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Una storia di Unkn0wn

Cosa si prova ad uccidere

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9 minuti

Pubblicato il 22 dicembre 2018 in Altro

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Tutti quanti vogliono sapere cosa si prova ad uccidere. C'è questa specie di tabù nella nostra società. Lo vediamo nei film, lo facciamo nei videogiochi, sentiamo i nostri artisti preferiti che ne parlano, il telegiornale ogni giorno è un necrologio, eppure non ne parliamo mai tra di noi. Fino al secolo scorso era il sesso, ora è diventata la morte. Trovo sempre divertente che le persone non vogliano parlarne, non ricordo chi lo disse, ma mi torna sempre in mente quella frase che diceva che rifiutarsi di analizzare un argomento per via dell'orrore che esso comporta, è da veri stupidi... credo dicesse qualcosa del genere.
Ad ogni modo, è divertente perché tutti vorrebbero sapere la risposta, ma nessuno pone la domanda.
Quando parli o chiedi queste cose, puoi sembrare un pazzo, un fanatico, un terrorista, un mostro, però stai pur certo che nessuno penserà che sei semplicemente curioso. Comunque io ora sono morto, quindi posso parlarne tranquillamente. Tanto... cos'altro possono farmi?


Quando uccidi una persona. Quando uccidi deliberatamente una persona, non provi nulla.
Se lo fai per difenderti, all'inizio sei felice, una semplice reazione chimica: visto che sei scampato alla morte, il cervello rilascia endorfine o qualcosa del genere... insomma, ti senti euforico. Poi, appena il loro effetto finisce, ed appena smaltisci l'adrenalina, hai tempo di renderti conto di ciò che hai fatto. Nella maggior parte dei casi si viene giustificati e ci si auto-giustifica, in fondo, era autodifesa, si era nel giusto, no?
Ritornando a noi, in guerra è una cosa del genere, però è ripetuta così tanto che diventa come una droga. È per difendersi, spari, uccidi, sopravvivi ed il cervello, felice, ti ricompensa. Spari di nuovo, uccidi, sopravvivi, ricompensa e va così all'infinito... beh, non proprio. Tre cose possono accadere a questo punto: o muori, o sopravvivi con i rimorsi, considerandoti un mostro per tutto il resto della tua vita, oppure razionalizzi il tutto e cerchi di guarire, anche se ti porterai dietro le cicatrici per il resto della vita. (Detto tra noi: la stra-maggioranza delle persone muore. Dei pochi sopravvissuti, circa il 90-95% non razionalizzerà l'accaduto e passera il resto della vita soffrendo di qualche disturbo).
Quando però decidi consapevolmente di uccidere una persona, il cervello non ti ricompensa con nessuna scarica di sostanze chimiche benefiche.
Quando uccidi una persona lo fai e basta. Non provi nulla. Non perché non ti frega, magari ti importa pure, magari se tu potessi lo eviteresti pure, ma sai che devi farlo e lo fai. E come quando devi pagare una bolletta: lo sai che devi farlo.
Naturalmente la maggior parte delle persone non è in grado di premere il grilletto senza sentirsi sotto minaccia, nemmeno se si ha davanti la peggior feccia del pianeta. Quei pochi che uccidono, dopo ne soffrono a vita.
Circa il 2% della popolazione mondiale è composta da potenziali killer. Persone in grado di uccidere senza ripercussioni psicologiche. Queste persone conducono una vita normalissima, provano emozioni come tutti noi, amano come tutti noi, ma sono anche in grado di togliere la vita senza problemi.
Nella maggior parte dei casi, quando si uccide qualcuno, si colpisce alle spalle: si spara alla nuca, si accoltella alla schiena.
Se guardi negli occhi qualcuno, nel momento in cui stai per togliergli la vita, vedrai solo un'affermazione, che suona quasi come una domanda.
Poi, una volta che è morto, passerai il resto della tua vita a cercare una risposta a tale "domanda", scoprendo che in realtà non c'è risposta, perché è la domanda stessa a non dover esistere.
Se guardi negli occhi un uomo che muore, vedrai stampata nelle sue pupille, con la gentilezza con la quale una madre da la vita al proprio figlio, la frase: "Perfavore, lasciami vivere".
"Perfavore, perché non puoi lasciarmi vivere?"
E ci sono tante risposte valide:
Mi è stato ordinato, mi hanno pagato, ti odio, voglio i tuoi soldi, hai fatto del male ai miei cari, sei feccia, hai pestato i piedi alla gente sbagliata...
Ma sono davvero valide?
Si, lo sono... perlomeno nella mente di chi impugna la pistola. La verità è che non puoi lasciarlo vivere, perché nel momento stesso in cui lo lascerai in vita, sai che lui non ti ricambierà il favore. Anche se scappasse, tornerebbe con una pistola, con i suoi amici, con la polizia, da solo... ma tornerebbe.


La morte, ad ogni modo, non è così brutta. Puoi vedere le cose in maniera oggettiva, è quasi rilassante.

Ho ucciso tante persone. Non ho mai provato nulla nel farlo. Erano solo obiettivi, contratti, soldi. Dicono sempre che quando sai fare una cosa bene, perché non farsi pagare?
Solo che l'ultimo è andato male. Avevo steso un tizio con una palla in testa, silenziatore, cartucce sub-soniche, niente tracce, niente impronte, niente telecamere, niente testimoni: da manuale.
Sono tornato a casa, per rilassarmi un po', mi sono seduto sulla poltrona e poi, ecco, è come se tutto si fosse offuscato, come se tutto si fosse fatto nero.
Voglio dire, lo avevo messo in conto che un giorno sarei morto, ma morire senza saperne il motivo?! Vabè, ormai è andata...


Vuoi sapere cosa si prova a morire? Nulla. Cioè, credo che qualche istante prima si abbia paura, ma nel momento in cui capisci che non c'è scampo, è come se tutto si facesse estremamente calmo.
Non so nemmeno perché ti parlo, non c'è nessuno qui, solo io, e parlo da solo. Forse è questa la pazzia.
Ecco un'altra cosa che mi fa ridere!
Tu. Tu non esisti. Eppure ti vedo.
Sei tipo un fantasma, mi voli intorno, ma sei frutto della mia immaginazione, oppure esisti davvero, ma sono così cieco o pazzo da non accettare la tua esistenza.
Tu sei come i soldati che vengono mandati al fronte e si sporcano le mani, uccidono, impazziscono e poi tornano a casa, e vengono accolti a sputi in faccia. KILLERS.
Tu sei come i poliziotti che uccidono per salvare degli innocenti, ma che poi vengono processati per uso eccessivo della forza. ACAB.
Sei come il ragazzino che finisce in una baby gang, che uccide e di cui ci dimentichiamo subito, perché sono una generazione bruciata.
Sei come il migrante morto affogato nel mediterraneo, perché l'Italia agli italiani.
Sei come il terrorista che si fa saltare in aria in piazza, che magari viene da uno stato bombardato con bombe finanziate dalle tue tasse.
Tu sei come tutte queste storie, inesistenti, subito dimenticate. Storie di violenza, di morte, di omicidio. Storie che non ti toccano, perché il sangue non ti macchia le mani e magari puoi tornare a casa tranquillo la sera, con la coscienza pulita, sicuro di essere uno dei buoni. Sei felice, perché la violenza di altri protegge il tuo fragile castello di vetro, ma la pressione dei proiettili aggiunge una crepa nuova al tuo castello ogni giorno che passa. Tu guardi e dimentichi e le storie di violenza, che esistono per permetterti di vivere una vita tranquilla, finiscono nell'oblio, e le persone che le hanno vissute, diventano killer, criminali, psicopatici, mostri... perché così non devi sforzarti di analizzare il problema e puoi pubblicare un post su facebook con la tua opinione del cazzo di cui non frega nulla a nessuno, ma che tutti appoggieranno perché anche loro saranno troppo deboli per prendersi le proprie responsabilità.
Vuoi sapere cosa si prova ad uccidere? Guardati le mani e dimmi cosa vedi. Guarda tuo figlio e dimmi che mondo gli stai donando.
Guarda la tua vita e dimmi quante persone muoiono ogni giorno, dimmi quante ne condanni, dimmi quante ne salvi, dimmi di quante non te ne frega un cazzo.
Tutti vogliono sapere cosa si prova ad uccidere, ma nessuno osa chiederlo. La verità è che quando uccidi qualcuno, non provi nulla, perché sennò guardando il telegiornale anche sono 5 minuti soffriresti di disturbo post traumatico e ti pianteresti una palla in testa immediatamente.
Lo sai quanta pressione serve per premere un grilletto? Dai 2 ai 5 kg di pressione, può farlo anche un bambino. Uccidere qualcuno è semplicissimo, è quello che provi dopo che ti distrugge.


È per questo che sono morto, ora ricordo, non ce l'ho fatta, mi sono sparato.
Passavo le giornate a rifletterci su quella domanda, ma non trovavo risposta.
"Perfavore, perché non puoi lasciarmi vivere?"
La verità è che non posso. La verità è che dovevo pensarci prima, ora è troppo tardi.
Quando uccidi qualcuno non provi nulla. È come il dialogo che non c'è stato. È come il confronto evitato. È come la comprensione che non hai. È come la tolleranza che fingi di avere ("Io non sono razzista, ma... " oppure "Io sono buono e calmo, ma... "). È come vedere tutti questi fantasmi intorno a te (sembra "Dickens"), di scelte non prese, di ponti distrutti prima di essere attraversati, di menefreghismo.
Perchè le femminucce dialogano, gli uomini veri si fanno rispettare, spaccano la faccia, te la fanno pagare, scendono dalla macchina con il crick, ti aspettano sotto casa, ti spezzano le gambe, ti sparano, vanno a fare le rapine, diventano organizzazioni criminali, colludono con lo stato, diventano lo stato.
"Perfavore, perchè non puoi lasciarmi vivere?"
Non posso farlo perché tirare un pugno è più facile che parlarti.
Non posso farlo perché odiare la tua religione è più facile che cercare le sue somiglianze con la mia.
Non posso farlo perché dire che sei il cattivo, è più facile che capire le motivazioni che ti spingono ad agire in quel modo.
Ti uccido, perché buttare una cosa è più facile di capire come funziona, se necessario ripararla e magari trovargli uno scopo nella mia vita di tutti i giorni.


Ho ucciso tante persone nel corso della mia vita, ma non ho mai provato nulla nel farlo.
Però ora che riguardo la mia vita, mi rendo conto però, che la prima volta che l'ho fatto, ho provato qualcosa: è stato quando ho ucciso me stesso. È stato quando ho deciso di smettere di essere uomo libero e sono divenuto schiavo, senza più opzioni, se non la violenza.


Quindi prima che scompaia, prima che mi perda nell'oblio, voglio farti un dono e offrirti un'altra via, poi sarai tu a scegliere cosa fare, sei libero, nessuno ti forza.
Il mio dono è il dolore.
Il dolore serve ad unire le persone, perché la sofferenza, se compresa, se condivisa, è il legame più forte che possa esistere al mondo e nessuno potrà mai spezzarlo.
Tu puoi vederlo il dolore delle persone, puoi provarlo, puoi capirle.
Puoi vedere che non esistono cattivi, pazzi, psicopatici, mostri... ma solo persone che soffrono.
Finchè continuerai a fermarti sulla superficie, vedrai solo nemici, scendi a fondo e troverai un oceano di amici.
Le lacrime asciutte sono meglio del sangue versato.
Ora devo andare, e su con la vita: se c'è una cosa più brutta di un morto, è un vivo con il muso lungo.


https://youtu.be/P51BOYS0cvc

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