scrivi

Una storia di Anaxillaplaisir2020

Un abbraccio speciale

166 visualizzazioni

5 minuti

Pubblicato il 23 ottobre 2020 in Storie d’amore

0

La giornata era stata intensa, pensò Claudio. Lo stress si era tagliato a fette, talvolta, come durante l'alterco che c'era stato tra lui e il titolare della ditta che aveva fornito le cabine sanificatrici per il concorso dell'indomani, senza le dotazioni di gel disinfettante. Il nervosismo per il disservizio a così breve distanza dall'evento, lo aveva mandato su tutte le furie; la rabbia era stata la conseguenza della stanchezza di una settimana di lavoro per l'organizzazione di tutto quanto.

Claudio era stanco, e spossato; pensava giusto di fare un salto in piscina per farsi la pregustata nuotata della sera, prima di recarsi a casa. Questa era una consuetudine, ormai quotidiana, che aveva acquisito col passare degli anni trascorsi nel parco; amava quel posto, ne conosceva tutta la storia, e tutti gli anfratti più nascosti.

Entrò nell'ambiente della piscina, facendo un giro per ispezionare gli ambienti, senza cercare nulla in particolare. I passi lo portarono meccanicamente al lettino dell'infermeria, che sembrava ancora animato, dal giorno prima. Era un'illusione, ma gli pareva di vedere ancora impressa una forma nota, quella della donna che aveva portato con sé, in un'incursione erotica imprevista. Quel lettino era stato provvidenziale, dopo i preliminari svoltisi nel suo ufficio, dapprima in piedi e poi sulle poltroncine della stanza...

Preso dal suo ricordo, carezzo' automaticamente la pelle del lettino. Elina lo aveva colpito fin dal primo momento; quello sguardo triste, talvolta smarrito, spesso perso nel vuoto, uniti a quel corpo sodo dalla pelle dorata, appena coperto dal ridottissimo bikini, l'avevano subito conquistato. C'era stato poi uno scambio di messaggi, in cui lui si era mostrato cocciuto nel volerla conoscere, e lei reticente ad accontentarlo; poi era arrivata una capitolazione insperata. Si erano visti per un caffè, ed era scattata una piccola scintilla. Elina usciva da una storia d'amore tragica e dagli accenti forti, e a forte componente trasgressiva, e lui doveva essere impazzito per andarsi a tuffare in una competizione con un morto. Ma lei gli piaceva tanto, e quando era così motivato, puntava dritto l'obiettivo come un falco, anche se in un volo cosi' cieco c'erano grossi rischi di ferirsi le ali.

Quindi il caffè era stato seguito da un incontro in ufficio, in cui entrambi sapevano che sarebbe successo qualcosa. Ma Elina non era pronta, ed il primo approccio sessuale era stato disastroso, a dispetto del desiderio di entrambi.

Si vedeva che soffriva, ed alla sua sofferenza si univano i sensi di colpa per il fatto di aver voglia di un uomo che non fosse il suo perduto amore.

Qualsiasi uomo avrebbe lasciato perdere, nella sua posizione. Lui no. Lui capiva che c'era di più, in quella donna, rispetto ai processi naturali dell'elaborazione di un lutto. Sapeva che quella donna poteva dargli molto, così come poteva togliergli tutto. Sapeva che lei era una donna dolce e sensibile, ma al contempo una mantide che ti puo' baciare ed uccidere, di quelle che ti tolgono il respiro e un attimo dopo ti concedono l'alito vitale, di quelle che ti possono esaltare con una sola parola soffiata sulla tua bocca, e ti distruggono con una breve frase buttata a caso su un cellulare.

E Claudio, pur essendo consapevole di tutto questo, non voleva fare una morte diversa...

La sera prima, dopo il suo pianto di frustrazione, erano scesi. Per allentare la tensione, Claudio l'aveva portata con sé nel giro di chiusura. L'aveva portata a conoscere il teatro, e poi a vedere il plastico del palco. Lei, passato l'imbarazzo, sembrava felice come una bambina, ascoltava attenta le spiegazioni che Claudio elargiva dall'alto della profonda conoscenza del luogo in cui lavorava. Si vedeva che lo amava come casa sua, e questa passione si avvertiva dal timbro pacato delle sue parole. Successivamente l'aveva portata nel complesso della piscina, ma l'aveva fatta scendere dall'auto e l'aveva fatta entrare con lui. Quel prato, solitamente attrezzato con lettini ordinati a file, era ora vuoto e silenzioso. C'era un'atmosfera calda e irreale, nella semioscurita' silenziosa di quel crepuscolo, in mezzo a tanto verde, a pochi passi dall'acqua. L'atmosfera che avvertiva le ricordava l'emozione dell'attesa nelle sere d'estate, quando era adolescente, al pensiero dell'incontro con l'amore del momento; non sapeva perché, ma per un attimo rivisse le passeggiate sul lungomare, il profumo salmastro, il gorgolio lieve delle onde che copriva i sospiri delle coppie in spiaggia, intente a baciarsi e a far l'amore; ella ricordava la brezza che scompigliava libera i suoi capelli mentre tratteneva il respiro sognando amori che brillavano come comete nella sua gioventù... L'aria era irreale come allora, e la sera come sospesa, quando Claudio chiuse il cancello dietro di lui e le fece cenno di seguirlo all'interno, mentre con fare indolente faceva un giro di ispezione, tornando poi verso di lei.

L'abbracciò facendola voltare e la cinse con il suo corpo da dietro, baciandola sul collo e sulle spalle. Sembrava sapesse che le era sempre piaciuto in particolare, essere abbracciata da dietro, le dava un senso di protezione e di affetto, e Dio solo sapeva quanto ne aveva bisogno, in quel momento.

Elina si rilassò; sebbene conoscesse Claudio da pochi giorni le dava una sensazione così familiare, che sentiva di poter essere sempre se' stessa.

Lui l'aveva poi, sempre baciandola, spinta verso quel lettino, lo stesso che ora stava accarezzando, come aveva carezzato lei. Su quel lettino, sprofondato di abbandono, il tempo si era fermato, e l'aria era divenuta molle e lasciva. Elina aveva finalmente mollato tutti i freni inibitorii, per concedergli di amarla. E lui l'aveva amata, gratuitamente, generosamente, come non gli interessasse null'altro, come se non cercasse altro, da lei. E lei lo aveva percepito come un atto di generosità verso la sua anima sofferente. Il tempo si era fermato, lì, tra le labbra di lui dischiuse sulla sua femminilità; labbra che la aspiravano per succhiarle il veleno che aveva respirato negli ultimi mesi, e che ormai le scorreva nelle vene quasi come un liquido naturale, a cui il corpo si era abituato. E quando l'apice dell'eccitazione era giunto con un orgasmo violento e prolungato, come un grido ancestrale a lungo trattenuto che aveva finalmente ritrovato voce, Claudio le penetrò con piu' dita entrambi gli orifizi, sempre più profondamente, con forza, muovendole dentro e fuori in tutti gli anfratti delle sue viscere, facendola gemere e godere forte, fino a tremare tutta.

Pensando agli umori di lei, colati a battesimo su quel lettino ora segnato dal peso del piacere, Claudio si scosse dai suoi pensieri, e si mosse a malincuore verso l'uscita.



Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×