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Una storia di DomenicoDeFerraro

All’ombra del bosco incantato

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5 minuti

Pubblicato il 03 settembre 2019 in Poesia

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DI: DOMENICO DE FERRARO



All’ombra del bosco incantato , seduto in silenzio , sotto i grandi alberi alfabetici son volato via verso il cielo come un angelo disperato in preda a mille visioni oniriche , magro come la morta pigna appesa ad un ramo . Tra tanti dolori, snocciolanti lacrime mite , timide gocce di rugiada , languidi baci , al centro del caos , ho compreso di aver rincorso mille interrogativi . Mi sono perso in questo gioco infausto in una metropoli senza legge , catapultato nel traffico delle otto che veloce , scorre portandosi via ogni dubbio, ogni maledizione. Ed ogni mezzo è buono per giungere dove vorrei ma le soluzioni sono tante ,tante le strade da percorrere per essere qualcuno.


Cosi in mezzo al caos dei versi , nell'ossesso di un sistema che trascende ogni cosa, la mente rode il debito contratto , seduto al sole che brucia la mia pelle, la mente vaga nel bel meriggio, nella legenda mi conduce tra bassifondi , fondachi colorati , case colorate , seduto fuori l'uscio di casa ,tutto è cosi difficile ,incredibile ,facile a dirsi, poi la nube di fumo appare dalle cime del vulcano ed un mostro antico emerge dal mare , emerge dalla memoria collettiva, emerge attraverso un immagine lasciva nel regolare metri non conformi alla logica borghese. Lontano da ciò che siamo da ciò che rappresentiamo ,erranti figure equestre ,espressioni volgari d’un popolo in rivolta , nella parola beata , allegra nell'aria con tutte le sue miserie i suoi sistemi ipotetici ,ospedali, barelle, scale che salgono verso il cielo nel tempo percorso , nell'ossesso di un senso che anela alla meraviglia , alla pace agognata, cheta nell'acqua scende e bagna l’animo inquieto.


Tutto è già perduto , tutto ricomincia , adesso o domani, lasso nei limiti iperplastici nelle tante rime eclettiche , chimere arrostite al fuoco di un altra estate . Immagini vendute , baci rubati alla morte senza più nulla da dire , avulsi in un incubo che esplode all’intrasatte , un boato di sillabe. Un estasi afrodisiaca cosparsa sulle labbra sporche di rossetto che non ti aiuteranno mai a capire ciò che sei stato , da chi sei stato fregato , tutto cosi scontato , tutto un inganno , senza morale , senza spine circonciso per sentieri d’altri tempi in altri giorni ,spesi a comprendere quando arriverà un'altra salvezza che ti condurranno oltre tanta ipocrisia.


Ed il sole entra nelle ossa delle parole , le rosica , le mastica , scopre il senso di ciò che sono poi tutto si conclude frettolosamente , come in un orgasmo veloce tutto s’inclina al peccato commesso, alle pagine omesse alle varie questione filosofiche apprese , fregati dalla televisione per virtuali momenti , veggo et imploro clemenza . Caduto di nuovo in un incomprensione che ti lascia allibito, in piedi incompreso in mezzo ad un prato con tutto quello che ho passato ,sofferto. Tutto è vano, tutto cosi poco comprensibile , senza un alibi , un abito da indossare per la sera , passa il vento verso valle , soffia la bella canzone tenebrosa tra le ossa dei morti ieri.

Tutto è disonesto , tutto cosi strano come l’eco del colpo di pistola esploso in un vicolo oscuro, sparato per mano ignota nel corpo di un orco , i passi s’odono della donna chiatta , incinta di un gatto , ella guarda attraverso gli occhiali una vita tradita , senza denari, senza una nova canzone, senza quel perché che ti rende simili a milioni di persone. In marcia in fondo ad una strada senza uscita ballando, bella, folle . Tutto cosi futile, fino a notte fonda la donna canta la sua disperazione , canta la sua vita , canta il suo amore represso , tutti ascoltano con orecchie di coniglio tese sul senso , tese sul sentire rime per temi vari morire, eremita ,migrante lungo la strada che ti trascina oltre una nuova avventura.


E non aggio capito niente , me sò montato a capa, me sò fatto nu miezzo bicchiere di vino, ho suonato questo strumento. Sona ,sona a campagnola li consigli , ed io nun credo chiu a niente , nun parlo, nun tengo manco l’uocchio per chiagnere .

Cosa sono diventato , cosa m'importa quando sarò morto , quando nun c'è sarò chiù con tutte le mie stronzate , i miei drammi imbottiti di stroppole e sunetti , atterateme vicino a Virgilio , vicino a Vincenzo, senza pacienza , estate nà bella esperienza .

Fatti ad immagine di un mondo che non esiste più .

Arrampicati sopra gli specchi ,dentro una logica di una storia eretica , contro a mille ragionamenti , contro gendarmi, dirigenti , religiosi, contro la sinistra, contro la destra .

Fatta a là , mettiti cà, statte zitto .

Roseca adderete le spalle .

Faccia gialla, longa , longa , st’anema in pena ,appise cielo ,me so cresciute le scelle , mò son Vincenzo, mò so Gabriele , mò son muorte accise , sento ancora a gente parlarmi adderete le spalle , sotto un cielo stellato, dentro a chiavica e chi te vive .

Miille domande senza risposta che proseguono all'infinito con tutto quello che ho imparato, compreso , cercato, tutto una gran stronzata.

E se scrivo è per vivere in ogni legge percorro una logica che non salverà mai la mia anima, ne mi condurrà ad una perfetta conclusione ad un equilibrio tra il dare e l'avere che trascende me stesso nella sua bieca antitesi verso una salvezza utopica , spergiura, malvagia , sparagna che non t’inganna , mò mi vado a fare un bel bagno a lido mappatella beach.


Dolce cosi dolce il silenzio alberga nella mia stanza difronte il mare ove siedo ed ascolto il mondo , il cielo ruota intorno a me , tutto è nulla, tutto è come ho immaginato fosse , il mondo di ieri , mi ha reso folle tra la folla , ora son forte tra molte vite, tra molte madri , tra molti giorni ,tutto scorre , il mare giunge su spiagge affollate in cerca di pace , in cerca di un immagine ,di una esistenza diversa ed il mare bagna e porta a riva altre vite , altre nenie , altri amori decantati dal duce pan degli astri nella sua bancarella dietro l'angolo , con i suoi gelati a limone alla fragola una lingua amena che incanta ti getta dentro una poesia in quello abbiamo creduto, in tutto quello che abbiamo veduto, all’ombra del bosco .



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