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Una storia di Anaxillaplaisir2020

Le mie più eccitanti paure

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8 minuti

Pubblicato il 08 settembre 2020 in Erotici

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Eravamo arrivati in un luogo di campagna, apparentemente deserto; parcheggiammo alla fine di un viottolo sterrato, semplicemente svoltando nella sterpaglia a sinistra. Davanti a noi c'era una sorta di pineta, talmente fitta da sembrare impenetrabile. Sembrare.

Attesi che Marc girando intorno all'auto mi aprisse la porta, e un po' inquieta ne uscii. Marc aveva in mano un foulard nero che senza una parola arrotolo', mi mise sugli occhi, e mi annodò dietro la testa. Vedevo giusto un filo di luce dal basso, e nient'altro. Mi prese per mano e mi iniziò a tirare lentamente ma con decisione verso una direzione sconosciuta. Pochi secondi dopo iniziai a sentire un solletichio sulle braccia nude che mi fece pensare alle foglie degli alberi della pineta. Marc rallentò e parlando dolcemente iniziò a darmi delle indicazioni per non inciampare nei rami e nelle dune del terreno, e così camminando e sfiorando rami e foglie percorremmo circa duecento metri. Talvolta mi sentiva rallentare esitante, e mi abbracciava sospingendomi piano in avanti. La luce sotto la benda si era oscurata all'ingresso della pineta, ma d'improvviso si ravvivò un poco, quando Marc si fermò. Un rumore di nocche sul legno mi fece capire che eravamo arrivati a destinazione. Qualcuno ci aprì, lo capii da un cigolio ed un mezzo tonfo.

Marc mi sospinse dentro, e dopo qualche secondo la porta si richiuse. Divenne buio pesto, nessuna luce trapelava attraverso la benda. Una sensazione di forte frescura e un odore di muschio e polvere facevano pensare ad una casa abbandonata. Mi resi conto che Marc non mi toccava più, e nemmeno mi parlava. Lo chiamai piano, ma non mi rispose; chiamai più forte, ma nulla.

Mi assalì la paura; Marc mi aveva lasciato lì e se n'era andato. Sembrava non ci fosse nessun altro, non udivo alcun rumore. Non sapendo cosa fare, cominciai ad agitarmi e feci per gridare aiuto, ma la voce di Marc si fece risentire con una sola parola: "Zitta!". Il suo tono di voce imperioso annullò il sollievo di averlo risentito, e la paura non mi lasciò. D'improvviso sentii il tocco contemporaneo di diverse mani, mani fredde sulla mia pelle accaldata, mani dure, esigenti, che mi toccavano tutta, senza pudore; lanciai un grido, ma nessuno mi ascoltò. Mi strapparono tutti i vestiti, restai in mutandine. Mi venne da piangere. Marc non parlava, non sentivo nemmeno il suo odore nelle vicinanze, questo abbandono mi faceva sentire alla mercè degli altri. Provai a contare mentalmente quanti erano; non ci riuscivo, ma erano tante le mani e i corpi che alitavano su di me, dovevano essere almeno una decina. Ebbi una paura folle, ero convinta mi avrebbero fatto del male. Pregai Marc di portarmi via, ma non ci fu risposta. In compenso dalla risata di alcuni di loro e qualche parola in italiano scomposto capii che erano stranieri...l'idea che si insinuò nella mia testa dette corpo all'odore acre di pelle e di fiato che avvertivo, illuminandomi sul senso di tutto. Erano neri. Erano tutti neri.

Le mani mi frugavano dappertutto, come fossi cosa loro. Quando mi infilarono le dita nella vagina ebbi un sussulto. Ero ancora stretta, ma stranamente cominciai a bagnarmi. Altre dita mi si insinuarono tra le natiche, mi divincolai spaventata, ma diverse braccia d'acciaio mi bloccarono: mi strapparono le mutandine e mi allargarono, violandomi subito il culo dapprima con un dito, poi con due, spingendo fino in fondo. Mi facevano male, quindi urlai 'noooo!' ma per tutta risposta mi piegarono a novanta gradi, mi aprirono la bocca con le dita e mi ficcarono con forza un cazzo dentro, nervoso e gonfio, mentre un altro cazzo che non voleva aspettare spingeva sul mio buco più sensibile. Non riusciva ad entrare, ed io volevo supplicarlo di non farlo, ma non potevo, una mano decisa mi teneva bloccata la testa spingendomi ancor di più quell'arnese in gola. Dolce al sapore e di diametro notevole, pulsava e stantuffava avanti e indietro, facendomi lagrimare per lo sforzo. Il nero sul mio culo si staccò un attimo per deporre la lingua rugosa sul mio orifizio posteriore, e dopo averlo appena bagnato tornò nella posizione originale spingendo nuovamente. Quando il cazzo che avevo in bocca sputò tutto il suo sperma nella mia gola soffocandomi, contemporaneamente il mio culo fu dilaniato violentemente e senza riguardo con un unico colpo di reni.

L'urlo forte che lanciai, lasciando colare i residui di sperma che avevo inghiottito, fu seguito da una serie di 'aiuto!' ad ogni colpo successivo che quell'uomo assestava, senza tregua. Ma le mie grida caddero nel vuoto, evidentemente non c'era nessuno nei dintorni. Non avevo scampo contro quella mandria inferocita ed eccitata.

Inspiegabilmente però, quel cazzo enorme nelle viscere e la situazione di violenza che stavo vivendo iniziò a stimolare una parte della mia mente, quella recondita che ogni donna sa di avere, benchè non lo ammetterebbe nemmeno sotto tortura: quella del desiderio di essere posseduta brutalmente nell'intimità più profonda. La fica iniziò ad arroventarsi e a bruciare di mancanza.

Qualcuno mi prese in braccio, e fatto qualche passo mi depositò senza troppi riguardi per terra su un giaciglio di fortuna fatto di paglia, e mi fece stendere. Ero l'oggetto del loro piacere, un oggetto da usare e sfuttare il più a lungo possibile senza preoccuparsene troppo. Questo pensiero, in barba ad ogni senso femminista che pur sapevo di avere, mi eccitava terribilmente. Ora ero calda, smaniavo per la voglia di avere un uomo dentro di me, anche se la folla che sentivo mi spaventava non poco. Ciononostante, mi ritrovai ad aprire le gambe, e quando il primo nero mi penetrò, trovò una fica umida e lasciva che lo pregava di affondare sempre di più nella propria carne. Ma non fu l'unico, dopo pochi secondi mentre mi avvinghiavo a lui un altro si inginocchiò e mi spinse un cazzo lunghissimo in bocca, mentre un altro mi fece girare con le sue mani sul fianco, e trovando la strada già aperta, anche se dolorante, mi entrò nel culo; e mentre quello di sopra complice del mio accavallamento di gambe mi teneva i fianchi fermi e me lo infilava fino a farmi sentire tutto il suo turgore giovanile, quello di dietro mi teneva una mano stretta intorno al collo e mi sfondava il culo dandomi dei colpi fortissimi, laceranti. Erano tutti calibri da novanta, e mi sentivo devastata dal dolore; Marc, se c'era, non mi aiutava minimamente, e questo era frustrante.

Ma la sensazione di completezza di tutti gli orifizi impegnati, dell'essere violata in tutti i modi e non poter nemmeno protestare, da una parte mi dava sofferenza, ma dall'altra mi eccitava come non avrei mai pensato.


Il nero davanti nel frattempo stava aumentando il ritmo, infine mi venne dentro con un gemito sordo, senza preoccuparsi di una protezione. Nessuno usava il preservativo, e per un attimo pensai ai rischi. Ma fu solo un attimo, perché quello che era venuto si alzò e un altro si accovaccio' sulla mia fica e prese a leccarmela tutta piena di sborra com'era, in lungo e in largo, con slappate lunghe. A quel movimento di bocca impazzii. Un orgasmo violento e lungo mi scosse fino a farmi tremare, mentre il nero continuò incurante a leccare, mangiare e mordere implacabile la fica, torturando le mie labbra ormai elettriche. Allora provai ad agitarmi e a fermarlo, ma non mi ascoltava. Nessuno faceva quello che io volevo, ma solo quello che decidevano a loro piacimento. Infine si tuffò nella mia fica scopandomi selvaggiamente e affondando la sua lingua nella mia bocca, mentre un altro nero si infilava sotto di me e senza far uscire l'altro mi sodomizzava. Iniziò una lunga sequela di scopate, inculate, sessantanove e doppie penetrazioni; non riuscivo mai ad avere un solo cazzo alla volta, pompavano continuamente tutti e tanti mi venivano in bocca, o in faccia, o sui seni, anche insieme, e non finivano mai. Io gemevo dal dolore e godevo, la situazione andava oltre le mie fantasie più perverse, ed accettavo tutti quegli uomini perché ero così eccitata che in quel momento non volevo altro. Non capivo più niente, avevo perso l'orientamento, non sapevo più in che posizione fossi o quanti mi avevano scopato o sborrato addosso. Quegli stalloni si avventavano su di me come belve assatanate, ed essendo tanti cercavano le posizioni più assurde per penetrarmi, anche in due contemporaneamente nella fica o nel culo, e almeno due alla volta in bocca. Alcuni di loro avevano inculato anche quello che mi stava scopando, lo avevo capito dai gemiti di lui e dal peso che mi ero sentita addosso; questa cosa mi aveva eccitato in un modo pazzesco. Avevo avuto diversi orgasmi fortissimi, ma dopo diverse ore di combattimento ero distrutta, sanguinante e dolorante. Al tappeto.

A un certo punto tutti mi lasciarono, sola, sporca di sborra ed esausta sulla paglia. Avevo freddo, e vergogna. Priva di ogni volontà e con l'orgoglio lacerato. Mi scappò la pipì, mi accorsi, senza che la riuscissi a fermare.

Sentii da un mondo vicino le parole di Marc. La voce amica mi scosse, facendomi piangere di sollievo: "uno spettacolo fantastico. Ne hai abbastanza per oggi, troia?"

Annuii con forza, mentre una vocina inquieta dentro di me sussurrava, con un ghigno satanico: 'noooooo....'

Anaxilla


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