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Una storia di utente_cancellato

Memorie del Collegio  Pt.2

Rastaman

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3 minuti

Pubblicato il 08 gennaio 2018 in Erotici

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La vita all'interno del Collegio, tra lezioni in aula al mattino e studio in camera al pomeriggio, procedeva su un palloso binario di noia.

Non esistevano diversivi che consentissero qualche interruzione in quello scorrere sonnolento di giorni tutti uguali. Era inevitabile che adolescenti, nel fiore dello sbattimento ormonale, vivessero quel soporifero ménage esistenziale con poco entusiasmo e non restasse loro che cercare scampo a quel tedio, nell'esplorazione ripetuta di una sessualità emergente.

Le giovani collegiali, in mancanza di meglio, si trastullavano la topina con una quantità impressionante di carezze intime, replicando quegli sconvenienti atti onanistici anche più volte nella stessa giornata.

Ottenendo invero, da questa esperienza, stimolanti scoperte sui confini del proprio corpo, con mezzi e modalità autonome.

Io e Marika, la mia compagna di camera, cercavamo, per quanto possibile, di donarci reciproco conforto in questa ripetuta attività amanuense:

Le lenzuola dei nostri letti erano regolarmente segnate delle nostre secrezioni intime, facendo imbestialire la governante di camera del nostro piano che, costretta a cambiarci la biancheria dei letti ogni due giorni, ci stramalediva, lanciando epiteti sanguinosi nei nostri confronti.

Ci dedicavamo, facendo di necessità virtù, a lesbicare innocentemente tra noi, benché entrambe fossimo più che mai desiderose di ruvida virilità mascolina.

Non è insolito infatti che le ragazze della nostra età attraversino un’esperienza simile, se hanno un amica del cuore con la stessa fregola addosso.

Diciamo che è un percorso formativo, una sorta di educazione sentimentale, utile ad affinare il proprio approcciarsi al sesso per quando verranno tempi migliori.

Al momento lei e io dovevamo accontentarci delle nostre mani, delle lingue e di Tom, che era il nostro dildo, in lucido lattice nero, unico e fedele compagno nei nostri vivaci giochi di coppia adolescenziali.

Un compagno silente e discreto: se avevi voglia di chiacchiere, non era molto loquace, ma per tutto il resto risultava instancabile, potevi contare sul suo supporto per interminabili nottate.

Come dicevo, avevamo lenzuola spesso conciate in maniera indecente, una volta alla settimana ed esattamente il venerdì mattina, arriva il furgone della lavanderia con il fattorino che ritirava le grosse sacche in tela con la biancheria sporca, consegnando quella pulita.

Questo fattorino, rappresentava un rarissimo caso di maschio a cui fosse consentito di accedere all'edificio del Collegio.

Era un ragazzone sui venticinque anni, con una zazzera di capelli neri e crespi, lo chiamavamo il "Rasta", perché li portava con i “dreadlocks”, quelle treccine in uso agli indigeni giamaicani, che una volta fatte non si sciolgono e se vuoi cambiare acconciatura le devi tagliare e farti ricrescere i capelli.

Era pure belloccio il giovane, solida e invitante carne fresca ben strutturata: ottantacinque chili di stazza per un'altezza di quasi un metro e novanta, tutto muscolo e niente grasso, un filetto di prima scelta.

Uno di quei mattini di venerdì, Melania, una nostra compagna di classe, si trovò a passare accanto al furgone fermo nel piazzale interno del Collegio e attraverso le ante del portellone posteriore, rimaste semi aperte, lo sorprese intento ad annusare, molto ispirato, una delle lenzuola testé ritirate per il bucato settimanale.

Stringeva il telo tra le mani e col viso, immerso in esso, ne inalava la fragranza a occhi chiusi e con un'espressione sognante dipinta sul volto, ignaro d’essere osservato, inoltre, si passava con voluttà una mano sulla patta dei jeans.

Fu li che, osservando il volume che si evidenziava con prepotenza, Melania realizzò che oltre all'acconciatura, il ragazzo possedeva anche molto altro delle peculiarità dei nativi giamaicani.

La nostra compagna, ancorché ingenua e priva di significative esperienze nelle cose del sesso, intuì la natura assai ambigua di quel gesto e ne restò profondamente turbata.

Sfinita dai digiuni di una castità forzata, a fronte di un richiamo sessuale tanto esplicito, la poveretta, subì una repentina scossa al basso ventre.

Melania, che aveva all’attivo giusto qualche pomiciata con amici del fratello e la verginità, persa alla festa dell'ultimo compleanno, grazie a un cugino che, in preda ai fumi dell'alcol, l’aveva deflorata sui ribaltabili della sua Golf GTI, fu colta da una vampata calda che le fece pulsare la topina e si ritrovò una cremina vischiosa nelle mutandine.

Shoccata da quella scena lasciva, restò impietrita e non trovò la forza d'animo per schiodarsi da li.

(Continua)


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