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Una storia di StefaniaCastella

Il mio Cuore

L'amore che resta

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4 minuti

Pubblicato il 23 marzo 2019 in Storie d’amore

Tags: #Amore #Cronacavera #Madreefiglia #Storiavera

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Una scala, ci metterò una scala e ti afferrerò, vedrai che poi col tempo ti aiuterò, ci aiuteremo e dimenticheremo ogni cosa.

Non doveva andare così, non dovrebbe mai andare così, a nessuno dovrebbe andare così.

Non è servito a nulla stordire le giornate, annebbiarle come se non fossero già annebbiate. Sai che ho sentito ogni giorno l’odore buono dei tuoi capelli. L'odore leggero della primavera, quella è esistita per quattro anni. Quattro anni sembrano lunghissimi, quattro anni sono stati un pezzo brevissimo, un tratto brevissimo, un passaggio brevissimo. Nessuno dovrebbe attraversarlo così veloce come è stato per te. Non c'è stato giorno in cui io non ti ho pensata. Un solo maledettissimo giorno da quel giorno.

Il giorno e la notte si sono somigliati tante volte, mescolati col ricordo.

Tante, siamo tante, abbiamo sorrisi e mani grandi per accogliere. Le teniamo sulla pancia, aspettando che cresca piano piano. E piano piano, la distanza tra le dita diventa più lunga, e quasi non ti vedi più i piedi, e sorridi lo stesso, mentre infili i capelli dietro le orecchie e controlli la bilancia. Quanto sei bella amore. "Quanto sei bella amore". Quante volte ce lo diciamo, poche volte lo sentiamo, ancora di più le volte in cui non ci crediamo. Le tue mani piccine sulla faccia, mentre ti mangio di baci, e ci mangiamo la vita bellissima e normale. Una vita normale, una vita come tante. Fino al giorno in cui i giorni non sono stati più quelli di prima e resti solo a chiederti perché. Perché non c'ero mentre ruotavi nella stanza vuota, perché non ero con te, lì a sentire l’odore dei tuoi capelli morbidi che mi hanno avvolta le braccia. Da terra. Ti raccolgo da terra, ti accompagno alla terra. Non doveva essere così.

Perché non c' ero mentre la tata batteva i tappeti come ogni mattina, perché correvo distratta, perché la porta chiusa a chiave, il sacchetto della spazzatura, l'enorme silenzio che ti ha fatta girare per la casa, vuota e impossibile, vuota ed enorme, come i tuoi occhi e il mio cuore. Perché.

Non doveva succedere ed ogni giorno sono morta, dopo quel giorno. Ogni volta che ho affogato nel bicchiere tutto quel dolore che non si allevia mai. Ci si perde, ci si ama, ci si odia, non ci si sopporta, perché dopo guardarsi significa tornare per un attimo a quello che era e non sarà più.

Così si trascina ogni pesante giornata fingendo di essere vivi. E ormai non lo si è più.

Porterò un materasso per raccogliere il tuo salto, o forse basterà il mio abbraccio a tirarti via dalla finestra, a tirarci fuori da questo lungo incubo.

Ed io resisto. Esisto.

Resisto a tutto perché tutto mi oltrepassa, resisto a tutto perché tutto rimbalza sul cuore. E' tutto rinsecchito intorno, dove sei? Guarda il nostro giardino, non cresce più nulla, non culla nessuna gemma, nessuna bella come te. Portami con te, quante volte te l'ho urlato. Alla finestra, te lo urlo ogni notte, affogo, portami via, lasciami venire via con te.

Ma bisogna resistere e mi sento in colpa, sono ancora viva, mi sento in colpa, sono ancora madre. Devo resistere a tutto. E tutto mi investe. La vita vince sempre. La vita decide su tutti i piani e dimentica tutti i giorni felici che passi, il Natale, le attese i giorni di sole, il costume per il mare. Le paure, il triciclo le bambole. Cristallo immobile che se lo tocchi va in pezzi. Come me. L'amore mi ha cristallizzata, e quando ho incontrato lui ho creduto di luccicare per poco. E' durato poco, il cristallo si è infranto. Sono in mille pezzi sparsi per la stanza. Sedie rovesciate. Libri sparsi. Un uomo che vaga con le mani macchiate, marchiate di sangue. Forse piove. Forse pioverà.

Lui crede di avermi levato via il sangue dalle vene. Lui crede che questo sia amore. Che illuso. Lui crede che "O con me o con nessuno" e bla bla bla. Lui non sa che io non c'ero, non c'ero già più.

Io ero già altrove, sono rimasta attaccata a questa terra con le lacrime a impastarsi di terra. Appesa alla finestra, lasciata andare via. Lasciatemi andare via con lei. Lasciami venire da te.

Ora sono con te. Sento ancora il profumo dei tuoi capelli. Lo so, ho lasciato un pezzo di cuore in attesa di me. L'amore è crudele ha più facce, e frecce che bucano da una parte all'altra, la mia parte era già bucata da tempo. Resteranno lacrime e Perché. Resteranno finestre a combattere il vento. Qualcuno batterà un tappeto e la polvere svanirà nell'aria. Tienimi la mano amore, restami vicino. Sono qui. E' passato tanto tempo, e tu sei ancora la bimba che eri. Ed io la madre che ti cullava ieri.


A Roberta e Costanza.

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