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Una storia di mary

Vola passerotto, vola più in alto che puoi...

Ho voglia di innamorarmi

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4 minuti

Pubblicato il 16 novembre 2016 in Poesia

Tags: #amore #romanticismo #scrivere

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I capolini dei primi fiori, ancora socchiusi, parevano quasi proteggersi da un temporale improvviso. Le margherite somigliavano a coriandoli sparsi nel verde chiaro dei prati incolti. Sembrava anche loro aspettassero qualcosa, che tardava ad arrivare, forse le farfalle. Ma era presto, troppo presto. Vidi quel passerotto spostarsi da un ramo all’altro dell’albero con una certa difficoltà. Pensai a quanto fosse piccolo e spaesato. Sembrava si sentisse perso, indifeso, proprio come me in questo momento. Continuava a cinguettare e a saltellare senza una meta precisa. Eppure la primavera era alle porte, ma lui sembrava non accorgersene. Giocava con le sue stesse ombre. Qualcosa nell'aria rendeva quell’uccellino nervoso e inquieto, nonostante il cielo fosse azzurro e il sole tiepido come una carezza. L’inverno se n’era andato, finalmente, e con lui anche i ricordi, ma non proprio tutti. Un pensiero era rimasto, sempre là, a quel bacio, alle sue labbra morbide e umide sulle mie. Un semplice bacio, non come tanti, però. Talmente semplice e complicato allo stesso tempo, al punto da farmi venire sete, al punto da farmi credere che l’amore, è esattamente come lui, rubato e inatteso, dolce e soffocato, annodato e slacciato come un paio di scarpe che non vorresti togliere mai.

Sulle montagne ancora c’era un velo di lei, la neve, bianca, immobile, lontana.

Gelo.

Gelo nel cuore e sulle mani, stanche di stare sole. Poi caldo. Caldo fuori, a picchiare sui vetri della finestra. Dentro di me solo strati di ghiaccio sottili e taglienti come carta.

Se sapessi volare anch’io come lui, spiegherei le ali e cavalcherei il vento con il coraggio che mi è sempre mancato.

Ho sempre sognato di andare lontano. Lontano da tutto quello che ha sempre impedito il mio volo. Ho sempre sognato di smettere di avere paura di un nodo alla gola, di un legame stretto che mi facesse mancare il respiro.

Forse sono io, niente ha impedito niente. Nessuno può chiudere un uccellino in gabbia. Più volevo essere libera, più mi sentivo prigioniera. Le domande aumentavano mentre le risposte diminuivano. Troppo poche le parole che avrei voluto sussurrare, milioni quelle che invece avrei voluto urlare al mondo intero. Ma sapete cosa c’è? C’è, che spesso il mondo, come un boomerang, respinge tutto al mittente. Più alzi la voce, più è forte l’eco del suo ritorno. Ed è lì che ti senti impotente, piccolo come il bottone di una camicia, flebile come la luce di una vecchia lampadina. Bisognerebbe stare a guardare, dicono. Se possibile, farlo in silenzio e quando viene sera, così nessuno può ascoltare i battiti che cercano una strada, una via d’uscita, come un cavallo al galoppo in un sentiero sconosciuto. Bisognerebbe fare questo, e bisognerebbe fare anche quell’altro, per sentirsi in pace con se stessi, dicono. Ma chi la vuole la pace! Io sono sempre stata in guerra con tutto e con tutti, perché non riesco a farmene una ragione di queste ali spezzate, divise a metà, come fogli appartenenti a libri diversi, come cuori appartenenti ad anime diverse. Sì, sono diversa anche io, proprio come le pagine sui libri, proprio come la storia di Atene e Sparta, di Caino e Abele, dell’acqua e del fuoco. Lotta eterna e maledetta! Tra quello che sono e quello che sarei potuta diventare, se solo avessi voluto. Chiunque arrivi sul bianco destriero, non riesce nel tentativo di disarcionare le mie paure. Questa sono io, una chiave che non permette di aprire alcuna porta. Il mare in burrasca su una barca senza remi, il cielo scuro in preda ai fulmini più minacciosi.

Non posso essere simile a quel piccolo passerotto.

No, non posso.

Lui una strada la troverà prima o poi, tra gli aghi profumati di un qualunque pino, tra i gusci delle ghiande, sotto la tettoia di una casetta abbandonata in mezzo al bosco, al riparo dalla pioggia.

No, io non sono come lui.

Io sono bufera e tempesta, io ho voglia di innamorarmi di un paio d’ali che non riescono a stare insieme perché non si somigliano affatto.

Ho voglia di innamorarmi di quello che non riesco a dire e a fare, perché è dall’imperfezione che nascono le storie d'amore più belle. Allora forse è arrivato il momento di presentare la mia bella storia, fatta di tentativi, di desideri, di utopie, di corse a perdi fiato tra le braccia di uomini che ancora non hanno scoperto la mia vera essenza.

È quasi buio.

Adesso è il momento di dirvi cose nuove, complici di stelle che brillano come non mai.

Questa notte, in mezzo ad altre notti che ignorerete, io rinascerò. E se la vita è una copia di destini che si incrociano senza conoscerne il reale motivo, non mi importa.

Non chiedetemi chi sono. Solo sui libri ci incontreremo, soltanto tra le righe di ciò che scrivo, vedrete chi sono veramente.

È notte.

Fatevi rapire dai sogni più belli che abbiate mai fatto.

E tu passerotto... Vola, vola più in alto che puoi...


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