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Una storia di

La nostra casa

amica cara

minuti

Pubblicato il 14 dicembre 2019 in Altro

Tags: #amicizia

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C’è una piccola frazione poggiata sulla collina che guarda Vicchio: lì siamo nate e lì abbiamo vissuto l’infanzia e la giovinezza.

C’erano allora due ville padronali, sette case coloniche e due case dei pigionali che non si riconoscevano con i numeri civici, ma dalle famiglie che le abitavano: il Bartoletti, il Chirelli, Cerbone, il Pettini, l’Alanti ed il Lisi… il Lisi da Pesciola, come si presentava sempre mio padre.

Lui si riconosceva nella sua frazione e questo mi rendeva orgogliosa di esserci nata.

Era semplice allora la vita, avevamo intorno tutto ciò che ci serviva per essere felici: la famiglia, i nonni, il prato per correre, il fiume per bagnarsi l’estate, gli animali e gli amici per giocare.

Tu facevi parte di questo piccolo mondo.

Non ricordo esattamente il giorno in cui ti ho conosciuta ma, ripensandoci oggi, mi pare che tu sia sei sempre stata nella mia vita.

Eri quella bambina con i capelli neri, raccolti in due codine strette da fiocchi colorati, con il vestito sempre pulito ed ordinato e mi facevi un po’ invidia, perchè i miei capelli si ribellavano a qualsiasi legame ed i miei vestiti non rimanevano puliti per più di un’ora.

Insieme abbiamo percorso il sentiero della Cancellaia per andare a scuola, ricordi?

Ci piaceva anche di più con la pioggia o con la neve, potevamo dimostrare la nostra temerarietà ed abbiamo attraversato in fila indiana quel ponte sul fiume, per noi troppo alto, tenendo stretto stretto il corrimano di legno per dimostrare il nostro coraggio.

Siamo cresciute e con noi è cresciuta la nostra amicizia.

Abbiamo tremato per la paura e pianto il dolore per la perdita di un’amica comune.

Ci siamo entrambe sposate molto presto ed i nostri figli sono cresciuti insieme, perché insieme volevamo stare tu ed io.

Col tempo mi hai dato modo di conoscerti profondamente.

Ci siamo confidate dolori e gioie senza timori, né vergogna, consapevoli del legame che ci unisce, so che sei una persona forte e dolcissima sulla quale si può contare per tutto: un aiuto, un consiglio, un abbraccio o semplicemente per un caffè.

Ho lasciato da tempo la nostra casa, ora vivo in paese, al numero 20.

Tu, invece, le sei rimasta fedele, hai lottato con determinazione per non lasciarla: lì c’è ancora la casa del Bartoletti, è la prima che ti accoglie in cima alla salita, è la più grande, la più bella di tutte; tu l’hai conservata e vissuta nel nome e nel ricordo di tuo padre.

La casa del Lisi invece è recinta da un’alta siepi di lauro e non si mostra più a chi passa sulla strada: numero 114, c’è scritto sul cancello che la chiude.

Siamo adulte, mia cara amica e la vita, da grandi, non è più così semplice.

Ci mette continuamente alla prova, vuol vedere se è vero che siamo coraggiose, vuol testare la nostra forza.

E’ come il fiume: l’acqua bassa ci accoglieva e ci divertiva da piccole ma, crescendo, arriviamo nella parte più profonda ed allora ci è richiesto di nuotare, di fare attenzione alle onde e alle correnti.

Tu mi conosci bene, quando mi sono trovata in quelle acque profonde, hai allungato la tua mano per darmi aiuto e senza tanti fronzoli mi sei stata vicino spronandomi: “Allora, Lacrima Cristi, come va? Datti una mossa!”

Io ti conosco bene, oggi ti vedo immersa a lottare fra le onde della vita, una corrente ti porta verso il passato, una ti spinge verso il futuro e tu, lì in mezzo, disorientata.

Lo sai, io ci sono, sono qui, questo racconto è il mio modo di darti una mano.





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