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Una storia di Brividogiallo

Analisi di uno pseudoamore

Ma ogni tanto te lo chiedi quanto il tuo ignorarmi mi abbia devastata?

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2 minuti

Pubblicato il 14 febbraio 2021 in Storie d’amore

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Non dirmi che mi ami, dimmi "ti voglio bene", non dirmi che la tua vita non sarebbe più la stessa senza di me, dimmi "non voglio vivere da solo", non dirmi "voglio invecchiare insieme a te", dimmi che quando arriverà il tuo momento, vorrai una mano che stringe la tua.

Nessuna tua azione, nessuna tua parola, nessun tuo gesto corrisponde a quello che, raramente, mi dici.

Mi sono rassegnata a questa aridità di emozioni convincendomi che l'amore si dimostra anche facendo quello che io non arrivo a fare, riparare il tacco della mia scarpa, insegnandomi come sostituire una gomma all'auto qualora avessi necessità di farlo.

Eppure io lo so, lo sento che dentro di te c'è del calore ma ho capito che ti sembra da smidollati esternarlo, quasi fosse un segnale di debolezza.

Ma il cornetto sul tavolino tutte le mattine, appena mi sveglio lo trovo sempre, se piove forte esci tu a fare la spesa per non farmi bagnare, sei tu che ti ricordi di comprare il tabacco per le mie sigarette.

Ma le parole...mi mancano le parole e gli abbracci e le coccole.

Non saresti meno uomo se imparassi a farlo ed io mi sentirei più donna.

Come vorrei dissolvere quel pragmatismo che condiziona la tua vita e la mia, con un piccone spaccare quel blocco di freddezza che ti blocca il cuore.

Perché non faccio il primo passo? Perché non mi avvicino mai per prima a te con una carezza, un lieve bacio tenero sulle labbra?

Perché sono esattamente come te, l'orgoglio mi consuma, frena ogni mio slancio e mi lascia lì, vicina a te sul quel divano, insoddisfatta di te e anche di me stessa.

Eppure, pensandoci bene, sei stato tu il primo a dire "ti amo", sei stato tu a dirmi per primo "non potrei vivere senza di te", lo hai detto solo tu "voglio invecchiare insieme a te".

Forse non sono stata capace io di seguirti e quello che, per primo si è adattato sei stato sempre tu.

Benedico questo momento di introspezione perché, come Giano aveva due bisacce, una davanti con gli errori degli altri, una dietro le spalle con gli errori propri, io chiudo gli occhi davanti alle mie mancanze e li tengo ben aperti davanti alle tue.

Forse è giunto il momento di prendere a calci il mio orgoglio, prima che sia troppo tardi per quello che ho sempre considerato uno pseudoamore.




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