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Una storia di DomenicoDeFerraro

SANTO SHABBAT

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3 minuti

Pubblicato il 20 aprile 2019 in Poesia

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SANTO SHABBAT


Poesia Pasquale

Risorge in noi indomito lo spirito della primavera nelle voci di un tempo remoto che si propaga nell’armonia perduta ,nel tempo che ci ha condotti al patibolo, canto che s’ode nell’eco del vento che passa che ci trasporta nel fuoco nelle passioni amorfe, fulgide, dormenti, immortali nell’alito di un dio troppo grande d’ abbracciare da tenere stretto a se.
Mille voci cantono la stessa canzone di pace , vivaci voci popolari tra all’ allegre campagne ,nel canto del cuore che giunge
fino ai confini di questo campo di croci.
E nell’ imago divenire oltre il nostro dire , esuli figli di eva siamo sulla soglia del peccato commesso , fregati , commossi , isterici , chini sul peccato morsicato come una mela matura.
E le nevi sui monti si sciolgono ,rifioriscono gli alberi e le meste parole sono leggere come zefiri .
Addolciscono il nostro dolore ed ogni timore di vivere .
Ai tuoi piedi signore , tu che spalanchi le braccia verso di noi
Tu che accogli nel tuo cuore mondi ed universi infiniti, figli mai nati figli andati , figli prodighi, figli di questa canzone pasquale che s’ode per campagne ferite, sanguinati , gemme sboccianti isteriche caste, s’attende in meditazione la liberazione, resurrezione d’amore ospitante la vittoria della vita sulla morte.
Tu ruscello di promesse che scorre veloce ,
Tu messaggio di pace, tu leggero come un alito di vento come il sorriso di quelle fanciulle sedute fuori al bar che raccontano dei loro amori , delle loro paure ed il mare canta questa morte. Questa resurrezione infinita , stringendo a se il mondo dormente, duttile al pallato , allegro tra i campi , tra le vigne ignominie, lungo
valli dove galoppano i cavalli nel suono delle campane che s’ode a festa.
Alleluia, alleluia , urla il villano a cavallo di un ippogrifo, a cavallo
di un sogno, galoppa lontano ,oltre il mondo conosciuto, oltre tante paure ,sopra un mondo di merda ed è tutto un andare incontro all’altro.
Gloria dei secoli , figlio mio, rinasci nei mie versi stupidi ,rinasci nella crescita sociale ,nel sorriso della mia follia , megera fantasia ghiro , scoiattolo, aggrappato ad un ramo fiorito che sboccia empirico, chimica alchimia di un verbo vestito di blu.
Tu risorgi di nuovo nel mio grembo, nel ventre di madre natura ,
nel senso di una giusta ragione ,di una causa certa , figlia della mia preghiera a sera , che levommi il capello dalla testa mostrò la mia audace calvizia.
Rondine di primavera sorriso degli infermi ,inebriante
canto d’ innocenti fanciulli.
Libero pensiero nell’ assopita passione eidetica , seguendo in silenzio il carro traballante dei pellegrini diretto verso la città santa. Verso il centro della terra , verso di noi , mentre risorgi dai tanti dubbi , tra vicoli neri e fetidi .
Tu insieme agli ultimi ,ai viandanti ,ai mendicanti
ai diseredati, ai dimenticati di questa esistenza
insieme a coloro che hanno perduto da tempo
la certezza ,la gioia d’una carezza.
Si ritorna a vivere con te e in te signore del cielo e della terra poiché Tu sicuro rifugio fai risorgere in noi speranze sopite
poiché Tu stella dell’ eterna sera , splendi sul cammino di nostra vita nel nome di un amore mai dimenticato.


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