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Una storia di Carlobattaglia

La Barbona

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9 minuti

Pubblicato il 01 marzo 2021 in Humor

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è sera fuori dalla stazione della metropolitana, e proprio quando sei concentrato a non concentrarti sullo schifo di pubblicità bombardata dalle casse della banchina, un po’ stordito dall’alcool, arriva l’ultima corsa.


Mi chiedo come mai qualche vandalo non abbia ancora rotto quelle casse fastidiose. Ma probabilmente è il prezzo per non aver pagato il biglietto, e in fondo ci va bene così.


Dunque salgo sul vagone della metropolitana, pochi passeggeri mi guardano storto. Una probabile signora delle pulizie sudamericana di mezza età che rientra a casa dopo essersi spaccata di lavoro, mentre tu eri a bere – peggio per lei – un gruppetto di ragazzini alla loro se non prima forse seconda uscita dopo la pubertà.


E ovviamente, per dimostrare che il governo fa schifo tanto quanto il suo popolo, anche loro come la banchina della metropolitana sparano musica di merda dalle casse del cellulare.


È facile capire l’età dei giovani, se sono più vicini ai diciotto o ai trenta, anche senza guardarli. L’orecchio è il senso più importante. Più anni passano più ti rendi conto che devi bere, più di conseguenza sarà difficile che ascolterai l’ultimo pezzo di qualche rapper che non smette di parlare di qualche cazzata all’una di notte. È inversamente proporzionale, matematico.


Sono lì che nonostante le orecchie che pulsano faccio del mio meglio per ricambiare le occhiate di disprezzo dei passeggeri, che non mi accorgo di una sagoma stesa per terra vicino ai miei piedi.


Quindi è per questo, penso, che consuela guarda in questa direzione, e ora che ci faccio caso non ha mai smesso di stringere il crocifisso che porta al collo. E i ragazzini chissà cosa cazzo ridono. Probabilmente anche io ridevo così per ogni cosa, ma per quanto mi sforzi è proprio impossibile ricordare un solo episodio veramente divertente.


Comunque, mentre mi scuso nella mia testa con consuela per averla guardata male, avrà pensato cosa cazzo vuole questo ubriacone che lavoro da stamattina alle sei mentre lui si è svegliato alle tre del pomeriggio e non ha mai smesso di bere da allora, probabilmente dato il crocifisso la parola cazzo non l’ha pensata, ma forse ha proprio pensato completamente un’altra frase, del tipo Signore salva questi peccatori, mentre ritiro le mie scuse e la guardo male di nuovo, stavolta per il suo fondamentalismo religioso, la sagoma inizia a muoversi.


Ok, adesso non esageriamo. Van bene i barboni tranquilli, possono anche stendersi sotto la mia finestra, però non devono pretendere di fare conversazione, che poi sei costretto a pagarli pur di smollarteli.


Proprio mentre mi lamento del sistema capitalista che non fa che produrre barboni per infastidire i barboni del giorno dopo, mi accorgo che la sagoma è quella di una persona di sesso femminile. O meglio, di una ragazza. O per essere precisi, di una ragazza abbastanza bella.


Certo, i segni particolari della barbonessa ci sono tutti: vestiti mal combinati, capelli unti, sguardo afflitto e l’immancabile cane poco più in là. In ogni caso, tralasciando questi particolari insignificanti, la barbona è anche piuttosto figa, con un corpo magro niente male, ma senza ricadere nello scheletrico tipico dei tossici. In particolare un paio di leggins neri che lasciano allo scoperto un bel culo rotondo catturano la mia attenzione.


Più che i leggins in sé, è il culo sottostante che mi ha lanciato in elucubrazioni artistico-filosofiche. Forma una circonferenza che neanche la cappella sistina, e scommetto che se lo fotografi e ci sovrapponi l’immagine della sezione aurea corrispondono perfettamente. E se anche non corrispondessero, probabilmente definirebbero una nuova sezione ancora più aurea di quella che conosciamo oggi che Leonardo da Vinci risorgerebbe per sistemare la Gioconda.


Bene, durante le mie digressioni probabilmente enfatizzate dall’alcool, la realtà del sistema capitalista illumina i miei ragionamenti riportandomi alla prassi marxista: ovviamente la barbona, per quanto figa, sta per chiedere dei soldi.


C’è un non so che nei tuoi movimenti che glielo fa capire, loro annusano la tua incapacità di dire di no per un motivo o per l’altro, a loro non importa, basta che alla fine gli sganci almeno un euro. Di meno di solito si lamentano.


E io, che non so resistere alla figa neanche quando sono io a offrirle i soldi e lei a non volerli, ovviamente tiro fuori dalla taschina dei jeans deputata ai danari il malloppo di monetine derivanti dai resti delle varie spese quotidiane. Giornata fortunata, mia cara barbona:


  • pizza al trancio a pranzo tre euro e novanta, per un resto in moneta di un euro e dieci

  • spesa settimanale di lattine di tonno, scatole di fagioli e birra, undici euro e novanta, per un resto in moneta di tre euro e dieci


Come al solito ad ogni spesa mi dimentico delle monete e continuo a usare le banconote, così come ho fatto poco fa al pub, perciò il totale di quattro euro e venti suddiviso nei più svariati metalli è a sua completa disposizione.


Ancora prima che apra bocca, anche se onestamente gliel’avrei vista volentieri spalancata, mentre porge le mani unite a formare una coppa perfetta che neanche il sacro graal, le mie monete sono già volate a illuminarle il volto, un po’ stupita per la somma, un po’ perché non ha neanche dovuto insistere, dato che probabilmente il suo accasciarsi al suolo era dovuto alla mancanza di fondi elargiti da consuela e dai suoi amici diciottenni.


Alzatasi, mi ringrazia, e ancora prima che io possa pensare che un modo per ringraziarmi in effetti ci sarebbe, si avvicina e di punto in bianco mi ficca la lingua in gola.


Dopo qualche secondo in cui però avrei fatto in tempo a rivivere tutte le crociate, e dopo un altro secondo di lungo dibattito che neanche i più esperti medici dell’OMS in cui ho concluso che no, in fondo i barboni non portano malattie come i piccioni, prima ancora che potessi verificare le reazioni di consuela e soci, la barbona mi fa: “è così che si fa da queste parti”.


Ah bè allora, seècosìchesifadaquesteparti, mentre con un braccio continuo a reggermi al palo della metropolitana, con l’altro le stringo la vita sottile, col braccio proprio appena al di sopra di quel culo formidabile, che tra l’altro, volendo guardare proprio bene, i leggins vi si tendevano sopra quel tanto che bastava a intravedere la sagoma delle mutande un po’ sgualcite.


In quella posizione michelangiolesca le ficco la lingua in gola a mia volta e mentre la distraggo con un turbine degno dell’uragano Katrina la mia mano scende lentamente ad accarezzare la forma della mela proibita di Eva.


Finalmente le strizzo con convinzione la chiappa sinistra, che risponde con un soffice rimbalzo, tornando alla sua perfetta forma iniziale.


Ci stacchiamo, mentre consuela recita tutto il rosario in spagnolo per la quarta volta e i ragazzini sussurrano divertiti tra di loro chinati uno sull’altro come i giocatori di rugby.


“perché non ti fermi e ci fumiamo qualche canna?”


Perché no? Poi cosa racconto alla mia ragazza? Che sono rimasto da amici? Ma cazzo, li conosce tutti i miei amici… devo trovarmi degli amici che non conosce da usare come scusa. Potrei dirle che ho conosciuto degli amici nuovi e mi sono fermato a casa di uno di loro. No, troppo presto alla prima uscita, non ci casca.


Ok, questa ha un culo pazzesco e la lingua infuocata, voglio infilarglielo tutta la notte quindi vaffanculo la ragazza. Ci penserò domani mattina. Però aspetta… una slinguazzata ok, abbiamo capito che non porta malattie, ma là sotto? Ok, hai sempre con te il miglior amico dell’uomo, il preservativo, ma se poi ti frega e in qualche modo te lo sfila di nascosto? E se in realtà vuole rubarmi il portafogli?


Vaffanculo anche le malattie e i soldi, meglio morire povero domani avendole leccato tutta la figa che vivere cent’anni senza. Però aspetta… sicuramente dopo l’alcool della serata non mi si rizzerà mai. Per di più vuole fumare. Bè magari la fumata riesco a saltarla e si va dritti alla scopata. Mi sembra un buon piano. Ma l’alcool è decisamente troppo, non mi si rizzerà mai…


In quel momento guardo in basso e lui è lì, alzato con più fermezza del braccio di Hitler al confine con la Polonia, che saluta il mondo pronto ad eiaculare al primo alito di vento, resuscitato da quella strizzata di culo meglio di Lazzaro da Gesù Cristo. Senza offesa, consuela.


“perché no, ma l’erba non è la mia specialità...” e intanto la mano torna a stringerle il culo, per poi scivolare di soppiatto dentro le mutande e penetrare con la punta del medio nella vagina umidiccia, probabilmente un po’ sudicia ma chissenefrega.


Al che i suoi occhi roteano, le esce un gemito soffocato e subito con le mani corre ai pantaloni. Più veloce della luce mi sbottona e lo tira fuori, neanche il tempo per i ragazzini di tirare fuori i cellulari per fare i loro video che me lo sta già succhiando come una pazza.


Consuela ormai sta recitando tutti gli esorcismi che le aveva insegnato il prete, anche se in teoria sono per il mal di denti, ma sono gli unici che conosce.


La afferro per i capelli storti e unti, staccandola dalla mia cappella mentre un rivolo di bava resta appeso tra il mio cazzo e le sue labbra, come la tela di un ragno.


La alzo di peso e la sbatto contro un sedile: tolti i leggins frettolosamente, senza neanche guardare, inizio a scoparla con una foga che non pensavo nemmeno di possedere, guardando il mio corpo dall’esterno, come in un sogno. Dopo pochi minuti di dentro e di fuori sembrati un’eternità di godimento, la sborrata la riempie e la fa urlare in sincronia con i freni della metro che arriva a destinazione.


Consuela scende, senza smettere per un secondo di farsi il segno della croce, i ragazzini rimangono a filmare ancora un po’ finché mi volto verso di loro, al che corrono via su per le scale della stazione.


Scendo anche io, la barbona ancora stravaccata sul sedile, paga dei suoi quattro euro e venti centesimi. E, come mi sono accorto nei giorni successivi, del mio portafoglio di cui aveva fatto in tempo a scaricare la carta di credito. Ma fortunatamente niente AIDS, tutto sommato una vittoria.


Da quel giorno do sempre qualche spicciolo ai barboni, nella speranza di un altro culo formidabile, o chissà, magari un seno voluminoso. Do un euro anche agli uomini, nel caso abbiano qualche amica da presentarmi.


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