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Una storia di Katzanzakis

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E' la Grecia, bellezza!

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4 minuti

Pubblicato il 04 dicembre 2018 in Avventura

Tags: #Immersione #Regina

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Era bellissima!

Giaceva appoggiata sul fondo, tra due scogli rugginosi, come una pietra preziosa appena lucidata.

“Che diavolo ci fa una conchiglia regina davanti ad Anti Paxos? Va bene la tropicalizzazione dei mari, ma una Gigas…”.


Era tornato con la barca davanti alla baia dei gabbiani nei tre giorni che precedevano la partenza. Lei era sempre là.

“Deve essere incastrata tra le rocce”, pensò.

L’ultimo giorno c’era un po’ di mare. Sotto era tutto un lattiginoso rimescolarsi, eppure, superati i primi 5 metri la vide, immobile, regale, come una dea capace di placare le acque intorno a sé.

Provò a scendere ancora, ma si sentì subito in debito d’ossigeno e riemerse tossendo.

“Cazzo di sigarette!” pensò, poi, con un sorrisetto auto-ironico “certo anche i 60 anni non aiutano…”.

Tornato in Italia non riusciva a smettere di pensare alla conchiglia. Gli sembrava che là sotto, in quel mare greco in cui da sempre si sentiva a casa, lei avesse deciso di aspettarlo, una volta che gli si era rivelata.

Si iscrisse ad un corso di Diving, ma dopo poche lezioni decise di smettere: si sentiva ridicolo, con quelle bombole sulla schiena: “tutta questa armatura per illudersi di poter imitare i pesci…sembra piuttosto una invasione aliena…”.

Smise di fumare e cominciò ad andare in piscina ad ogni momento libero, “per recuperare un po’ di fiato” diceva agli amici che lo prendevano in giro per questa passione senile: “non eri tu a dire che troppa virtù nuoce gravemente alla salute?”.

Ma quando tornò l’estate si sentiva in forma come non gli capitava da anni: 90 secondi in apnea a meno 3 metri!

Si comprò anche un profondimetro, la muta ed i pesi: “deve essere almeno a 20 metri…”.

Mentre si avvicinava con la barca alla baia dei gabbiani, sentì che i battiti acceleravano: “chissà se sarà ancora là sotto, forse l’ha trovata qualche sub, o le correnti l’hanno spostata…”.

Si assicurò il pallone alla muta (“troppe barche, un tempo non veniva nessuno da questa parte di Anti Paxos”) e dopo aver ben ventilato si immerse.

La conchiglia regina era là, gli parve quasi che gli ammiccasse, tra le due rocce, come se si aspettasse di rivederlo.

Provò a scendere ancora, compensando….15 metri, eppure sembrava ancora lontana…Si ricordò di quando, appena adolescente, si era immerso per la prima volta all’Isola del Giglio.

Quella volta era andato con suo padre. Voleva scendere con lui, ma dopo pochi metri si era dovuto fermare, senza fiato…Prima di risalire era rimasto per un attimo a guardarlo, sempre più piccolo, mentre si allontanava verso il blu intenso del fondo.

Dopo un tempo che gli era parso infinito era riemerso vicino a lui: aveva preso una grossa cernia, l’arpione piantato in una branchia, la presa delle dita nei bulbi oculari….

Da allora aveva iniziato ad immergersi da solo, all’inizio anche lui con il fucile, ma senza aver mai trovato nulla di abbastanza grande e vicino cui sparare.

Finché una volta aveva avvertito un luccichio improvviso di lato e nel voltarsi era stato quasi investito da due enormi ricciole, che procedevano affiancate, eleganti. Gli venne in mente un racconto di suo padre: “le ricciole non si avvicinano mai all’uomo, ma sono pesci molto curiosi…alcuni sub scendono con due fucili, sparano con il primo e, quando la ricciola si avvicina per seguire l’improvviso luccichio della fiocina e lo srotolarsi della sagola, la colpiscono con il secondo”.

Loro erano lì, bellissime, a non più di 2 metri.

Iniziò ad allontanare il braccio con il fucile dal fianco, ma lo riportò subito in posizione di riposo: erano di una bellezza che toglieva il fiato, lì, nel loro elemento, libere e noncuranti.

Da allora aveva smesso di immergersi con il fucile.


Tornò in superficie e cominciò di nuovo a ventilare, per quasi 10 minuti, poi si immerse. Compensò due volte prima dei 10 metri, poi continuò a scendere, mentre la conchiglia appariva ad ogni istante più grande….

Quando raggiunse il fondo il profondimetro indicava 25 metri.

Afferrò delicatamente la grande conchiglia con le mani, convinto che fosse incastrata, ma la conchiglia venne via subito, come aspettasse di essere presa.

Cominciò ad avvertire un principio di fame d’aria, ma la conchiglia assorbiva tutta la sua attenzione: era più grande della sue mani, pesante, eppure come incorporea, con venature color corallo all’interno, che sfumavano in un bianco lattiginoso.

Girò per un attimo la testa, ad osservare la fioca luce che, lontano, ingentiliva in alto il blu dell’acqua…gli sembrò di udire, per un attimo, il rumore scomposto della vita, fuori dal mare, dove i suoni e le voci si scontrano senza pause nell’aria.


“Lei deve rimanere qua sotto – pensò – tra il silenzio e le voci ovattate delle correnti, dove ha atteso per anni…”.

Preso da un impulso improvviso l’avvicinò all’orecchio: “che stupido – pensò confusamente – sono le conchiglie vuote a restituire, ai viaggiatori lontani, l’eco del mare, forse nella speranza di un ritorno tra le liquide attese…”.

Eppure, quando la mano perse sensibilità e la conchiglia si allontanò, fluttuando leggera verso il fondo, gli parve di udire come l’eco lontana di un canto di sirene…


“E’ la Grecia, bellezza” fu il suo ultimo pensiero.
























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