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Una storia di lisa1949

L'ultima notte di Elena

gli amori che uccidono

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4 minuti

Pubblicato il 03 novembre 2018 in Thriller/Noir

Tags: #Aiuto #Complotto #solitudine #Torino #Violenza

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«Aiuto, aprite!!!» nel cuore della notte, il bussare insistente alla porta di casa, fa precipitare Elena dal mondo dei sogni.

«Cosa succede, chi è?» chiede spaventata da quel frastuono. Un tonfo e più nulla.

Elena sbircia dallo spioncino, ma vede solamente la porta dei vicini e il vuoto totale.

Si affaccia al terrazzo che dà sul corso Vittorio Emanuele: alle tre di notte non si vede in giro anima viva.

Torino sprofondata nel sonno, riflette solamente le luci dei suoi lampioni, diffuse sulle verdi fronde degli alberi del Valentino.

A quel punto Elena decide di aprire la porta dell’ingresso di servizio.

Di fronte a lei, sul pianerottolo, due lunghe gambe di donna. Un sussulto: oddio chi sarà mai? Quel corpo steso sullo zerbino, non dà segni di vita.

Prende coraggio e oltrepassa la soglia di casa, si china per valutare lo stato della sconosciuta.

D’improvviso prova un dolore lancinante tra la spalla e la nuca, si sente mancare.

Semi incosciente, si sente trascinare da qualcuno dentro l’appartamento, ma non trova la forza di reagire.

Una bella ragazza bionda, insieme a un complice, si accomodano sul divano del salone.

«Cosa volete da me?» chiede Elena, ancora stordita e in preda al panico.

«Fare una passeggiata tesoro!» spiega la bionda avvenente.

L’uomo, resta in silenzio a osservarla, poi alza lo sguardo verso l’amica e le fa cenno di proseguire.

«Andiamo in banca, gioia: devi prelevare!» insiste impaziente la complice.

«A quest’ora? Non passeremo inosservati.» esordisce cercando di essere convincente.

«Tu fai quello che ti chiedo, senza discutere!» il tono di voce è forte e deciso.

Rovistano tra i cassetti, lasciando i gioielli al loro posto, tranne un solitario di circa due carati, che la giovane mette al dito.

«Bello eh? Sta bene anche a me, guarda!» le pone la mano sotto gli occhi per schernirla.

Elena in preda al terrore, ha una gran voglia di piangere.

«Chi siete, perché siete venuti qui?» domanda disperata.

L’uomo, giovane e prestante, brusco nei modi, si liscia i lunghi capelli bruni portandoli all’indietro. Sotto la t-shirt mostra un fisico atletico e due ali tatuate sull’omero sinistro.

Si avvicina a Elena sfiorandole il viso, un gesto sensuale.

«Sei bella!» pronuncia lui. Il linguaggio del suo corpo lancia messaggi espliciti.

«Scendiamo adesso, facciamo due passi!» le ordina.

«Sta per rientrare mio marito.» avverte poco convincente, con un fil di voce.

«Non mentire!» le zittisce lui.

Scendono in ascensore: Elena, stretta tra i due, trema.

Si avviano a piedi lungo corso Vittorio, in direzione della stazione di Porta Nuova.

All’angolo con via Calandra, un trans attende un probabile cliente, ritardatario.

La notte emana nel silenzio, un’atmosfera singolare: il buio ha un odore lugubre.

«Il codice del bancomat, sbrigati!» ordina la bionda.

«Non posso prelevare più di tanto!» tremava come una foglia Elena.

D’un tratto, la punta fredda di una lama le scalfisce un fianco.

«Facciamo un giretto, hai altre carte!» la bionda affonda piano l’arma nella cute.

«Non farmi del male, ti prego!» piange la vittima, si sente perduta.

Si accendono intanto toni più chiari. Il giorno sta per sorgere: rientrano.

L’uomo intima alla complice di aspettarlo nell’auto parcheggiata lì vicino.

Elena è stravolta.

L’individuo recupera l’arma e, entrando, spintona la donna verso l’ascensore.

«Ti accompagno a casa, sei soddisfatta?» le sussurra all’orecchio.

«Cosa vuoi da me? Lasciami andare!» la sua bellezza mediterranea, si dissolve dentro fremiti di terrore.

Entrano e sotto la minaccia del coltello lui la costringe al silenzio. Elena è di pietra.

«Non mi hai offerto da bere!» le fa notare.

Trova due bicchieri e versa del wisky in entrambi.

«Bevi, ti sentirai meglio!» le punta la lama al petto perché vuoti il suo calice.

La donna è in preda a tremori devastanti, le forze le vengono meno, mentre il suo carnefice la strattona, guidandola verso la stanza.

La palpeggia lascivo, mentre lei lo supplica: «Non farmi questo, non voglio!»

«Taci, ti regalerò un’emozione nuova!» la spintona e lei piomba sul letto.

Le bacia le lacrime che sgorgano copiose, lui è quasi dolce nella sua violenza.

L’uomo la spoglia bramoso, quindi la fa sua con intensa passione, Elena lo lascia fare, non vede l’ora che l’incubo finisca.

«Dolcezza, ecco è per te questo omaggio: da parte del tuo adorato marito!» le bisbiglia piano. Intanto lei sviene, cedendo la vita allo straniero che le ha affondato la lama nel petto. Elena esala l’ultimo respiro.

Prima di uscire, l’assassino si volta a studiare la scena del crimine: tutto è in ordine.

Ormai è l’alba, l’uomo scende le scale e, uscito dal portone, si guarda intorno con cautela, poi si avvicina alla vettura parcheggiata in corso Vittorio. La complice lo sta aspettando nervosa, ma tace. Intanto lui compone un numero sul cellulare.

«Sono io dottore: è tutto sistemato!» e sale sull’auto, pensieroso.

La bionda avvia il motore dirigendosi verso la collina e raggiunge la piazza dell’obelisco dedicato ai caduti della guerra di Crimea, da cui prende nome quella zona residenziale.

Nel tragitto, varcando il ponte Umberto I due anime senza scrupoli godono silenziose i magici giochi di luce riverberarsi sulle acque del Po, prima di eclissarsi lungo le tortuose stradine collinari, intanto il giorno accende i suoi primi bagliori.

Torino, ignara, è sempre positiva e misteriosa al suo risveglio.







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