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Una storia di DomenicoDeFerraro

TUTTI IN SCENA DOPO SCENA

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10 minuti

Pubblicato il 04 gennaio 2020 in Fiabe

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TUTTI IN SCENA DOPO SCENA



Interpretare per versi il vivere, s’eleva il dire di molti anni che nel travaglio ci hanno condotti a recitare e morire in un dramma solitario ai confine di un mondo sempre più avido di sentimenti. Incapaci di amare si scioglie ogni enigma , ogni parsimonia , fatto di molti ardori congiunti nel dolce mio infinito . Lasso nella sorte avversa , corre lesta come fosse la slitta di santa Claus , mesta, appresso al senso di poter interpretare le molte vite , congiunte al credere che trasforma il nostro essere in un luccicante albero di Natale. Così si rimane in bilico nel proprio dire, fatto di tante locuzioni , mezzi termini che affluiscono nel corpo di una donna ,chiatta, scontrosa fatta di tante scorbutiche , ebbrezze , di mistiche bellezze.

Sei tu Carolina ?

Certo aprite vi ho portato il pranzo

Non posso scendere, mi potresti aiutare

Sono qui per questo

Tu sei la figlia di don Salvatore

Per servirvi

Credevo che sapessi volare

Se avrei potuto volare avrei rivisto da lassu il mio cagnolino

A me non interessa ,però ho visto Carmela tua madre che baciava il falegname

Perché non gli avete fatto una foto

Perdonami ho la testa tra le nuvole

Facciamo come se fossimo di nuovo a Natale

Non sei sposata ?

Lo cercato tanto uno sposo

La fiamma delle passioni riscalda l’animo e spinge alla generosa prole di molti parti senza età e genuflesse ere

Voi conoscete tutta la gente del quartiere ?

Fatti , fummo a credere per vivere in letizia

Non dite così

Non credo di conoscere la genealogia della morale

La morale è una molla elastica , fatta di tante diverse forze

Non dite per davvero ?

Non voglio interagire

Sentite a me sarà meglio cambiare paese

L’acqua scende sempre nel verso giusto

Sono qui che l’aspetto

Come è dura la sorte tonda è scura

Non fate finta di non capire

Il dubbio permane a volte in eterno

Io avrei voluto partecipare

Era meglio accendere la lampada , fare cosi luce

Gesù non sei l’unico che lo ha pensato

Sei un poco indietro

Dietro dove ?

Sotto la panca si canta

Non avete messo l’acqua a bollire

Un po di caffè ?

Grazie tante.

La scena è sempre la stessa il paese un crocevia di diseredati , disocuppati , folli e criminali.

Non mi ricordo di averne mai conosciuti simili

Beh facciamo teatro

Per favore lei si ostina ad essere un autore

Interpetro l’umanità redenta

Carta straccia

Facciamo macchiette

Non direi più bugie

Credimi è duro come il pane

Con la mortadella sopra diventa più morbido

Mi vuol prendere in giro

Non era nei mie programmi

Per lo più cerco di capire l’antifona

Sei un anfitrione ?

Certo un uomo di teatro

Una maschera ?

Si fa per campare

Teatranti

Non perda l’espresso vale un sorriso

Mi basta un caffè

La seconda scena è quasi identica , tranne che nel paese sono tutti morti tranne il becchino ed il macellaio

Io non vivo

Certo rappresenti la maldicenza

Che intelligenza

Mi ritieni un idiota

Non mi illudo

Non voglio affondare la spada nella piaga

Siamo in viaggio

Lei cerca sempre il pelo nell’ uovo

L’ipocrisia mio caro

Sà per questo sto pagando mille euro al mese

Mille euro ma questa è una rapina

Cosa rappresentiamo insieme

Un accidenti

La destra non rinnega mai le sue radici ma alla fine c’è lo fatta sono stato convocato in vaticano

Accidenti sei diventato un pezzo grosso

Per questo mi hanno dato una medaglia

Hanno bussato alla porta

Chi bussa alla mia porta?

Sono la maschera

Ecco dove eri finite

Sei un indiferrente

Si fa quello che si può

La malattia avanza

Certo cambia le persone

Anche una maschera si può ammalare

Non bisogna mai mollare

Mi chiamo Dolly

Adesso è tutto chiaro anche se nascondi in sè un concetto deleterio

Che simpatico

Ora ti meno

Va bene terza scena, cambia la forma, c’è tanta gente che vuole entrare a far parte della compagnia . Facce molto simile al male che coltivano dentro che s’identifica con la maschera . In molti diventano una sequenza psichica più un accidenti un verbo incarnato, la folla si fa enorme qualcuno dalla platea grida: Chiamate un dottore . La cosa non interessa nessuno , rimangono tutti fermi.

Il regista si arrabbia, sbatte la porta in faccia alla maschera .

Ella piange poi tutto si appaga

L’anima ha una sua emivita

Non voglio più tirare l’acqua al mio mulino

La forza di una rappresentazione stà nella sua espressione , più esprimi più rappresenti la realtà . Le molte parole a volte sono come trappole per topi . Questo è un dato di fatto , ed il teatro trascende ogni morale

Illusione mio caro , solo fumo arrosto

Io non fumo

Facciamo finta di essere noi stessi

Mi chiamano in scena

Il regista grida tutti in scena

La sequenza interompe il discorso

Forse non siamo in sintonia

Elevare alla potenza , quest’idea mi mette i brividi

A me fa battere i denti

Non provate ad aprire i regali prima della mezzanotte

Ci potrebbe essere un disguido giudiziario

Certo la maschera è il fulcro di ogni conoscenza

Come la vita , la morte albenga in noi stessi

Certo bisogna sempre mangiare la parte più cotta

Facciamo come se fossimo a capodanno

Stò per giungere ad una sana conclusione

Una questione preliminare

Nulla, tiene a freno la lingua

La scena quarta è una replica delle successive non c’è interconessione nè una certa valenza tutta l’ azione è incentrata nella fermezza e nel coraggio dimostrato per quanto cambi la scena i personaggi assumono sempre una figura poco brillante

Ecco cosa volevo dire poco fà ,bisogna essere sempre sinceri

Per questo ho comprato una bottiglia di bourbon

La mia perplessità è nell’essere insieme maschere

Parlare per ore senza arrivare ad una conclusione siamo come frittelle senza buco , senza alcuna radice culturale.

La finzione è l’inzio di una nuova scena che si ripete all’infinito .Tutto quello che abbiamo descritto in questa quarta scena , scema nella convinzione che la conversazione sia una importante prerogativa per sanare una malattia insita nella propria espressione. Ma dato che la somma di questo dire, rimanda ad un ulteriore scena che inscena una sequenza di azione a discapito della loro origine pragmmatica. La rivoluzione culturale s’ incentra nella rappresentazione di una maschera che non ha nulla da rappresentare se non quel mondo che desidera essere.

Ora giriamo pagina

E già la frittata è fatta

Non bruciare il libro

Domani vado dal dottore

Io credevo di rimarginare una profonda ferita

La falsità è la porta di un amore usato ai propri fini

Ora non offendiamo

Ci vorrebbe ben altro

Facciamo ammenda di vari torti subiti

Sono d’accordo con lei

Non mi riprenda da dove ho iniziato

Non voglio uccidere il concetto

Mi creda è un intercalare quasi una frase scurrile

La scena trascende tutto quello che crediamo come il signore intorno all’albero con la sua allegria. Rincorre una gioia l’ immagine versatile come acqua che scorre. Non mi rendo conto del fatto dato che a volte sono incapace di tagliare una fetta di panettone diritta.

Ma andiamo, l’amore non ha bisogno di un coltello per essere condiviso

Ecco lei vorrebbe definire una passione come se fosse una fetta di panettone

Ci provo ma non giungo a nessuna conclusione fatto sta che l’illuminismo ha oscurato la ragione di molte persone.

Questo potrebbe essere un buona conclusione interdisciplinare

Mi ricorda la fiaba di zia Antonietta.

Non si perdeva mai una partita a briscola.

Era un signora dalle tante capacità linguistiche.

Ero certo che sarebbe diventata santa ma fini per essere zitella poi si sposò in tarda età con il fratello del salumiere.

Lui era un buono a nulla.

Tutti in paese lo chiamavano la pulce a me non era mai piaciuta questa definizione , ma chi siamo noi per definire un concetto .

La tristezza è disarmante, ci rimanda sul punto di non capire per poi ritornare indietro a ciò che siamo . L’insieme di queste scene sono il frutto di una razionalità avida di sapere incentrata sul dare e l’avere .

Noi siamo ogni cosa , questa maschera , questo tempo ed ogni maschera rifiuta di essere se stessa , poiché in fondo è una maschera. Tutta la storia definisce chi siamo come potremmo essere senza dover indossare una maschera per non essere una maschera triste. La logica impone una riflessione sostanziale , sulla attività espressiva su quello che si desume essere nella ricerca etimologica nella forma data che rimanda alla leggenda. E un racconto è l’anima di questo dramma scritto per essere interpretato da una maschera.

La quinta scena riassume ogni altra iniquità , non tralascia la sostanza delle cose , neppure l’ antepone alla ricerca filologica ma và oltre quella sostanziale espressione che riassume ogni scena . L’albero di natale a questo punto può essere il fulcro del nostro discorso e i due personaggi immaginari , il signore senza capello e la maschera un aspetto dell’essere come si potrebbe essere per davvero . Ora l’albero di natale non definisce nulla ma chi ha stabilito che noi dobbiamo interloquire con un albero di natale.

Certo lui è un concetrato di tanti natali passati

Così è divertente vedere un angelo appeso ad un ramo che gioca con un filo dorato

Sono l’immagine di una ragione metafisica.

Una lunga storia che ritrare se stessi.

E la Michelangiolesca estasi della creazione

Non mi prenda in giro

Non ho molto tempo ancora

Le posso regalare due gabbiette di mele annurche

Quelle le vorrei portare al mio primario

Ti sei fatto vecchio

E il concetto che mi rattrista

Non posso credere che una canzone natalizia faccia così effetto su di me

Sentire i canti del natale mi fa piangere

Lei pianga che dopo andiamo al bar a bere whisky

Compriamo un panettone

Questa potrebbe essere una buona notizia

Mi sono permesso di portarle in dono, incenso , oro e mirra

Ma che dolce pensiero

Non volevo venire a mani vuote

Siamo quasi alla fine della scena , l’angelo canta la sua leggenda narra della gioia universale, della messiscena che lo ha condotto in casa di questo povero uomo senza cappello. Dove ha incontrato una maschera per poter cosi sconfiggere il male del mondo . Certo è stato una dura battaglia. Tutto è iniziato quando gli angeli sono diventati demoni . Ma dato che nella storia in genere chi ci va sempre di mezzo è quel piccolo ,dolce pargoletto che dorme dentro la culla , tra sua madre e suo padre, tra il bene ed il male la nostra rappresentazione prende una strana piega.

Ora la scena potrebbe divenire, ancora più raccapricciante in quanto il racconto conduce all’errore insito nella morale. Un Natale atipico fatto di tante voci , considerazione legate allo scorrere del vivere insieme e per questo l’albero lo hanno legato è messo fuori al balcone . Anche se un albero di natale rappresentare nel male e nel bene l’albero della vita . Lo scorrere del tempo ci conduce dalla stazione ferroviaria , fino alla nostra piccolo abitazione dove siamo presi dal furore di divenire pastori di questa sacra rappresentazione . Ma questo non interessa nessuno , tranne forse alla maschera o al signore senza capello che aspetta tutto questo finisca presto. Così come noi interessa che l’albero della vita faccia i suoi frutti , dolci al solo vederli. Tutto ad un tratto vengono tutti a vedere il miracolo avvenuto nella note di natale ,dalle lontane province dell’impero da Marsala e da Caltanissetta. Perfino dall’Austria e dall’Australia. Qualcuno in compagnia di un canguro di nome Giggino.

Ma voi siete certo che ci saranno tutti

Come vedete la verità , viene sempre a galla

Ma voi fate teatro o siete l’achivista capo

Dietro le scene si scopre ogni cosa

Forse vi porto una birra

Non bevo

Ma voi non fumare , non bevete , ma si può sapere cosa fate ?

Che vi debbo dire rappresento questa maschera di natale , scena dopo scena.

E la befana ?

Qualla viene a cavallo della sua scopa più tardi


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