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Una storia di P3PP4R10

Questa storia è presente nel magazine Storyville

Listen to The Prophet Speaks

Van Morrison nel suo vestito migliore

577 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 11 dicembre 2018 in Altro

Tags: #drjohn #music #solomonburke #theprophetspeaks #vanmorrison

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Invito all'ascolto di The Prophet Speaks (2018)


Era da un po' di tempo che non ascoltavo un disco capace di rilasciare le emozioni di questo ultimo lavoro di Van Morrison. E' un artista che seguo con passione e interesse ormai da oltre 15 anni. Di lui mi piace il feeling, la grande capacità, non comune di creare atmosfere con facilità, dove basta una minima variazione su scala pentatonica, per scrivere un altro grande classico. Van Morrison è noto ai più per essere l'autore di Moondance o Gloria, classico rock and roll, eseguito tra gli altri anche dai Doors e da Patti Smith. Gli appassionati sicuramente lo ricordano come il musicista che con Astral Weeks del 1968, ha scritto una delle pagine più importanti del cantautorato, influenzato tra le varie cose da folk, soul e jazz. In Italia non è così famoso, ma può contare su uno zoccolo duro di fedelissimi che lo segue, praticamente da sempre. In tempi recenti Ed Sheeran ha speso belle parole per spiegare la sua passione per il nostro Van The Man. Ma sto divagando... La scorsa settimana il cantautore irlandese, classe 1945, ha dato alle stampe il suo 40esimo lavoro in studio. Un traguardo importante per un artista con alle spalle ben 54 anni di attività musicale. Questo ultimo disco è composto per larga parte da cover, di brani soul, blues e jazz. Figurano però cinque nuove composizioni, come già avvenuto per i precedenti Versatile e Roll with Punches, entrambi del 2017. Ed è proprio il blues, il soul e lo smooth jazz a fare da autentico collante tra questo e i lavori pubblicati in precedenza.


Una caratteristica peculiare e costante per la produzione musicale di Van Morrison, che John Lee Hooker definì la voce bianca più black di tutti i tempi, che avesse mai ascoltato. Credenziali importanti, confermate dalle tante collaborazioni e tour che lo vedono di fianco a musicisti del calibro di Dr John, B.B. King, lo stesso Hooker, e in tempi più recenti Mark Knopfler o Jeff Beck. Van Morrison ha contribuito a rilanciare la carriera discografica di uno dei suoi miti di gioventù: Solomon Burke, noto al grande pubblico per il successo di Everybody Needs Somebody. Quando Burke decise di rilanciare la sua carriera con il disco Don't Give Up on Me autori del calibro di Tom Waits, Brian Wilson, Bob Dylan e lo stesso Van Morrison, cedettero alcune loro canzoni per il grande interprete nativo di Philadelphia. Il disco ottenne un successo internazionale e riportò in Europa per un tour trionfale Solomon Burke.


In questo nuovo lavoro, The Prophet Speaks, Van Morrison, rende omaggio a Muddy Waters, Aretha Franklin, John Lee Hooker e a Solomon Burke. L'omaggio a Burke è però il più diretto, visto che uno dei brani cardine di questo disco è proprio la sua Got to Get You Off My Mind, successo del 1965, inciso per la Atlantic e prodotto da Jerry Wexler, l'uomo che coniò il termine rhythm and blues e che incise, tra gli altri, con Ray Charles, the Allman Brothers, Chris Connor, Aretha Franklin, Led Zeppelin, Wilson Pickett, Dire Straits, Dusty Springfield and Bob Dylan. Ray Charles, uno dei miti assoluti di Van Morrison, sembra essere l'artista di riferimento assieme a Nat King Cole. Il profeta evocato da Morrison, potrebbe essere proprio il celebre pianista di Albany. In questo disco del 2018 Van Morrison celebra con leggerezza e capacità di sintesi, gli ultimi 70 anni di black music, lo fa con competenza e devozione e con la tipica disciplina che ha caratterizzato la sua intensa e ricca attività musicale. Per gli appassionati, occhio ai suoni di tutti gli strumenti, che suonano proprio come dovrebbero, in una dimensione da music hall, praticamente dal vivo.


Van Morrison è stato discepolo e pellegrino, ideatore pionieristico e vagabondo, esiliato dalla sua patria e pure dalle macchinazioni del successo e dell'industria discografica. Anche se ha trascorso qualche anno in giro con il blues, si eleva ancora a suo campione e ambasciatore, come un archivio vivente di conoscenza di quella musica che ha ascoltato per tutta la vita, avendo suonato spesso con gli stessi musicisti che lo hanno ispirato. Tuttavia, come molte delle sue canzoni raccontano, seguire e rimanere fedele al percorso tracciato dal blues non è mai stato facile.

Mi piace sottolineare i tanti interventi di armonica a bocca, con lunghe improvvisazioni, suonata dalla stesso Van, che scrive, produce e arrangia la sua musica, praticamente da sempre. Come ha scritto giustamente Maurizio Becker, su Classic Rock, l'incipit della title track è tutto un programma: When the prophet speaks, no one listens, brano che si apre con una batteria suonata con le spazzole, una chitarra insolita che suona quasi flamenco e la tromba che con un po' di immaginazione mira direttamente alle stelle e forse a un'altra Moondance. Musica d'altri tempi, è chiaro, ma suoni che chi sa apprezzare amerà senza dubbio. Questo è molto altro è l'ultimo lavoro di Van Morrison: The Prophet Speaks.



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