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Una storia di IBonamiciFredducci

Questa storia è presente nel magazine I 7 - Racconto ad episodi

I 7 - parte 48

68 visualizzazioni

11 minuti

Pubblicato il 19 agosto 2020 in Fantascienza

Tags: #amici #amore #esperimenti #supereroi #superpoteri

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Valeria impiegò davvero pochi minuti per raggiungere il Centro: più o meno 5. (Ah, siamo di nuovo nel suo sognoricordo?? Hum...non ancora, in realtà...a tratti...ma leggete e finitela di rompere!) Atterrò fogatissima e non facendo nemmeno più di tanto attenzione a non farsi notare perché chiunque, estraneo al Centro, avesse visto una giovane ragazza volante si sarebbe ben guardato dal fare domande: a Semipalatinsk-21 ognuno sapeva il minimo indispensabile per svolgere la propria mansione, e non indagava su cose che non gli competevano.

Direte che una fanciulla volante non è una cosa che si vede molto spesso (sia nel 1961 che nel 2020); ma vi garantisco che nelle Città Chiuse si imparava a far finta di niente alla perfezione...e funge tutt’ora così, perché esistono ancora “città chiuse”!!!

La Fulva si precipitò nell’edificio ancor più fogata, correndo con quel suo stile un po’ alla Terminator (alternava la corsa alla Terminator con quella piena di vistosi salti e acrobazie da felino). A malapena salutò i due soldati di guardia che, accorgendosi della sua fretta, le sbloccarono immediatamente la porta ma si domandarono cosa ci fosse di così urgente, visto che generalmente la piccola diafana scambiava sempre due parole con loro e non aveva mai fretta: erano un gruppo di 14 militari dell’Armata Sovietica che si alternavano e quindi li conosceva tutti… Teoricamente loro non sapevano che cosa fosse in realtà quella minuta e pallida ragazza dalla esagerata chioma rossa piena di boccoli, ma uno di loro aveva quella mansione da 15 anni, un altro da 10, due da 9 e così via: una ventenne che in 15 o 10 anni non invecchia nemmeno di un giorno è un tantino fuori dal comune...e oltretutto alcuni di loro l’avevano vista volare.

All’interno della struttura, in seguito, sarebbero stati inseriti altri militari e quelli avrebbero avuto il privilegio di conoscere parecchie cose (almeno a grandi linee) su Valeria e sul programma di creazione dei Sintetici; ma gli uomini che stavano a guardia dell’ingresso imbracciando dei Kalashnikov non avevano mai superato la porta a doppio battente di metallo spesso ed erano in contatto con i laboratori solo tramite interfono.

Da poco si era aggiunto anche lo Zar, ma prima c’era solo Valeria di così giovane e particolare e che chiaramente viveva là dentro, perché non usciva tutti i giorni e non con orari precisi...e oltretutto il primo Sintetico realizzato dai Sovietici non dava molta confidenza a chi non aveva accesso alla Struttura.


Il Centro, da fuori, appariva come un piccolo edificio di cemento grezzo, di soli 3 piani più il piano terra. La costruzione non era molto vasta: una palazzina che, pur essendo geometrica, ricordava a grandi linee un fungo perché le mura perimetrali del piano terra erano più interne rispetto a quelle di primo e secondo piano, e il terzo era di nuovo più piccolo. Sottili colonne di cemento armato formavano come un portico attorno al perimetro del piano terra.

In realtà quell’edificio era completamente vuoto ed ospitava, a pian terreno, solo un androne con una porta a doppio battente di acciaio molto spesso e progettata per resistere anche ad esplosioni piuttosto devastanti: oltre questa porta, dove le Guardie non si avventuravano mai, c’erano due ascensori e i vani per le cabine occupavano praticamente tutto lo spazio di quel piano, perché ognuna aveva una portata di 20 persone... Le vere strutture del Centro erano sotterranee, si trovavano tra i 50 e gli 85 metri di profondità e si raggiungevano solo tramite quei due enormi ascensori oppure da 4 pozzi di emergenza.

Al primo piano del piccolo palazzo c’erano i locali per il personale di guardia: un bagno ed una sala relax con divani, poltrone, Tv e perfino un biliardo ed una cucina piuttosto ben attrezzata con un grande tavolo con 6 sedie, un frigorifero ed una macchina da caffè italiana, da bar. I restanti due piani erano completamente vuoti. Come mai una simile sala per le guardie? L’ingresso veniva piantonato 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 ed in servizio c’erano 4 guardie per le 12 ore diurne e 4 per le 12 ore notturne: ogni turno di guardia durava 3 ore e una coppia lo svolgeva, mentre l’altra si faceva i cavoli suoi in sala relax per poi dare il cambio...

Il più “anziano” della squadra si chiamava Dorofey e l’aggettivo è tra virgolette perché all’epoca aveva 45 anni, quindi in realtà anziano non era…

Dorofey aveva il grado di Capitano ed era sposato con una donna di 4 anni più giovane, che lavorava come tecnico nucleare in uno dei laboratori della città chiusa: era l’unico che non aveva mai fatto un po’ di corte alla Regina delle Wunderwaffen nemmeno quando aveva iniziato a piantonare quella porta, che di anni ne aveva 30 e quella minuta ragazza dalla pelle bianchissima e gli occhi verdissimi sembrava anagraficamente alla sua portata, perché ne dimostrava una ventina e anche questa sua serietà e professionalità lo avevano fatto diventare il responsabile del personale di “controllo e difesa dell’accesso del Centro”. 4 mesi dopo quel giorno sarebbe stato promosso a Maggiore e messo a capo di una squadra di sorveglianza interna: quella a cui abbiamo accennato prima e che avrebbe anche quasi sempre accompagnato i Sintetici nelle loro uscite.

Tolto il Capitano Dorofey Yermilov, tutti gli altri addetti alla guardia sbavavano da sempre dietro a Valeria e ancora non sapevano che, da quel giorno, ci sarebbe stata una nuova splendida ragazza da adulare…

L’ultimo acquisto della squadra comandata da Dorofey era un giovane Caporale di 23 anni di nome Konon: era in servizio da due settimane e ogni volta che vedeva Lentiggini usciva letteralmente di testa.

La sua corte era sfacciata e le regalava continuamente fiori o dei cioccolatini.

Chi di dovere aveva comunicato a Dorofey di tenere a freno il suo nuovo acquisto, altrimenti lo avrebbero trasferito.

[-Avrebbero trasferito Dorofey? Ma perché?- avrebbero trasferito Konon, scemotta!]


-Devi farla finita di rompere le scatole alla Signorina Valiera!!!-

-Ma tutti la riempiono di lusinghe e complimenti, mica solo io!!!-

-Tu esageri, non a caso non mi era mai stato detto di tenere a freno l’esuberanza di un mio subordinato!!!-

-Ma lei non si è mai lamentata!-

-Ma le regali cose, e chi di dovere si sarà fatto delle domande!!! Altri membri della squadra le fanno i complimenti e la lusingano, ma non le fanno dei regali! La Signorina Valiera non va certo a lamentarsi dei complimenti che le vengono fatti, ma se rientra al Centro con dei regali è naturale che qualcuno si insospettisca!!!!-

-Ma sono il più giovane e sono quello più vicino a lei per età...-

-Non ci giurerei: io sono qui da 15 anni e Valiera era già così quando arrivai, identica a com’è adesso. Ti è già stato detto un sacco di volte che quella non è una ragazza normale…-

In due settimane di servizio nessuno dei colleghi aveva mai parlato a Konon delle particolarità di quella minuta e splendida ragazza dai boccoli rossi e il nasino all’insù; non che ci fosse qualcuno che sapesse esattamente cosa fosse, ma chiaramente alcune cose le avevano notate…

Il ragazzo sorrise ma si rese conto che il proprio Superiore era del tutto serio e quindi domandò tra l’incuriosito e l’angosciato: -Veramente no… Ma che cavolo vuoi dire?-

Dorofey si mise in bocca una sigaretta che aveva preso da un bel portasigarette dorato e spiegò: -Sai benissimo dove ci troviamo e che qui si fanno cose che in ogni altro posto del Pianeta apparterrebbero alla fantascienza più spinta… Valiera non è una ragazza come le altre e questo lo si vede già dalle sue fattezze...-

-Beh...è uno schianto!!!-

-Non sembra neppure vera, non trovi?-

-Quindi non devo farle la corte perché è troppo bella???-

-Oddio...mi farai perdere la pazienza! Valiera non invecchia: quella ragazzina non invecchia, cazzo!!-

-Non invecchia? Dice sul serio?-

-Ti ripeto che, in 15 anni che sono qui, non è cambiata di una virgola: per lei il tempo non passa. Chiedi a tutti gli altri e ti diranno la stessa cosa! E poi...lei vola...-

A quella affermazione il giovane Konon scoppiò a ridere di gusto, come se avesse sentito una barzelletta davvero irresistibile; le sue risate fragorose si interruppero dopo pochi secondi perché, ancora una volta, osservando il Capitano si rese conto di quanto fosse serio.

Si calmò, si ricompose e domandò lui con quel tono di voce un po’ preoccupato che si ha quando non si riesce a comprendere se la persona che ci sta parlando si stia effettivamente prendendo gioco di noi oppure no: -Ma dice sul serio anche stavolta, Capitano?-

-Sono serissimo: l’unico a cui non è ancora capitato di veder volare quella Rossa sei tu e, credimi, ti capiterà presto perché non è che lei voglia mettersi in mostra, ma nemmeno prova a non farsi vedere...-

-Come fa a volare?-

-Come faccia di preciso non lo so, ma nessuno dei nostri aerei potrebbe starle dietro...Noi non facciamo domande e non siamo tenuti a sapere che cosa facciano qua sotto, ma siamo convinti che Valeria non sia nemmeno umana...-

-E’ una macchina? Quella meravigliosa femmina è una macchina????-

-Probabilmente...però, vedi...il succo del discorso non è cosa sia quella splendida creatura! Il succo è che non è alla tua portata e non devi romperle le scatole, intesi? Puoi essere gentile, puoi farle dei complimenti che non siano troppo eccessivi, puoi guardarla con ammirazione perché è effettivamente uno spettacolo per gli occhi; ma se esagererai ancora o se le farai un altro regalo sarò io stesso a farti cacciare da qui, e ti ritroverai a prestare servizio a Majak per il resto dei tuoi giorni!!!-

-Sissignore...-

[Cercate “incidente di Kyshtym” (il terzo più grave incidente nucleare della storia) e vi renderete conto della bella minaccia che Dorofey aveva fatto a Konon!!!!]

Da quel giorno (che non sappiamo nemmeno quale e ormai è tutto un gran casino sto racconto...e ho pure ritirato fuori il plurale) Konon non si permise più di fare regali a Lentiggini che, a dire il vero, gli chiese pure il motivo di questa cosa e questo accadde il giorno prima dell’attivazione della Terza!!

Aveva addosso un vestitino rosso con la gonna a pieghe. I minidress non erano ancora stati inventati e la gonna le arrivava quasi alle ginocchia. Era a piedi nudi. Il colore si riprendeva con quello della sua impareggiabile criniera (legata in una vistosa codona da un laccio candido) e metteva ancor più in risalto la bianchezza della sua pelle.

A Guardia del portone che proteggeva gli ascensori si trovavano proprio Dorofey e Konon che, quando vide spuntare la Regina delle Wunderwaffen, si sentì morire e però si sentì pure addosso lo sguardo indagatore del Capitano.

Valeria uscì dalla porta e si fermò a salutarli, sorridendo.

Un sorriso radioso…

Un sorriso anche con gli occhi… Era sempre piena di vita e felice

Konon aveva già notato quanto fossero lunghi i canini della fanciulla e, quella volta, si domandò se li avesse per un motivo preciso...

-Buongiorno, Capitano Yermilov! Buongiorno anche a te, Konon!-

Entrambi ricambiarono, col ragazzo che lo fece in ritardo perché stava immaginandosi quella Rossa che sbranava un gruppo di soldati americani. Si sforzò per tenere le distanze e sembrare freddo.

Lerunia si avvicinò al giovane e, imbronciata, domandò: -Come mai, da un po’ di tempo, mi tratti in modo diverso?-

Konon rimase pietrificato...oltretutto il broncio di Valeria era un’arma potente quasi quanto i poteri di cui era dotata. Riuscì a rispondere solamente un tremolante “beh…” ma la Fulva lo incalzò: -Hai anche smesso di farmi regalini!!! A me piacevano!! I Fiori ornavano le strutture un po’ opprimenti del Centro, ed i cioccolatini me li mangiavo! Me li mangiavo tutti, tanto non posso ingrassare...-

Su quell’affermazione il Capitano intercettò lo sguardo di Konon e mosse le sopracciglia come per dirgli “Visto? Nemmeno ingrassa…” e quello annuì.

Visto che la spiegazione del giovane tardava ad arrivare, la Regina delle wunderwaffen gli sorrise nuovamente e ipotizzò: -Qualcuno del Centro, di alto livello, deve averti detto di piantarla...anzi deve averlo dello al Capitano. Escludo che si tratti del Professore… Beh? C’ho preso, vero?-

Dorofey annuì e bisbigliò: -Già, ma si dice peccato ma non il peccatore; e oltretutto facciamo che in realtà io non o confermato niente, ok?- -Certo! Tranquillo...anzi tranquilli! Comunque ok, rinuncio volentieri ai cioccolatini ed ai fiori: non ha senso che ti spediscano chissà dove perché mi regali delle cose!! Buon lavoro, Signori: ci vediamo tra un po’...-

I due di guardia ricambiarono il saluto e Konon osservò la pallida ragazza che si allontanava da loro fissandole i fianchi ed il fondoschiena, per poi mormorare “Ha ragione, Capitano: quella creatura non è proprio alla mia portata” quando la vide spiccare il volo appena messo piede fuori dall’edificio. Dorofey Yermilov rispose: -Non è alla portata di nessuno, qualunque cosa sia...-

CONTINUA...


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