scrivi

Una storia di IBonamiciFredducci

Happy Sugar Life

36 visualizzazioni

4 minuti

Pubblicato il 28 marzo 2021 in Recensioni

Tags: #anime #horror #thriller #pazzia #violenza

0

Sato Matsusaka è una bella ragazza che ha sempre furoreggiato tra i ragazzi, che la corteggiano da sempre. Ha avuto diverse storie, anche con uomini adulti.

Finalmente trova il vero amore e ci va a convivere.

Il suo vero amore non è un ragazzo, ma una ragazza.

Ok, quindi un dolce e tenero anime “slice of life”, che ci racconta la storia di una giovane coppia di innamorate alle prese con la prima convivenza ed il primo rapporto serio?

Hum...no.

Nonostante il titolo e la sigla iperzuccherosa, questo anime è un horror psicologico, ed uno di quelli con i controcoglioni.

E’ morboso, malato, disturbante ed a tratti moralmente disgustoso: ti trovi diverse volte a pensare “ora basta, spengo tutto”.

Senza spoilerare, si nota subito dal poster che c’è evidentemente qualcosa che non va: da quanto ho detto della protagonista è chiaro che Sato sia la ragazza dai capelli rosa; ma chi è quella accanto a lei?

Leggi una breve sinossi senza spoiler, vedi la locandina e ti chiedi: -Possibile che quella sia la sua ragazza??? Quella??? Ma quella non è una ragazza: è una bambina!!!

QUELLA E’ UNA BAMBINA, CAZZO!!!!

Inizi l’anime ed i primi secondi sono apparentemente un flashforward di un finale in stile “dark Thelma & Louise”...e l’unica cosa a cui riesci a pensare è: -Ma che accidenti sto vedendo? Quella è una bambina!!!!!-


ATTENZIONE: DA QUI IN AVANTI QUALCHE SPOILER (che comunque vi rovinerebbe solo il primo episodio, perché mica voglio esagerare)!


Infatti il “vero amore” di Sato Matsusaka è Shio, una bambina di 10 anni che è ufficialmente scomparsa. Matsusaka vive con lei in un appartamento di cui ha preso possesso dopo aver ucciso e fatto a pezzi il proprietario (o la famiglia che vi abitava…) e le raccomanda continuamente di non uscire mai di casa.

Esatto: la protagonista Sato Matsusaka è una pluriomicida pedofila, e probabilmente una rapitrice.

Ve l’avevo detto che non era un dolce “slice of life”!!!

La cosa più fantastica è che Sato, un autentico mostro, incontrerà una valanga di altri mostri perché pare che in questa serie non esista una persona non dico “buona” e “sana”, ma quantomento “nei limiti del moralmente tollerabile”!

Donne che abusano di ragazzi, uomini che abusano di ragazze, genitori che abusano di figli, ovviamente altri pedofili e chissà quale altre razze di sociopatici e deviati faranno la loro comparsa: Sato si occuperà di ognuno/a di loro.

Pur essendo un mostro, la nostra “eroina” sembra l’unica in tutta la serie a possedere una “etica” che, per quanto contorta e decisamente disturbata, finisce per funzionare!!!

Matsusaka principalmente ha come unica bussola morale quella di eliminare chiunque possa ostacolare o comunque rappresentare un problema nella sua “relazione” con Shio; ma almeno negli episodi che ho visto finisce solo per fare un favore alla Società…

Ti trovi a tifare per lei e ad un certo punto a disgustarti di te perché chiaramente lei non è Dexter: non è solo una psicopatica, ma pure una pedofila!

Ad un certo punto, durante una sequenza davvero fastidiosa con protagonista un altro pedofilo, ti viene per forza da pensare “Tanto adesso arriva Sato e gli fa un culo così a sto pedofilo!!!” e un istante dopo rifletti: “Beh...ma perché lei che cos’è??!”

Le due protagoniste (e non solo) hanno un passato fatto di violenze ed eventi traumatici (qui non spoilero) e, se Sato Matsusaka è così, è dovuto naturalmente a quanto ha vissuto…

[Anche Shio non me la racconta giusta...no no: non me la racconta comunque per niente giusta!]

Nonostante questo e nonostante sia un personaggio oggettivamente dotato di un fascino irresistibile dovuto alla sua mente disturbata, non penso che meriti la salvezza e neppure la redenzione.

E’ un mostro: non ho idea di dove voglia arrivare la serie (ed ho una maledetta voglia di scoprirlo); ma se per la protagonista ci sarà un lieto fine allora questo rovinerà tutto.

Per Sato Matsusaka deve finire male, senza dubbio: non può essere giustificata da quanto subito nell’infanzia e dal fatto che non si renda conto di che cosa effettivamente lei sia...e non basta che ci regali uno degli omicidi più belli ed emotivamente e psicologicamente coinvolgenti che abbia mai visto. (Può un omicidio essere “bello”? In questo caso sì, senza dubbio).

Questa seria angosciante, oscura, malata e crudele, è carica di tensione spezzata da parti allegre che finiscono però per rendere il tutto ancor più stridente e folle, perché gli intermezzi della “happy sugar life” tra Sato e Shio finiscono per essere ancor più malati di quelli violenti: quella è una bambina, e Sato la sta tenendo segregata in casa, cazzo!!!!!

Disegni e grafica fanno di tutto perché il contrasto tra la parte “serena” e quella “cupa” dell’anime ti colpisca come un cazzotto nello stomaco...(e in questo e in certe scelte grafiche per i trip “insani” ci ho rivisto un po’ di “When they cry”) ma in buona sostanza ogni secondo della serie è moralmente fastidioso: fondamentalmente è la prima dove davvero nessuno dei personaggi che compare (a parte Shio che però, ripeto, non me la racconta giusta) è giustificabile o quantomeno tollerabile o ammissibile.

Massima attenzione all’episodio 10: guardatelo tutto fino alla fine.

“Happy Sugar Life” è su AmazonPrimeVideo, in lingua originale (giapponese) con sottotitoli.




Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

Ottimo! Visita la libreria per gestire i tuoi magazine

×
!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×