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Una storia di DomenicoDeFerraro

RAP D'AMORE MALEDETTO

VERSI RAP D'AMORE

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9 minuti

Pubblicato il 18 maggio 2019 in Storie d’amore

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VERSI RAP D'AMORE



Il mio verso rap, batte come fosse un martello sul ferro incandescente. Vestito a festa con l’ ali di un uccello vaga sopra la città e non sa dove finirà questo canto , dove tutto il soffrire farà rima con il mare. Dove il mio amore nascerà , metterà radici nella grigia metropoli del sesso , errante per lidi austeri , come ieri anche oggi non ho portato l’ ombrello. il mio cuore sbava a poppa , deciso deriso, perduto nella nebbia, perduto in un idea che sale verso il monte che parla con Gennaro, con Filippo ed Andrea . Mesto martello pneumatico entra dentro il corpo della volontà , scaturiscono note dolenti , giorni ingrati senza giungere oltre ciò che si pensa di questa storia. Una vergogna , un momento utopico , senza topiche senza ponti , senza guardie alle calcagna , senza nulla che abbia la pena di credere e perseguire l’idea di una bellezza amara.


Lascia stare sono in pochi a capire, in molti camminano senza mutande chi se la ride , chi non ha peccato , chi come un angelo ferito viene portato al pronto soccorso, lasciato sopra una barella in attesa che passi il chirurgo di turno . Ci sono i parenti in sala d’attesa ci son due coccodrilli ed un orango tango , ci son Filippo ed Andrea c’è il destino che t’aspetta , un lungo viaggio in questo fine maggio con un taglio alla gola , un colpo nella gamba sinistra , una panciera che stringe il piacere e tu non ridere, scansati , non chiedermi nulla. Il tempo mi ha condotto in questo obitorio con un turbante in testa come un indiano ho recitato la mia parte . Siamo rimasti in pochi a capire , tre signore di mezza età , un ladro in una ragione che trascende il mistero della vita.


Il mio verso vive nella poesia del mondo . In mondi sconosciuti . incapace d ‘amare di volare via verso una nuova esistenza. In mezzo a questo inferno con tante domande da fare con mille turbamenti , con un cuore che pompa sangue , colora l’animo di strane sensazioni. Ed il cielo è solo la porta d’ingresso per un nuovo amore . Metto un punto tra un rigo e l’altro. Non ho scusanti e come prendere la macchina in compagnia di mamma come ieri alla stazione a fare benzina , continuare ad osservare il ragazzo che rubava sogni al vecchio addormentato dentro la sua auto per poi nascondersi tra le pieghe del desiderio tra l’ idea di un amore incline alla musica , alla speranza di esistere ancora.


Lascia stare che qualche anno in più contano , lascia stare che viene presto natale ed andremo alle Maldive in bikini , tu con i tuoi tacchi alti , con quel aria da furbetta nel tuo vestito migliore. Ok baby fammi sognare , fammi passare la più bella notte della mia vita aggrappato alla gonna della lussuria , come se fossi un condannato a morte in questa città che risucchia il mio sperma, misogino mitocondrio , generante una condizione umana migliore. E al parco giochi i bambini corrono nei verdi prati dell’infanzia, nella bella canzone dell‘amore malandrino, ed io sono rimasto per ore a guardarli alla fine, ho compreso che era passato il mio tempo ,era passato l’autobus delle sette.


Ora sono solo qui che mi cingo il capo d’alloro , nell’ora meno opportuna con un terribile dolore lungo la schiena che mi trascina per contrade deserte. Strade lontane , illuminate dal lume di una ragione che infiamma il senso di essere , di credere. Come ieri sono qui ancora alla ricerca di una felicita , di uno spazio tra le pieghe del tempo che spenga il mio stupore nell’ora meno opportuna. Tutto cosi illogico come accingersi a capire dove è nato questo errore madornale , dove la strada si è piegata sotto le ruote dell’auto quando sono entrato in altri dimensioni ed in altre questioni cicliche Mi son consumato come fossi una fiamma dentro una lampada spenta . Dentro il mio tempo che scorre e mi trascina verso altre questioni ipercinetiche , chimiche astrazione , castrano l’ingegno biogenetico in malversazioni e discorsi campati in aria.


Non ho compreso nulla del mio verso , del mio pensiero rap tutto cosi oscuro come le parole mosce che fanno la spola tra un rigo ingiallito ed il dubbio socratico , crescono e non cessano di stupirmi nella loro fragile femminilità festaiola , funebre come l’aria salubre che respiro . Senza capire cosa sono stato e quando sono caduto in questo orrore ortografico , che non mi lascia in pace . Sono quello che sono , forse un poeta dialettale che non conosce le lingue straniere con un aria che non me la conta giusta. E questo il discorso d’affrontare nella sera che giunge come ieri sull’onda di un ricordo nella calura dei colori gocciolanti dal pennello intriso di bellezza. Una linea una forma tonda senza occhi senza testa si muove lesta tra il dire e il fare . Un drago ,un mostro con mille teste , lancia fiamme brucia vari concetti , cancella il furbo sermone del prete circonciso. Ho visto il cielo cadere ho visto, le nuvole fare l’amore , come erano belle , come era incredibile volare , perdersi nel giudizio di un mondo d’astrofisiche dimensioni. Fuochi d’artificio, illuminavano l’amore e non cera nulla che valesse la pena capire , non cera sorte migliore quella di lasciarsi andare , nell’affrontare il proprio destino. Sull’onda del successo , chiuso nel cesso da solo con i propri mostri , con quel dubbio sulla bellezza.



Tutto cosi bello , quasi incomprensibile , quasi surreale, una bomba calligrafica trascritta su fogli di carta igienica, gettata alfine dentro il buco dove il ragno balla la sua tarantella . Meno male il ragno sopra il muro , sale , scende si cala i pantaloni e giunge finalmente a placare le sue insane voglie. Ora il tempo ha dato scacco matto al giullare , ora la torre è caduta, ora il cavallo è morto, ora siamo in più di mille a chiederci cosa ci facciamo qui a cantare tutti insieme oh bella ciao. Il tempo ci ha resi diversi , preso per il collo , trascinato oltre ciò che noi credevamo giusto, figli dispersi nel sogno di un re e di un amore extraconiugale . Una pena mai assaporata , un bene mai assaggiato ,bella tonda come l’ossesso delle parole , come il sesso consumato in fretta dentro una macchina . Per pochi spiccioli tutto quello credevamo, morire nell’illogicità dei fatti , nella forma che non si piega al nostro volere. Una volontà superiore , ci conduce verso questo immortale comizio , dove son tanti a parlare alcuni pronti a tirare sassi al malcapitato , tutti d’accordo che la morte non è proprio la verità dei fatti commessi.


Maledetto il mio rap improvvisato , nato tra montagne di rifiuti , durante un viaggio a ritroso , nell’ossesso di un sesso sperimentale cosi come ieri , con un angelo ferito sopra un autobus, andare verso casa, verso la fine d’una sera dolce che t’afferra l’animo t’interroga , ti mette soggezione. Ed io non ho compreso , dove sia il bene di questa vita , dove sia il male di quest’anima afflitta, tutto troppo facile da digerire da descrivere come queste canzonetta saltellante nemica delle mie virtù.


Qui tra cent’anni , con questo cuore che continua a battere , con il mio stupido verso rap , con il tuo sorriso in una giornata di pioggia scendere , risalire , andare, migrare verso il nulla, verso qualcosa che non ha senso. E tutto scorre , come ieri anche oggi saremo a casa ad aspettare natale. Saremo li a capire , dove abbiamo sbagliato dove il signore ha lasciato l’auto fuori sosta. anche se sembra tutto ridicolo il mio verso rap mi porterà ad Itaca forse in Gerusalemme , forse ad Amsterdam , forse in viaggio su un cavallo alato . E rido, forse sono folle, come la luna che se la ride dietro le nuvole , laggiù a Mergellina, che si gingilla con Gigino il meccanico fa la stupida con Nicola il pescivendolo , vola e balla sull’onda, porta il suo cuore dietro l’attimo represso, nello scrutare il cosmo , seduto sulla spiga di grano tutto il peso della farfalla . Tutto il suo amore ingordo ,sordo ad ogni richiamo, sordo all’odore della femmina che arde nella fiamma delle passione. Sono giunto , perverso , come un fiume in piena in questo porto , in questo corpo abbandonato a se stesso.


Ultimo giro , ultima corsa il mio verso rap, ha improvvisamente cambiato umore, mi ha preso per il collo , mi ha baciato sulle labbra mi ha detto ti amo poi si è gettato dal ponte. Che bello ho pensato mentre cadevo , ero vivo ed adesso , sono un uccello che vola in cielo , sono una rana che saltella dentro il bel giardino dell’esperienza insieme ad Ezechiele, insieme a Pietro che non la smette di tirarmi la zampa , che mi dice stai attento. Ed il mio verso rap è ridicolo, piccolo , brutto quasi sincero che lo vorrei regalare a tutti quello che conosco e non conosco o credo di conoscere. Sarò una bella canzone , sarò libero di volare per la città , con l’ombrello in mano , in pompa magna, come un morto al cimitero , come Ciccio che fuma una cicca , che intasca una mazzetta , che se la ride mentre si scopa la moglie del padrone. Ora il mio verso rap diviene sempre più ridicolo, piccolo, innocente, roseo come la rosa nel bel giardino fiorito là tra le gambe di lei il fiore del peccato, il fiore che soffre , stanca a sera mentre allarga le braccia per stringere il cielo a sé .


Donerò il verso rap , sarò contento , così un giorno ti porterò a conoscere mia madre , ti regalerò il mio amore , la mia rima sincera che arma poi se la ride mentre trema, mentre cerca per illogici giochi verbali , la cecità degli atti commessi. Là sull’uscio della porta, sull’uscio del mio silenzio, il mio verso rap , sarà il figlio che desiderai , che cercai tra le pagine dei libri , in quell’amore dannato in quell’amore venduto . Dopo , berrò tutto il veleno, di questo mondo , sarò il salvatore atteso, di nuovo crocifisso , denigrato, imprigionato , sarò il breve sogno, il fiume del divenire , sarò sulle labbra di un nuova canzone, con il mio amore ferito, e mentre imploro pace, rammento la tua bellezza, nudo davanti alla croce, davanti al mondo intero. Il mio verso rap , mi condurrà , oltre ciò che credo , forse nel puro amore , forse nella speranza di un vivere migliore nel decantare miti e versi rap , rapsodie della bella età che passa .



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