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Una storia di Massimo_Centorame

Nella Notte

Una notte buia, una strada stretta, qualcuno che ti insegue...

240 visualizzazioni

3 minuti

Pubblicato il 02 settembre 2019 in Thriller/Noir

Tags: #buio #mistero #morte #paura #thriller

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Sofia portò lo sguardo verso lo specchietto retrovisore. Dietro di lei un grosso SUV le respirava addosso, sfiorandole il paraurti e lampeggiando in maniera ossessiva. Strizzò nervosamente gli occhi e la notte buia si fece per un attimo ancora più scura.
Doveva essere lui: “Il vecchio pirata della notte” di cui parlavano i giornali. Il suo cuore iniziò a palpitare e lei poté contarne i battiti. Doveva chiamare Marco, il suo compagno. Volse lo sguardo verso il vano portaoggetti. Il cellulare scarico e spento. Cosa non avrebbe dato per tornare indietro nel tempo e accettare l’offerta di Tiziana, che le aveva steso il suo caricabatterie poco prima di lasciare lo studio.
Inghiottì un bolo di saliva che le incendiò lo stomaco e premette il piede sull'acceleratore. Buttò nuovamente gli occhi sullo specchietto retrovisore e per un attimo il SUV del pirata divenne un puntino scuro. Tirò un sospiro di sollievo. Poi di nuovo quello sfarettare. Strizzò gli occhi fino a che non le fecero male e il cuore riprese a palpitare più intensamente che mai. Era ancora lui, ancora più vicino. Così vicino da poter distinguere un uomo al volante. Dietro di lui qualcuno ansimava e si contorceva.
Le mani curate di Sofia grondavano sudore. Il volante iniziò a sgusciare via come un’anguilla appena tirata fuori dall'acqua.
Non poteva fermarsi. L’avrebbe sicuramente uccisa. Ma neanche poteva andare più veloce di così, perché la strada stretta e la notte buia non glielo consentivano.
Era la fine: non avrebbe più rivisto Marco, né i propri genitori, né sarebbe tornata più a lavoro.
Poi un’idea. Si accostò quanto più poté al ciglio della strada, senza rallentare. L’uomo le si affiancò, all'istante. Lei iniziò a tenerlo sotto tiro con lo specchietto laterale, mentre quello continuava ad avanzare rapidamente. Il muso del grosso SUV aveva quasi raggiunto l’altezza della portiera. Era giunto il momento. Il viso di Sofia teso. Inarcò le sopracciglia, digrignò i denti e serrò gli occhi. Ogni singolo muscolo del suo corpo era contratto. Strinse con quanta forza aveva il volante e sterzò bruscamente a sinistra fino a colpirlo. Gli pneumatici urlarono sfregando con violenza sull'asfalto. Quindi lo schianto contro un grosso pino piantato ai margini della strada.
Ce l’aveva fatta. Lo aveva speronato. Rivolse per l’ultima volta lo sguardo verso lo specchietto retrovisore. Il fumo usciva copioso dal SUV distrutto. Inspirò profondamente e chiuse gli occhi. L’ansia si sciolse, ma non l'adrenalina. Tornò a guardare la strada davanti a sé e accelerò vogliosa di rientrare a casa. Doveva raccontare tutto a Marco.

Sofia aprì il portone e rientrò. Buttò la borsa a terra e raggiunse di corsa il compagno in cucina.
- Non sai cosa mi è successo?!
Esclamò tanto stravolta quanto incredula.
- Sì tesoro, un attimo. Sembra che ci sia stato un incidente lungo la provinciale, quella che fai tutti i giorni per tornare dal lavoro.
- Sì, sì, è proprio di questo che ti voglio parlare! - confermò lei annuendo febbrilmente, mentre alla TV la giornalista continuava a descrivere l'accaduto:
- Siamo sul luogo dell’incidente. Purtroppo ci comunicano che le vittime sono due: un uomo e una donna, entrambi molto giovani.
Sofia ebbe un sussulto. Portò gli occhi verso la televisione e attonita iniziò a seguire le labbra della cronista.
- Da quanto sostengono gli inquirenti, la ragazza era incinta e in procinto di partorire. Sembrerebbe, infatti, che i due si stessero dirigendo di corsa in ospedale. Ma purtroppo non ce l’hanno fatta.
Marco spense la TV. Sofia, assente, continuò a fissare lo schermo nero da 40 pollici. Poi il compagno poggiò il telecomando sul piano cucina e, voltandosi verso di lei, le chiese:
- Allora, cosa volevi dirmi?




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