti davvero non so cosa daremo ai nostri ospiti per cena . . ."


Sophia:

"O, non importa, non importa. Del resto l’arrosto era la cosa meno indicata. Lo dicono anche le carte . . .

(prende in mano il mazzo delle carte e le distende davanti a sé, scoprendone alcune) Santo cielo, dicono che. . ."


Oscar:

(improvvisamente curioso) "Che cosa dicono?"


Sophia: (scopre altre carte e lo guarda smarrita)

"Dicono che dobbiamo rinunciare al cibo in favore dell’elevazione dello spirito. Oh, che disdetta! Perché mai dovrei rinunciare a nutrirmi? (afferra un dolcetto e lo divora)

In fondo non sono che piccoli, innocenti 'peccati di gola'."

(i due restano in silenzio scambiandosi lo sguardo)


Regista: (entra frettoloso sul proscenio)

"Buona questa! Ma tu Oscar sei pregato di fare meno il cicisbeo."

. . .

"Sipario!"



ATTO SECONDO


Regista:

(prende posto a sedere da un lato sul palco)

"In scena!!!!! Avanti, si ricomincia!"


Sophia: (ad alta voce)

"Oscar, devi dire a Therese di tenere pronto il carrello con tutto quello che occorre: la bottiglia dell’olio d’oliva e quella dell’aceto balsamico, il macinino del pepe verde, del peperoncino rosso, alcune crudité con sedano, finocchio e carota su foglie di radicchio, i vasi dei sottaceto, con le cipolline in agrodolce, i peperoni grigliati, i pomodorini sott’olio e anche dello zafferano; non si sa mai, specialmente quando si ha a che fare con il gusto degli altri."


Oscar. (entra cupo)

"L’ho licenziata!"


Sophia:

"Licenziata? (riflessiva) E perché mai?"


Oscar:

"Non ci stava . . ." (s’arresta in tempo per non fare una gaffe)


Sophia:

"Hai fatto bene! Te lo dicevo io che non ci stava più con la testa. È da un pezzo che te lo dicevo, ma tu non lo volevi ammettere."


Oscar:

"Come dire? Cercavo di essere diplomatico."


Sophia:

"La verità è che tu pensi solo ai convenevoli. Non ti accorgi neppure quanto sappiano di 'provvisorio', di 'momentaneo', di. . . insomma, sono come gli aperitivi presi sulla lancetta dell’orologio al bar della stazione, per poi scappare via col primo treno per non si sa dove."


Oscar:

"Se soltanto ci si fermasse un momento a considerare la sostanza delle cose, forse ci si accorgerebbe che il tempo passa comunque e inesorabilmente, per giunta."


Sophia:

"Ovviamente si parlava di te!"


Oscar:

"Ovviamente miacara. Stavo cercando un senso alle mie vuote giornate. Non devi preoccuparti più di tanto. Un rimedio ci sarebbe. . ."


Sophia:

"Non ti chiedo neppure quale esso sia. È una vita che non fai altro che preparativi. Sarebbe opportuno che ascoltassi i sentimenti. Il corpo come l’anima, chiede interventi susseguenti. Come dire, ravvicinati."


Oscar:

"Come del resto accade anche per la gola, è infinita la distanza che separa i fornelli dalle tavole. È così! Infine hai pensato a cosa daremo da cena ai nostri ospiti?"


Sophia:

"Oh si, ci sto pensando seriamente. Vediamo cosa dicono le carte: c’è chi mangia tanto per mangiare, chi si abboffa per golosità, chi molto più semplicemente si nutre. . . Fin troppo agevole pensare soltanto a costituirsi una cerchia di proseliti degustatori. Per non parlare delle cavie umane in cui da sempre tu hai trasformato i nostri più intimi amici."


Oscar:

"Clienti ricchi per una tavola ispirata, insomma! Hai detto cavie? Una bassa insinuazione la tua, miacara. Me ne ricorderò."


Sophia:

"Credi che mi lascerò umiliare dal tuo essere ipercritico?"


Oscar:

"Tu, sentirti umiliata da me? Ma andiamo. Non eri tu che un momento fa stavi pensando al tradimento? Magari lo hai anche già attuato."


Sophia:

"Hai detto: magari? Lo so ti è sfuggito di bocca, suppongo che non aspetti altro.

(scopre alcune carte) Tutto a tempo debito, mio caro. E perché no, all’influenza magica delle carte. Lo trovo un modo fantastico per creare nuovi gusti, e per soddisfare qualche svogliatura raffinata."


Oscar: (rivolto alla platea)

"In cucina come in amore tutto va ricondotto all’essenziale, basta semplicemente mescolare agli ingredienti di base una sana esperienza ed una spruzzata di stravagante follia. Non è forse così?"


Sophia: (sbalordita, senza staccare gli occhi dalle carte)

"Oh, certo . . . indubbiamente!"


Oscar:

"In-du-bbi-a-me-n-te! Tuttavia, alcuni elementi mi sembrano insostituibili: in fondo basta poco: una dimora accogliente. . . Come la nostra direi che va bene. Una tavola ben apparecchiata . . ."


Sophia:

"Impeccabile, se non lo lasci fare alla servitù."


Oscar:

"Degli amici possibilmente gradevoli."


Sophia:

"Solo se si parla dei tuoi." (fa un gesto sprezzante di diniego)


Oscar:

"Un certo savoir-faire . . ."


Sophia: (prende a mescolare un altro mazzo di carte)

"Vediamo, proviamo con gli Arcani Maggiori."


Oscar:

"Scusa, pensi davvero che i Tarocchi possano restituirci l’arrosto andato in fumo?"


Sophia:

"Forse no, ma nel peggiore dei casi indirizzano per il verso giusto. Avvicinati e osserva attentamente, e vedrai quel che tu stesso non credi."


Oscar: (si distende sul sofà e osserva)

"Mah . . .!"


Sophia: (si adopera con le carte mentre descrive il gioco)

"Vediamo, si estraggono tre carte a caso e si dispongono nel seguente dei modi: la prima al centro, la seconda a destra della prima, la terza alla sua sinistra.

La carta centrale definisce in sintesi il tipo d’incontro. Come dire, di situazione conviviale. La seconda e la terza, guidano nella ricerca della giusta armonia.

Osserva, non vi sono dubbi: l’Arcano posto al centro è perfettamente adeguato alla situazione che si è venuta a creare.

(guarda in volto Oscar) Oh, mio Dio! (impallidisce)

Era predestinato fin dal primo momento, e proprio nel giorno della ricorrenza.

Credo proprio che dovremmo sottometterci alla volontà delle carte.

E cioè, di restare digiuni."


Oscar: (caustico)

"Tu, forse. Credi che i nostri ospiti, famelici come sono, si accontenteranno del responso delle carte?"


Sophia:

"Ci risiamo, il grande chef è svanito nel nulla. Oscar, per l’amor di Dio, torna in te, inventa qualcosa . . ."


Oscar:

“Nel crepuscolo degli dei anche quelli della cucina sono crollati nella polvere”. Non so chi l’abbia detto ma credo avesse ragione. Allora mia cara, cosa suggeriscono le carte?"


Sophia: (mescola le carte, ne estrae altre tre e le dispone sul sofà)

"No, aspetta un momento, si consiglia un menù diverso da quello programmato."


Oscar:

"Lo avrei immaginato. A questo punto è inevitabile, se vogliamo sostituire l’arrosto con qualche altra cosa."


Sophia:

"Ecco, guarda, a consigliarlo è l’Arcano del 'Papa', particolarmente misurato. Una carta che non concede spazio alcuno alla sovrabbondanza."


Oscar: (dubbioso)

"Strano. Non mi risulta!"


Sophia: (agitata)

"Fai in fretta Oscar, passami il Libro dei Tarocchi, presto."


Oscar:

"Quale Miacara?

(lo trova nella pila a fianco del sofà e glielo porge)


Sophia: (lo sfoglia rapidamente, trova la pagina, legge:)

“Un cuore di lattuga accuratamente aperta per accogliere un composto di uova sode con dragoncello ed erba cipollina tritate e condite con olio, sale, aceto e senape”.


Oscar: (ironico)

"Semplice e appetitoso. Un poco scarso direi, non trovi?"


Sophia: (col volto paonazzo lo guarda esterrefatta)

"Ti prego, fai silenzio, non sai quello che dici. Devi saper leggere il simbolismo riposto negli ingredienti: il gusto olfattivo delle uova sode, l’essenza aromatica delle erbe, l’humus di fondo dell’olio, la fragranza testata dell’aglio; si deve ricevere l’imprimatur della gola, prima ancora di disporre il proprio corpo alla salutaris del cibo."


Oscar:

"Mi sorprendi! Penso che dovresti scrivere un trattato d’arte dietetico-culinaria, riscuoterebbe un indubbio successo, in economia, soprattutto!"


Sophia:

"Pensi veramente che ne sarei capace?"


Oscar:

"Stando ai fatti, ne sono certo."


Sophia: (s’immerge nella consultazione del Libro)

"Ecco, guarda: 'La Temperanza' suggerisce un primo piatto raffinato: “riso ai tre sapori con frutti di mare: calamaretti, gamberetti sgusciati, cozze, olio, aglio tritato, molto prezzemolo”.


Oscar:

"Raffinato quanto basta, ed anche decisamente gustoso. Forse un filino esclusivo, solo per palati sopraffini. Non mi sembra faccia al caso dei nostri amici, non trovi?"


Sophia: (lo guarda senza proferire parola, poi torna a sfogliare Il Libro)

"Ecco 'Il Carro', l’Arcano della forte personalità suggerisce “orate al sale”.


Oscar:

"Non amo il gusto del sale, mi sa di arcaica conservazione.

Mi spieghi cosa vuol dire: lo suggerisce, al tuo orecchio, forse?

E bene che tu sappia che non abbiamo pesce nel surgelatore. E vista l’ora?"


Sophia:

"Aspetta. Per quanto riguarda il vino, non v’è alcun dubbio: “di uve bianche maturate al sole e servito ben fresco”.


Oscar:

"Sapienza della divinazione! Si potrebbe bere dell’altro con le orate al sale? Spero che per il dessert i tuoi Arcani non abbiano nulla da eccepire se porterò in tavola le mie 'castagne glassate al cognac' oppure accompagnate da un semplice amaretto, un contrasto che almeno non lascia subire brusche cadute di gusto."


Sophia: (stizzita)

"Oscar! Ti prego, gli Arcani Maggiori sono quanto di più serio vi sia nella divinazione: sostituisci ad un amaro qualunque il gusto 'proibito' dell’assenzio, e stai a vedere."


Oscar:

"Miacara perché di questo antagonismo? Ti ricordo che oggi è il giorno della ricorrenza e ci siamo ripromessi di non essere negativi, siamo almeno corretti. (guarda l’orologio al polso) Del resto il problema è contingente . . . Manca poco più di un’ora all’arrivo degli ospiti. Vorrei che ti trovassero in piena forma e soprattutto serena. Il bruciacchiato di un arrosto non mi sembra una ragione valida per non dover essere ugualmente gioviali con i commensali e felici con noi stessi. Non ti pare?"


Sophia:

"C’è un motivo speciale perché oggi debba essere più felice del solito?"


Oscar:

"Penso di si, se non altro per il fatto di avermi accanto."


Sophia:

"Indubbiamente felice, ma vorrei esserlo sempre. Anche quando esci di sera, per andare al Circolo, come sempre tu dici, e invece vai a spassartela con quella sgualdrina di. . Oh non oso neppure pronunciare il suo nome. Credi che io non lo sappia, Oscar?"


Oscar:

"Apprendo che le tue 'care amiche' ti tengono bene informata. Ma vedi, e lo dico a scanso di equivoci, sappi che seppure a modo mio continuo ad amarti."


Sophia: (con dolcezza)

"Oh, Oscar, da quanto volevo sentirtelo dire. Ma tu sei parco di belle parole come di slanci audaci, anche se un tuo bacio ha sempre il sapore di un bacio rubato."


Oscar: (si lancia sopra di lei e la bacia ripetutamente)

"Sei felice adesso?"


Sophia:

"Lo sono sempre, quando mi sei vicino."


Oscar:

"Allora Miacara ripeti con me: sono una donna felice."


Sophia:

"Sono una donna felice! Soprattutto oggi, e c’è più d’una ragione." (sorride)


Oscar:

"Brava, sorridi, sei così bella quando sorridi. Ora dimmi di cosa hai bisogno, prima ch’io esca a ordinare qualcosa per la cena. Chissà che non riesca a farmi preparare delle stupide 'orate al sale'."


Sophia:

"Sei molto caro Oscar. Ma dimentichiamo pure gli Arcani, ho in serbo una grossa sorpresa. In fondo noi due siamo molto felici, no?"


Oscar:

"Lo pensi davvero?"


Sophia:

"Certamente, mio caro, vedrai, infine la carne ci sarà, una montagna di carne. E adesso se non ti dispiace vorrei prepararmi per ricevere gli ospiti."


Oscar: (sbigottito)

"C’è qualcos’altro che posso fare per te?"


Sophia:

"Sil vous plait, passami lo specchio e la spazzola per i capelli, grazie? E la veste scarlatta ch’è lì appesa. Già che ci sei riavvia il carillon, adoro ascoltare la sua musica."


Oscar: (le porge la vestaglia e l’aiuta ad indossarla, quindi avvia il carillon e accenna alcuni passi di danza volteggiando per la stanza)


Sophia:

"Oh, non sai quanto mi rende felice vederti danzare nel giorno della ricorrenza. Ma tu sei felice con me, non è vero Oscar?"

(si ravviva i capelli, si colora di bistro gli occhi, si mette il rossetto sugli zigomi e disegna un piccolo cuore sulle labbra; ne risulta una maschera dolce e grottesca insieme)


Oscar:

"Si, certo, quando sono con te."

(la musica sale in primo piano mentre esce di scena, sulla porta si volta e le manda un bacio; le luci s’abbassano mentre Miacara s’addormenta dolcemente)


Regista:

"Pausa! Bene, bene, bene. Riprendiamo da qui, non appena tutti voi la dietro sarete pronti. Tecnico delle luci, accendimi il salone."

(la stanza da letto è adesso nella penombra, mentre le porte del salone sullo sfondo s’illuminano improvvisamente).

"Vai con le voci fuori scena!"


Ospiti: (inframmezzate alla musica ed alla voce di Oscar s’odono alcune voci in primo piano, risate educate, esclamazioni improvvise, ringraziamenti)


Caro Oscar!

Siete i Benvenuti!

Guarda chi c’è!

Ciao! come va?

Lieto di vederti!

Ma ti pare?

Non dovevi disturbarti.

Sei a casa tua.

Magda, sei una favola! Sola?


Sophia: (al sentire il nome di Magda si sveglia di soprassalto)

"Oh, mio Dio! Sono qui! (chiama) Oscar, Oscaaar!"


Oscar: (sopraggiunge)

"Cosa c’è? Che succede Miacara, hai fatto un brutto sogno?"


Sophia:

"Bruttissimo! Oh, Oscar, sono arrivati? . . . Tutti?"


Oscar:

"Si, tutti. E sai la novità, Magda è venuta da sola."


Sophia:

"Mandala via!"


Oscar:

"Chi, Magda? Ma se è la tua migliore amica."


Sophia:

"No, è un serpente, una vipera. Ecco cos’è: una vipera assassina."


Magda: (s’affaccia sulla porta, ha un aspetto bello e terribile, come la strega di Biancaneve)

"Cara! Cara! Cara, la mia amatissima amica! Oh, oh, ti trovo in ottima forma, cosa sono tutte quelle storie che Oscar mi dice che fai."

(accorgendosi di aver fatto una gaffe, si pone una mano sulla bocca mentre lancia uno sguardo deferente a Oscar; quindi si stende sul sofà per darle un bacino, e invece le da un pizzicotto sulle guance)

"E queste belle guance rubiconde? Ah, ma che delizia che sono, a tal punto che le mangerei a morsi."


Oscar: (rivolto alla platea)

"Però, l’anoressica!"


Ospiti: (un altro ospite fa capolino dalla porta, poi due e tre, alternativamente, aspettando il momento propizio per fare la loro entrata; sono figure grottesche, presi da insaziabile bramosia di annusare le fragranze del suo voluminoso corpo, e ammiccano tra loro, e ridono contenti; uno o due alla volta entrano recando scatole di cioccolatini e pacchettini di dolci in dono)


Sophia:

"Cara, cara la mia Marghareta, vieni dammi un bacio. (sale anche lei sul sofà, passando sopra gli altri)


Danae: (appare sulla porta insieme a Claude accigliato e ad Arturo; entrano)

"Miacara guarda chi ti ho portato? Il tuo beniamino: Arturo. (salgono gattoni sul sofà causando una grande ammucchiata. Oscar sgattaiola via e dietro di lui Magda lo segue approfittando della confusione )


Sophia:

"Arturo! O Arturo! (lo abbraccia quasi a soffocarlo in mezzo al proprio seno)

Il mio cuore mi dice che se non avessi incontrato Oscar, mi sarei certamente innamorata di te."


Arturo:

(fa per staccarsi dal petto di Sophia che subito lo stringe di nuovo)


Anna: (entra tenendo per mano Filelfo recando un grande pacco a forma di panettone)

"Buona seeeera! Heeeei! Ci siamo anche nooooi!"


Filelfo:

"Ma dov’è la festeggiaaata!"


Sophia:

"Sono qui! (grida facendosi spazio nell’ammucchiata)

Filelfo, Anna, che gioia vedervi. (riceve dalle loro mani il pacco)

È tutto per me? Perché disturbarvi così, non dovevate.

(poi ad Arturo sottovoce) Figurati, queste due arpie, deve essergli avanzato dallo scorso Natale, saprà certamente di muffa.

(quindi offre loro i suoi 'Baci di Dama' e subitanee arrivano le esclamazioni):


Ospiti:

"Eccezionali! - Gustosissimi! - Delicati! - Golosissimi! - Deliziosi! - Voluttuosi!"


Anna: (ne ingoia uno e tossisce)

"L’ho ingoiato così di colpo che quasi soffocavo."


Claude: (a Margaretha)

"Visto che Anna ingoia!"


Sophia:

"Oscar li ha creati appositamente per me. Pensate, li ha chiamati 'Baci di dama' poiché, egli asserisce che hanno il gusto dei miei baci. (ride)


Ospiti: (con sarcasmo)

"Carino da parte sua! – Fine! - Un vero gentleman!."


Sophia: (vezzosa)

"No, molto più semplicemente, innamorato."


Filelfo ad Anna:

"Ma si può? Crede ancora d’essere la fidanzatina di Peinet."


Anna a Filelfo:

"Se mai lo è stata."


Sophia:

"Prendetene ancora, vi prego. Non possono farvi male. Anzi vi faranno certamente bene."


Anna:

"In che senso?"


Sophia: (sarcastica)

"I dolci cara Anna rendono meno stizzosi. Rendono, per così dire: più buoni. Dovreste mangiarne più spesso."


Filelfo:

"Grazie, ma non ne abbiamo bisogno."


Marghareta:

"Dici davvero? Non sono quì per fare digiuno." (afferra un altro dolcetto)


Professore: (appare sulla porta sorridente, reca in mano un suo regalo)


Sophia:

"Oh, Professore entri pure, la prego. (lo invita a sedersi sul sofà) Venga qui avìccanto a me, c’è posto per tutti. Grazie ancora, soprattutto per i suoi bei bellissimi fiori. La prego, accetti un dolcetto, la invito per un piccolissimo ma piacevole ‘peccato di gola’.


Professore:

"Miacara Sophia, ciò non va considerato affatto un 'peccato di gola', bensì una sospensione momentanea della volontà intelligente a favore della negligenza.

(dopo un momento) E, poiché oggi voglio essere negligente, accetto il suo invito e ne prendo uno anch’io.


Danae:

"Ancora un po’ e sarà la negligenza in persona."


Oscar:

(rientra con un vassoio di bicchieri e una bottiglia di champagne, ha la patta dei calzoni visibilmente sbottonata, seguito da Magda che si ricompone, asciugandosi gli angoli della bocca con una salviettina)

"Di certo i golosi si sono guadagnati il paradiso."


Danae: (rivolta a Magda)

"Non certo gli ingordi!"


Arturo:

"Se non altro per la sofferenza che devono patire sulla terra." (ride)


Claude:

"Non credo ci sarebbero tante cose così buone, senza il loro gustoso apporto."


Danae:

(afferra un calice e brinda) "Ai golosi, dunque?"


Claude:

"No, ai buongustai!"


Oscar:

(mentre distribuisce in giro i bicchieri) "Sono d’accordo con Claude. Facciamo dunque un brindisi ai golosi del mondo per aver contribuito a creare così prelibate delizie." (alza il bicchiere e s’appresta a fare cin-cin con gli ospiti)


Sophia:

(gli fa cenno di abbottonarsi la patta dei pantaloni, poi rivolta a Magda con sguardo ferale)

"E perché no agli antropofagi?"


Ospiti: (si guardano l’un l’altro)


Oscar: (si abbottona la patta)

"Scusatemi ma è mia ferma intenzione rivolgere questo primo brindisi a Miacara"


Ospiti: (brindano)

"A Sophia! A Miacara! . . E ad Oscar, naturalmente!"


Oscar:

"Vi prego, lasciamo per un momento Miacara e accomodiamoci in sala da pranzo."


Ospiti:

(si accomiatano ognuno con il proprio calice in mano al seguto di Oscar che li precede nella sala da pranzo, meno il Professore che resta a tener compagnia a Sophia)


Sophia:

(prende l’ultimo 'Bacio di Dama' rimasto e glielo offre) "La prego, lo accetti dalle mie mani."


Professore: (lo gusta)

"La gola, è senza alcun dubbio l’arte della meraviglia. Un po’ come il ruolo giocato dalla fantasia sulla cultura. In essa l’effimero raggiunge il sublime, spalanca le porte all’immaginario, ci fa ritrovare il giusto corrispettivo sapienzale. Per così dire: il giusto senso edonistico della vita."


Sophia:

(afferra lo specchio e si osserva, indi solleva un braccio verso l’alto)


Professore:

"Pensa che una certa fisiologia del gusto si ritrovi come dipinta nell’aspetto di ognuno di noi: (sottolinea con la mano le fattezze di lei) nell’incarnato roseo e vellutato, nell’assenza di rughe, in quell’alone di luminosità che spesso avvolge gli individui sessualmente appagati, la sobrietà della postura, l’eleganza del gesto."


Sophia: (solleva in alto l’altro braccio mentre il professore affonda il viso nei suoi seni)

"Huuuummm! (emette un gridolino di piacere) Siete un adulatore!"

(quindi depone lo specchio e abbandona le braccia goduriosa sulle spalle del Professore)


Professore: (estrae dalla giacca e le porge un pacchetto)

"L’avevo dimenticato. Ma poi, la gola me lo ha fatto ricordare. La nostra vita materiale ha creato un eccessivo divario fra aspirazioni e soddisfacimenti in termini di gusto. La gola in tutto questo rappresenta la nostra volontà edonistica."


Sophia: (apre il pacchetto e vi trova un grosso fallo di cioccolata)

"Grazie, ma non doveva. disturbarsi. Oh, è bellissimo.

(se lo porta alle labbra) Uhmm ma è de-li-zi-o-so!"


Professore:

"È indispensabile osservare l’oggetto del gusto, dialogare con esso."


Sophia:

(lo lecca)


Professore:

"Sublimarlo!"


Sophia:

(lo mena)


Professore:

"Gustarlo fino in fondo e portarlo allo spasimo finale e infine, ."


Sophia:

(lo caccia in bocca ed avvia la sublimazione voluttuosa)

"Uhmmmm!"


Professore: (sbalordito)

"Come dire. . . assaporarne la materia intrinseca, gustarne l’intima essenza, inebriarsi del suo acre profumo . . .

Mi viene da pensare che tutto ciò sia infine destinato al sogno. Certamente più d’uno: sogni di cose buone, certo, ma anche sogni di voluttà e di lussuria.

(prende ad accarezzarle il seno) Sogni che non mancano di un certo risvolto erotico, e che servono da preludio a introduzioni delicate, penetrazioni sconvolgenti, In una parola, di amplessi appassionati."


Sophia: (fa una pausa espressiva)

"Oh si! Vivo talvolta in un sogno svelato, e languisco nel segreto desiderio di essere lambita da mani vogliose, impazientemente accarezzata, leccata fin nei più segreti recessi, avidamente divorata. Una velleità magica, che mi accompagna più in là del mio stesso corpo, nello spirito, nel sublime, nell’estasi, e che mi sospinge verso l’assoluto . . ."


Professore:

"Ah! la gola, la gola, che cosa non ci spinge a fare . . ."


Oscar: (si affaccia sulla porta e rivolgendosi all’Ospite)

"Professore ma che fa, la prego, stiamo aspettando lei per iniziare."


Professore: (poggiandogli una mano sulla spalla ad Oscar)

"Visto che noi siamo quello che mangiamo, allora perché no, uniamoci nella gioia della tavola e…buon appetito!" (escono di scena)


- (breve pausa in cui s’odono i rumori tipici della tavola ed il bisbiglio e le risate dei commensali)


Oscar: (fuori scena, s’ode fare un complimento a Magda)

"Magda, ti trovo voluttuosa!"

(quindi lascia gli ospiti ed entra nella stanza di Sophia con una bottiglia di champagne e due bicchieri in mano e propone un brindisi)

"Tesoro, brindiamo!"


Sophia: (distratta)

"A cosa?"


Oscar:

"Ma al giorno della ricorrenza Miacara, l’hai dimenticato?" (brindano)


Sophia:

"O no, no, Oscar, pensavo che tu l’avessi dimenticato. Lo so che sei molto impegnato a intrattenere gli ospiti. Ma neppure puoi trascurarmi per quella scialba anoressica . . ."


Oscar:

"Miacara ma che dici, quando la smetterai di tormentarti così, eh? Magda è la tua migliore amica. Ha, come dire? Una tale bramosia . . ."


Sophia:

"Solo perché te lo succhia senza fare tante storie?"


Oscar:

"O no, non solo per quello." (s’accorge di aver fatto una strepitosa gaffe; tira fuori il fazzoletto e s’asciuga la fronte) "Scusa, volevo dire di te, di te . . ."


Sophia:

"Ho sempre saputo di covare una serpe in seno, quell’orrenda sanguisuga . . ."


Oscar:

"Miacara … rammenti che cosa ci siamo ripromessi stasera? per favore non litighiamo nel giorno della ricorrenza."


Sophia:

"E' così, siamo qui riuniti per festeggiare il nostro anniversario, e i nostri famelici ospiti sono pronti a gettarsi anima e corpo sulle libagioni. Diamo quindi il via al gran banchetto finale. Festeggiamo dunque questa follia d’amore che soddisfi infine il tumulto dei nostri cuori, le passioni della nostra mente. Mio caro Oscar invita i nostri amici ad accomodarsi qui accanto a me, per godere insieme questo momento."

(così dicendo prende a leccare il pene regalatole dal Professore)


Oscar: (riempie i calici di champagne poi rivolto alla platea)

"Veramente intendevo un brindisi!."


Sophia:

"Si brindiamo! Che questo lieve effluvio dei mortali giunga infine ai sacri lidi ove si tiene l’eterno sacrificio."


Oscar: (fa tinnire i bicchieri e ne porge uno alle labbra di Sophia)

"Sacrificio, che vuoi dire? Quale sorta di sorpresa hai preparato per i nostri ospiti?"


Sophia:

"Oscar caro, dovresti portare qui il carrello pronto per la 'tagliata', vai, affrettati. Domani si ricorderà un rito antropofago compiuto nel tempo presente."


Oscar: (esce e rientra con un carrello ricolmo di contorni speziati, glasse e quant'altro)
"Cosa intendi con antropofago Miacara?"


Sophia:

"Ti prego Oscar, non fare troppe domande, ho in serbo di fare una sorpresa ai nostri amici, vedrai ho disposto una pietanza degna della casa. E data la portata della libagione, possono servirsi come meglio credono, scegliere i pezzi migliori, le leccornie più gustose.

Di loro che non gli verrà negato alcunché."

"Ma avanti, che aspetti? Falli entrare. E ti prego poi lasciaci soli durante il breve tempo della degustazione."


Oscar:

(la bacia teneramente, poi titubante si affaccia sulla porta del salone e invita gli ospiti )

"Vi prego amici, venite, Miacara vi aspetta per brindare alla gola che insieme ci fa avidi dei suoi languori e ci ripaga deliziando i nostri umori. Miacara a predisposto per voi qualcosa di speciale."


Ospiti:

(entrano uno alla volta furtivi e circospetti come fossero sicari, con i piatti e le posate in mano, qualcuno ha il tovagliolo al collo, animati da un’avidità famelica, altri si leccano le labbra all’idea, altri ridono vogliosi, le donne sono le più fameliche e cattive, logorate dalla soppressa invidia)


Oscar:

(riempie i loro bicchieri di champagne, poi esce richiudendo le porte del salone alle sue spalle)


Sophia:

"Miei cari so che tutti voi mi amate ed io amo voi, e che oggi siete qui per festeggiare con me il giorno della ricorrenza. Per questo, nella sublime soddisfazione della gola, ho pensato di donarmi completamente a voi. Quindi vi prego, prendetene tutti, quanto più vi aggrada, e mangiatene fino a saziare l’avidità della vostra fame, e l’ingordigia delle vostre gole . . .

(quindi con un ampio gesto si scopre e resta completamente nuda)


Ospiti: (le si avvicinano e cominciano ad annusarla, a leccarla, visibilmente eccitati per l’imprevisto e delizioso banchetto)


Sophia:

Fatevi avanti, dunque! La vita è un sanguinoso dileggio che si paga con altro dileggio” (*). "Ch’io goda fino all’ultimo della vostra cupidigia, nell’affermazione del mio sacrificio. Una sola cosa vi chiedo: di lasciare il cuore ad Oscar, poiché da sempre gli appartiene. E a voi tutti dico: che non c’è bene più grande che donarsi per intero a chi si ama veramente. L’amore basta a far girare questo nostro mondo, il resto non ha alcuna importanza."


Ospiti:

(s’avventano su di lei come molossi affamati: e armati di coltelli cominciano a spolparne il corpo, asportando interi pezzi che poi divorano famelici, mentre qua e là s’odono esclamazioni di piacere)


Magda: (rivolta alla platea)

La mia voglia è come quella delle tigri, che quando hanno fame divorano!


Arturo:

"Una carne davvero saporita!"


Marghareta:

"Succulenta!"


Sophia:

(emette gridolini di piacere sempre più sommessi)


Claude:

"Non si può dire che non sia una donna di gusto!"


Professore:

"Molto, molto gustosa!"


Filelfo:

"Direi che tutto si rispecchia nella sua bontà!"


Magda:

"Che generosità!"


Oscar:

(nel sentire tutto ciò, spalanca le porte del salone ed entra in scena, mentre gli ospiti gli fanno spazio) "Sophia, cos'è dunque questa tua voglia d’eutanasia, di questo abbandonarmi prima del tempo."


Sophia:

"Non c’è nient’altro ch’io possa darti di me, se non il mio cuore che già così ampiamente dileggiasti. E' tuo, prendilo."


Oscar:

"Non c’è peggiore scherno di chi sopravvive ai bei momenti della vita, nell’impossibilità ch’essi tornino a far teatro o scempio di se stessi."


Sophia:

"Sono piuttosto io a privarti degli orpelli di un’esistenza divenuta ingrata. Un bacio soltanto ti chiedo, che sia con amore, affinché io possa dire d’esser da te ricordata nel giubilo della 'ricorrenza' in questo giorno come il primo in cui mi hai così dolcemente amata. E un brindisi facciamo a quel che resta di noi dopo la vita."


Oscar:

Amici miei, or dunque avete compreso la grossolana fragilità della vita? La meschina trama della commedia umana, in cui, per uno scherzo del destino, siamo chiamati infine a recitare la nostra parte, quella che più ci compete,” (3) nel bene e nel male sul palcoscenico di questa nostra esistenza."


Ospiti: (si distanziano sul fondo della scena ed egli si guarda intorno e s’accorge del sofà rimasto vuoto)


Oscar:

"Io, sapete, anche in questo sono sereno, giunti che siamo alla fine di questa strana commedia, che importa se . . . e non mi chiedo dove sia Miacara."


Ospiti:

(si guardano l’un l’altro basiti)


Oscar: (si guarda intorno perplesso)

"So che dunque l’ho perduta, ho perduto la mia amata . . . come l’ho perduta, quando e perché, in quale occasione ciò è avvenuto?, ormai non ha più alcuna importanza. Importante è invece comprendere che non ci si deve lasciar condizionare dagli eventi, dai fatti contingenti della vita, è importante viverla fino in fondo, nel bene e nel male che a tutti compete."


Professore:

(si avvicina e gli porge un involucro) "Questo è il suo cuore. Ha voluto che fosse per te, mio caro Oscar."


Oscar: (osserva l’involucro)

"Oh, Miacara. (se lo porta vicino al viso) Ti avrò dunque con me per sempre. Sarai infine parte di me! Lo so, non c’è nulla di più imperfetto che questo mero esistere. Nulla si confà al rimanere nell’ingannevole speranza che possa avvenire qualcosa di grande, di meraviglioso di quanto è accaduto. Ma non sempre tutto ci è dato. Ed ora che sei dipartita possiamo anche dire che nulla di ciò in realtà è mai accaduto.

O forse si. Nella tua illusione della vita in fondo hai pur vissuto, e niente è più grande di ciò che abbiamo avuto se altro ci è stato negato. Addio dunque, e che questo brindisi abbia il sapore dell’assenzio che avevi annunciato di offrire a tutti noi in questo giorno di ‘ricorrenza’, e faccia emergere tutto il bene e tutto il male che ne deriva."


Professore:

"In fondo il bene cos’è senza il male che ne attesta la sua contraddizione?" (quindi si lascia cadere).


Ospiti:

(uno alla volta sprofondano nelle poltrone, sui tappeti, sul sofà, colti da esclamazioni di totale abbandono al piacere)

"Oh che bello, muoio, muoio!"

"Mio Dio, stò morendo!"

"Oh, morire di sazietà, che meraviglia!"

"Essere felice di morire, così!"

"Morire per un peccato di gola, siiiiiiii!"


- (tutti ridono di una risata sarcastica ed uno ad uno stramazzano sulla scena)


Oscar:

"A ripensarci su, non v’è alcun limite alla fantasia: - Mio padre diceva che la cucina è come la buona letteratura, (quando è buona). Era convinto che il cibo dovesse soddisfare quanti più sensi possibile. Il gusto con il sapore, l’olfatto con l’aroma e la vista con la presentazione” (4). (solleva il calice mezzo colmo e lo espone alla luce osservandolo con attenzione)

"A vedersi, trovo che questo sottofondo ambrato nasconda qualcosa che vale la pena di sorbire fino all'ultima goccia. (lo annusa e lo gusta da vero intenditore). Un retrogusto amaro. che bevo insieme a voi, con sulle labbra il riso dell’assenzio. Un ultimo abbraccio. Addio Miacara e addio a tutti voi" (beve e si lascia cadere riverso sul letto)


- Buio. (durata poco più di un momento, il tempo da permettere al Regista di salire in proscenio e rivolgersi alla platea)


Regista:

"Ora ecco, vi starete domandando che ci faccio qui? Semplice, sono il regista, il deus-ex-machina del dramma che si è appena consumato sulla scena. E pur tuttavia la mia presenza necessita adesso di una spiegazione. Chiunque avrebbe voluto un finale diverso, ma io ho inteso dare un senso a questa logora esistenza che si conduce. Di morire per un qualsiasi 'peccato' non v’è ragione alcuna, così ho voluto che al dunque apprendeste quanto dico: che ridere o piangere delle avversità umane logora l’esistenza. . . Vedete, per quanto io sia uomo di migliori principi, non posso tenervi lontani da quella realtà che è sotto gli occhi di tutti: cioè che siamo umani sempre pronti a sbranarci l'un l'altro. Adesso immaginate per un istante che tutti gli invitati. No, in realtà qui gli invitati sono defunti, e non si capisce il perché. Indubbiamente una spiegazione c’è, sempre che abbia un senso.


- (prende a fare avanti e indietro sulla scena preso dai pensieri, con una mano sulla fronte, poi sulla bocca, dunque si rivolge al pubblico)


Ora ecco, io, se non dormo sono un uomo finito. E Iddio sa che non avevo potuto fare a meno di invitarli (tutti) a cena. Ma loro parlavano, e straparlavano, a ruota libera, a cascata; scambiandosi battute, parlando a vanvera, confondendo i discorsi, blaterando su cose di nessun interesse: e gradisca un altro bicchiere, e un’altra tazzina di caffè, e lei di qui, e lei di qua . . . a lei che gliene pare? Li avevo invitati a cena perché non potevo farne a meno, perché sono una persona beneducata. . . Erano arrivati, più o meno puntuali, alle nove e mezzo: ed erano le due di notte, e non davano il minimo segno di volersene andare. Io non riuscivo a staccare la mente dall’orologio, dato che non potevo guardarlo: la buona educazione innanzi tutto. Inoltre di quello che dicevano non me ne importava niente, un bel niente. Certo avrei potuto comportarmi da villano e dirgli in qualche modo di andarsene. Ma non è il mio stile. Io non lo so, e voi?” (5)


- (uno o due alla volta gli attori si alzano in silenzio e si sparpagliano sulla scena restando poi immobili come manichini)


Regista:

"Dunque, non ne potevo più. Era giunto il momento in cui dovevo assolutamente disfarmi di loro. Vi immaginate a tirarla una sera dietro l’altra, con i costi di un menù tanto ricercato, e le orate al sale, e i vini, e i fiori, e le castagne? Quand’io mangio non più d’una zuppa di cipolle, che tra l’altro è la mia specialità. Così, come suggeriva il testo, ho messo una buona dose di assenzio nel brandy, e amen: Voi può darsi che siate di una pasta diversa, ma io sono così. Che posso farci?” (6).


Talvolta davvero penso che deve pur esserci qualcosa di meglio di una società di opposti, fatta di sprechi e di lussi sfrenati, di mortalità per fame e di gole eccentriche e profonde, composta di numerosi detrattori e troppo pochi estimatori. Eppure la gola è l’eterno mistero, la nostra esperienza più intima, che qualcuno talvolta ha paragonato al ‘sesso’. A ragione - dico - anche se la gola, per chissà quale imperscrutabile motivo, rappresenta la punizione o forse la ricompensa per la nostra estrema dissolutezza . . .

. . .

E anche se la Vostra educazione vi impedisce di fingere qualche sbadiglio, che è il modo più corrente tra persone volgari a rinunciare di prendere parte a qualsivoglia accadimento, vi invito a meditare su una questione che mi sta molto a cuore: “infine, anche l’assassino si riposa, il goloso mai”.


(gli attori si prendono per mano e avanzano sul proscenio, alle spalle del regista)


Regista:

(leva alto il bicchiere e lancia il suo brindisi sulle note del carillon che riprende a suonare sulle note de “La donna cannone” di Francesco De Gregori)

"Alla vita!" (beve)

"A proposito, nel frattempo qualcuno di voi ha rammentato il nome del settimo

Nano?"

(Si tratta di Gongolo, ma non lo dice).




F I N E



Note:


(1) “La Gola”n. 22 pag. 59 - 1988)

(2) ibidem

(3) Max Aub “Delitti esemplari” - Sellerio Editore, 1981

(4) Giorgio Faletti “Prima vengono gli occhi” - Mondadori, 2004

(5) Max Aub (op. cit.)

(6) ibidem



Ricetta classica dei ‘Baci di Dama’:


I baci di dama sono dei dolcetti originari del Piemonte della città di Tortona dove nacquero un secolo fa, chiamati così perché composti da due calotte friabili di pasta di nocciole o di mandorle ridotte in farina che, unite dal cioccolato che richiamano due labbra intente a baciare, i biscotti perfetti per dichiarare il proprio amore.


Tempo di preparazione 15 mins

Tempo di cottura 25 mins

Tempo totale 40 mins


Dosi per 60 dolcetti:

Ingredienti:

  • 240 g di farina 00
  • 200 g di zucchero a velo
  • 200 g di mandorle pelate o nocciole
  • 200 g di burro
  • 1 tuorlo
  • 20 g di uova intere (circa metà uovo intero sbattuto)
  • un pizzico di sale
  • 100 g di cioccolato fondente per farcire:

  • Per accoppiare le sfere di biscotto se siete dei veri golosi unitele con un po’ di crema alla nocciola o alla gianduia in modo d’avere una “scioglievolezza” unica.
  • Le nocciole o le mandorle vanno tostate in forno per eliminare la pellicina e per esaltare il profumo; fate questa operazione quando sono ancora calde aiutandovi con uno strofinaccio. Quando sono ben fredde riducetele in farina, mettetele con 1 cucchiaio di zucchero in un mixer; fate questa operazione con brevi scatti in modo da non far fuoriuscire la parte oleosa del frutto.
  • E’ fondamentale il riposo in frigo dell’impasto per circa 10-12 ore; questo passaggio è necessario per avere dei baci di dama belli sferici e non piatti. Vi consiglio di fare l’impasto la sera prima così riposerà in frigo tutta la notte.
  • Per ottenere delle sfere di uguale diametro, stendete l’impasto ad uno spessore di 1,5 cm, con un tagliabiscotti tondo di 3 cm di diametro ricavate tanti cerchi che farete rotolare tra i palmi delle mani per avere delle sfere perfette.
  • Dopo aver formato le sfere è indispensabile rimettere l’impasto in frigo perché i biscotti devono entrare in forno freddi altrimenti possono appiattirsi.
  • L’ultima cosa fondamentale per avere dei baci di dama perfetti è la temperatura del forno che deve essere costante e bassa, a 140° funzione statica, non superate i 150°.

In un’altra versione la ricetta prevede l’uso di amaretti bagnati al caffè, spalmati di cioccolato fuso al mascarpone, avvoltolati in polvere di cocco.




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