scrivi

Una storia di Demisalberti

Questa storia è presente nel magazine The Bridge

The Bridge

Capitolo 3- Un bellissimo complicato sogno

57 visualizzazioni

9 minuti

Pubblicato il 17 febbraio 2020 in Fantascienza

Tags: #brevi #bridge #fantascienza #fantasy #storie

0

Fu come togliersi una benda di luce viola dagli occhi, poi fu calore e un dolce miscuglio di colori tenui e avvolgenti. Il cielo era azzurro, come il mare che bacia la tenera sabbia delle isole lontane, i tetti rossi come labbra protese a farsi toccare dal vento. Era tutto come le altre volte, nulla era cambiato ed Eric se ne compiaceva.

Il lungo viale correva lontano fino ad un grande palazzo bianco sulla cui facciata principale si ergeva un maestoso balcone le cui preziose tende amaranto coprivano dal sole una figura alta vestita ottimamente ma troppo lontana affinché Eric potesse scorgene il viso o altri particolari. Ai lati del lungo viale schiere di case in stile veneziano si affollavano le une affianco alle altre come in gara a chi ospitasse piú vita tra le proprie membra. E di vita ce n'era. Il mormorío di mille voci e la confusione di mille persone arrivarono alle orecchie di Eric appena i suoi occhi si abituarono ai mille colori di quella cittá innominata. Centinaia di persone si affacendavano dentro e fuori dai negozi alla base delle case con borse e zaini, molte parlavano tra di loro mentre i negozianti sistemavano le proprie merci, tra le piú disparate, affinché risultassero in risalto sulla concorrenza. Sembrava un enorme lungo mercato, benedetto dalla mano calda di un sole quasi estivo. Le persone sembravano felici, ridevano e scherzavano. Le coppie mostravano ad altre coppie i loro pargoli, timidi e aggrovigliati alle gambe della madre, mentre gruppetti di ragazzi provavano le loro prime pavoneggiate alle ragazze piú carine.

Eric si passó una mano tra i capelli. Erano morbidi e setosi. Si guardó la stessa mano di scatto tenendola a qualche palmo dalla faccia. Un radioso sorriso gli spostó di forza le guance insinuandosi sul viso. Le sensazioni non si allontanavano di una virgola dalla vita reale, eppure stava sognando, lo sapeva! Ce l'aveva fatta, aveva reso possibile vivere i propri sogni, viverli per davvero, come fossero reali. Tutto intorno a lui era vivo, pulsante. Ma qui aveva qualcosa che in vita non poteva avere, anzi due cose: la prima era un incredibile vantaggio, vantaggio di poter scegliere il destino delle cose, di poterle plasmare a proprio piacimento, d'altronde la mente che creava tutto era la sua, era lui Dio. La seconda invece era Ashleen. La vita l'aveva beffato togliendogliela per sempre, ma lui poteva fare a meno di viverla, quella tremenda capricciosa vita.

Con una nuova forza interiore e un sorriso non diretto a niente in particolare che a molti sarebbe parso quello di un pazzo Eric si mise a cercare tra la folla il viso roseo di sua moglie. Si erano giá incontrati molte volte in questa cittá inesistente, a volte per ridere e scherzare, altre volte per cercare in lei la forza di vivere ascoltando i suoi discorsi pieni di vitalitá e coraggio. L'avrebbe trovata ancora, era un appuntamento che nessuno dei due poteva perdere. Cominció a serpeggiare con lo sguardo tra la gente, nei negozi e sulle panchine sotto gli alberi, ma di lei nessuna traccia. Il radioso sorriso cominció piano a piano a spegnersi mentre l'uomo insicuro che era cominciava a risvegliarsi e prendere il sopravvento. Qualcosa era andato storto? Impossibile. Ma allora dov'é?

"In realtá c'é un sacco di gente" provó a calmarsi parlando tra sé e sé.

"Nessuna fretta, c'é sempre stata e ci sará anche questa volta!"

Ma tra la folla nessuno sembrava neanche assomigliarle, d'un tratto gli parve che le facce di tutte le persone si fossero come fuse insieme in un unico viso, indefinito, insignificante, che non era né uomo né donna ma che soprattutto non era Ashleen. Eric cominció ad agitarsi sul serio, soffocato da tutti quei visi uguali ed estranei. I colori cominciarono ad abbuiarsi ed i suoni ad incupirsi.

"No, no, no!" Gli occhi di Eric schizzavano da tutte le parti frenetici alla disperata ricerca di sua moglie, sottili ma fitte venature rosse si diramavano dall'iride verso le estremitá dei suoi occhi. Era sul punto di esplodere in un pianto disperato quando dritto davanti a lui, in lontananza, la vide. Vide quel volto diverso da tutti, quel volto di cui conosceva ogni linea e curva, quel volto di cui si era innamorato innumerevoli volte. Vide Ashleen.

Era in piedi, ferma immobile ma con un dolce sorriso sulle labbra, un sorriso mesto ma felice. Eric poté ricacciare indietro le lacrime e iniziare a correrle incontro. Anche lei si avvicinava, ma camminando. La coda dei suoi fluenti capelli biondo ramato le cadeva sulle spalle coperte da una graziosa camicia bianca di seta, i cui primi tre bottoni erano maliziosamente sbottonati. Eric era a pochi passi dalla sua amata e stava per abbracciarla quando diverse esplosioni si udirono provenire da dietro le spalle di Ashleen e lo bloccarono sul posto. Eric era confuso, il respiro corto per la corsa e lo spavento.

Notó che l'elegante uomo sul balcone nel sontuoso edificio alla fine del viale ora teneva un braccio alzato e piú in alto sopra la sua mano una nuvola bianca veniva spalmata dal vento verso il cielo. Poi l'uomo cambió posizione e cominció vistosamente a urlare muovendo agitatamente le mani a pugno chiuso sporgendosi col busto dal parapetto del balcone preso dall'impeto del suo misterioso discorso. Le sue parole non arrivarono fino ad Eric, ma capí che qualcosa di sbagliato e pericoloso stava per succedere quando notó le espressioni atterrite delle persone e di come cominciarono a fuggire abbandonando tutto quello che avevano per terra o sui bancali del mercato. Eric stava per correre da Ashleen per portarla via con sé quando vide dal viale decine di soldati in pesanti uniformi marroni lunghe fino agli stivali e con scuri elmi integrali che ne coprivano completamente il volto mischiarsi tra la gente in fuga bloccando numerose persone e trattenendole. La gente che veniva intercettata, non sempre pacificamente, veniva poi scortata verso il palazzo lussuoso. I soldati erano impassibili alle lamentele e alle suppliche di chi non veniva scelto.

Eric si chiese se sotto quei tetri elmi si nascondessero delle persone o degli automi, selezionati e addestrati ad un solo scopo: eseguire ordini. Ancora confuso ed intontito dalla distruzione della tranquillitá della cittá Eric si mosse in direzione di sua moglie ma si bloccó nuovamente quando ella si giró verso di lui con un'espressione sul viso che Eric aveva imparato a conoscere a proprie spese. Un'espressione di profondo rammarico, di chi non ha la possibilitá di scegliere diversamente per quanto vorrebbe, un'espressione che significava "mi spiace ma..". Aveva la stessa espressione ogni qual volta partiva per una missione, quando sceglieva l'esercito, anziché suo marito.

Ora Eric capiva. I soldati stavano reclutando. E quel dolce richiamo di polvere da sparo e di lotta fra la vita e la morte era troppo forte per Ashleen. Eric sapeva che non l'avrebbe fermata, neanche ora che il mondo era nella sua testa, perché una coscienza umana non é altro che un insieme di esperienze e reciprove influenze. E l'influenza di Ashleen era troppo forte in lui perché la potesse ignorare e fare di testa sua. La guardó implorante mentre un soldato le si avvicinava; lei ricambió l'intensitá dello sguardo ma non si mosse. Portó una mano alla bocca, la bació e soffió in direzione di Eric.

<Ti aspetto, amore mio> Gli donó un ultimo sorriso triste e si giró verso il soldato.

<Nooo!> Eric non riuscí piú a trattenersi e si lanció piangente verso Ashleen, ma prima che potesse raggiungerla e salvarla dall'esercito qualcuno da dietro gli bloccó le braccia impedendogli di continuare la sua folle disperata corsa. Mentre tra lui ed Ashleen si riversava come un fiume una folla di gente disperata e soldati a caccia, la confusione parve crescere esponenzialmente. Fu trascinato da questi sconosciuti attraverso innumerevoli viuzze di cui, nella confusione del momento, riusciva a cogliere solo sporadici particolari. Alla fine entrarono in un'abitazione insignificante, presero a scendere verso il basso per qualche rampa di scale fino ad entrare in un locale zeppo di fumo e voci concitate. Le pareti erano coperte di mattoni sporchi mentre una cappa costante di fumo aleggiava tutt'intorno la stanza dove una trentina di persone erano sedute su tavoli di legno di povera fattura. A Eric serví qualche tempo prima di trovare la voglia di guardare in faccia chi gli stava seduto di fronte al tavolo. Erano due uomini, uno piú giovane dell'altro e uno completamente diverso dall'altro.

Il piú vecchio dei due ricordava un pirata; aveva una folta barba nera e lunghi capelli raccolti in due code sulla nuca. Un sorriso furbo mostrava qualche mancanza nella dentatura ma ne accentuava la scaltrezza e l'ambiguitá. Teneva il suo cappello a tre punte sotto le mani congiunte appoggiato sulla superficie del tavolo. La giacca rossa, logora ma di ottima fattura, o almeno un tempo, era piena di pistole ferrose a canna larga legate da forti spaghi neri. Il tutto lo rendeva simile ad un albero di Natale, solo che al posto delle palle di plastica erano delle pistole a dondolare in equilibrio. Il secondo invece era un normale ragazzo sulla ventina, capelli scuri e sguardo innocente, la corporatura esile e il viso scarno.

<Non c'é bisogno che ci ringrazi, lo facciamo con piacere> esordí l'omone con voce profonda.

<Ringraziarvi? Mi avete allontanato dalla mia unica ragione di vita!> Eric ancora non si capacitava del perché di questo drammatico epilogo. Doveva avere tutto sotto controllo, doveva essere tutto perfetto. Perché la sua mente aveva fatto cilecca? Perché non lo assecondava ma gli complicava dannatamente le cose? Voleva solo sognare come aveva fatto tante volte, solo che questa sarebbe stata vissuta veramente, come fosse vera. Si sentiva perso: se non riusciva lui stesso a decidere come avrebbe fatto a rimediare a questo disastro?

"Forse -pensó- basta che mi sveglio e al prossimo sogno tornerá tutto normale. I sogni raramente sono collegati."

<Hey hey hey fermo, amico mio, so a cosa stai pensando. E te lo sconsiglio. La tua é una guerra interna. Lui tornerá e se la porterá via. Ogni volta. Per sempre.> lo sguardo del pirata si fece intenso e pesante per Eric.

<Ti aiuteremo noi, amico. Non preoccuparti> una voce alta e squillante lo raggiunse dalla sua sinistra. Era stato il ragazzino a parlare.

<Mi chiamo Chris "Primavolta", o cosí é come mi chiamano tutti, mentre lui é Francis Seagull. Siamo la Ribellione, amico<

Eric lo guardó stupito. La Ribellione? Si guardó intorno e nel locale vide molti personaggi particolari, uomi d'esperienza con volti segnati da mille battaglie, uomini grintosi e forti. Eric sapeva di poter ritornare ogni qual volta lo volesse al punto in cui si era interrotto il sogno e continuarlo, e quella possibilitá di combattere il suo piú grande nemico lo stuzzicava. Aveva la possibilitá finalmente di distruggere chi si era portato via sua moglie.

<Ti aiuteremo noi a sconfiggere l'Esercito> gli disse sorridendo enigmatico Francis Seagull.


Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×