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Una storia di moonlight

Cacciatore di Morte

l'incontro di due uomini diviene la caccia tra preda predatore nel cercare di curare il male eterno: essere Nessuno e riconoscere di esserlo

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39 minuti

Pubblicato il 14 settembre 2019 in Thriller/Noir

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Per leggere e scoprire tutti i misteri di quest'opera, andate a cercarne il titolo su Wattpad. Ecco a voi presentati i primi capitoli, buona lettura!

Primo Cammino


Guardavo tutto intorno a me le possenti colline che parevano infinite, i colori smaglianti che coloravano la dolce tela di un paesaggio paradisiaco e ascoltavo la moltitudine di suoni della natura. Quel fitto orizzonte statico catturava ogni mio pensiero trasformandolo in piacevoli soffi di luce e, per quanto il mio essere mi aveva accompagnato sul suolo della mia stessa tomba, era proprio in luoghi come questo che mi si accendeva in corpo l'energia della vita. Seppure ero debito ad una società avanzata era solo in questo grande regno che potevo dire di sentirmi realmente vivo. Attimo dopo attimo, in una società in cui il giusto è sbagliato e viceversa ho compreso di essere nessuno se non me stesso. Dato che nessuno è colui che non ha mai importanza, credo ormai che il mio principio valga solo per me stesso e che quindi il mio vivere retto in solitudine è più giusto di un'esistenza dedita alla paura del giudizio generale. L'equilibrio è la parola chiave dell'universo; tra due enti opposti nasce la bellezza della perfezione. Se dalla vita si colgono i particolari necessari per creare un'equilibrio personale si può arrivare a conoscere davvero la bellezza di essa.


Il sole risplendeva ogni angolo, anche il più buio, con i suoi fitti e luminosi raggi che battevano sulle limpide cascate donandogli un colore tiepido e sereno. Il suono dell'acqua lo paragonai allo scorrere del tempo; ogni singolo secondo che crea un gran baccano, scivola alla medesima velocità senza alcuna sosta. Eppure per quanto il tempo sembra essere sempre in competizione per una rapida gara in quel momento mi sentii come se l'universo avesse fermato la sua rotazione: percepisci la quiete nell'aria che si impadronisce di te e così ti ritrovi a respirare a fondo quei dolci attimi in cui il tempo affoga sotto la sua stessa acqua.


Del cielo, che cantava poesie di un'estate calda, guardavo attentamente gli uccellini che ondeggiavano nel suo bianco azzurro. Cantavano in sottofondo del loro stesso poeta armoniose melodie naturali. E per quanto l'infinito sembra intoccabile, lo sparo che rompe il vetro arriva quando meno te lo aspetti. Uno schietto colpo di arma da fuoco provenne a distanza ravvicinata da dove io sedevo rilassato.


Mi si impietrirono improvvisamente gambe e braccia che mi fecero rimanere per qualche minuto immobile, in attesa di udire rumori sospetti. Mi alzai con cautela, temendo ogni mio passo come un conto alla rovescia fino alla morte. Attraversai così un percorso accanto al calmo fiume che fino a pochi attimi fa era compagno del mio stesso essere.


Improvvisamente un secondo colpo riecheggiò in tutta la zona naturale ed una preziosa creatura, che fino ad un attimo prima volava in tranquillità, cadde sanguinante ai miei piedi, con l'abbraccio dell'oblio intorno al corpo e gli occhi vuoti di silenzi ormai interminabili.


Tra il gelo del momento non notai lo scricchiolio di passi sulle foglie che mi si avvicinava in poco tempo. Alzai lo sguardo e solo allora notai la figura di un cacciatore spavaldo osservarmi senza scrupoli.


«Lei, signore, sta cacciando in una zona vietata, è troppo poco distante da una residenza di campeggio al largo di queste cascate» dissi dopo secondi di silenzio. La sua presa sul fucile mi sembrò divenisse più stretta ad ogni mia parola, mentre il suo sguardo continuava a penetrare il mio corpo.


«Mi ha sentito?»


Lui sorrise e portò la sua arma dietro la schiena.


«Dicono che alla zampa di un uccello che vola è legato il filo dell'infinito. Per me non è sempre così. La libertà è concessa fino ad un certo punto»


Quel Nessuno possente nel mezzo di una foresta mi aveva appena detto un qualcosa che non avrei mai aspettato di sentire. Senza sapere cosa aggiungere rimasi in silenzio e tra tutti i silenzi che ascoltai nella mia vita, perché ne esistono molteplici, quello fu il più spaventoso.


«Hai mai visto un cacciatore come me?» Questo Nessuno ai miei occhi pareva spietato; come se cercasse qualcosa. Continuava a guardarsi intorno, a girare la testa al minimo rumore, a osservare se fosse tutto come per lui forse lo è sempre stato. Come se quella fosse la sua foresta.


«Perché lei come è?» risposi.


«Non so, come le sembro?» la sua voce era cupa e, tra i mille suoni della natura, faticavo ad udirla.


Nell'aria si respirava una tensione che mi pareva di conoscere. Avevo ormai capito che davanti a me si poneva un qualcuno che andava ben oltre la norma, eppure non comprendevo le sue intenzioni: se cercasse una chiacchierata differente o se prospettasse un omicidio nel mezzo del canto degli uccelli.


«Lei sembra un uomo intelligente, e proprio quelli come lei sanno cogliere ogni dettaglio dal prossimo. Ora riformulo la domanda; io come le sembro?» mi rispose.


Il mio volto si fece scuro e dopo un paio di secondi di silenzio ero ancora scettico su come rispondere alla sua insolita domanda. «Lei è come appare: un cacciatore. Non so dove vuole arrivare con questa discussione, ma se ha qualcosa da dire la dica senza scrupoli»


Lui prese un respiro profondo, poi il suo sguardo cupo si spostò nel mio.


«La realtà è che nessuno se non me arriva mai fin quassù, lei è il primo che ho notato qui dopo due anni di caccia e vita in questo luogo»


I suoi occhi mi parvero uguali all'oblio: oblio come forma di libertà.


«Io faccio il cacciatore di morte in questi silenzi boschi, cacciando il nostro destino. E quando la morte caccerà me io mi darò a lei come questi uccelli hanno smesso di volare. E non voleranno mai più»


«Per quanto può sembrare follia ciò che mi sta dicendo, sono qui probabilmente per un suo stesso motivo, ma pongo azioni differenti»


Nessuno rise.


«Follia? Chi lo sa? La pazzia è una cosa relativa. Chi stabilisce la normalità?» continuò a ridere.

«Se intendo bene ciò che mi ha detto voglio risponderle che ognuno agisce alla sofferenza in maniera differente: c'è colui piange, colui che controbatte e colui che uccide. Nessun uomo è qualunque. Se guardi bene persino negli occhi dell'uomo più ordinario, vedrai che c'è stato un momento nella vita in cui ogni tempesta gli si è rivoltata contro fino a creare un cielo grigio e cupo»


Non feci in tempo a rispondere che con movimento lesto mi puntò la sua arma contro.


«Cosa senti se ti punto questo fucile addosso?» non sentivo nulla, se non un piccolo uccellino cinguettare vicino al suo compagno morto.


«Non percepisci la tua esistenza limitata? Non senti ogni sacrificio fatto per ricompensare l'oblio? Io è proprio questo che sento ogni giorno, ora, minuto e attimo» Nessuno iniziò ad agitarsi.


«Penso ciò che sono adesso lo sarò anche dopo» risposi.


Ed ecco qui, la scena perfetta in cui due sconosciuti si incontrano e si presentano per ciò che sono e per ciò che saranno.


«Questa arma, pronta a ucciderti come mille altre differenti armi in questo mondo, può concludere una cosa così preziosa come la vita...assurdo, no? Tra poco farai parte del niente» rise silenziosamente. «Il niente è qualcosa che materialmente non c'è, ma se noi siamo stati in grado di attribuirgli un nome, allora c'è qualcosa»


«Io non so dove vuoi arrivare con tutto ciò» ripetei, le mani che incominciarono a tremare.


«Tu, tu non sei come gli altri. Sei diverso. E adesso vai via, prima che faccia quello che dovevo già fare»


Lo guardai perplesso dritto nelle sue pupille che parevano senza sentimenti. Ma verso di me, dimostrò un lato di compassione che forse lasciava riservato ad ogni anima sperduta come la sua.


Anche io, infondo, ero Nessuno.

Scappando dall'Oblio


Quella notte sembrava passare più lentamente rispetto alle restanti. Il sole era quasi inoltrato lasciando spazio ad una preziosa luna mentre il rumore dei miei passi scricchiolava sulle innumerevoli foglie che facevano da tappeto alla foresta.


Stavo ritornando verso la mia tenda, montata molto vicino al lago da cui facevo ritorno: lago di Serre-Poncon, in Francia.


Mentre attraversavo quel fitto bosco mi sentivo come in una soffocante gabbia, intento ad osservare da un leggero spiraglio le lacrime della luna che scivolavano sul mio viso bagnato di paura. Prendevo a tempo dei respiri profondi, cercando un angolo tranquillo nei miei pensieri; decidendo come concludere questa dolce e lenta prigionia di sofferenza, osservai l’ultima lacrima della luna che, con calma, si poggiò su di me illuminando per l’ultima volta la mia sprecata esistenza.


Il silenzio, che accompagnava rumoroso i miei pensieri, si nascondeva tra gli alberi e il vento diveniva parole sorde alle mie orecchie; nell'aria sentivo odore di angoscia.


Quello strano cacciatore mi aveva lasciato un vuoto interiore di tormenti. Sentivo come se fosse perennemente dietro di me, pronto ad allungare una mano e soffocarmi. Come se lasciarmi andare sarebbe stata solo una momentanea illusione.


Dalla cima di quell'infinita montagna l’orizzonte era fitto e profondo. Le stelle brillavano sulla mia testa mentre le luci dei lontani paesi illuminavano la calma notte. Ascoltai il dolce suono della natura amica, osservando la foresta sotto il cielo stellato come se fosse appena uscita dalle mani di Dio. Sentivo che ogni vecchio albero riusciva meglio di chiunque altro a ringiovanire il mio spirito stanco.


Mi fermai a godere di quel prezioso momento.


Intanto mi convinsi che l'incontro avvenuto durante quel pomeriggio inoltrato fosse stato solo un destino momentaneo seppure qualcosa mi diceva il contrario.


Mentre i miei piedi camminavano oltre quel paradiso perduto, alzai lo sguardo per mirare le stelle. Erano assai milioni quella notte e parevano illuminare non solo il cielo ma anche ciò che portavo dentro. Cosa mancava dalla vita quando in quelle dolce notti le stelle bussavano alla mia porta più profonda e la buttavano giù inondando ogni angolo con il profumo di mare e estate?


Perso nei miei pensieri, osservando l'alto di ciò che più mi ispirava nel cammino, arrivai verso il mio accampamento. Mi preparai per una notte tormentata da colui che ho incontrato come una stella predestinata.



***



Nel mezzo di quella strana notte, di cui gli uccellini sembravano cantare il pericolo che tendeva ad incombere sulla mia testa, mi svegliai di soprassalto e udii all'istante il rumore di passi scaltri che si allontanavano da dove io riposavo. Mi allarmai nel mentre in cui i passi sembravano essere scomparsi nel cuore di quella notte fonda.


Eppure dopo essere uscito dalla tenda e essermi guardato attentamente attorno tutto sembrava al posto giusto, così pensai che la mia stanca mente mi aveva teso un brutto scherzo.


Poi ad un tratto, come un fulmine che previene una tempesta, lo notai: un bigliettino stropicciato che giaceva all'ingresso della mia tenda.


Mi avvicinai senza provocare movimenti bruschi, come se un malintenzionato mi stesse puntando una pistola alla tempia, e presi il biglietto tra le mani tremolanti. Esso lasciava uno strano odore di fuoco e vino che, per quanto potesse essere forte alle mie narici, sembrava ricordarmi qualcosa di leggermente familiare.



Lo aprii con cautela, facendo attenzione a non strapparne delle parti data la carta molto fine e sensibile. Mi si portò davanti agli occhi una calligrafia che pareva appartenere al più grande scrittore del mondo, era complessa quanto bella. Un po' frettolosa, quasi come se il tempo stesse sfuggendo dalla mano dello scrittore, e ampia quanto lo era il significato di ogni parola.


Mi diedi un po' di coraggio e iniziai a leggere attentamente.


"Colui che anticipa l'oblio è l'uomo saggio voglioso di libertà. È la mente pensante alla ricerca di se stesso. Colui che ha imparato a vivere da solo e, pronto alla sua solitudine, si tuffa nel mare della notte e, osservando un'ultima volta la sua mentore luna, non ha più bisogno di riemergere. Si sente bene nel profondo oceano, si sente più vivo di prima."


Così narrava quella lettera anonima. Al sotto c'era il disegno disordinato di un piccolo lago.


Fissai quel foglio per un tempo indeterminato. Le lancette del mio orologio da polso sembravano aver smesso di battere i secondi che mi linciavano il petto ormai senza fiato.


Il suono della foresta, adesso, mi spaventava.


Lontano dall'Oblio


L'escursione a cui avevo aderito iniziava quel pomeriggio intorno alle 17:00.

Non facevo parte del campus di quella zona ma i sconosciuti, con una piccola quota aggiuntiva in porto alla guida, potevano aggiungersi al gruppo.


La sera prima, dopo aver letto quel messaggio anonimo, non riuscii più a rilassarmi e riposare. Così passai le ore dell'alba a fissare il cielo e i suoi inenarrabili colori, trasportato dal vento di un'estate calda e focosa.


Iniziai a leggere quell'inspiegabile lettera più e più volte ancora, stremato dal fatto che Nessuno mi avesse seguito; c'era qualcosa di misterioso nel suo comportamento fuori dal comune. Anche se il lavoro mi sottoponeva continuamente a persone di quel calibro, lui possedeva una scintilla in più rispetto alla folla.


Nessuno era ciecamente un folle.


Colui che è fuori dalla norma viene definito pazzo, ma per quanto la gente attribuisca un significato negativo a questa parola, nella pazzia esiste sempre un grano di logica.

Ci chiediamo perché la gente diventi stravagante, ma io mi son sempre chiesto perché non lo diventa. Davanti a tutto ciò che possiamo perdere in un'istante, è meglio interrogarsi sul cosa ci fa restare interi.


Iniziai a revisionare tutti i sentimenti che avevo provato quel solo giorno.


Paura, angoscia e dolore; poi tra queste giaceva la curiosità.


Perché quell'uomo era così affranto? Perché mi aveva narrato tali cose?

Il suo sguardo scuro e cupo avevo aperto una nuova strada alla mia vita e, pauroso delle sue azioni e del suo coraggio, forse quella stessa strada non era destinata ad essere un semplice vicolo cieco.


Cosa ci faceva, un tale uomo, nel mezzo di quella splendida foresta come il pezzo di un puzzle posizionato nel posto sbagliato?


Cercava forse quello che cercavo io?


***



Ero seduto su un masso all'apice di una vista mozzafiato mentre l'orario della partenza si faceva sempre più vicino. Sebbene il sole picchiava alto sulla mia testa, il caldo era più
sopportabile rispetto alle ore del primo pomeriggio.


Ero stanco dopo il corso della giornata passata a praticare attività sportive, ma non rinunciai all'escursione imminente. La revisione della mia attrezzatura era accompagnata dalle urla dei fanciulli che correvano e dal chiacchiericcio degli adulti che si espandeva per tutta l'area di sosta. Mi venne voglia di dipingere quello scenario di felicità come un pittore pazzo che non sa resistere alla tentazione di un bel paesaggio.


Respiravo quell'aria pulita che mi rinfrescava i polmoni fino quasi a farmi sentire come quei giovincelli saltellanti. Quanto più un uomo sa vivere in solitudine quanto più esso riesce a comprendere l'infinita bellezza della voglia di far arte, della calma di contemplare le stelle e della dolce voglia di visitare il mondo: sono queste le cose che completano la vita, perché tra felicità e tristezza c'è la presenza di un piccolo filo sottile nel quale giace la solitudine dell'uomo pensante. Di colui che riconosce se stesso e comprende che non serve altro dalla vita se non ciò che la natura già dona.


«Sei tutto solo qui?» una voce si fece improvvisamente spazio tra il mio silenzio. Mi voltai e incontrai il volto giovane e maturo di un uomo.


«Sì, sono solo» risposi.


«Bene, perché lo sono anche io. Mi fa piacere averti trovato, sto cercando compagnia»


Mi sorrise e ricambiai il sorriso.


«Fa sempre piacere incontrare volti nuovi. Sei di queste parti?» chiesi.


«Posso dire di sì, abito a due ore di distanza da qui. Questo è il mio posto preferito quando ho bisogno di staccare dalla mia routine, in più sono un'appassionato della natura e delle escursioni» si guardò in giro. «Come vedi d'estate è sempre pieno di gente, ma dovresti vedere questo posto d'inverno»


«Qual è la differenza?»


«Diventa più desolato e calmo, è tutta un'altra cosa»


«Capisco, quante volte ci sei già venuto?»


«In realtà non ricordo bene, probabilmente già tre volte solo in questo anno. Ormai alcuni percorsi li conosco a memoria» ridacchiò.


«Puoi farmi da guida allora, questa è la mia prima volta qui» sorrisi.


«Viaggi spesso?»


«Quando mi è possibile. Spesso viaggio da solo mentre altre volte in compagnia, dipende dai luoghi che vado a visitare»


«Puoi spiegarti meglio?»


«Quando ho bisogno di una pausa visito i paesaggi naturali in solitudine, come te. Mi fanno sentire bene»


«Ti capisco»


***


«Questa è una delle cose più belle che abbia mai visto» dissi.


L'escursione iniziò poco dopo che Ashton si fermò a parlarmi. Era un tipo molto logorroico e, nel mentre della lunga camminata, aveva iniziato a narrarmi molto della sua vita.


«Questo è un percorso nuovo per me, ma questo posto non smette di stupirmi» mi voltai verso di lui e continuò a parlare «Pur essendo sempre lo stesso paesaggio, ogni diversa angolazione risalta sempre una bellezza differente»


«Hai ragione, come un'opera d'arte»


Il nostro gruppo, guidato da due giovani escursionisti, si era fermato a mirare la meraviglia che il paesaggio offriva.


«Quando viaggio dimentico chi sono dalla mattina alla sera, ogni giorno della mia vita»

Spostò il suo sguardo dalla distesa del lago azzurro e lo puntò verso di me.


«In che senso?»


«Dimentico di essere un lavoratore, un genitore o un figlio. Semplicemente scordo chi io sia»


Gli sorrisi e continuai a osservare il panorama.


«Sai, durante il corso di ciò che, per adesso, ho vissuto mi sono sempre battuto per me stesso ed ho sempre cercato di soddisfare chi mi stava intorno. Poi arriva un momento...»


«Quale momento?»


«Quel momento in cui si ha il bisogno di andare in un posto dove nessuno ti conosce»


«Sei un tipo solitario?»


Spostai il mio sguardo dalla bellezza di quei vasti colori e incontrai gli occhi castani di Ashton.


«Non è una sensazione di solitudine, ma è una necessità»


Ashton mi sorrise in modo sincero.

«Infondo questa è la vita, né più né meno» rispose.


Così ricominciammo a camminare senza sosta. Era rilassante attraversare i dintorni di quella vasta distesa di acqua turchese.


Tra un passo e un altro, il sole iniziava man mano a calare oltre l'orizzonte del lago.


La camminata divenne tutto d'un tratto silenziosa, e, con i colori del tramonto che dipingevano il cielo, ognuno cercava di risparmiare le energie per attraversare l'ultimo tratto del percorso di ritorno.

Rallentai per bere un sorso d'acqua mentre il suono dei passi che schiacciavano pietre e foglie rimbombava nelle mie orecchie.

Con le gambe dolenti attraversai quell'ultimo magico tragitto e quello fu il momento che mi rilassò di più.


La luna brillava ormai nel cielo quando raggiungemmo il campo. Mi sedetti subito sul masso, quello prima della partenza.


«Bella avventura, eh?»


«Distruttiva» risposi, finendo gli ultimi gocci d'acqua rimasti nella mia borraccia.


«Domani potremmo fare qualcosa assieme. Che ne dici?» propose.


«Oh, non saprei proprio»


«Capisco. In ogni caso mi trovi nel campeggio in riva al lago, passa almeno a salutarmi!» mi sorrise. «Cosa farai questa sera?» mi chiese subito dopo.


«Beh... monto la tenda in fondo al lago, compro del pane e una mela nel bar del campeggio e mi riposo»


«Non ti spaventa dormire da solo lì fuori?»


«L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la sua paura e non farsi condizionare da essa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza»


«Sei proprio un bel tipo» rise. «Per me è stato un piacere conoscerti»

Secondo Cammino

Seconda luna dopo l'escursione.


Non a caso, quel tardo pomeriggio, mi ritrovai nuovamente sul punto più alto di quelle vaste alpi.


Iniziai ad ascoltare i suoni del mondo immerso in uno stato di completa assenza.

Senza alcun pensiero a tormentare la mia stanca mente ritrovai me stesso in un posto tranquillo a udire e respirare quell’aria di eterno, come se tutto potesse durare per sempre, come se tutto potesse essere sempre vivo.


Mentre il sole iniziò a svanire lungo l’eterna linea dell’orizzonte iniziai a percepire il rumore della corsa del tempo: esso scivola come delle limpide cascate e scorre velocemente senza alcuna pausa, portando con sé il baccano di ogni secondo.

Percepii il mio futuro tanto lontano quanto ad un passo dai miei piedi, il suo respiro che sfiorava la mia pelle.


«Sei tu?»


Sussurrò di punto in bianco una voce alle mie spalle. Lui era di nuovo qui.


«Dipende, sono quello che cerchi?»


«Io non cerco nulla»


Ci avvolse la quiete ed io continuai a fissare il vuoto.

Il passo di Nessuno si fece sempre più vicino a dove io giacevo immobile fino a quando intravidi la sua figura sedersi distante da me, ma abbastanza vicino da sentire il suo respiro spezzato.


Con il sole ormai al limite della sua luce iniziarono a rivelarsi le prime stelle nel buio del cielo come il silenzio continuava a farsi spazio tra la materia dei nostri corpi.


Tra quel brillante oblio cadde improvvisamente una stella cadente.


«Sai, anche noi siamo come loro. Sono solo millisecondi quelli in cui le puoi guardare, poi non rimane che ripensare all’attimo in cui le hai potute osservare e ricordare la loro totale bellezza» prese un respiro profondo. «Un giorno morirò, morirò di una morte infinita e nulla mi potrà riportare indietro a questo momento. Quest’attimo in cui respiro, osservo, ascolto, tocco: l’occasione in cui posso essere vivo. Sarò come cancellato da questo misterioso mondo ed esso continuerà a girare come se io non fossi mai vissuto. Rimarrò per sempre Nessuno»


Percepii sofferenza e dolore nelle sue parole.


«Nel nostro essere così incomprensibile, noi abbiamo il potere di cambiare ciò che ci è attorno e noi stessi. Possiamo essere quello che vogliamo.. ognuno ne ha il diritto»


«Essere me stesso a quale scopo? Nel tempo ho nascosto i miei reali pensieri e la mia vera entità solo per la “felicità” di sentirmi parte di un qualcosa che non si addice realmente a me stesso» rispose con tono disperato.


«Non inginocchiarti mai di fronte al prossimo. Sii diverso, sii intelligente e forte. Sii uomo vero, anche al costo di perdere ogni cosa che ti appartiene. Tanto, infondo, il nostro destino è perdere noi stessi e le nostre strane vite» risposi, cercando di far tacere ciò che di buio voleva portare a galla.


«La nostra continua ricerca di una felicità permanente ci conduce verso una sola direzione, un vicolo buio delle nostre stesse debolezze. Potrei possedere il diamante più prezioso del mondo, poi basterebbe anche un'azione sbagliata o un destino troppo crudele per soffiarmelo via»


Il tempo sembrava essersi fermato.


«Ogni momento è dettato da te stesso e dal tuo pensiero, dalla tua visione soggettiva del mondo: puoi essere qualunque cosa tu voglia al mondo ordinario. Ma alla fine dei conti, quando il mondo si spoglierà della sua stessa materia il ricco diverrà povero e il povero sarà ripagato»


«Hai esperienze positive per dire tali cose. Ritrovi tu, dunque, una ragione d’esser vivo?» mi chiese.


«Ritengo che il vero scopo è non possedere nessuna ragione. L’uomo è in continua ricerca di risposte e in seguito ad ogni mio complesso rimasto irrisolto, ho capito che spesso la bellezza delle domande è il loro mantenere per sempre quello scopo, cioè essere e rimanere domande, coperte dal loro alone di mistero, ed anche nel nostro voler cercare continue risposte dobbiamo infine imparare ad accettare il loro scopo. Anche se non ho motivo di essere al mondo per pura apparenza, che è sempre colei che inganna, cerco ogni giorno di vivere secondo le mie personali regole»


«Qui sbagli, nel mondo si vive a regole degli altri. Attimo dopo attimo, in una società in cui il giusto è sbagliato e viceversa ho compreso di essere Nessuno se non me stesso. Dato che nessuno è colui che non ha mai importanza, credo ormai che il mio principio valga solo per me stesso e che quindi il mio vivere retto in solitudine è più giusto di un'esistenza dedita alla paura del giudizio generale»


Ascoltando quelle parole, per la prima volta quella sera mi voltai a guardarlo.


«Non dovresti piegarti alle sofferenze di questa vita» continuai a osservare il suo profilo poco chiaro nel buio della notte «Grazie ai miei difetti ho trovato la bellezza dell’essere forti, di ritrovare se stessi e riuscire ad affrontare ogni giorno abbracciando la più alta delle felicità e il più profondo pozzo della tristezza. Siamo esseri bisognosi di equilibrio e dobbiamo accettare la bellezza di questa vita quanto la “sofferenza” della morte»


«Sarà facile per te, ma il mio vero essere è quello che ogni giorno nascondo e evito, per il bene del prossimo. Ma ormai sono troppo affaticato da ciò»


Tutto d'un tratto Nessuno si alzò da dove sedeva e, con lenti e cauti passi, iniziò ad allontanarsi da me.


Poi si fermò improvvisamente.


«È da tanto tempo che non parlavo con qualcuno. Ci rivedremo presto, Agente Joël»


Con il tempo a passare, con il giorno e la notte a venire, tutti finiamo per appassire di emozioni belle e brutte. Appassire fa parte della vita, come rifiorire. Quel giorno mi sentii svigorirmi come mai prima dall'ora.


Come Nessuno sparì velocemente nel buio della foresta allo stesso tempo andò via una parte di me, quella parte calma e spensierata che non tornò più ad appartenermi.


Forse Nessuno aveva ragione.


La nostra libertà di scegliere ci rende padroni di ciò che realmente siamo, percorriamo bendati la nostra strada consapevoli di raggiungere la fine di un punto cieco. Calpestiamo l’amore, le gioie e il dolore nella continua ricerca della felicità.


E se la vera ricerca fosse non cercare?​​​​​​​

Punto di Partenza


L'unica regola quando viaggiavo era: non tornare come sei partito, torna diverso.

Fu quello che pensai nell'attimo in cui osservai i miei zaini da viaggio ammucchiati sul marciapiede dei parcheggi, avevo molta strada da fare per tornare a casa.


Nel tempo che ho vissuto ho incessantemente seguito l'impulso del momento, se la mente mi diceva di partire io sarei partito. Solo che questo viaggio si riscoprì essere più di una semplice escursione, perché dopo quell'ultima notte in cui decisi di incontrarlo niente sembrava essere più chiaro nella mia testa.


Ci sono certi eventi che rimangono impressi perfino nella materia, si ripetono continuamente nella tua mente e li vedi scolpiti perfino nel mondo circostante. Ogni cosa finisce per ricordarti quella determinata cosa o persona e finisci così per vivere giorni persi nel passato di cattivi o buoni avvenimenti.


Caricai i zaini nel bagagliaio della macchina e mi guardai indietro, ero davvero pronto a far finta come se nulla fosse mai accaduto? Come potevo pretendere da me stesso di dimenticare ciò che Nessuno mi aveva detto o il solo fatto che conoscesse chi io fossi?

Mi sforzai di lasciare i fatti accaduti impregnati nell'oscurità di quelle alpi, perché eravamo in pochi a conoscere le parole sussurrate al vento di quella notte: io, Nessuno e la foresta.

Quel momento non sarebbe più tornato e solo il lago e gli alberi avrebbero potuto ricordarmi il gelo focoso che provai dentro di me in quei cauti attimi.


Anche se la temperatura quel giorno era alta delle nuvole ricoprivano minacciosamente il cielo rendendo il paesaggio più tetro e triste del solito.


Prima della partenza, quel giorno, andai in riva al lago nella zona del campeggio dove Ashton mi aveva riferito si trovasse. Infondo speravo non se ne fosse andato perché, per quanto sapessi fosse solo una conoscenza passeggera, mi sarebbe piaciuto rincontrarlo anche in circostanze differenti.


Il campeggio era affollato, perché con la pioggia estiva imminente la preferenza generale era quella di affrontare una semplice giornata all'aria aperta. Eppure tra i tanti volti che circolavano per l'erba verde non intravidi quello di Ashton. Pertanto raggiunsi la struttura di alloggio per chiedere informazioni.


«Scusi, sto cercando un uomo di nome Ashton. Tutto quello che so è che alloggia qui, ho cercato nel perimetro ma non riesco a trovarlo»


«Aspetti che controllo subito» la giovane donna aggrottò le sopracciglia e diede una sbirciata al computer.


«Mi dispiace ma non abbiamo nessun ospite dal seguente nome» poi tutto d'un tratto fece un'espressione sorpresa, come se si ricordò qualcosa. «Se devo dirle la verità un giovane è passato da qui l'altra sera» disse chinandosi a prendere qualcosa da un cassetto.


«Mi ha chiesto di darlo ad un certo Joël, è per caso lei?» Rimasi perplesso.


«Certo, sono io» dissi prendendo il biglietto che la donna mi aveva allungato. «Non ha detto nient'altro?»


«Nulla che io ricordi»


«Lo aveva mai visto in giro prima d'allora?» chiesi.


«Quando portò questo biglietto fu la sola volta, come mai queste domande?» chiese con tono curioso.


«Solo per sapere» conclusi. «La ringrazio, buona giornata» girai le spalle e andai fuori dall'edificio.

Mentre ripercorrevo la strada verso l'auto altrettanti dubbi mi offuscarono ancor di più la visuale: come poteva l'addetta al ricevimento non averlo mai visto? Per lui era usuale fare escursioni in questo luogo ed in più mi riferì alloggiasse proprio qui.


Questo è il mio numero, mi puoi contattare quando meglio credi


Diceva il messaggio che aprii una volta in macchina. Chiusi il biglietto e lo infilai nel portafoglio, lo avrei chiamato appena avuta l'occasione di farlo.


Mentre guidavo per la strada del ritorno mi sentivo come assente dal mondo circostante. Più guardavo il paesaggio e i particolari di quella strada più mi sembrava di sprofondare in un eterno buco nero di smarrimento. Quando tornavo da qualunque viaggio mi sentivo sempre una persona completa, ma questa volta era diverso; mi sentivo impotente.


Passarono giorni su giorni e forse avevo il presentimento che io fossi come Nessuno e Nessuno fosse come me. Eravamo simili, spezzati dalla vita, come volatili colpiti da un proiettile nel bel mezzo di un volo tranquillo.


Affrontai dei giorni pieni di turbamento e lasciai al tempo fare il suo dolce corso. Non c'è cura per i sentimenti, loro ti appartengono sempre. Sono raggruppati da qualche parte nel tuo spirito ma non puoi vederli, puoi solo percepire la loro essenza. L'immensa felicità quanto il più temibile dolore sono delle parti invisibili di te stesso che ti fanno compagnia nel giorno e nella notte, senza pause.


Sebbene speravo di saper tenere nascosta ogni mia insicurezza, Tulay riusciva a cogliere ogni briciola della mia piccola parte astratta. Era notte fonda quando mi comunicò i suoi dubbi.


«La fiducia è ciò che ci mantiene vivi. Quindi è giusto che tu mi dica cosa hai combinato in quei giorni, Joël»


Presi un respiro profondo «La pazienza mi sta mantenendo vivo, perché è la millesima volta che te lo ripeto, non è successo nulla»


I lineamenti del suo volto lasciavano trasparire l'eccesso di preoccupazione. D'altronde lei era fatta così, riusciva a riconoscere quando le cose andavano bene o, al contrario, sembravano andare a rotoli.


«Non mentirmi, la comunicazione è importante. Ti conosco a sufficienza da sapere che è successo qualcosa» prese un sorso della sua bibita ghiacciata.


Avevamo passato la serata in riva al mare sotto il cielo notturno dell'incantevole Nizza. Fu un veglione in cui cantammo sotto il ritmo della musica rock-pop. Adesso che mancavano solo poche ore all'alba, eravamo solo io e lei in una caffetteria affacciata sulla distesa d'acqua buia.


«Questa volta ti sbagli» dissi dopo averle passato la sigaretta accesa che tenevo tra le dita.


«Mi sei sembrato molto vago su quest'ultimo viaggio» iniziò a guardarmi intensamente «Ma ti credo» così si chiuse il discorso.


Fu l'ultima volta che lasciai il passato prendere parte del mio presente perché, il giorno seguente, promisi a me stesso di chiudere quella inutile porta rimasta aperta per troppo tempo. Sono i rimorsi e i cattivi ricordi che ti lasciano affondare, ed è giusto che sia così. Siamo esseri forgiati dal dolore e dalle guerre, è proprio dalle sofferenze che si creano le più forti armature. Poi, ad un certo punto, è d'obbligo mettere un punto. Sotto l'acqua ghiacciata del mio essere nessuno avrebbe mai sentito la mia foca voce, ma non era quello che volevo continuare a fare. Da quel giorno avrei smesso di ballare con la mia stessa ombra.


«Vuoi tornare a casa o aspettare l'alba?» le chiesi. Buttò fuori l'ultimo ispiro di fumo e spense la sigaretta nel posacenere.


«Andiamo» lasciò il conto sul tavolo e mi trascinò in spiaggia. «Dato che l'hai portata con te è il caso di dedicarmi una serenata» sorrise sedendosi con lo sguardo verso l'orizzonte.


«Se proprio insisti»


Quando ho preso in mano la chitarra per la prima volta, suonando solo poche note mi sentii come se mi avesse appena parlato, impararla in seguito fu qualcosa che mi venne in modo naturale. Eppure facendo scivolare le mani sul manico, con le dita che suonavano la bellezza di melodiose note, essa mi dava le stesse sensazioni della prima volta.

Mi sentivo allo stesso modo con Tulay, insieme ormai da cinque lunghi anni, ogni giorno con lei sembrava essere sempre il primo.


«Sai» parlò, portai lo sguardo dal manico della chitarra al suo viso. «In questo momento non potrei chiedere di meglio»


***


«Vuoi uno Spritz?» Mi chiese Tulay il pomeriggio seguente.


La vidi sbucare dal ciglio della porta, con i capelli legati in modo scompigliato e il tenero vestito di tessuto a ricoprirle il corpo magro.


«Vorrei solo riuscire a dormire» mentre lei sopprimeva la stanchezza con la sua energia, io deprivato delle mie usuali ore di sonno mi sentivo più scarico che mai.


«Ho capito, ti preparo un caffè» rise e sparì dalla porta.


Il sole picchiava sulla mia testa penetrando dall'ampia vetrata alla mia sinistra. Ormai annoiato dai programmi televisivi eccessivamente noiosi, mi alzai dal divano e la raggiunsi.


«Allora ti sai reggere in piedi»


«Credi davvero che io sia così scarso?»


Scosse la testa e iniziò a ridere.


La guardai nei suoi dolci occhi verdi pieni di vita, di buoni propositi, di speranze e sogni. Gli ingredienti perfetti per una vita dedita al lavoro e all'amore.

I miei occhi azzurri nascondevano invece una realtà spesso deludente.


Il nostro incrocio di sguardi si spezzò con lo squillo assordante del mio telefono.


Mi spostai in soggiorno e allungai la mano per coglierlo dal tavolino. Guardai il nome impresso sullo schermo: Wayne. Rimasi qualche secondo a fissare il telefono, stranito e sconcertato dalla sua chiamata.


Una volta fuori sul balcone, con l'aria a riempire i miei polmoni, accettai la telefonata e portai il telefono all'orecchio.


«Cosa ti porta a disturbare le mie ferie?» Chiesi scherzosamente.


«Anche per me è un piacere risentirti, Joël» sebbene stesse ridendo, sapevo già che qualunque cosa dovesse dirmi sarebbe stata non positiva. «Mi dispiace interrompere le tue meritate vacanze, ma ho bisogno del mio agente migliore»


«In tal caso sono leggermente preoccupato, mi hai addirittura chiamato nel mezzo delle mie ferie.. non è certamente una cosa da Wayne»


«Esattamente» esclamò in modo serio. «Ho bisogno di te qui in centrale»


«Cosa è successo?»


«Preferisco spiegarti ogni cosa una volta che sarai qui»


«Non capisco perché stai richiedendo la mia collaborazione. Ci sono molti agenti momentaneamente operativi affermati per questo»


«Posso capire cosa stai tentando di dirmi» Wayne si prese una pausa di silenzio. «Ma questo non è un semplice caso»


Nel mentre osservai Nizza e il suo bellissimo paesaggio. Guardai il mare, il flusso di gente e il traffico delle macchine.


«Puoi spiegarti meglio?»


«Lui può non essere uno qualunque. Joël, te lo ripeto, una volta qui ti illustrerò ogni cosa»


«Va bene» mi portai una mano sugli occhi e li strofinai, sperando al mio riaprirli di trovarmi da tutte le parti tranne che in me stesso. «Dammi due giorni e sono da te per entrare a fondo della questione» conclusi.


«Sei un santo, Joël. Devono farti santo prima o poi»


«Decisamente»


«Sapevo di poter contare su di te, ci teniamo in contatto» così chiuse la chiamata.


Nel momento in cui una brutta sensazione si formò al centro del mio petto, avrei indubbiamente voluto fuggire da questa realtà.


Il tempo di quel primo pomeriggio era dei peggiori, l'assenza del sole creava angoscia e le nuvole grigie e cupe alimentavano i miei sentimenti ultimamente in scompiglio.


Durante quelle due giornate sembrava che ogni accaduto precedente non potesse allontanarsi oltre il confine dei miei pensieri; ogni ora ero insieme ad essi, ed essi con me.

In ogni caso cercavo di rimanere me stesso, senza lasciarmi trasportare da quella tempesta di emozioni, senza lasciar nessuno trapassare il mio confine, perché è così; la gente non sa cosa ti passa nel cervello finché non sei tu a dirglielo. Ma purtroppo quando qualcosa ti turba e quando un singolo pensiero ti tormenta tu lo trovi espresso dappertutto, lo annusi perfino nella dolce brezza del vento.


Eppure, in quel momento, a tutto avrei rinunciato, tranne a quella tazzina di caffè presa tranquillamente fuori al balcone dopo aver mangiato. Tulay era avvolta dal suo alone di fantasia, con un libro tra le mani. Io cercavo di godere degli ultimi attimi di serenità che quella giornata mi avrebbe offerto, il resto sarebbe stato solo orrore.


«Non c'è il sole, ma almeno si gode di una bella arietta» affermò Tulay tutto d'un tratto.


«Decisamente l'unico lato positivo che questo tempo offre» risposi estraendo il mio pacchetto di sigarette dalla tasca. Ne presi una e la strinsi tra i denti, afferrai l'accendino e accesi l'arma più dannosa al mondo che l'uomo utilizza consciamente per uccidere se stesso: un vero e proprio suicidio. Ma in verità, fumando si disperdono i pensieri come la nebbia, escono dalla tua bocca e volano in alto fino a sparire.


«Il tempo di questa sigaretta e parto, Wayne mi ha già chiamato tre volte questa mattina» la avvisai.


«Spero non sia qualcosa di troppo grave» disse voltando una pagina del libro.


Tulay era bella e chiara proprio come la luna, come appunto significava il suo nome; quando mi fermavo a guardare i lineamenti del suo viso, i suoi capelli mossi e rossi, il suo sguardo che coglieva ogni movimento, come nessuna macchina fotografica poteva fare, notavo che lei e la vita creavano un'armonia celestiale.


Lei viveva nella sua naturalezza e semplicità, non pensava mai agli altri pressoché erano il motivo per cui spesso ci si sente in minoranza, “...ma nel momento in cui ti rendi conto e prendi coscienza che la vita è solo una e che non torna, non ti importa a spenderla pensando a cosa gli altri dicono di te”


“Hai ragione, Tulay” gli risposi incantato immergendo i piedi nell'acqua fredda. “Sei molto saggia”


“Ognuno di noi ha una piccola parte di saggezza, bisogna solo cercarla. Anche se è difficile saperla riconoscere, dopo è davvero un grandioso traguardo”


Immerse la testa nell'acqua intrisa di oblio e fuoriuscì un attimo dopo, più meravigliosa di prima.


«Mi passi l'acqua?» chiese, risvegliandomi dal prezioso ricordo.


«Ecco a te» dissi, presi la bottiglietta dal tavolino e gliela porsi.


«Per una volta che riusciamo a far combaciare i nostri giorni liberi, ecco che salta fuori qualcosa» sbuffò portando i suoi occhi verso di me.


«Sarà il destino. Hai qualcosa da fare nel pomeriggio?» le chiesi.


«Improvviserò qualcosa» sorrise.


Intanto il tempo uccise la mia sigaretta e il caffè nella tazzina era ormai finito.


«È ora di andare» mi piegai e le lasciai un bacio leggero sulle labbra.


«Fatti sentire» sorrise. «E fai attenzione, Joël»


«Come sempre»


***


Ero in macchina, guidavo con la musica dei Pink Floyd in sottofondo. Con il traffico in strada il tempo di arrivo si stava man mano allargando, ma non potevo far altro che pazientare e rilassarmi sotto il suono armonioso di Lost for Words. Sbirciai l'ora dallo schermo del cellulare ma l'ora era rimasta quasi invariata dall'ultima volta che controllai: tra un minuto ed un altro sembrava passare un'eternità. Il telefono iniziò improvvisamente a squillare, senza guardare lo schermo sapevo già chi stesse chiamando. Non ebbi il tempo di accettare la chiamata che la voce di Wayne già rimbombava attraverso le casse del cellulare.


«Arriverà il tempo in cui Joël smetterà di fare ritardo?» domandò scherzoso.


«Perché poi, c'è fretta? Ti ricordo che non sarei neanche dovuto essere operativo» risposi, tenendo il volante con una mano, mentre con l'altra con cui sorreggevo il telefono cercai di cambiare marcia.


«Quando il lavoro chiama è dovere ricevere. In ogni caso, un po' di fretta c'è. Quindi muovi quel culo» disse, in sottofondo si sentiva il fruscio di discorsi incomprensibili.


Mi fermai al semaforo e mi accorsi dell'auto di Polizia fermarsi dietro di me. «Oh, merda, dammi un secondo» dissi sorpreso, lanciando il telefono sul sedile del passeggero. Ticchettai con le dita sul volante mentre attendevo la luce verde, una volta poi partito proseguii la mia strada e i poliziotti svoltarono a sinistra.


«Ecco una cosa che mancava all'appello, proprio una bella multa» esclamai prendendo nuovamente in mano il cellulare. Intanto le prime gocce di pioggia si posarono sul parabrezza e mi accorsi delle nuvole grigie che adesso ricoprivano ogni spiraglio di luce che era rimasto.


«A parte i scherzi, premi quell'acceleratore, Joël. Dobbiamo fare tutto, tranne che perdere tempo» Wayne era una persona che conviveva con un buon umore perenne, manteneva uno spirito assai positivo anche in situazioni di cui positivo non c'era nulla. Nel suo tono di voce percepivo dell'eccessiva preoccupazione, ed io, che ero ancora all'oscuro di tutto, cercavo in ogni modo di mantenere la mente pulita.


«Quasi arrivato» dissi terminando la chiamata.


Una volta attraversati gli isolati che mancavano per raggiungere la caserma, parcheggiai l'auto davanti al cancello d'ingresso e spensi il motore. Tra le incertezze che stavo provando solo una cosa rimaneva certa, quel posto non mi era per nulla mancato.


Afferrai il cappello buttato nei sedili posteriori e lo indossai, spensi la radio e l'aria ritornò nuovamente silenziosa e reale. Raggiunsi l'ingresso e suonai il campanello.


«Qui agente Joël»


Il cancello si sbloccò permettendomi il passaggio. Attraversai il giardinetto a passo veloce, evitando di bagnare eccessivamente i capi che indossavo. La pioggia estiva rendeva l'aria umida e la temperatura si abbassò solo di pochi gradi. Infilai il telefono nella tasca posteriore ed entrai nella struttura.


«Buona giornata Joël»


«Ciao Léa, puoi dirmi dove si trova Wayne?»


«Ti sta attendendo nel reparto investigazioni» disse dall'altra parte del bancone.

«Vuoi un caffè veloce prima di iniziare?»


«Ne ho già bevuto troppo e siamo solo a metà giornata» mi sorrise e proseguii verso il lungo corridoio.


Arrivai dritto nella stanza dove Wayne mi attendeva e mi ci buttai dentro senza premurarmi di bussare.


«Non ci speravo più» disse, sorpreso dalla mia brusca entrata, distogliendo la sua attenzione dai fogli sul tavolo e guardandomi con un sorriso.


«Chi parlava di perdere tempo?» domandai rivolgendomi al panino che teneva tra le mani, mi tolsi il cappello e lo poggiai nell'attaccapanni vicino alla porta.


«Riguardo a questo, non ho pranzato. Sono qui dalle sei di questa mattina e questo è l'unico momento tranquillo che mi ritrovo» disse portando una mano sugli occhi. «Tutto apposto, Joël?»


«Certo, possiamo cominciare»


«Ti avviso» disse, alzandosi dalla sedia e spostandosi al centro della grande stanza «non ti piacerà, affatto» lo seguii verso il grande banco centrale. Wayne prese tra le mani diverse carte disposte su di esso.


«Comunque, Joël, non hai visto nessun telegiornale ultimamente?»


«No, in realtà no. Non so nulla»


«Va bene, capisco. Dunque, ecco come stanno le cose» prese una pausa di silenzio. «In una settimana abbiamo ricevuto chiamata di due casi di omicidio doloso chiaramente premeditato»


«Chi sono le vittime?»


«Prima vittima, uomo di quarant'anni. Era un Affiliate Marketing Manager, il suo compito era quello di gestire e coordinare gli affiliati. Alcuni di noi stanno svolgendo indagini e interrogando i conoscenti, ma lui sembrava non avere conflitti con nessuno in particolare»


«Una persona alquanto considerabile»


«Direi di sì, una grossa perdita per il settore» sospirò. «Vuoi sentire la parte interessante? Il suo corpo è stato rinvenuto a Marsiglia, l'omicidio è avvenuto proprio in casa. Abbiamo ricevuto la chiamata da sua moglie, lei ovviamente non era presente quando è accaduto. Presto avremo maggiori informazioni, la donna è sotto shock, sta impiegando del tempo per parlare» l'eco delle sue parole rimbombava nella stanza e trapanava le mie orecchie, perché più andava avanti con la spiegazione maggiormente iniziavo a comprendere la gravità della situazione.


«Tra le prime cose che potrei dire dell'assassino, per certo posso per adesso affermare che è un nomade»


«Che intendi?»


«Il secondo omicidio è avvenuto nel comune di Draguignan, il che ci fa sicuramente comprendere che l'assassino prende azione su un ampio raggio di zone. La vittima è nuovamente un uomo di quarantasette anni, ingegnere petrolifero. Cadavere rinvenuto a tre giorni di distanza dal precedente, nuovamente tra le mura domestiche. Era un uomo divorziato, abbiamo ricevuto la chiamata di emergenza da un suo collega» Wayne aveva lo sguardo incastrato nel mio, e nel fondo dei suoi occhi potevo intravedere la sua parte terrorizzata che veniva raramente a galla.


«Tutto ciò è paradossale»


«Sono passati due giorni dall'ultimo decesso»


«Praticamente l'ultimo omicidio avvenne quando mi chiamasti, se non ricordo male»


«Esattamente, con il secondo cadavere abbiamo avuto prova che non stiamo per affrontare un semplice criminale con un movente "classico", appunto perciò abbiamo bisogno di agenti professionali e specializzati, ecco perché ti ho chiamato»


Poggiò accuratamente i fogli che teneva in mano sul tavolo, erano delle foto raffiguranti le due vittime.


«Che cazzo è questa roba» spalancai gli occhi e mi piegai per osservare meglio ciò che avrei preferito non vedere. «Santa merda» sussurrai.


Analizzai quelle terribili immagini che sembravano riportare l'odore sgradevole dei due corpi morti proprio al centro dalla stanza, e così mi resi improvvisamente conto che Wayne aveva ragione, lui non era uno qualunque.


Wayne poggiò entrambe le mani sul tavolo per sorreggersi dal peso della tristezza. Un temibile silenzio vagava sulle nostre teste mentre i miei pensieri sembravano star partecipando ad una gara scattante.


«Per entrambe le vittime l'assassino ha seguito un evidente rituale» iniziò a spiegare indicando le foto dei defunti. «I corpi sono letteralmente puliti tranne per i segni sui polsi e sulle caviglie, dati dalla legatura di una corda. Ha ucciso le vittime con una sola pugnalata dritta dritta nel cuore» prese una pausa e mi guardò, forse per valutare la mia reazione a quella cascata di notizie aberranti.


«E penso tu abbia già notato la sua firma»


Sul petto di entrambe le vittime giaceva un uccello morto che, posto con estrema cura, aveva le ali spalancate, come se stesse abbracciando il defunto.


«Deve essere una sorta di genio malato, la scena del crimine è completamente pulita. Con la sua precisione impeccabile non ci ha lasciato una minima traccia»


Dalla mia bocca non uscii nemmeno un soffio.


«Quasi dimenticavo, ha agito in entrambi i casi nelle ore notturne» affermò.


«Una cosa è certa, Joël»


Lo guardai.


«Per la prima volta abbiamo a che fare con un Serial Killer»


Mi sentii per un attimo oppresso, ogni sensazione che si faceva sempre più lucida nella mia mente, tant'è che mi dovetti sedere per riprendere fiato.


«Tutto bene?» chiese Wayne. «Lo so, è davvero tanto da digerire»


Guardai fuori dalla finestra, una cosa positiva c'era: era uscito un sole splendente.


«Sai cosa significa tutto questo, vero?» gli chiesi portando entrambe le mani sulla testa.


«Cosa?»


«Che è soltanto l'inizio»


Se siete arrivati fino a qui significa che questa intrigante storia ha colto la vostra attenzione! Adesso per continuare a leggere vi basterà cambiare piattaforma: andate su Wattpad, digitate il titolo della storia e andate avanti con il mistero. Grazie per la lettura, vi aspetto!



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