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Una storia di SGiammetti

Questa storia è presente nel magazine Spunti di scrittura: #pioggia

La #pioggia bussa alla finestra

Non ti muovere

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6 minuti

Pubblicato il 06 novembre 2018 in Horror

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Lucrezia si era preparata per mettersi a letto ma, contrariamente alle altre sere, si aggirava inquieta per la stanza. Non sapeva perché ma non aveva voglia di dormire, sfogliato un libro ne prendeva un altro senza riuscire a concentrarsi. La giornata era stata piacevole, la casa era a sua completa disposizione per le prossime ventiquattro ore, perché sentiva quel nodo allo stomaco? Passando davanti allo specchio vide la propria immagine. Capelli spettinati e un pigiamone di flanella con il disegno di tanti cagnolini, provò a sorridere specchiandosi. “Affascinante in versione casalinga.”

La tensione non la lasciava, forse era colpa del tempo, stava per piovere e da quando era piccola i temporali la innervosivano.

Seduta sul letto, con le spalle appoggiate al cuscino, sospirando stizzita prese di nuovo fra le mani uno dei libri, in pila vicino al letto, decisa a leggere fino a tardi. Sbuffò, “Una volta che ho casa libera, mi ritrovo a fare le ore piccole per l’insonnia”.

Guardò di nuovo l’orologio sul comodino troppo tardi per telefonare all’amica del cuore, non rimaneva che accendere la televisione. In genere aveva l’effetto di un potente sonnifero.

“Tanto domani mattina non ci sarà mamma a rompere per la TV rimasta accesa tutta la notte”, si disse raggomitolandosi sotto le coperte con il telecomando in mano, ormai sicura di prendere sonno a breve.

Poco dopo iniziò a sognare.

Lucrezia è nella sua vecchia casa, nella stanza dei genitori. Suo padre, più giovane, la sta cambiando per la notte parlandole con tono gentile.

- Su piccola mia, non fare i capricci. – le dice aiutandola a indossare la parte superiore del pigiama, un’impresa difficile vista l’insofferenza della bambina.

- Brava! Visto com’è facile - le dice dandole un bacio sonoro sulla guancia.

Lucrezia osservando la scena sorride, da piccola era veramente graziosa: riccia, paffutella e sorridente.

È sera, dalle fessure delle serrande abbassate filtra la luce dei lampioni in strada. La piccola seria e attenta ascolta il suo papà.

- Bene ora che ci siamo cambiati non ci rimane che andare in bagno per l'ultima pipì prima della nanna.

La bimba sorride felicissima di avere il papà tutto per sé, certa che una volta a letto le racconterà una di quelle favole che inventa per lei.

Finalmente il papà la aiuta a mettersi a letto, uno di quelli per bambini piccoli, con le sbarre di legno che si alzano e si abbassano per impedire le fughe e le cadute, Seduto vicino a lei, le accarezza i morbidi riccioli scuri mentre lei impaziente aspetta la favola, osservando imbronciata il suo sguardo pensieroso. La bimba ha intuito che qualcosa disturba il padre.

- Allora tra poco papino uscirà lasciandoti a casa da sola, ma non ti preoccupare sarà per pochissimo tempo.

Lucrezia guarda la bambina del sogno, si vede che è delusa, si sforza di non piangere pensando alla favola che non arriverà.

Il padre continua a parlarle: - Senti come piove?

Infatti, quella che era iniziata come una pioggerellina si è intensificata, il gocciolio sporadico è stato sostituito da sonori scrosci di acqua. La piccola ascolta attenta.

- Amore senti quanto piove? Io ora vado a prendere mamma al lavoro. Stasera non ci sono autobus e se non mi sbrigo, con questa pioggia, la mamma si bagnerà come un pulcino prendendosi un grosso raffreddore e noi non vogliamo che si ammali vero?

Lucrezia scuote la testa, l'unica cosa di lei rimasta fuori dalle coperte rimboccate. Non è convinta che rimanere da sola sia una buona idea, ma non vuole che la mamma si raffreddi.

- Quindi - prosegue il papà infilandosi il cappotto - tu ora fai la brava, rimani a letto e dormi tranquilla. Vedrai che io e la mamma saremo a casa prestissimo. Mi raccomando non scendere dal lettino per nessun motivo. Non aver paura, ti lascio la lucina accesa e la musica della radio per compagnia. - dice il papà uscendo dalla stanza da letto e accostando la porta.

La piccola dal suo lettino sente il rumore della chiave che gira nella toppa. Ora è sola. La casa è silenziosa a parte la musica proveniente dalla radio, la stanza da letto è illuminata debolmente dalla luce della lampada sul comodino mentre all'esterno la pioggia batte sui vetri della finestra.

“Devo fare la brava.” si dice rannicchiandosi su un fianco e voltandosi in modo di dare le spalle alla porta socchiusa della camera. Chiude gli occhi cercando di dormire, ma il sonno tarda ad arrivare. Troppo tesa, disturbata da ogni piccolo rumore proveniente dall'interno e dall'esterno della casa, impaurita decide di rifugiarsi sotto le coperte, lì al calduccio e al buio è certa che nessuno riuscirà a trovarla.

Il tempo passa ma la piccola non riesce ancora ad addormentarsi. Le raccomandazioni del padre riecheggiano nella sua testolina: "Non scendere dal letto per nessun motivo!"

All’improvviso è assalita da mille dubbi:

“Se mi scappasse la pipì o avessi sete? Cosa dovrei fare?”

“Niente.”, sono state queste le istruzioni paterne.

“Torneranno presto, neanche mi accorgerò della loro assenza”, si ripete per consolarsi, ma la sua immaginazione non ne vuole sapere e mille domande si affollano in cerca di una risposta.

“Se non tornassero? Se gli succedesse qualcosa? Se avessero deciso di abbandonarmi?”.

La piccola dal suo rifugio di coperte ascolta attenta i rumori intorno a lei, all'improvviso un colpo sordo la sorprende facendola sobbalzare.

Lucrezia ha paura che qualcuno sia riuscito a entrare in casa, vorrebbe tirare fuori il naso dalle coperte per controllare ma preferisce rimanere nascosta, trattenendo il respiro nel suo caldo rifugio. Il tempo passa e l’idea non le sembra più buona, ha voglia di allentare le coperte, far entrare un po’ di aria fresca e magari sbirciare fuori.

Dalla strada giunge il rumore di una brusca frenata e delle urla. La sua fervida immaginazione riprende il sopravvento.

“Se i miei genitori avessero un brutto incidente? Cosa mi accadrebbe? Rimarrei chiusa in casa?”

Accaldata e impaurita più che mai, sbircia la stanza: non c'è nessuno. Ma questo non basta a rassicurarla, potrebbe essersi nascosto. Un nuovo tuono la sorprende con il suo boato. Spaventata, la piccola fa capolino da sotto le coperte, l’aria fresca della stanza sulle sue guance sudate è un piacere.

Nella penombra il riflesso dei lampi filtra tra le stecche delle serrande mentre i tuoni risuonano, i mobili con le loro ombre le appaiono estranei e spaventosi.

Stanca e terrorizzata si domanda quanto ancora dovrà attendere - Mamma, papà dove siete? - mormora tra le lacrime. -È colpa mia, sono stata cattiva. Per questo mi avete lasciato - si rimprovera aspra, in preda ai sensi di colpa.

Lucrezia si alza dal letto, le scappa la pipì e ormai si è convinta che i genitori non torneranno a casa. Facendosi coraggio, silenziosamente, si avvicina alla porta socchiusa della stanza. L’ingresso è buio, l’unica luce è quella dei lampi che proveniente dalla finestra della cucina squarcia a tratti l’oscurità, apre lentamente la porta della stanza da letto, è a due assi dalla porta d’ingresso. Mentre impaurita si appresta a correre verso il bagno, sente il campanello suonare.

Sospira soddisfatta – sono stata proprio una stupida.

La porta si apre e Lucrezia nell’ingresso, con il pigiamino e a piedi nudi, volge fiduciosa lo sguardo sorridente verso il pianerottolo,

La ragazza si svegliò urlando, sudata e impaurita si guardò intorno a lungo prima di rendersi conto che si era trattato solo di un incubo. Non era la prima volta che faceva quel sogno terribile. La luce del sole filtrava dalle serrande, era mattina, la sveglia stava per suonare.

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