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Una storia di moonlight

Cacciatore di Morte

l'incontro di due uomini diviene la caccia tra preda predatore nel cercare di curare il male eterno: essere Nessuno e riconoscere di esserlo

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10 minuti

Pubblicato il 14 settembre 2019 in Thriller/Noir

Tags: #felicit #filosofia #morte #tristezza #vita

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Primo Cammino


Guardavo tutto intorno a me le possenti colline che parevano infinite, i colori smaglianti che coloravano la dolce tela di un paesaggio paradisiaco e ascoltavo la moltitudine di suoni della natura. Quel fitto orizzonte statico catturava ogni mio pensiero trasformandolo in piacevoli soffi di luce e, per quanto il mio essere mi aveva accompagnato sul suolo della mia stessa tomba, era proprio in luoghi come questo che mi si accendeva in corpo l'energia della vita. Seppure ero debito ad una società avanzata era solo in questo grande regno che potevo dire di sentirmi realmente vivo. Attimo dopo attimo, in una società in cui il giusto è sbagliato e viceversa ho compreso di essere nessuno se non me stesso. Dato che nessuno è colui che non ha mai importanza, credo ormai che il mio principio valga solo per me stesso e che quindi il mio vivere retto in solitudine è più giusto di un'esistenza dedita alla paura del giudizio generale. L'equilibrio è la parola chiave dell'universo; tra due enti opposti nasce la bellezza della perfezione. Se dalla vita si colgono i particolari necessari per creare un'equilibrio personale si può arrivare a conoscere davvero la bellezza di essa.


Il sole risplendeva ogni angolo, anche il più buio, con i suoi fitti e luminosi raggi che battevano sulle limpide cascate donandogli un colore tiepido e sereno. Il suono dell'acqua lo paragonai allo scorrere del tempo; ogni singolo secondo che crea un gran baccano, scivola alla medesima velocità senza alcuna sosta. Eppure per quanto il tempo sembra essere sempre in competizione per una rapida gara in quel momento mi sentii come se l'universo avesse fermato la sua rotazione: percepisci la quiete nell'aria che si impadronisce di te e così ti ritrovi a respirare a fondo quei dolci attimi in cui il tempo affoga sotto la sua stessa acqua.


Del cielo, che cantava poesie di un'estate calda, guardavo attentamente gli uccellini che ondeggiavano nel suo bianco azzurro. Cantavano in sottofondo del loro stesso poeta armoniose melodie naturali. E per quanto l'infinito sembra intoccabile, lo sparo che rompe il vetro arriva quando meno te lo aspetti. Uno schietto colpo di arma da fuoco provenne a distanza ravvicinata da dove io sedevo rilassato.


Mi si impietrirono improvvisamente gambe e braccia che mi fecero rimanere per qualche minuto immobile, in attesa di udire rumori sospetti. Mi alzai con cautela, temendo ogni mio passo come un conto alla rovescia fino alla morte. Attraversai così un percorso accanto al calmo fiume che fino a pochi attimi fa era compagno del mio stesso essere.


Improvvisamente un secondo colpo riecheggiò in tutta la zona naturale ed una preziosa creatura, che fino ad un attimo prima volava in tranquillità, cadde sanguinante ai miei piedi, con l'abbraccio dell'oblio intorno al corpo e gli occhi vuoti di silenzi ormai interminabili.


Tra il gelo del momento non notai lo scricchiolio di passi sulle foglie che mi si avvicinava in poco tempo. Alzai lo sguardo e solo allora notai la figura di un cacciatore spavaldo osservarmi senza scrupoli.


«Lei, signore, sta cacciando in una zona vietata, è troppo poco distante da una residenza di campeggio al largo di queste cascate» dissi dopo secondi di silenzio. La sua presa sul fucile mi sembrò divenisse più stretta ad ogni mia parola, mentre il suo sguardo continuava a penetrare il mio corpo.


«Mi ha sentito?»


Lui sorrise e portò la sua arma dietro la schiena.


«Dicono che alla zampa di un uccello che vola è legato il filo dell'infinito. Per me non è sempre così. La libertà è concessa fino ad un certo punto»


Quel Nessuno possente nel mezzo di una foresta mi aveva appena detto un qualcosa che non avrei mai aspettato di sentire. Senza sapere cosa aggiungere rimasi in silenzio e tra tutti i silenzi che ascoltai nella mia vita, perché ne esistono molteplici, quello fu il più spaventoso.


«Hai mai visto un cacciatore come me?» Questo Nessuno ai miei occhi pareva spietato; come se cercasse qualcosa. Continuava a guardarsi intorno, a girare la testa al minimo rumore, a osservare se fosse tutto come per lui forse lo è sempre stato. Come se quella fosse la sua foresta.


«Perché lei come è?» risposi.


«Non so, come le sembro?» la sua voce era cupa e, tra i mille suoni della natura, faticavo ad udirla.


Nell'aria si respirava una tensione che mi pareva di conoscere. Avevo ormai capito che davanti a me si poneva un qualcuno che andava ben oltre la norma, eppure non comprendevo le sue intenzioni: se cercasse una chiacchierata differente o se prospettasse un omicidio nel mezzo del canto degli uccelli.


«Lei sembra un uomo intelligente, e proprio quelli come lei sanno cogliere ogni dettaglio dal prossimo. Ora riformulo la domanda; io come le sembro?» mi rispose.


Il mio volto si fece scuro e dopo un paio di secondi di silenzio ero ancora scettico su come rispondere alla sua insolita domanda. «Lei è come appare: un cacciatore. Non so dove vuole arrivare con questa discussione, ma se ha qualcosa da dire la dica senza scrupoli»


Lui prese un respiro profondo, poi il suo sguardo cupo si spostò nel mio.


«La realtà è che nessuno se non me arriva mai fin quassù, lei è il primo che ho notato qui dopo due anni di caccia e vita in questo luogo»


I suoi occhi mi parvero uguali all'oblio: oblio come forma di libertà.


«Io faccio il cacciatore di morte in questi silenzi boschi, cacciando il nostro destino. E quando la morte caccerà me io mi darò a lei come questi uccelli hanno smesso di volare. E non voleranno mai più»


«Per quanto può sembrare follia ciò che mi sta dicendo, sono qui probabilmente per un suo stesso motivo, ma pongo azioni differenti»


Nessuno rise.


«Follia? Chi lo sa? La pazzia è una cosa relativa. Chi stabilisce la normalità?» continuò a ridere.

«Se intendo bene ciò che mi ha detto voglio risponderle che ognuno agisce alla sofferenza in maniera differente: c'è colui piange, colui che controbatte e colui che uccide. Nessun uomo è qualunque. Se guardi bene persino negli occhi dell'uomo più ordinario, vedrai che c'è stato un momento nella vita in cui ogni tempesta gli si è rivoltata contro fino a creare un cielo grigio e cupo»


Non feci in tempo a rispondere che con movimento lesto mi puntò la sua arma contro.


«Cosa senti se ti punto questo fucile addosso?» non sentivo nulla, se non un piccolo uccellino cinguettare vicino al suo compagno morto.


«Non percepisci la tua esistenza limitata? Non senti ogni sacrificio fatto per ricompensare l'oblio? Io è proprio questo che sento ogni giorno, ora, minuto e attimo» Nessuno iniziò ad agitarsi.


«Penso ciò che sono adesso lo sarò anche dopo» risposi.


Ed ecco qui, la scena perfetta in cui due sconosciuti si incontrano e si presentano per ciò che sono e per ciò che saranno.


«Questa arma, pronta a ucciderti come mille altre differenti armi in questo mondo, può concludere una cosa così preziosa come la vita...assurdo, no? Tra poco farai parte del niente» rise silenziosamente. «Il niente è qualcosa che materialmente non c'è, ma se noi siamo stati in grado di attribuirgli un nome, allora c'è qualcosa»


«Io non so dove vuoi arrivare con tutto ciò» ripetei, le mani che incominciarono a tremare.


«Tu, tu non sei come gli altri. Sei diverso. E adesso vai via, prima che faccia quello che dovevo già fare»


Lo guardai perplesso dritto nelle sue pupille che parevano senza sentimenti. Ma verso di me, dimostrò un lato di compassione che forse lasciava riservato ad ogni anima sperduta come la sua.


Anche io, infondo, ero Nessuno.

Scappando dall'Oblio


Quella notte sembrava passare più lentamente rispetto alle restanti. Il sole era quasi inoltrato lasciando spazio ad una preziosa luna mentre il rumore dei miei passi scricchiolava sulle innumerevoli foglie che facevano da tappeto alla foresta.


Stavo ritornando verso la mia tenda, montata molto vicino al lago da cui facevo ritorno: lago di Serre-Poncon, in Francia.


Mentre attraversavo quel fitto bosco mi sentivo come in una soffocante gabbia, intento ad osservare da un leggero spiraglio le lacrime della luna che scivolavano sul mio viso bagnato di paura. Prendevo a tempo dei respiri profondi, cercando un angolo tranquillo nei miei pensieri; decidendo come concludere questa dolce e lenta prigionia di sofferenza, osservai l’ultima lacrima della luna che, con calma, si poggiò su di me illuminando per l’ultima volta la mia sprecata esistenza.


Il silenzio, che accompagnava rumoroso i miei pensieri, si nascondeva tra gli alberi e il vento diveniva parole sorde alle mie orecchie; nell'aria sentivo odore di angoscia.


Quello strano cacciatore mi aveva lasciato un vuoto interiore di tormenti. Sentivo come se fosse perennemente dietro di me, pronto ad allungare una mano e soffocarmi. Come se lasciarmi andare sarebbe stata solo una momentanea illusione.


Dalla cima di quell'infinita montagna l’orizzonte era fitto e profondo. Le stelle brillavano sulla mia testa mentre le luci dei lontani paesi illuminavano la calma notte. Ascoltai il dolce suono della natura amica, osservando la foresta sotto il cielo stellato come se fosse appena uscita dalle mani di Dio. Sentivo che ogni vecchio albero riusciva meglio di chiunque altro a ringiovanire il mio spirito stanco.


Mi fermai a godere di quel prezioso momento.


Intanto mi convinsi che l'incontro avvenuto durante quel pomeriggio inoltrato fosse stato solo un destino momentaneo seppure qualcosa mi diceva il contrario.


Mentre i miei piedi camminavano oltre quel paradiso perduto, alzai lo sguardo per mirare le stelle. Erano assai milioni quella notte e parevano illuminare non solo il cielo ma anche ciò che portavo dentro. Cosa mancava dalla vita quando in quelle dolce notti le stelle bussavano alla mia porta più profonda e la buttavano giù inondando ogni angolo con il profumo di mare e estate?


Perso nei miei pensieri, osservando l'alto di ciò che più mi ispirava nel cammino, arrivai verso il mio accampamento. Mi preparai per una notte tormentata da colui che ho incontrato come una stella predestinata.



***



Nel mezzo di quella strana notte, di cui gli uccellini sembravano cantare il pericolo che tendeva ad incombere sulla mia testa, mi svegliai di soprassalto e udii all'istante il rumore di passi scaltri che si allontanavano da dove io riposavo. Mi allarmai nel mentre in cui i passi sembravano essere scomparsi nel cuore di quella notte fonda.


Eppure dopo essere uscito dalla tenda e essermi guardato attentamente attorno tutto sembrava al posto giusto, così pensai che la mia stanca mente mi aveva teso un brutto scherzo.


Poi ad un tratto, come un fulmine che previene una tempesta, lo notai: un bigliettino stropicciato che giaceva all'ingresso della mia tenda.


Mi avvicinai senza provocare movimenti bruschi, come se un malintenzionato mi stesse puntando una pistola alla tempia, e presi il biglietto tra le mani tremolanti. Esso lasciava uno strano odore di fuoco e vino che, per quanto potesse essere forte alle mie narici, sembrava ricordarmi qualcosa di leggermente familiare.



Lo aprii con cautela, facendo attenzione a non strapparne delle parti data la carta molto fine e sensibile. Mi si portò davanti agli occhi una calligrafia che pareva appartenere al più grande scrittore del mondo, era complessa quanto bella. Un po' frettolosa, quasi come se il tempo stesse sfuggendo dalla mano dello scrittore, e ampia quanto lo era il significato di ogni parola.


Mi diedi un po' di coraggio e iniziai a leggere attentamente.


"Colui che anticipa l'oblio è l'uomo saggio voglioso di libertà. È la mente pensante alla ricerca di se stesso. Colui che ha imparato a vivere da solo e, pronto alla sua solitudine, si tuffa nel mare della notte e, osservando un'ultima volta la sua mentore luna, non ha più bisogno di riemergere. Si sente bene nel profondo oceano, si sente più vivo di prima."


Così narrava quella lettera anonima. Al sotto c'era il disegno disordinato di un piccolo lago.


Fissai quel foglio per un tempo indeterminato. Le lancette del mio orologio da polso sembravano aver smesso di battere i secondi che mi linciavano il petto ormai senza fiato.


Il suono della foresta, adesso, mi spaventava.


Continua presto, Settembre 2020




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