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Una storia di moonlight

Cacciatore di Morte

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9 minuti

Pubblicato il 14 settembre 2019 in Thriller/Noir

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-Primo Cammino-


Guardavo intorno a me le colline che parevano infinite, i colori smaglianti che dipingevano dolcemente il paesaggio e ascoltavo la moltitudine di suoni della natura. La leggera melodia che ondeggiava nell'aria e il panorama alla vista dei miei occhi sembravano creare un'armonia di vita e la veduta somigliava ad un paradiso infernale: ero incastrato tra la magnificenza del mondo e la cattiveria che lo circonda.

Il sole risplendeva ogni angolo, anche il più buio, con i suoi luminosi raggi. Esso era l'unico in grado di scaldare il mio animo ultimamente tormentato dalla vaga impressione di star realmente vivendo, come se stessi ascoltando il mondo come se fossi chiuso all'interno di una bolla d'acqua.

Eppure in quel calmo momento potevo percepire una certa energia dentro di me: l'eco del mio pensiero, il battere del mio cuore, gli attimi del tempo fuggente in cui ultimamente ritrovavo i secondi sotto le scarpe, calpestati dalla mia spensieratezza e non voglia.

Guardavo attentamente gli uccellini che ondeggiavano nel cielo di un azzurro limpido e purifico invidiando la loro possibilità di essere veramente liberi e, come loro, mi bastava abbandonare al vento il mio cuore per sentirmi in tal modo, perché non potevo buttarlo via. Quella volta era pesante e cupo, era vero, ma bastava portarlo in alto legato alle zampe degli uccelli che esso riusciva a percepire l'eternità.

In quell'istante sembrava che il tempo si fosse fermato in bilico su un filo d'oro finché, tutto d'un tratto, sentii uno sparo proprio a poca distanza da dove meditavo. Feci appena in tempo a indietreggiare spaventato che il piccolo alato che un attimo prima volava in tranquillità cadde ai miei piedi, con gli occhi sofferenti e la morte che ormai lo abbracciava. Dopo poco del sangue iniziò a spargersi intorno a lui.

Iniziai a guardarmi intorno spaventato e vidi un cacciatore in piedi vicino ad un albero di gelsomino, con il fucile impugnato saldamente tra le mani e un atteggiamento spavaldo e sicuro di sé stesso.

«Perché?» chiesi in un modo totalmente stupido con le parole che tremavano sotto la mia tensione mentre altrettante se ne formavano nella mia testa.

«Dicono che alla zampa di un uccello che vola è legato il filo dell'infinito. Per me non è sempre così. La libertà è concessa fino ad un certo punto.»

Rimasi immobile, come se un fulmine mi avesse appena colpito tutto d'un tratto. Come se l'interminabile sensazione di pace che percepivo qualche secondo fa si fosse trasformata in paura e angoscia. Quel Nessuno possente nel mezzo ad una foresta mi aveva detto qualcosa che non avrei mai aspettato. E improvvisamente non avevo più parole, riuscii solo a rimanere con lo sguardo ben incatenato nel momento che stavo vivendo.

«Non hai mai visto un cacciatore?» disse. Questo Nessuno era un cacciatore che ai miei occhi pareva spietato: come se cercasse qualcosa. Continuava a guardarsi intorno, a girare la testa al minimo rumore, a osservare se fosse tutto come per lui forse lo è sempre stato; come se quella fosse la sua foresta.

«Sì... proprio adesso» risposi. L'arma non creava paura ma bensì era l'uomo che la possedeva a trasmetterla. «Sono contro la violenza della natura e degli animali» aggiunsi, facendo un leggero passo indietro.

Nell'aria si respirava una tensione che mi pareva di conoscere. Sapevo che davanti a me si poneva un qualcuno che era ben oltre la norma, eppure non ne capivo le intenzioni: se cercasse una chiacchierata differente o se prospettava un omicidio nel mezzo del canto degli uccelli.

«Ho smesso di credere nell'amore molto tempo fa. Quando mia moglie morì di una crudele malattia con in grembo mia figlia» mi rispose.

Trattenni il fiato, sentendo delle leggere crepe formarsi intorno alla mia bolla.

«Lì ho capito che la vita è solo un attimo» aggiunse tutto d'un tratto mentre fissava l'acqua limpida del ruscello che scorreva leggiadra. Prese un respiro profondo, poi il suo sguardo cupo si spostò nel mio. I suoi occhi mi parvero uguali all'oblio: oblio come forma di libertà, come il nessuno che sei e il niente che continui ad essere nel momento della fine.

«E adesso faccio il cacciatore di morte in silenzi boschi, cacciando il nostro destino. E quando la morte caccerà me io mi darò a lei come questi uccelli hanno smesso di volare. E non voleranno mai più.»

«Tu non sei un cacciatore normale, giusto?»

Nessuno rise.
«Chi lo sa? La pazzia è una cosa relativa. Chi stabilisce la normalità?»

«Sei strano.»

«Nessun uomo è qualunque. Se guardi bene persino negli occhi dell'uomo più ordinario, vedrai che c'è stato un momento nella vita in cui ogni tempesta gli si è rivoltata contro fino a creare un cielo grigio e cupo.»

Fu un attimo il momento in cui con passo svelto si avvicinò pericolosamente a me e tutto mi potevo aspettare se non la sua arma contro il mio petto. Mi resi conto che di là a poco tempo potevo divenire uno dei suoi tanti uccellini persi ormai nel loro interminabile silenzio. Svariate volte pensai al modo in cui avrei potuto smettere di esistere, ma tra i sconfinati che mi vennero in mente questo non aveva mai sfiorato la mia mente. Eppure nel mio cogitare oltre l'orizzonte infinito ho imparato a non temere ciò che c'è dopo la morte.

«Cosa senti se ti punto questo fucile addosso?» non sentivo nulla, se non un uccellino cinguettare vicino al suo compagno morto.

«Non senti la tua esistenza limitata? Non senti ogni sacrificio fatto per ricompensare l'oblio? Io lo sento ogni giorno, ora, minuto e attimo», Nessuno inziò ad agitarsi.

«Ciò che sono adesso lo sarò dopo. Nessuno.» risposi.

Ed in quel momento fu come se la mia piccola bolla si ruppe per sempre, sentii la realtà colpirmi in pieno viso e travolgermi come se fossi in un tornado.

«Questa arma, pronta a ucciderti come mille altre differenti armi in questo mondo, può concludere una cosa così preziosa come la vita...assurdo, no? Tra poco farai parte del niente» rise silenziosamente.

«Il niente è qualcosa che materialmente non c'è, ma se noi siamo stati in grado di attribuirgli un nome, allora c'è qualcosa»

«Io non so dove vuoi arrivare con tutto ciò» le mie parole iniziarono a tremare.

«Tu, tu non sei come gli altri. Sei diverso. E adesso vai via, prima che faccia quello che dovevo già fare»

Lo guardai perplesso, dritto nelle sue pupille che parevano senza sentimenti. Ma verso di me dimostrò un lato di compassione che forse lasciava riservato ad ogni anima sperduta come la sua.

Anche io, infondo, ero Nessuno.


-Scappando dall'Oblio-


Quella notte sembrava passare più lentamente rispetto alle restanti. Il sole era quasi inoltrato, lasciando spazio ad una preziosa luna.

Il rumore dei miei passi scricchiolava sulle innumerevoli foglie che facevano da tappeto alla foresta. Stavo ritornando verso la mia tenda, montata molto vicino al lago da cui facevo ritorno: lago di Serre-Poncon, in Francia.

Il silenzio che si nascondeva tra gli alberi era diverso da quello rappresentato da Nessuno.
Quello strano cacciatore mi aveva lasciato un vuoto interiore di pensieri e tormenti.
Sentivo come se fosse perennemente dietro di me, come pronto ad allungare una mano e soffocarmi. Come se lasciarmi andare sarebbe stata solo una momentanea illusione.
Mi convinsi che l'incontro avvenuto durante quel pomeriggio inoltrato fosse stato solo un destino momentaneo. Eppure qualcosa mi sussurrava il contrario.

Ascoltai il dolce suono della natura amica, osservando la foresta sotto il cielo stellato come se fosse appena uscita dalle mani di Dio.
Sentivo che ogni vecchio albero riusciva meglio di chiunque altro a ringiovanire il mio spirito stanco.

Mentre i miei piedi camminavano oltre questo paradiso perduto, alzai lo sguardo per mirare le stelle. Erano assai milioni quella notte e parevano illuminare non solo il cielo ma anche ciò che portavo dentro.

Cosa manca dalla vita quando in queste dolce notti le stelle bussano alla mia porta più profonda e la buttano giù inondando ogni angolo con il profumo di mare e estate?

Perso nei miei pensieri osservando l'alto di ciò che più mi ispirava nel cammino, inciampai sbadatamente su un sasso posto lì come dal destino.

Arrivato verso il mio accampamento, mi preparai per una notte tormentata da colui che ho incontrato come due stelle predestinate.

***

Nel mezzo di quella strana notte, di cui gli uccellini sembravano cantare il pericolo che tendeva ad incombere sulla mia testa, mi svegliai di soprassalto e udii all'istante il rumore di passi scaltri che si allontanavano da dove io giacevo.

Mi allarmai e iniziai a guardarmi attorno frastornato e spaventato nel mentre in cui i passi sembravano essersi fermati e scomparsi nel cuore di quella notte, la prima notte.

Eppure dopo essermi guardato attentamente attorno tutto sembrava essere al posto giusto e forse la mia mente mi aveva teso un brutto scherzo, così pensai.

Poi ad un tratto, come un fulmine che previene una tempesta, lo notai. Un bigliettino che giaceva all'ingresso della mia tenda. Era stropicciato e vecchio, eppure chiuso con molta accortezza.

Mi avvicinai senza provocare movimenti bruschi, come se un malintenzionato mi stesse puntando una pistola alla tempia, e presi il biglietto tra le mani tremolanti. Esso lasciava uno strano odore di fuoco e vino che per quanto potesse essere forte alle mie narici, sembrava ricordarmi qualcosa di leggermente familiare.

Lo aprii con cautela, facendo attenzione a non strapparlo data la carta molto fina e sensibile.
Mi si portò davanti agli occhi una calligrafia che pareva appartenere al più grande scrittore del mondo, era complessa quanto bella. Un po' frettolosa, quasi come se il tempo gli stesse sfuggendo di mano e ampia quanto lo era il significato di ogni parola.

Mi diedi un po' di coraggio e iniziai a leggere attentamente.

"Colui che anticipa l'oblio è l'uomo saggio voglioso di libertà. È la mente pensante alla ricerca di se stesso. Colui che ha imparato a vivere da solo e, pronto alla sua solitudine, si tuffa nel mare della notte e, osservando un'ultima volta la sua mentore luna, non ha più bisogno di riemergere. Si sente bene nel profondo oceano, si sente più vivo di prima."

Così narrava quella lettera anonima.
Al sotto c'era come il disegno di un piccolo lago.

Fissai quel foglio per un tempo indeterminato e le lancette del mio orologio da polso sembravano aver smesso di battere i secondi che mi linciavano il petto ormai senza fiato.

Il suono della foresta, adesso, mi spaventava.




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