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Una storia di FedericoChiesa

Oro giallo, oro nero

Capitolo 6

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2 minuti

Pubblicato il 27 aprile 2021 in Altro

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Capitolo 6


“Corri, corri. Andiamo a vedere!”

Giacomo e Andrea corsero insieme a tutto il paese.

Fu comunque inutile. Tutta la zona venne transennata, per evitare ai curiosi di avvicinarsi, anche se non ce ne sarebbe stato neanche bisogno; le fiamme, altissime, sviluppate da quel cratere in eruzione, erano visibili da tutti i paesi vicini, fino a qualche decina di chilometri di distanza e la colonna di fumo anche da ben più lontano.

Non era passato neanche un anno.

Ci furono indagini, ma non si capì mai cosa avesse scatenato il grande incendio che interessò nel 1952 il pozzo di metano di Albalonga.

Anche l’Istituto Luce era venuto a riprendere l’evento. Nelle settimane seguenti, tutti i giornali ne parlarono e pure la Domenica del Corriere gli dedicò la copertina, con l’illustrazione di Walter Molino a piena pagina.

Per spegnerlo, quasi un mese di operazioni. “Il fuoco spento col fuoco”; questo era il titolo che capeggiava in quella Domenica del Corriere, dedicata quasi interamente al tragico evento. Dovette arrivare uno specialista, un tecnico americano, Michael Myron Kinley, per portare a termine quel difficile compito. Aveva piazzato una carica di tritolo, fatta esplodere a filo del terreno, e lo spostamento d’aria e di terra era riuscito a domare le fiamme, che ormai avevano raggiunto i cento metri di altezza. E pensare che all’inizio avevano creduto fosse pazzo a portare dell’esplosivo così vicino al centro della catastrofe, ma alla fine era stato davvero l’unico rimedio. E Michael, da pazzo, era diventato eroe, guadagnandosi il titolo di ‘mangiafuoco’.

Non era morto nessuno, ma lo spavento era stato terribile e l’impatto sui terreni intorno devastante, per diversi chilometri.


“Maresciallo, il corpo è stato portato all’obitorio. Noi abbiamo finito”. Carmelo si era affacciato alla sacrestia.

“Capisce maresciallo, il poveretto ha provato ancora a vangare, dissodare, seminare quel campo maledetto, ma non era più riuscito neanche a cavarci patate

Non che Giacomo ne avesse alcuna colpa, ma ogni sera quando rientrava a casa, gli era risultava sempre più pesante vedere come la fortuna aveva arriso a quel fratello che in gioventù, al contrario, ne aveva dati di grattacapi; una bella moglie, un figlio ed un altro in arrivo, un negozio avviato.

Al contrario la sua vita gli appariva ora vuota. Lo si vedeva spesso andare in giro senza meta, la testa assente, a volte tornare alticcio dalla fiascheria. Per non parlare delle sfuriate tra lui e la moglie. Deve essere arrivato al limite!”

“Grazie padre”. Non riuscì adire altre parole.

Quel caso, nato come una scocciatura, gli aveva lasciato una insostenibile pesantezza nel cuore, e non sarebbe bastata una dormita quella notte a portarla via.


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