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Una storia di Mandibolina

Questa storia è presente nel magazine Libri

Veloce la vita

di Sylvie Schenk

325 visualizzazioni

6 minuti

Pubblicato il 26 aprile 2020 in Recensioni

Tags: #letteratura #libri #quarantena #romanzo #storia

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"Veloce la vita" di Sylvie Schenk. Keller Editore
"Veloce la vita" di Sylvie Schenk. Keller Editore

La mia rinascita in quarantena non poteva che attribuirsi ad un libro. Cartaceo.

Per fortuna ho concluso la parentesi e-book. Un rapporto ossimorico in cui ha prevalso l'odio. Non poteva che andare così.

Dunque, il mio ritorno al profumo di carta stampata e di inchiostro, alla sensazione ruvida sotto la mano che scorre sulla copertina, lo devo ad una libreria di Rovereto: "Arcadia" e alla loro favolosa iniziativa: un kit di pronto soccorso per lettori .

Nel pacco, che prima di giungere a destinazione ha attraversato qualche isolata regione settentrionale e si è perso, erano celati tre libri.

Quello che ho deciso di leggere per primo è stato lui: "Veloce la vita", di Sylvie Schenk.

Se è vero che la vita scorre veloce (io stessa me ne sto rendendo conto in questo periodo di clausura forzata), è ancor più vero che scorre velocemente la lettura di questo romanzo. Breve, pulito, ordinato e chiaro.


Le poche pagine di ogni capitolo sono dirette a te, indirettamente! Citata in seconda persona singolare, sembri appartenere alla storia che via via si sviluppa; ma non ti fai illusioni: sei spettatrice di un'anima che, chissà, avrebbe potuto appartenerti (se è vero che ognuno di noi vorrebbe vivere in un'altra epoca, potremmo esser stati tutto ciò che desideriamo).

Non credo che avrei vissuto bene durante il secondo dopoguerra. Forse mi sarei adattata allo scenario geografico, sì, ma non a quello storico.


Tra Francia e Germania si sviluppa una vita. Una vita che pian piano si apre alla novità e si lascia sconvolgere ed attraversare tanto dal presente ribelle, quanto dal passato invadente.

Vivere con gli occhi bendati è un rischio che sempre si corre. Sta ad ognuno di noi scegliere. La scelta, chiaramente, comporta rinunce, da ogni parte della prospettiva. Si rinuncia alla famiglia, si rinuncia ad un amore che avrebbe potuto essere...ma non è stato. Si rinuncia ad una parte di verità, se ne scopre un'altra.

Forse più dolorosa, più pesante del proprio punto di partenza. Tuttavia questo è lo scorrere veloce della vita, l'andare avanti senza sapere che cosa aspettarsi. Il tentativo di migliorarsi.


La protagonista, scoprirai solo dopo un po' il suo nome: Louise, accetta la sfida appena lascia la sua origine alpina per trasferirsi a Lione. L'iniziazione alla vita avviene grazie all'ambiente universitario, agli amici di cui si attornia.

Tale cambiamento non basta: nella vita credo si vivano diverse iniziazioni. La separazione dalla famiglia, la fine del primo amore, la perdita dei genitori, il matrimonio (o l'unione, comunque la si voglia definire, in maniera più o meno legale), la nascita di un figlio, l'allontanamento dagli amici, dal marito, il ritrovamento..


Ognuno vive tappe diverse, forse le stesse in ordine vario. La nostra protagonista attraversa la sua vita e, raccontandosi, apre una finestra storica importante, direttamente legata alla nostra coscienza.

Possiamo noi pagare gli errori dei nostri padri? Possiamo noi espiare le loro colpe?

Quanto possiamo accettare di soffrire? Quanto ha senso il nostro sacrificio?

Le loro colpe non verranno mai perdonate, mai cancellate. I nostri padri si ergeranno sempre maestosi e ingombranti su di noi. Le loro scelte, la loro vita avrà un certo peso sui nostri comportamenti.

Se tuo padre ha collaborato con i nazisti, se tuo padre ha lasciato affondare un barcone che cerca di attraversare il Mediterraneo; se tuo padre non ha alzato la sua voce per difendere un ideale diverso. Tutto ciò confluirà nella tua vita e in qualche modo pagherai conseguenze che forse non ti dovevano essere addebitate.


I personaggi.

Louise, la protagonista, condivide lo scenario con nomi dalle diverse valenze, tutti fondamentali all'impalcatura.

Francine, il suo opposto? Forse. Il tentativo femminile di farsi protagonista in un mondo non ancora del tutto pronto ad accettare la libertà. La scissione tra obiettivo da raggiungere e calde certezze del passato.

Henri e Johann. Due uomini che pagano gli errori dei propri padri in due modi diversi, anche perché essere figlio di un ebreo non è errore. Lo diventa solo nella prospettiva disumana e becera di un periodo storico disumano e becero.

Il primo si rifugia in un passato ideale (prima dell'avvento del nazismo) e sognando, forse, di poter cambiare ciò che è stato durante il nazismo.

Il secondo, tedesco, evita le domande scomode, soccombe al volere del padre. Solo alla fine, forse, avrà il coraggio di ammettere. Il ricordo però, si sa, non è mai veritiero. Cosa dobbiamo credere di questi ricordi lasciati a fine libro? Quanto sono veri? Quanto sono legati alla necessità di ancorarsi all'idea di padre onesto?

Soon, orientale, a metà tra etere e terra. I sogni sibillini come tentativo romantico di svelarsi e celarsi al contempo. La necessità di esistere senza sconvolgimenti. Esistere solo per chi è così sensibile da accettare la tua presenza, le tue stravaganze, finanche la tua scomparsa silenziosa. Il tutto senza farsi domande. Domande che in ogni epoca storica possono risultare scomode.


Ecco, questo romanzo, per me, è stato il romanzo delle domande non poste.

Una domanda non fatta apre un ventaglio di possibili scenari: sta a te credere in uno e costruirlo. Un po' come si fa in letteratura: decidi e crea. Mescolando realtà e finzione.

I genitori di Louise. Un esempio plateale di domande non poste. L'origine della madre, scoperta per caso, in silenzio. Il passato del padre, che fa capolino nel presente come a dire che portarsi dietro il fardello di una guerra è cosa normale, da accettare e lasciar andare. Può scomparire tale fardello e diventare ricordo?

I genitori di Johann. Due grandi punti interrogativi. Due passati spezzati. Colpevoli? Dipende dal punto di vista. Colpevoli per Henri, non per il figlio.

I punti di vista sono capaci di ribaltare la vita, figurarsi cosa possono fare con un romanzo!

Martha, la sorella di Johann. La ribellione contro che cosa? Contro il suo essere tedesca negli anni Cinquanta? Contro i suoi genitori, come norma di ogni adolescente?


I luoghi e il tempo

La Francia e la Germania degli anni Cinquanta.

Ricordi di ciò che è passato, di ciò che è stata la Seconda Guerra Mondiale.

Non mi sento di aggiungere molto altro. Questo romanzo non vuol essere un'analisi storica del periodo, né un romanzo storico edificante.

Le sensazioni (le mie).

Il mio ritorno al cartaceo si è svolto in tre giorni. Tre giorni di lettura scorrevole (merito della scrittura pulita e onesta) e piacevole. Tre giorni di sottolineature e riflessioni personali.

Tre giorni in cui le parole dell'autrice si sono rivolte direttamente al mio animo, in quarantena anche lui, facendolo risvegliare da un torpore che solo la primavera riesce a smuovere. Questo romanzo è stato una primavera.


Le nuove scoperte.

"Bovindo", come italianizzazione dell'inglese "bow window", tipo di finestra ad arco!

Non pensavo potesse esistere termine più cacofonico!

Non mi piace per niente!

Una particolarità che mi ha incuriosita.

L'autrice del romanzo è francese, trasferita in Germania. Scrive sia in francese che in tedesco. Nel romanzo in questione ci sono dialoghi che la traduzione (come ogni traduzione, a mio avviso) non può rendere. Un dialogo espresso in due lingue perde necessariamente qualcosa della sua magia linguistica se si presuppone che una terza lingua (quella della traduzione) debba intervenire a chiarificare il significato di ognuno dei suoi termini! Peccato.

Questo però è un mio limite: devo iniziare a leggere in lingua! (Chissà quando potrò!)


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