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Una storia di BennyFarinaccia

Il migliore amico di mio padre

CAPITOLO 1

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11 minuti

Pubblicato il 25 maggio 2020 in Erotici

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Abe era il migliore amico di mio padre, uso "era" perché presto capirete il perché.

Quel pomeriggio, ci trovavamo nella piccola terrazza di casa mia perché i miei genitori avevo organizzato un barbecue. Ovviamente, mio padre aveva a tutti i costi voluto anche il suo compagno di merende: Abraham Williams.

Dunque Abe era il migliore amico di mio padre,si conoscevano sin dai tempi del college ed erano rimasti sempre in contatto, nonostante le differenze di carattere e quelle sociali e quando si trovarono ad essere entrambi poliziotti presso la piccola stazione della città avevano instaurato un vero e proprio legame fraterno.
Mio padre era un tipo paranoico e tradizionalista che viveva felice con la sua dolce famigliola e la devozione per sua moglie che tanto amava mentre Abe invece, era estroverso e con un forte spirito d’avventura, affascinante e donnaiolo.

Il mio sogno proibito, insomma.


Abe era un uomo di quarantacinque anni, alto, muscoloso e ben messo ma soprattutto un uomo dal fascino irresistibile: aveva i capelli neri leggermente tirati all'indietro e gli occhi di un blu oltremare capace di incantare chiunque incrociasse il suo sguardo. Peccato che fosse un gran donnaiolo, difatti era single per scelta e tutti in paese sapevano che fosse un playboy, me compresa, ma nonostante tutto, niente mi impedì di provare dei sentimenti molto forti per lui.

Avevo solo venticinque anni, tanti sogni nel cassetto: sin da bambina ho sempre amato l'arte figurativa e presto avrei dato vita ad un progetto tanto ambito, ovvero quello di aprire una piccola bottega che fosse il tempio della mia attività pittorica.
Adoravo la mia vita se non fosse per un piccolo grande particolare che mi attanagliava le idee: Abe, lui era stato da sempre il mio più grande sogno erotico, sin dal primo istante in cui lo avevo conosciuto alla sola età di diciott'anni.
Il suo pensiero martellava i miei giorni e torturava le mie notti, come fosse un chiodo fisso, insomma non potevo negare che mi fossi innamorata di lui.

Avevo persino provato ad avere dei ragazzi, pur di distrarmi da quell'uomo ma ogni tantativo risultò vano erché ogni volta che incrociavo quello sguardo blu, sentivo il mio corpo vacillare e la voglia di possedere Abe aumentava sempre di più.

Ogni mattina, fingevo di voler fare colazione in un bar vecchio della città ma tutto ciò pur di incrociare per pochi istanti Abe che si concedeva un caffè lungo americano, prima di recarsi a lavoro .
Quando lo vedevo in divisa non potevo fare a meno di trovarlo irresistibilmente sexy e il mio sguardo cadeva sempre sui suoi pantaloni stretti che gli fasciavano il sedere tonico e perfetto: impazzivo per lui. Quell'uomo era davvero fascinoso ma altrettanto misterioso perché spesso evitava di salutarmi e di tanto in tanto mi ignorava, non so perché lo facesse ma oggi alla luce di quanto accaduto, potrei immaginare il perché.

Abe era diventato la mia ossessione e avrei fatto di tutto anche solo per sfiorare le sue labbra carnose quando si aprivano per accogliere i suoi sigari cubani che tanto adorava.

Insomma, le mie amiche si sposavano ed avevano figli mentre io amavo segretamente il migliore amico di mio padre e ogni qualvolta che lo trovavo sul divano a scolare birra con il capo famiglia, facevo di tutto per rimanere a casa, persino annulare impegni importanti. Dalla mia camera spiavo spesso le conversazioni tra Abe e mio padre e il donnaiolo di tanto in tanto, si lasciava sfuggire particolari intimi delle sua vita privata, soprattutto il fatto che cambiasse donne come calzini. Detestavo profondamente questa cosa del suo carattere e mi trovavo a soffrire per la sua sindrome da Peter Pan, soprattutto perchè lo vedevo molto distante nei miei confronti e spesso mi chiamava "ragazzina", dandomi ordini su ordini, come il fatto di preparare panini per lui e per mio padre, oppure abbassare la voce perchè stavano guardando partire di rugby, ma anche andare a comprare birre in quanto erano finite.

Sta di fatto che Abe fosse davvero stronzo nei miei riguardi ma nulla mi impediva di desiderare di baciare quel corpo statuario perchè oltre ad essere un uomo di gran fascino aleggiava nel suo sguardo ghiaccio qualcosa che mi attirava e al tempo stesso mi dannava e io volevo assolutamente scoprire di cosa si trattasse.

Comunque sia, sono stata sempre molto discreta nel gestire la cosa e sopratutto a nascondere ai miei genitori ciò che provavo per Abe. Ciò non era molto difficile in quanto lui sembrava detestarmi e non mi concedeva nemmeno uno sguardo, se non per comandarmi di passargli il telecomando che si trovava sul tavolino perchè lui non aveva vogia di alzarsi.

Quel pomeriggio, però qualcosa mi sembrava diverso: avevo deciso di indossare un bikini anche perché era una calda giornata d'estate. Dovevo ammettere però che il triangolo fosse estremamente audace, perché non copriva integralmente il mio seno. Ma ciò non mi importava minimamente, volevo a tutti i costi conquistare Abe e sapevo che il suo tallone d'Achille fosse il sesso. Del resto, ero e sono una gran bella ragazza, all'epoca avevo i capelli biondi ossegenati, lunghi sino alle natiche e un fisico da paura perchè ho sempre adorato la palestra e non potevo fare a meno di allenarmi ed ovviamente il progresso era visibile sulla mia immagine.

D'un tratto, i miei genitori dissero che dovevano recarsi per qualche istante a casa di mia nonna perchè era suonato l'allarme ma sarebbero tornati non appena avessero risolto il problema. Non appena sentii la porta dell'ingresso chiudersi, mi resi conto che dopo sei lunghi anni passati a sognare sul corpo di Abe, io e lui ci trovavamo finalmente da soli.

Lui era vestito di una maglia a maniche corte nera ed aderente mentre aveva deciso di essere indossare un semplice slip, in quanto in terrazza era presente anche una piccola piscina. I suoi muscoli guizzavano e brillavano sotto la luce del sole estivo mentre la sua pelle scura luccicava al cospetto dei raggi sfolgoranti. Io lo fissavo con adorazione e devozione mentre lui si apprestava a scolare l’ennesima bottiglia di birra senza degnarmi di uno sguardo. Avevo davvero perso le speranze e credevo che alla sonora età di venticinque anni dovessi lasciar perdere quell’uomo e lasciarmi andare in altre situazioni che potessero essere alla mia portata. D’un tratto sentii la voce roca e bassa di Abe vibrare nell’aria ed impallidii mentre i suoi occhi blu si posarono sulla mia figura.

«Sei molto sexy, Margot.» sentii dirmi con sfacciataggine e anche con un po’ di rozzezza. Io arrossii e sentii il suo sguardo posarsi con insistenza su qualsiasi parte del mio corpo, in realtà avevo sempre desiderato che lui mi guardasse in quella maniera ma in quel momento, mi trovai a disagio mentre sentivo le mie gambe sciogliersi. Si avvicinò verso di me e quasi mi sembrò di morire quando con un dito mi sfiorò l’incavo dei seni e con insolenza mi liberò dal mio striminzito triangolo.

«Abe, c-cosa fai?» balbettai io attonita mentre lui mi scrutava con desiderio e le sue pupille blu lasciavo trapelare passione e ardore. Non riuscivo a credere a ciò che si prospettava perché leggevo nel suo sguardo chiaramente il fatto che volesse avere un rapporto sessuale con me e io ero davvero eccitata perché avevo tanto atteso quel momento.

«Non fare la finta tonta. Ho notato come mi guardi.» mi rispose di tutto punto mentre lo vedevo fremere e non capivo davvero che cosa gli passasse per la mente. Aveva quarantacinque anni ma il suo corpo sembrava quello di un uomo molto più giovane: le sue braccia muscolose e gli addominali scolpiti erano certamente frutto di un costante allenamento (in quanto con mio padre spesso si divertiva a giocare a basket) e se non fosse stato per quell’ombra di grigio sulle tempie sarebbe facilmente passato per un mio coetaneo. Tutte in città lo desideravano e io stavo per avere l’onore di ottenere una sua minima attenzione dopo sei anni passati a sbavargli dietro. D’un tratto, Abe mi tirò contro di sé e avevo sentito la sua erezione premere contro la mia coscia e io mi leccai le labbra provando a immaginare il suo sapore nella mia bocca.
Ad un tratto si avvicinò e mi prese il volto tra le mani, stampandomi un bacio intenso a tratti anche prepotente. Poi un altro ancora, senza chiedermi il permesso e la cosa mi mandò in visibilio, quell’uomo era rude ma dannatamente sexy. Non indietreggiai mai ma aprì la bocca, accettando quell’invito e trasformandolo in qualcosa di più peccaminoso e proibito in quanto le nostre lingue si incontrarono e cominciarono a scontrarsi in maniera sempre più spinta ed umida. Abe affondava la lingua in profondità e risaliva succhiandomela, era davvero un dio greco e il desiderio dentro di me divampò a gran misura.

«Abe, cosa vuoi da me?» chiesi io tremante mentre lui mi fece appoggiare su una piccola sdraio posta di fianco la piscina. Abe si avvicina a me impetuoso e quando le sue labbra carnose sfiorano le mie di nuovo, era come se l’avessi sempre baciato e la mia titubanza svanì e non provai alcuna vergogna nel lasciarmi andare con il migliore amico di mio padre. Risposi al suo bacio con altrettanta passione e la mia lingua lecca le sue labbra e si unisce alla sua, in un intreccio caldo e vorticoso, mentre i denti mordevano i suoi lobi e il suo alito nel suo orecchio lo fa gemere di piacere.
Nel frattempo, lui mi getta le braccia al collo e mi bacia e la voglia del suo corpo mi assale. Le sue mani scivolano sul suo seno e mi circondano i fianchi ed esplorano ogni angolo del suo corpo. Avevo chiaramente avuto dei rapporti prima di quello, ma come riuscì a toccarmi Abe, mai nessuno più ci riuscì. Lui con gran foga si liberò dalla maglia e mostrò il suo ampio petto e io di fronte quella visione persi le staffe e mi lasciai travolgere dalla sua infinita sensualità.

«Ti voglio e basta.» mi rispose quasi con rabbia mentre sembrava essere mosso da chissà quale impeto e io invece con sentimento provavo a baciarlo con dolcezza, ma lui cominciò a mordermi le labbra con smania.
Io non riuscii più a controllarmi, lo desideravo, avevo bisogno del suo calore, così gli afferrai la mano e me la feci scivolare tra le cosce, lui sembrò emettere un ghigno nel sentire la mia eccitazione e si fece spazio nella mia intimità. Il mio respiro si fece più rapido e i sospiri seguirono gemiti che lui tentò di silenziare con il suo ampio palmo. Il suo e il mio bacino si muovevano in simbiosi, sentivo il piacere pungermi ed un piccolo brivido mai provato prima saliva nella mia intimità, il mio respiro si fece spezzato e arrivai facilmente al culmine mentre lui mi fissò intensamente, compiaciuto per quanto appena avvenuto.
Poi iniziò a baciarmi i piedi e le gambe, poi le sue labbra mi sfiorarono il seno e il mio corpo tremò di piacere. Ero in balia dei suoi desideri, poteva farmi qualsiasi cosa ed io non avrei potuto oppormi, anche perché amavo quell’uomo. Lui allora continuò ad esplorare ogni centimetro della mia pelle e la sua lingua mi investiva di calore e piacere ovunque mi sfiorasse. Mi leccò la pancia poi mi tirò i capezzoli finché non diventarono rossi e duri e io gemetti forte e lui con la mano sinistra cercò di zittirmi. Le mie cosce tremarono, scosse dai brividi e per calmarmi provai a premere la faccia contro il petto del poliziotto, stringendolo forte come se fosse la mia roccia in un mondo che si sta sgretolando ma lui non ricambiò il mio abbraccio e si allontanò.

«Stai zitta.» mi disse con la sua solita arroganza che porgeva solo verso di me ma non potevo dargli torto: in quanto i miei sarebbero potuti tornare da un momento all’altro ma la cosa mi eccitava profondamente. Mi coprì il corpo di baci appassionati ma non di certo dolci, Abe era molto prepotente, ma riuscì a farmi ansimare di gioia e desiderio, stuzzicando le mie voglie. I fianchi del poliziotto erano incollati ai miei e io lo sentivo premere contro la mia intimità che era in visibilio. Avrei voluto stringerlo tra le mie gambe per attirarlo a me, ma non osavo farlo perché era talmente autoritario che avevo paura che avesse potuto offendersi.

«Hai un corpo stupendo, Margot.» sussurrò con impeto mentre ero convinta che stesse per scoppiare. Aveva due occhi intensissimi che mi guardavano in maniera sfrontata. Mi sentivo debole in sua presenza e così abbassai lo sguardo ma ritornai su quelle gambe perfette e abbronzate che mi avevano sempre fatto impazzire.

«Ti volevo da tanto tempo e ora non posso più aspettare…» la sua voce era roca e spezzata dal desiderio tanto da riuscire a farmi sussultare e gemere. Ogni muscolo del mio corpo era in fiamme ed avevo bisogno di sentirlo dentro di me, così le mie mani lo liberarono del suo slip nero. Lui piano piano mi abbassò il costume ed era pronto per entrare in me quando udimmo la porta dell’ingresso aprirsi ed entrambi ci staccammo ansimanti, cercando di recuperare la lucidità che avevamo perso.

«Non finisce qui.» mi dice con aggressività all’orecchio mentre i miei genitori tornano a farci compagnia in terrazza e non si accorsero assolutamente di nulla.


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