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Una storia di LuigiPignalosa

Ed un giorno venne

...perché era stata chiamata...

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7 minuti

Pubblicato il 25 ottobre 2019 in Fantascienza

Tags: #speranze #desideri #finedelmondo

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Tu hai fatto sempre quello che hai voluto.

Fin da quando sei nata.


Da quando con le unghie lacerasti il ventre che ti partorì, uccidendo la tua origine con una fulminea emorragia. Sempre quello che hai voluto. O come con la nonna. Non posso non complimentarmi con te per lo stile, nonostante avessi solo cinque anni. Cotta nel forno, come la torta che a te piaceva tanto e che la povera nonna stava preparando per te. Ho sempre pensato che non avevi digerito quella sgridata che la povera donna ti aveva inflitto. Ricordo ancora l’odore della sua carne bruciata, le grida della servitù impazzita. All'epoca nessuno sospettò di te, nessuno pensò neppure per un attimo che in te stesse germinando qualcosa che non s’era mai visto prima.
​​​​​​​

Ti osservavo, sai? Ti aggiravi per le strade grigie della nostra metropoli potente. I tuoi occhi, spalancati e guizzanti, erano già pieni di disgusto e disprezzo, pessimismo e fastidio.

Come potevamo sapere che tu non eri quello che sembravi? In apparenza eri uguale alle altre bambine della tua età. Sembravi solo più inflessibile, più calcolatrice. Questa è la cosa che più di tutte continua a tormentarmi, lo ammetto. Spesso mi chiedo se in qualche modo avremmo potuto capire prima chi eri veramente, se avremmo potuto ostacolarti, sopprimerti, evitare che le cose andassero a finire in questo modo.


Forse avrei dovuto essere più attento. In fondo tua madre era stata una specie di lotteria. Migliaia avevano cercato per anni di ingravidarla, formicolando dentro e fuori da casa mia. Ed alla fine uno di quei pazzi si è ritrovato negli scomodi panni di fortunato che aveva estratto dal cappello della fortuna il premio tanto desiderato: te. Non so se la sua fuga abbia davvero contribuito e renderti quello che sei, ma è possibile.


Quell'omiciattolo, illuso com'era di poter evitare le conseguenze delle sue scelte, ti lasciò sola ancor prima che nascessi. Non so come tu lo abbia capito. Eri ancora piccola quando hai cominciato a domandare di lui. Di fronte alle mie titubanze nei tuoi occhi riconoscevo il guizzo delle idee geniali e micidiali che covavi.


Non ti ho mai rivelato come sei stata concepita. Eppure ho avuto la certezza che in qualche modo ci sei arrivata da sola, quando hai voluto inquinare le fonti sterminando l’intera città. Lo so che lo hai fatto per bruciare il pagliaio e fondere l’ago che non volevi disturbarti a cercare.


Così però scatenasti la nostra società. Iniziarono a indagare, ti trovarono, vollero studiarti. Scoprirono con orrore un briciolo di quel potere che si nascondeva dentro di te.

Folli. Piuttosto che sopprimerti subito vollero usarti.


Mi chiesero di impostarti. Mi chiesero di dare una struttura al tuo animo, di renderti incapace di volere, di renderti malleabile, desideravano che tu eseguissi dei compiti per loro. Cercavamo di limitarti, di educarti, di incanalare il tuo potere in una direzione che a noi sembrava la migliore, la più sicura. Ma tu non hai voluto perché fai sempre e solo quello che vuoi tu ed hai finto di giocare al nostro gioco, solo per tenerci buoni.


Io lo compresi, ma ormai era tardi. Provai a rinchiuderti nel segreto, ma è servito solo ad accrescerti, a svilupparti, a potenziarti. Ci sei rimasta solo finché ti è sembrato comodo. Poi un giorno hai semplicemente deciso che non ci volevi più rimanere. Le macerie di quello che era stato il mio grande palazzo giacciono ancora sparse. Nessuno ha avuto il coraggio di toccare quelle pietre intrise del tuo crescente potere.


Non so perché tu abbia voluto risparmiare proprio me. Non credo sia perché siamo parenti. Forse avevi solo bisogno di un testimone, di qualcuno che potesse raccontare di te affinché la storia della tua ascesa fosse nota a tutti. Volevi si parlasse di come hai imposto le tue scelte, di come hai dettato le tue regole, di come hai sconfitto tutti noi che avevamo provato a controllarti.


Loro credevano di poterti resistere con quelle stupide tute di chip e circuiti, con le pompe pneumatiche e la armi a neutrini. Gli esoscheletri delle truppe inviate ad eliminarti scoppiavano come arance spremute. I carri blindati, i flyer d’assalto, le corazzate mobili da assedio. Tu semplicemente li schiacciavi come insetti fastidiosi. Li facesti arrabbiare, ma quegli illusi non capirono che sarebbe stato meglio arrendersi e continuarono a starti addosso. Disperati, provarono anche a lanciare le loro testate più potenti nella zona dove sapevano di poterti trovare e non si aspettavano certo che tu facessi tornare indietro tutti gli ordigni. Quando le loro basi saltarono per aria smisero. Ma ormai ti avevano irritato.


A diciotto anni avevi ormai la forza di cancellare. E non l’hai voluta controllare. Così non hai lasciato amici, conoscenti, estranei. Hai sbriciolato i nostri palazzi, le grandi piazze, tutti i quartieri generali dei nostri piccoli poteri, lasciando solo dune di finissima sabbia. Hai soffiato via in polvere qualunque cosa fosse nel raggio della tua lungimirante visione.

E tu vedi ogni cosa.


Poi a ventitrè anni hai capito come penetrare i meandri delle nostre piccole e semplici menti. Prima hai puntato solo quelli che avevano visto la tua faccia o pensato il tuo nome. Hai voluto concederti un gioco psicologico, li hai prima illusi di provare una certa benevolenza, poi li hai minacciati e accusati. Non hai voluto arginare il loro terrore, anzi, li hai avvertiti che era iniziata la caccia. Li hai lasciati scappare solo per poi divertirti a cercare quei miserabili, nascosti negli ultimi meandri del mondo. Li udivi sussurrare pensieri di terrore e li trovavi, uno ad uno. Avresti potuto semplicemente disintegrarli ma non volevi. Li hai voluti colpire dentro, per mostrar loro che non c’era limite al tuo potere. Volevi umiliarli. Li hai colpiti dentro, per ciascuno hai voluto prima la follia, poi la fame e la carneficina di un pasto a base di se stessi.


E quando erano finiti quelli che ti avevano in qualche modo conosciuta, sei passata a colpire anche gli altri. Forse perché non sopportavi il vederli agire in modo così egoistico per salvare solo se stessi. Uno ad uno li hai trovati. Li hai finiti tutti, non hai voluto lasciare nessuno.

Infine hai raggiunto il cuore dell’energia che dà sostanza al cosmo, hai capito come annullarla, come farla rientrare in se stessa, come una chiocciola che si rinchiude nel suo guscio ideale, levando la materia dalla dimensione dello spazio e del tempo per tornare stringa, concetto senza energia. Hai trovato la radice dell’esistenza ed hai fatto il tuo primo esperimento su quel sasso arido che era diventato il nostro mondo. Che adesso non esiste più.


Mi hai portato con te nel cosmo, mostrandomi il tuo potere ormai sconfinato. Non so come tu mi abbia tenuto in vita, forse hai penetrato la materia al punto da poter alterare a piacimento ogni legge fisica. Mi trascinavi con te, a dispetto delle radiazioni, del gelo, dell’assenza di aria e acqua, e mi tenevi lì ad osservarti mentre disperdevi le nebulose, oscuravi i soli, spazzavi via intere galassie.


Ora sei matura. Hai iniziato ad ascoltare oltre il buio del nostro universo ormai deserto. Hai captato i gemiti lontani provenienti da altre dimensioni ancora vive. E neppure adesso mi hai ascoltato, fai sempre come vuoi. Vuoi rispondere ai richiami dei terrestri che ti invocano. Stolti. Non sanno chi tu sia. Non sanno che fai sempre come vuoi tu.


Noi non eravamo abbastanza innamorati della vita per resisterti, noi non eravamo pronti a lasciarti libera. Abbiamo creduto di poterti costringere, abbiamo provato a violentarti e, non potendo, ti abbiamo solo provocata, soccombendo poi alla tua volontà.


Non so questi terrestri cosa si aspettino da te, né perché ti invochino, né cosa credano. Forse che metterai fine alle loro sofferenze, o che tu sia la giustizia. Spero solo che abbiano abbastanza amore, che siano migliori di noi affinché tu abbia pietà di loro, o almeno di alcuni di loro. Spero che ai tuoi occhi il loro mondo sia preferibile al nostro, affinché non sia trattato come il nostro. Hai sempre fatto quello che hai voluto e, anche ora che ti appresti ad ammantare il loro mondo, so che farai ancora una volta quello che vuoi tu e non quello che vogliono loro.


Vedo la tua scia luminescente mentre penetri nelle pieghe dello spaziotempo abbandonando questo universo ormai deserto. So che non ti rivedrò. Ho capito che mi lascerai qui nel buio e sento che anche io sto morendo.


Perciò addio fine del mondo, addio Apocalisse.

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